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Gianni Ferracuti: Parmenide e la capra (e altri scritti sull’Arkhé)

10,00

Sommario:

Parmenide e la capra (1987)
Il Tao ovvero l’Arkhé (2007)
Il Tao del Logos (2007)
In principio (1987)
Zen della gamba rotta (2007)
L’illusione della cavallinità (1988)

Quando astraggo «è» dalle frasi: «Questo è Parmenide», «Questa è la capra», ho semplicemente indicato l’unica parola, l’unico suono, che compare in entrambe, prescindendo sia dal fatto che, fuori dalla frase, «è» non significa nulla, sia dal fatto che l’«è» non ha lo stesso significato nelle due frasi. Nella lingua, questa parola indica la concreta presenza, specificata in un tempo, un luogo, un soggetto precisi. Fuori dalla lingua, senza relazione con tempo, luogo e soggetto, questa parola non significa niente, non è neppure una parola, ma solo un suono. La lingua può rendere significativa questa parola solo a condizione di circostanziarla in un tempo, un luogo, un soggetto.
La lingua parla della realtà. Il verbo essere, nella lingua, ne indica lo stare qui, o lì, adesso o prima, di questo e non di quello. Il passaggio all’infinito sostantivato essere non è una dimostrazione, ma uno storpiamento della lingua. E di fatto si bara, perché l’infinito sostantivato continua a mantenere il significato del verbo, fuori dalle condizioni che rendono significante il verbo stesso. Dunque c’è un errore nell’astrazione.

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