Gli occhi del califfo

Gianni Ferracuti: Il califfo dagli occhi azzurri: cristiani, ebrei, musulmani nella Spagna moresca

 

Il califfo dagli occhi azzurri è veramente esistito: si chiamava ‘Abd al-Rahmân III e diede vita al califfato di Cordova, primo e unico califfato musulmano in terra europea, che durò dal 929 al 1031.

Era discendente di ‘Abd al-Rahmân I, che a Cordova aveva fondato un emirato.  Questo emiro diceva di sé che era nato a Damasco e apparteneva alla famiglia omayyade, dinastia califfale siriana sterminata nel 750 dalla rivolta abbaside; sarebbe scampato al massacro attraversando a nuoto l’Eufrate. Recatosi poi in Palestina, sarebbe giunto in al-Ándalus – nome che gli arabi davano alla Penisola Iberica-, nel 755, dunque pochi decenni dopo la cosiddetta invasione musulmana della Spagna, avvenuta nel 711.

Qui avrebbe messo in piedi un esercito, occupando Siviglia e Cordova l’anno successivo. Prende, quindi, possesso di Saragozza dopo che i baschi avevano sconfitto nel 778 la retroguardia di Carlomagno a Roncisvalle, nonostante la resistenza del paladino Orlando. Inizia anche i lavori di costruzione della grande moschea di Cordova, probabilmente ampliando una basilica che i musulmani avevano prima condiviso con i cristiani ariani visigoti.

A Siviglia sarebbe entrato con un sostanziale appoggio dei mozárabes, cioè (fatto singolare) dei cristiani che vivevano nel territorio iberico occupato dai musulmani. Si narra che, nella battaglia decisiva contro l’emiro Yusuf, non avendo una bandiera, ne improvvisasse una con un turbante verde e una lancia. Si dice anche che fosse figlio di una berbera cristiana e nipote del califfo Hisham ibn Abd al-Malik – ma io non sono in grado di dirvi quante possibilità avesse il nipote del califfo di Damasco di nascere da una cristiana berbera.

Comunque sia, in virtù di questa discendenza, ‘Abd al-Rahmân III, ottavo emiro indipendente di al-Ándalus, si proclama primo califfo omayyade di Cordova, e governa per cinquant’anni portando il suo regno allo splendore. La madre del novello califfo non era berbera, bensì di origine basca; nelle fonti dell’epoca, ‘Abd al-Rahmân III viene descritto come di pelle bianca, occhi azzurri e capelli rossicci e imparentato coi re cristiani di León e Navarra: si trattava, insomma, di un visigoto convertito all’islam, come doveva essere anche il suo predecessore.

Se c’è un negazionismo che mi affascina, e di cui sono sempre più convinto, è proprio l’idea che un’invasione musulmana della Penisola Iberica non sia mai avvenuta. Nel 711, un piccolo esercito berbero a guida araba interviene nella guerra civile scoppiata nel regno visigoto di Hispania per motivi politici e religiosi: interviene in aiuto dei visigoti ariani contro la fazione cattolica, ovvero trinitaria, e questo sodalizio visigoto arabo berbero, sotto l’ala protettiva dell’islam produce la splendida storia della spagna musulmana che dura fino al 1492, quando l’esercito dei re cosiddetti cattolici, Isabella di Castiglia e Fernando d’Aragona, abbatte il Regno di Granada. O meglio, dura fino al 1609, quando viene decretata l’espulsione dei moriscos dalla Penisola… o meglio, prosegue ancora sotterraneamente con il “travaso” dei moriscos nei campi gitani e l’amalgama gitano-moresco da cui nasce il  flamenco…

Il califfo dagli occhi azzurri è il simbolo della splendida e tollerante Spagna moresca che ha spinto Titus Burckhard a dire che “il rinascimento è nato a Cordova”. Oggetto del libro è la storia culturale di questo singolare paese che aveva tre nomi: al-Ándalus per gli arabi, Sefarad per gli ebrei, Hispania per i cristiani, aveva tre religioni, una varietà di lingue, razze e dialetti, sistemi di autonomia giuridica, preghiere dei muezzin, salmi degli ebrei e sante messe domenicali.

 

 

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