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Santiago pellegrino e Santiago matamoros

 

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L’iconografia di Santiago come cavaliere che travolge i mori in battaglia e porta alla vittoria le truppe cristiane è nota e presente spesso lungo il Camino, dove in numerose chiese sono offerte alla devozione statue e dipinti che replicano il modello iconografico del santo uccisore di musulmani, o matamoros. Questa diffusione (e una certa confusione tra la cronologia vera e quella fittizia creata dai falsi documenti giacobei) può suscitare l’impressione che al culto del santo sia fin dall’inizio associato un aspetto marziale o un’esaltazione dell’impresa militare, peraltro piuttosto imbarazzante, anche intesa nel senso di riconquista del territorio occupato dalla penetrazione musulmana del 711 d. C. Non è così: il matamoros è un’invenzione piuttosto tardiva e probabilmente estranea alla devozione popolare.

La figura del santo che interviene in combattimento contro i musulmani, pressoché assente nei secoli precedenti, si diffonde in Spagna a partire da modelli francesi e in evidente collegamento con l’ideologia neogoticista. Nello stesso periodo si diffonde in Spagna, ancora una volta da modelli francesi, l’assimilazione al martirio della morte di coloro che stanno combattendo per la difesa della chiesa contro i musulmani. Il culto di Santiago Matamoros si trova attestato, prima della sua raffigurazione plastica, nella seconda decade del XII sec. nell’Historia silense, cronaca leonese secondo la quale Giacomo predice la conquista di Coimbra ad opera di Ferdinando I. L’episodio viene ripreso nel Codex calixtinus. A metà del secolo viene compilato il falso relativo alla battaglia di Clavijo (che il suo autore colloca all’834), dove l’apostolo sarebbe apparso su un cavallo bianco e, reggendo uno stendardo, avrebbe portato i cristiani alla vittoria: ne parla, come si è già visto, il Privilegio de los Votos, che giustifica il prelievo di un tributo annuale a favore della cattedrale di Compostela.

La militarizzazione di san Giacomo non è un caso isolato. Alla fine del XII secolo, in una cronaca anonima è sant’Isidoro di Siviglia ad apparire all’imperatore Alfonso VII per assicurargli la sua assistenza in battaglia, e nel XIII secolo allo stesso Isidoro verrà attribuita una serie di miracoli a favore delle truppe cristiane impegnate nella reconquista. Contemporaneamente anche san Millán subisce un processo di militarizzazione, elaborato nel monastero di San Millán de la Cogolla, in territorio castigliano: il santo interviene in un miracolo ricalcato sul privilegio dei voti ed è al fianco di Santiago nella battaglia di Clavijo, che questo documento colloca nell’anno 934 (l’episodio viene ripreso nella Vida de san Millán di Berceo e nel Poema de Fernán González). Come osserva Henriet, la comparsa dei santi combattenti nella Penisola Iberica è tardiva: «Le fonti disponibili non forniscono alcun esempio di azione militare di un santo nel corso dell’alto Medioevo ispanico. Dal punto di vista testuale, sembra impossibile risalire al di là del secondo decennio del XII secolo». Proprio per il ritardo rispetto ad altri paesi europei, è possibile che queste nuove figure agiografiche siano state adottate nel contesto di un’influenza generale della cultura ultra-pirenaica, a partire dalla fine dell’XI secolo: «La militarizzazione dei grandi santi è di certo strettamente legata a un ideale di espansione cristiana, che però viene largamente superato. Gli esempi di san Giacomo e di sant’Emiliano [=san Millán] mostrano che le costruzioni testuali consentono anche di giustificare il dominio signorile».

La rappresentazione equestre di san Giacomo è coerente con la rappresentazione equestre che, nello stesso periodo, i re dànno di sé, sostituendo l’immagine ieratica del re assiso nel trono. Si tratta di una rappresentazione che viene promossa dall’ordine cavalleresco di Santiago, istituito nel 1170 e ratificato l’anno successivo dall’arcivescovo di Compostela, poi, cinque anni dopo, da papa Alessandro III. «Tuttavia le rappresentazioni equestri di san Giacomo sono poco numerose tra il XII e il XV secolo», periodo in cui abbondano invece quelle del pellegrino. San Giacomo a cavallo è dunque modellato sull’ideale cavalleresco, «è il protettore dei re e dei cristiani di Spagna contro tutti i loro nemici, come san Denis lo è dei francesi». All’inizio non è ancora esplicitamente matamoros e nella prima raffigurazione nella cattedrale sono raffigurate ai suoi piedi le donzelle che ringraziano per la liberazione. I musulmani travolti ai piedi del suo cavallo, a testimonianza che il santo combatte e uccide in prima persona, compaiono solo a partire dal XV sec., per poi diffondersi soprattutto nel XVI e fino al XVIII. Ciò significa che, paradossalmente, l’apoteosi guerriera del santo avviene soprattutto dopo che la guerra di riconquista è già finita.

 

Gianni Ferracuti; Iacobus, storie e leggende del Camino de Santiago

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