ilbolerodiravel.org

La dea della luce

 

cropped-DSC_5822_1250x520.jpg

 

Artemide, la sorella originaria di Delo come il fratello, porta gli stessi segni che contraddistinguono Apollo: l’arco e la lira che in modo misterioso, e quindi anche nella loro «forma esteriore», risultano identici. La lira è il segno del «gioco armonico» e della sua armonía. Di nuovo incontriamo qui l’«essenza» del gioco. I Greci conoscono Artemide come cacciatrice e come «dea della caccia». Naturalmente, partendo da un vago concetto, crediamo di sapere che cosa sia la «caccia» e applichiamo inavvertitamente questa nostra idea alla dea della caccia. Caccia e animali fanno parte della «natura», della physis. Artemide è la dea della physis. Le sue compagne, le ninfe, rappresentano il gioco della physis. Questa parola indica l’aprirsi, il venir fuori e il sorgere verso l’alto in direzione dello stare non nascosto e dell’ergersi (pélein). La dea della physis è colei che si erge verso l’alto in modo eminente. Perciò ella appare dotata di un’alta statura. La sua bellezza è quella del manifestarsi con un aspetto alto e distinto. Alle ragazze, verso le quali è ben disposta, Artemide dona un’alta statura. […]

 

Se però per i pensatori essenziali la physis resta l’unica cosa che deve esser pensata, noi allora dovremmo soffermarci con un certo stupore sul fatto che Artemide compare nelle vicinanze di Eraclito. Questa vicinanza sarebbe infatti proprio il segno che Eraclito sarebbe effettivamente un pensatore essenziale. Artemide si manifesta con le fiaccole in entrambe le mani. Ella è phosphóros, colei che porta la luce; l’essenza della luce (pháos, phôs) è il chiarore che prima di tutto lascia apparire qualcosa, e lo fa quindi venir fuori dal nascosto nel non nascosto [aus dem Verborgenen in das Unverborgene]. L’essenza della physis è al tempo stesso il sorgere, lo schiudersi [das Aufgehen], il dispiegarsi nell’aperto e nel chiaro. Phôspháos -, luce e physis – lo schiudersi e il verbo phaíno, vale a dire il rilucere e il manifestarsi, si radicano nell’unica e medesima essenza, in ciò che né i pensatori essenziali dei Greci, né tanto meno il pensiero posteriore hanno mai pensato nell’unità della propria ricchezza essenziale.

(Chiamiamo tutto questo con un’unica parola, che però non abbiamo ancora pensato: la radura luminosa [Lichtung]. La radura, intesa come quel riparo [Bergen] che è luminosamente aprente, è l’essenza inizialmente nascosta della alétheia. Questo è il nome greco per quel che altrimenti chiamiamo verità, che però per i Greci è il non nascondimento [Unverborgenheit] e il disvelamento [Entbergung]. Nell’essenza nascosta della alétheia, physis (natura) e pháos (luce) trovano il fondamento dell’unità nascosta che costituisce la loro essenza. Qui va notato solo incidentalmente che di recente la linguistica moderna, senza avere la minima idea del nesso essenziale di physis e pháos appena ricordato, avrebbe scoperto che i termini physis e pháos sarebbero la medesima parola. Ma una conoscenza di tipo linguistico non dimostra nulla, poiché essa è solo una appendice e una conseguenza di un modo di vedere alcuni nessi essenziali, al quale essa ricorre in modo inconsapevole e senza pensare a fondo.)

Artemide è la dea del sorgere [Aufgallg], della luce e del gioco. Il suo segno caratteristico è la lira, che apparentemente ha la forma dell’ arco e che pensato grecamente equivale ad esso. La lira, vale a dire l’arco, lancia la freccia che porta la morte. Ma le morti, che la freccia dispensa, sono morti «improvvise», «tranquille» e «naturali». La dea del sorgere, del gioco e della luce è al tempo stesso la dea della morte, come se colei che conduce il gioco, che sorge e che è la luce fosse la stessa cosa che la morte.

Martin Heidegger, Eraclito, tr. it., Mursia, Milano 1993 [1943-44]

IL BOLERO DI RAVEL
EBOOK

Lascia un commento