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Gianni Ferracuti: Il Politico e l’idea di Nazione: Intorno a Mirabeau el político, di Ortega y Gasset – epub gratuito

 

 

Gianni Ferracuti: Il Politico e l’idea di Nazione: Intorno a Mirabeau el político, di Ortega y Gasset

«È molto difficile salvare una civiltà quando ha raggiunto l’ora di cadere sotto il potere dei demagoghi. I demagoghi sono stati i grandi strangolatori di civiltà… Ma un uomo non è un demagogo semplicemente perché si mette a gridare davanti a una moltitudine. In certe occasioni, questo può rappresentare un ufficio sacrosanto. La demagogia essenziale del demagogo è dentro la sua mente, e si radica nella sua irresponsabilità di fronte alle idee stesse che usa e che egli non ha creato, ma ha ricevuto dai veri creatori». (J. Ortega y Gasset, La rebelión de las masas)

[…] Il progetto del socialismo futuro, che inizialmente appare descritto nei termini di una generica ricostruzione intellettuale e morale della Spagna, si chiarisce soprattutto nella decade successiva, quando gli elementi che stiamo analizzando si fondono in una visione fortemente unitaria e innovativa. Sul finire della prima decade del Novecento, Ortega vede con chiarezza che il socialismo è in Spagna l’unica forza viva, ed estranea al marciume politico-morale, e tuttavia quel socialismo, guidato dalla straordinaria figura di Pablo Iglesias, rappresenta un passo avanti, ma non è la soluzione dei mali.

[…]

Si potrebbe anche dire che l’ambito nazionale viene a coincidere con l’ambito sociale colto nel suo concreto essere storicamente determinato. La società non costituisce un mucchio, ma un organismo. In un mucchio si possono disporre tutti gli elementi in qualunque ordine – si possono ordinarli dall’esterno secondo qualunque logica -, mentre in un organismo ogni intervento su un punto si ripercuote su tutto il resto; di conseguenza non si può imporre un cambiamento, un’evoluzione, in base a una logica esterna, ma bisogna muoversi nella direzione che l’organismo stesso permette: costruire la nazione attraverso la nazione. In questa ottica, nel sostanziale rispetto della volontà popolare, il compito del politico è realizzare le condizioni perché si possa raggiungere senza ostacoli la migliore forma di bene comune possibile nel momento storico dato. Ciò significa anzitutto dotare la nazione della struttura statale adeguata alla sua migliore evoluzione: come si dice nella Rebelión de las masas: «Lo Stato è anzitutto un progetto di fare e un programma di collaborazione. Si chiamano le genti perché insieme facciano qualcosa. Lo Stato non è consanguineità̀, né unità linguistica, né unità territoriale, né contiguità̀ di abitazione. Non è niente di materiale, inerte, dato e limitato. È un puro dinamismo – la volontà̀ di fare qualcosa in comune – e grazie a questo l’idea statale non è limitata in termini fisici». Si tratta, dunque, di una nazione aperta e virtualmente integrante, ma che al tempo stesso ha cura della sua identità: non è costituita da astratti cittadini intercambiabili, ma da persone che hanno una storia, una libera volontà e un ruolo di collaborazione nella costruzione del corpo nazionale.

Sempre nella Rebelión de las masas, nel «Prologo para franceses», si chiarisce bene come la società costituisca la nazione e si identifichi con essa, secondo un processo radicalmente diverso da quello contrattualista immaginato dal liberalismo ottocentesco – processo in cui credo sia di capitale importanza la sostituzione del citoyen con la persona, come unità basica della convivenza: si convive tra persone, non tra astratti enti razionali ereditati dalla rivoluzione francese […].

Non esiste società senza storia – e storia significa diritto, culture, sensibilità, direzione delle volontà, strutture amministrative: in una parola, nazione. Non nazionalismo, perché quest’ultimo non può fare a meno di essere statalista, di anteporre lo stato alla società, di porre questa al suo servizio, negandone l’autonomia e la libertà. […]

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