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Gianni Ferracuti: Identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista [pdf gratuito]

Identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista è un saggio pubblicato nel 1999 ma scritto qualche tempo prima, durante la guerra civile jugoslava, utilizzando anche alcune pagine precedenti. Durante tale conflitto, le manipolazioni della propaganda avevano raggiunto livelli tali da riportare la memoria alla seconda guerra mondiale, con crimini giustificati da ideologie razziste e pulizia etnica, deformando, con malafede, il senso dell’identità nazionale e delle tradizioni storiche. A mio parere, questa deriva razzista e criminale, inaccettabile per ogni persona sana di mente e dotata di senso morale, poggiava tuttavia su una deformazione precedente, non così tragica, eppure pericolosa, vale a dire l’ideologizzazione della tradizione – il tradizionalismo, inteso come costruzione ideologica affermata in modo acritico e autoritario: oggi parleremmo di fondamentalismo o di estremismo integralista.

Insieme a questo saggio vengono qui riprodotti articoli di tema affine, quasi tutti risalenti agli Anni Ottanta del secolo scorso. All’epoca le questioni relative alle tradizioni culturali, intese come fattore identitario sia pure in una chiave non nazionalista, erano state pressoché abbandonate dalla cultura di sinistra, nonostante la grande lezione di Pasolini, ed erano gravemente fraintese (appunto in chiave nazionalista e di separatezza tra le diverse identità nazionali) dalla cultura di destra, nonostante il grande lavoro intellettuale svolto da Julius Evola, in particolare dopo la seconda guerra mondiale. Fu, dunque, una minoranza di giovani intellettuali a farsi carico di una riflessione su tali argomenti, situandoli, peraltro, nel quadro di una generale revisione della geografia politica dell’epoca, dopo le drammatiche fratture ideologiche degli Anni Settanta, i cosiddetti anni di piombo, e le violenze di piazza che, nella loro assoluta irragionevolezza, avevano fatto solo l’interesse dei servizi segreti e, in definitiva, del potere.

D’altro canto, l’evidente calo di tensione della guerra fredda, che di lì a poco si sarebbe esaurita, costituiva un ulteriore stimolo a rimescolare le carte, essendo venuta meno la necessità, per non dire la costrizione, di schierarsi con una parte o con l’altra, senza possibilità di incontri trasversali e, in definitiva, rimpicciolendosi in uno spazio ideologico troppo stretto per essere soddisfacente.

Le elaborazioni più creative del dibattito politico dell’epoca avvenivano soprattutto in piccole riviste indipendenti e militanti, dalle quali appunto sono tratti gli articoli qui ripubblicati: Parsifal, diretta a Pescara da Vincenzo Centorame, I quaderni di Avallon, edita a Rimini dalla Coop. Culturale Il Cerchio (oggi Fondazione Comunità), animata da Adolfo Morganti, cui si possono aggiungere Futuro Presente, di Alessandro Campi a Perugia, o Diorama Letterario e Ricognizioni, di Marco Tarchi a Firenze… Credo che l’attività culturale legata a queste ed altre riviste sia stata un utile contributo al cambiamento di mentalità e sensibilità politica che pochi anni dopo avrebbe portato al crollo dei partiti della prima repubblica, sepolti dal discredito e dal malaffare.

Nel riproporre questi testi mi rendo conto che si tratta di scritti a volte immaturi o destinati ad essere in breve rettificati e superati ma, prendendoli con indulgenza, credo che proprio il percorso che attestano in circa un decennio sia una testimonianza efficace di un lavoro più complesso e collettivo. Poi mi piace pensare che qualche utile stimolo possano suscitarlo anche oggi, visto che le questioni identitarie sono tornate all’attenzione di movimenti politici con un vasto consenso. In effetti, le nuove formazioni politiche, che avevano sostituito i vecchi partiti della prima repubblica, non si sono rivelate all’altezza delle necessità: la nuova destra, nata dalle ceneri della vecchia, si è dissolta nel pantano berlusconiano, ponendosi entusiasta a difesa di un capitalismo provinciale, assistito dallo stato e moralmente equivoco o non particolarmente attento alle sue frequentazioni; la nuova sinistra, invece, si è precipitata, come i villani nel pranzo al buffet, sui piatti da portata approntati dalle nuove oligarchie, osannando festevolmente un capitalismo finanziario internazionale, moralmente apolide, totalmente estraneo a ogni forma di interesse nazionale e a ogni tipo di questione sociale. In rivolta contro tali degenerazioni, questioni sociali e interessi nazionali sono tornati all’attenzione di ampie fasce della popolazione e si può solo auspicare che si tratti di una radicale inversione di tendenza.

Indice

Presentazione

Identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista 

Introduzione
Il personalismo come processo di formazione della societ
L’aspetto «comune» del bene comune
Novecentismo: apologia di un secolo odiato
Il cappello del rabbino (Sul principio di identità e non contraddizione applicato alla sociologia)
Postilla sulla contraddizione tra destra politica e cultura tradizionale in Italia
Evola e Guénon, ovvero non tutti i tradizionalismi sono uguali (e questo è un problema per i tradizionalisti) 

Scripta volant

Come riappropriarsi della politica
L’evoluzione del capitalismo reale
Le istituzioni tradizionali tra valori civili e religiosi
L’ideologia del riflusso
La mistica del luogo comune (Riflessioni sul saggio di Zeev Sternhell «Né destra né sinistra»)
Per un’ecologia della persona
Cristianesimo politico
Est-Ovest, Nord-Sud: gli squilibri tra primo e terzo mondo, negazione della pace
La tradizione storica
Morte e rinascita delle autonomie
Il «mistero» del potere
La lotta politica
Tradizione, destra, sinistra: il caso del carlismo spagnolo
Europa invertebrata?
Il pensiero di Giambattista Vico tra scienza nuova e sapienza antica
Ezra Pound, il fascista
Unamuno, il ribelle
Profilo di Ortega 

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