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L’altra idea del lavoro (Max Weber)

 

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Uno dei mezzi tecnici che l’imprenditore moderno suole impiegare per ottenere dai «suoi» operai la massima efficienza possibile, per aumentare l’intensità del lavoro, è il cottimo. Per esempio nell’agricoltura un caso che esige imperiosamente l’intensità lavorativa quanto più alta possibile suole essere la raccolta, poiché, soprattutto se il tempo è incerto, dalla massima accelerazione pensabile di essa spesso dipendono probabilità di guadagno o di perdita straordinariamente alte. E quindi qui è solitamente impiegato il sistema del salario a cottimo. E poiché con l’aumento dei proventi e dell’intensità dell’attività aziendale l’interesse dell’imprenditore ad accelerare la raccolta in generale diventa sempre maggiore, naturalmente si è sempre di nuovo cercato di interessare all’aumento della loro efficienza i lavoratori, elevando le percentuali dei loro cottimi, e in tal modo offrendo loro l’occasione di conseguire, in un breve periodo di tempo, un compenso per loro straordinariamente alto. Ma qui apparvero difficoltà peculiari.

L’aumento dei cottimi spesso ebbe, vistosamente, non già il risultato di ottenere una maggiore efficienza dei lavoratori nello stesso intervallo di tempo, bensì una minore, poiché gli operai non rispondevano all’aumento del cottimo con un rendimento giornaliero più alto, ma più basso. Per esempio, l’uomo che per guadagnare 1 marco per iugero aveva finora mietuto 2 iugeri e mezzo al giorno guadagnando così 2 marchi e mezzo al giorno, dopo l’aumento del cottimo di 25 pfennig per iugero non mieteva – come si era sperato –, in considerazione del compenso più alto, per esempio 3 iugeri, per guadagnare così 3,75 marchi (come sarebbe stato possibilissimo), ma solo 2 iugeri, poiché così guadagnava ugualmente 2 marchi e mezzo come prima, e «se ne accontentava», secondo le parole bibliche. Il compenso maggiore lo attirava meno del lavoro minore; non si chiedeva quanto potesse guadagnare al giorno, se avesse fatto il massimo lavoro possibile, bensì: quanto devo lavorare, per guadagnare lo stesso importo – 2 marchi e mezzo – che ho ricevuto finora, e che basta per soddisfare i miei bisogni tradizionali?

Questo è appunto un esempio di quel comportamento che deve essere chiamato «tradizionalismo»: l’uomo «per natura» non vuole guadagnare denaro e sempre più denaro, ma vivere semplicemente, vivere come è abituato a vivere, e guadagnare tanto quanto è necessario. Ovunque intraprese la sua opera di accrescimento della «produttività» del lavoro umano mediante l’aumento della sua intensità, il capitalismo moderno urtò contro la resistenza infinitamente tenace e ostinata di questo motivo dominante del lavoro economico precapitalistico, e ancora oggi si scontra con essa tanto più, quanto più «arretrati» (dal punto di vista capitalistico) sono i lavoratori da cui si vede dipendere. Ora – per tornare al nostro esempio –, dal momento che l’appello al «senso del guadagno» con l’offerta di tariffe salariali più alte falliva, era molto naturale tentare con il mezzo esattamente opposto: con la riduzione delle tariffe salariali costringere il lavoratore a produrre più di prima, per conservare lo stesso suo compenso.

Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Rizzoli, Milano 1991

 

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