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Gianni Ferracuti: La sapienza folgorante: una lettura di Giorgio Colli

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Il Nietzsche interpretato da Colli non è solo il veggente che ha smascherato la menzogna di ogni metafisica a fondamento razionalista, né è solo colui che ha ristabilito la giusta gerarchia tra vita e ragione, ma è anche e soprattutto il sapiente che, in alternativa all’astrazione filosofica, ha mostrato una nuova via, un nuovo metodo per l’accesso al sapere: il vivere stesso come metodo della conoscenza, l’esperienza come fonte, come deposito più ricco delle semplici parole di un discorso filosofico. Su questa base Colli può dire che «ogni filosofia è stata una menzogna»: ogni filosofia in quanto consiste in parole. Ma se una filosofia non si esaurisce nelle parole – e anzi usa la parola come indicazione che rimanda ad altro, alla realtà eterogenea, così come il dito che indica la luna non è esso stesso la luna, nel noto detto orientale – allora è possibile che le parole della filosofia si riempiano di significato. Paradossalmente, proprio perché non si può dire che siano vere: il discorso non ha alcun fondamento intrinseco che garantisca la sua verità; è solo una frase che indica la realtà, è l’espressione intesa come una freccia o come un dito che accennano. Il logos diventa pura espressione del vissuto.

Gianni Ferracuti: La sapienza folgorante: Una lettura di Giorgio Colli (1985) seguito da: Origine razionalista del nichilismo; Doxa; L’illusione della cavallinità (1985-1987)

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