Il ritorno di Ezzelino

(sul confine tra l'umano e il rutellico)

 

 

 

 

domenica 25 gennaio 2009

Barroco

C'è un piccolo esperimento mentale che giova enormemente alla comprensione dei demenziali anni italiani in cui ci tocca vivere: si tratta di immaginare che ci troviamo non nel 2009, ma nel XVII secolo, in piena epoca barocca. Se avete una minima conoscenza del periodo barocco, questo semplice accostamento illumina il presente di una luce nuova. Katzinger e Berlusconi, D'Alema e Veltroni, persino Bossi e Borghezio, per non dire del rossocchialuto Maroni e delle rispettive corti dei miracoli, altro non sono che personaggi barocchi: nelle loro apparenti differenze e ostilità, emergono da un fondo comune che dà il tono e il senso all'epoca.

D'altronde, un'idiozia teologica come il cattolicesimo romano e una coglioneria radicale come il sondaggismo laico, non potrebbero sopravvivere senza il culto dell'immagine, lo spettacolo di massa, il mix di ignoranza, superstizione, stupore da effetto speciale di guitti prestati al giornalismo: l'agonia di un papa in diretta televisiva tra una puntata e l'altra di Grande Fratello, la foto del morto da cellulare inviata alla mamma lontana, il politico ruspante in bicicletta e quello rifatto dalla chirurgia, come una zoccola di provincia, sono forme dell'estetica barocca.

Ma, come sempre avviene per le epoche di seconda mano, questo neobarocchismo è una copia sbiadita: politici e televescovi sono involontarie parodie degli statisti del XVII sec., e a progettare lo spettacolo per le masse non ci sono i grandi nomi del teatro del Seicento, ma solo avventizi, parvenus della penna e della telecamera, nella cui ricerca di stupire e meravigliare si trova ormai più di uno stimolo allo sbadiglio.

Così il quadro desolante offerto da questa ridicola cosa che chiamiamo Italia, con la sua ridicola presunzione di cultura(consistente nell'argomentare che "la legge è uguale per tutti gli altri"), presenta un sia pur minimo motivo di speranza: che la noia e il crollo del lifting aprano lo spazio per una stagione nuova. In fondo, dopo il barocco in Europa arriva la rivoluzione francese, che non sarà granché, ma è sempre meglio di niente.

 

 

Fu illegittimo

Università, il Consiglio di Stato: via libera al corso di Interculturalità

Da "il Piccolo",
http://ricerca.quotidianiespresso.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2008/11/29/NZ_26_APRE.html

il Piccolo — 29 novembre 2008 pagina 26 sezione: TRIESTE

di MADDALENA REBECCA

Nella «telenovela» Interculturalità, il corso di laurea attivato nel ’98 alla Facoltà di Lettere e cancellato tra mille polemiche nel 2007, irrompe a sorpresa il parere del Consiglio di Stato. La seconda sezione dell’organo della giustizia amministrativa, presieduta da Stenio Riccio, ha accolto con parere definitivo il ricorso presentato dalla presidente del corso sospeso, Silvana Monti, stabilendo che «il provvedimento impugnato (vale a dire la delibera con cui il Consiglio di Facoltà aveva approvato la soppressione) debba essere annullato». Alla base della decisione un vizio di forma. Secondo i giudici, infatti, la procedura del voto segreto adottata dal Consiglio di Facoltà non sarebbe stata motivata. Una pronuncia arrivata come un fulmine a ciel sereno, che potrebbe spingere ora gli organi accademici dell’Università triestina a fare dietro front, magari riattivando il corso della discordia. Ipotesi sulla quale, per ora, il rettore non si pronuncia. «Farò commenti solo nel momento in cui riceverò un atto ufficiale e protocollato (per ora il parere definitivo è pubblicato sul sito internet del Consiglio di Stato ma non è ancora stato trasmesso ai vertici dell’ateneo ndr) - si limita a riferire Francesco Peroni - . Quando avremo sotto mano il provvedimento lo analizzeremo attentamente per capire quali potranno essere le conseguenze». In attesa di conoscere le prossime mosse dei vertici dell’ateneo, l’ex preside di Lettere delinea un possibile scenario. «Spero che l’intervento vincolante del Consiglio di Stato - commenta Monti - dia ora il via ad una riflessione ampia che, da un lato, porti a procedere in futuro con maggior attenzione e regolarità nelle modalità di votazione e, dall’altro, consenta di riattivare al più presto il corso di laurea in Scienze e Tecniche dell’Interculturalità. Un corso che, contrariamente a quanto sostenuto dal Consiglio di Facoltà, ha sempre riscosso un gran successo. Non ci sono infatti mai mancati nè gli studenti nè, tantomeno, i soldi. Anzi, grazie all’intervento degli sponsor, abbiamo portato nelle casse dell’Università 11 milioni di euro in 8 anni. Ci hanno sostenuto la Regione, prima con la giunta Antonione e poi con l’amministrazione Illy, il Comune, la Fondazione CrTrieste, la Camera di Commercio, a riprova del grande interesse sorto attorno al corso nato con l’obiettivo di formare mediatori culturalim figure particolarmente importanti nell’attuale contesto di internazionalizzazione di Trieste». Giudizi in netto contrasto con quelli espressi in passato dal Consiglio di Facoltà di Lettere, dal Senato accademico e dal Cda dell’ateneo. Organi per i quali l’esperienza di Interculturalità andava necessariamente interrotta per la mancanza di iscritti (dai 500 del primo anno erano scesi a 21 nel 2007), l’insoddisfazione espressa dagli stessi studenti e la mancanza dei requisiti minimi previsti dalla legge in termini di organici di ruolo. Secondo Silvana Monti, però, le motivazioni alla base della decisione di chiudere il corso sarebbero state diverse. «C’è sempre stata una sorta di accanimento ingiustificato nei nostri confronti - conclude -. Un ostruzionismo sciocco che, di recente, ha visto bocciare anche la proposta di riattivare Interculturalità mettendola insieme al corso di Lingue. Evidentemente si continua a voler trascurare l’importanza strategica di questo percorso formativo. Ma alla luce dell’intervento del Consiglio di Stato, confido che le cose possano finalmente cambiare».

 

 


La forza del destino

Ma cosa dice quest'uomo? Le famiglie in difficoltà economica sono "sfortunate"... il crollo di una scuola che ammazza un ragazzo è una "fatalità"... Siamo dunque in balia del destino avverso e rio! Se questo fosse vero, perché tenercelo alla Presidenza del Consiglio? Meglio metterci un talismano!
(lunedì 24 novembre 2008)

 

venerdì 21 novembre 2008

Senza limite

Dopo le corna al ministro in posa per la foto, dopo il "cucù!" al cancelliere tedesco in visita ufficiale, manca solo il dito medio alla regina Elisabetta, poi finalmente potremo tornare a sperare!

 

mercoledì 5 novembre 2008

Obama

Appresa nella notte la vittoria di Obama, Walt Veltroni ha dichiarato: "Dunque è ufficiale: a Silvio il campionato e a noi la champions!

martedì 28 ottobre 2008

Università

Un deputato della Lega (scusate, non ho capito il suo nome), in una trasmissione televisiva, per mostrare lo sfascio dell'Università dice: Ci sono Corsi di Laurea che hanno un solo studente iscritto! Bene: chiudetelo, visto che al Ministero lo sapete. Convocate il Rettore, il Preside, il Presidente del Corso e dategli disposizioni: è molto più logico intervenire nei punti che non vanno e producono sprechi, piuttosto che tagliare alla cieca.

Ci sono (si attribuisce al Ministro sulla stmpa) 27 cattedre che non hanno studenti! Bene: chiudete i concorsi su quei settori, piuttosto che bloccarli alla cieca, anche per quelle discipline i cui docenti fanno lezione nei cinema parrocchiali per mancanza di aule sufficientemente capienti.

Ci sono Facoltà, dice sempre la stampa, in cui oltre 30 docenti hanno lo stesso cognome! Bene: chi ha approvato gli atti dei concorsi? chi ha chiesto i posti? Per fare un concorso da professore universitario è necessaria la delibera del Dipartimento, dei Corsi di Laurea, del Consiglio di Facoltà e del Senato Accademico: i nomi e i cognomi li avete tutti, conoscete i commissari, dunque agite.

Tenete anche presente che esistono altri marchingegni. Il docente, ponaimo, di Canicattì mette in cattedra l'allievo del docente di Poggibonzi; questi, a sua volta, mette in cattedra l'allievo del docente di Canicattì: i cognomi non si accumulano, ma la sostanza non cambia.

All'Università abbiamo avuto almeno 4 riforme in 10 anni, ed è in fase di attuazione il cosiddetto decreto 270, ma già il Ministro ha detto pubblicamente che vuole rivedere l'ordinamento.

Da almeno 10 anni, ogni volta che si fa il bilancio preventivo, bisogna prevedere una riduzione di spesa di almeno il 10%: di conseguenza, tagliato il tagliabile, resta solo la spesa per gli stipendi, e poco più; risultato: dicono che la spesa è sbilanciata e non è possibile che la sola voce stipendi prenda la quasi totalità delle risorse.

Tutti sanno che il punto dolente dell'Università sono i concorsi, ma da almeno 10 anni la riforma del sistema concorsuale è in parlamento, e nessun governo ha fatto nulla per attuarla.

Fu Prodi a dire che il suo governo avrebbe avuto tre priorità: la scuola, la scuola e ancora la scuola: l'accoppiata Fioroni-Mussi non è stata granché da questo punto di vista.

Diciamo la verità: siamo costretti oggi a difendere una scuola e un'Università largamente indifendibili, di fronte a provvedimenti molto peggiorativi, ma è anche colpa "nostra", perché quando eravamo al governo "noi" abbiamo dormito.

La scuola e l'Università sono un'emergenza nazionale: forse sarebbe il caso di fermare tutto e creare una commissione parlamentare che elabori un progetto globale condiviso, dotato delle risorse adeguate e di efficienti organi di controllo contro gli sprechi.

 

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