«Facendo molta attenzione a non confondere il grande con il piccolo, affermando in ogni momento la necessità della gerarchia, senza la quale il cosmo torna al caos, ritengo urgente anche dirigere la nostra attenzione riflessiva, la nostra meditazione, a quanto si trova vicino alla nostra persona. L'uomo rende il massimo della sua capacità quando acquista piena coscienza delle sue circostanze. Attraverso di esse comunica con l'universo.

La circostanza! Circum-stantia! Le cose mute che stanno nei nostri più prossimi dintorni! Molto vicino, molto vicino a noi innalzano le loro tacite fisionomie con un gesto di umiltà e di desiderio, come bisognose che accettiamo la loro offerta e insieme vergognose per l'apparente semplicità del loro dono. E vi camminiamo in mezzo, ciechi nei loro riguardi, fisso lo sguardo su imprese remote, proiettati alla conquista di lontane città schematiche. Poche letture mi hanno commosso tanto quanto quelle storie in cui l'eroe avanza impetuoso e diritto, come una freccia, verso una meta gloriosa, senza far caso che al suo fianco, con volto umile e supplice, va la donzella anonima che lo ama in segreto, portando nel bianco corpo un cuore che arde per lui, brace gialla e rossa dove si bruciano aromi in suo onore. Vorremmo fare un segno all'eroe perché chinasse un attimo il suo sguardo verso quel fiore acceso di passione che s'alza ai suoi piedi. Tutti in varia misura siamo eroi e tutti suscitiamo umili amori intorno [...] Siamo eroi, combattiamo sempre per qualcosa di lontano e calpestiamo al nostro passaggio aromatiche viole».

(José Ortega y Gasset, Meditaciones del Quijote)