Mediterránea 3/08

Tra poesia e rivoluzione: Che Guevara e Cardenal

Nicoletta Lizzi: Per una poetica senza purezza: Poesia e prosa in Ernesto Guevara

Cecilia Nicolai: Ernesto Cardenal, poeta, monaco, rivoluzionario

 

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La poesia occupa un posto di notevole importanza nel pensiero di Guevara, tant’è che, se da un lato è vero che non compone poesie per tutta la durata della sua vita, dall’altro, la prosa dei diari, soprattutto quelli di viaggio, è continuamente pervasa da uno stile e un tono immensamente lirici. Nei componimenti poetici troviamo le due anime che convivono dolorosamente nello stesso Guevara, senza alcuna possibilità d’incontro: l’azione e il dubbio, l’una rappresentata dalla necessità di far sì che il sogno si realizzi, l’altro dalle perenni incertezze dell’essere che rendono un uomo tale.

Ci troviamo di fronte ad una poesia, sì carica di valore sociale, di ribellione all’ingiustizia, ma che è allo stesso tempo una scrittura intima, personale, dove si fanno sentire gli echi della lirica decadentista che non ha ancora perso quel romanticismo proprio dei poeti simbolisti francesi. Verlaine, Baudelaire, Rimbaud si riflettono nei versi guevariani, mentre per quanto riguarda le influenze letterarie appartenenti alla propria madrelingua, vi si trovano il nicaraguense Rubén Darío e il cileno Pablo Neruda, senza peraltro dimenticare la fondamentale importanza del cubano José Martí, la cui vita e la cui opera sono legate a quelle di Guevara da uno stupefacente parallelismo.

(Nicoletta Rizzi: Per una poetica senza purezza: poesia e prosa in Ernesto Guevara)

 

Cardenal riesce a denunciare il sistema contemporaneo con immagini che davvero sembrano prese dalla Bibbia: il Demonio, la Prostituta, la Bestia. È infatti chiaramente riscontrabile, nel titolo ovviamente, ma anche nel tipo di stesura, un “rifacimento” del libro dell’ Apocalisse di Giovanni.

Le figure che ho nominato sono tutte simbologie del capitalismo trionfante, di chi ad esso (la Bestia, coperta di pubblicità, disumana, tecnologica) si vende completamente.

La bomba a idrogeno diventa così l’ultimo anello di una catena, il pretesto per raccontare i precedenti, la sete di potere e ricchezza che genera la sua follia.

La Prostituta viene mostrata poi mentre beve una coppa piena del sangue di tutti gli uomini che ha epurato, torturato, messo al muro, di tutti gli oppositori.

L’angelo, che in questa “visione” è l’accompagnatore (anche qui la reminiscenza biblica è molto chiara) pone l’attenzione sulle teste della Bestia, che altro non sono che i dittatori, e sulle corna, che rappresentano i leader rivoluzionari non ancora dittatori..(in questo Cardenal sembra profetico..)

(Cecilia Nicolai: Ernesto Cardenal, poeta, monaco, rivoluzionario)

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Mediterránea 03/’08

Rassegna di Studi interculturali a cura di Gianni Ferracuti
Dipartimento di Letterature straniere
Università di Trieste

(iniziativa editoriale no profit)