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Don Giovanni: il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica (pdf gratuito)

 

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In Tirso de Molina la statua di don Gonzalo si anima per punire; in Zorrilla per indurre al pentimento e, dunque, per salvare. Nel primo caso, la salvezza o la dannazione dipendono esclusivamente dal comportamento umano; nel secondo, fermo restando il libero arbitrio, la provvidenza stessa si attiva per salvare l’individuo, motivandolo al pentimento.

Sul fronte opposto, nell’interpretazione libertina di don Giovanni, la satira feroce di Molière contro i “tartufi” è attenuata in Da Ponte, a vantaggio di una messa in scena più complessa e più equilibrata nella distribuzione delle colpe, anche se resta evidente l’avversione al complesso apparato morale della Chiesa.

Fatte salve le differenze, si può comunque dire che da un lato è predominante un messaggio etico, e dall’altro un ideale estetico. Proprio don Giovanni diventa in Kierkegaard il simbolo di una vita estetica: esteta è colui che vive la vita come godimento e rappresentazione del godimento, vita come gioco, immaginazione e teatro. Estetica è spontaneità, è ciò per cui l’uomo è immediatamente ciò che è.

Con l’avvento del decadentismo la dimensione estetica diventa predominante. Però, nella nuova sensibilità decadente, questo comporta un’ulteriore trasformazione del personaggio di don Juan, della sua vicenda e del suo significato: si assiste, di fatto, alla loro riduzione a pura letteratura, con la conseguente scomparsa di ogni contenuto ideologico. Le ragioni di questa trasformazione appaiono con chiarezza nella prefazione di Oscar Wilde al Ritratto di Dorian Gray, autentico manifesto della nuova arte: “L’artista è il creatore di cose belle”, scrive Wilde, e “non esistono libri morali o libri immorali. I libri sono o scritti bene o scritti male: nient’altro”. In questa prospettiva don Giovanni è essenzialmente un tema letterario, il protagonista di una storia da giudicare esclusivamente in base a considerazioni estetiche e letterarie. “Nessun artista vuole dimostrare alcunché”, dice Wilde, anche se aggiunge (aprendo di fatto la possibilità di considerazioni extraletterarie nell’analisi dell’opera) che “l’arte è insieme superficie e simbolo”.

Nello stesso tempo, questo spettacolo che nulla significa, al di fuori di una storia bella ad uso degli amanti dell’arte, nasce dalla fantasia della creazione artistica, che penetra nel mistero della parte invisibile dell’universo, e dà una forma apparente, sensibile, a ciò che in sé non avrebbe forma e non potrebbe apparire. Analogamente alla psicanalisi, che in questo periodo storico cerca di dare un ordinamento razionale all’inconscio, decifrando la logica delle sequenze oniriche apparentemente assurde, l’arte dà una forma apparente al mistero, che percepisce con la mediazione della bellezza: così, le figure di don Giovanni, Bradomín, Des Esseints, o Dorian Gray, che vogliono essere solo enti estetici, enti di finzione, che nulla hanno da dire fuori dal campo estetico, diventano, proprio per la loro bellezza, un inquietante squarcio sul mistero, che moralisti e borghesi hanno cercato in ogni modo di rattoppare.

Gianni Ferracuti: Don Giovanni: Il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica
(pdf liberamente scaricabile)

 

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