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Julián Marías: Religione e sicurezza in Occidente

 

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«Questa vita che mi è data, perché sia mia debbo accettarla e prenderne possesso. Però sembra che potrei anche non accettarla; equi nasce il paradosso: non posso semplicemente «non accettare» la vita, ma dovrei «rifiutarla», dovrei far qualcosa in positivo per spossessarmene o esonerarmi da essa. Per vivere debbo far qualcosa in ogni istante, però anche per non vivere debbo far qualcosa, suicidarmi o lasciarmi morire. La vita è qualcosa che occorre prendere o lasciare, prendere in un modo o in un altro, un daffare non imposto, epperò proposto; debbo accettare la vita o rinunciare ad essa; però, non potendo rinunciare a ciò che non è mio, debbo primariamente farla mia: l’inevitabilità della vita è inesorabilmente libertà».

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Julián Marías, Religione e sicurezza in Occidente, da «Religión y seguridad en Occidente», in El oficio del pensamiento: ensayos, Biblioteca Nueva, Madrid 1958, pp. 97-106, traduzione italiana di Gianni Ferracuti

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