Georges Sorel, Enrico Leone:

La Dalmazia è terra d’Italia (1919)
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Tra le fonti storiche interessanti sulla Fiume dannunziana, c’è questo opuscolo pubblicato nel 1919 da Enrico Leone, contenente due testi, uno dello stesso Leone e uno di Georges Sorel.

Enrico Leone (1875-1940) è stato un dirigente del sindacalismo rivoluzionario italiano e, durante la permanenza di questa corrente nel Partito Socialista, fu direttore de L’Avanti!. Uscito dal partito, entrò in rapporto con Sorel, contribuendo a fornire un inquadramento dottrinario al sindacalismo rivoluzionario, analogamente a ciò che stava facendo anche Arturo Labriola.

Nel corso degli Anni Dieci del Novecento il sindacalismo rivoluzionario rappresentò un movimento di derivazione socialista, benché fortemente critico nei confronti del partito, ritenuto incapace di rappresentare gli interessi popolari e compromesso con la borghesia, verso il quale si indirizzarono varie componenti ideologiche, anch’esse in profonda trasformazione, come il nazionalismo di sinistra di Corradini, il futurismo, l’interventismo, gli arditi.

Il nazionalismo di Corradini, nel mettere in primo piano l’interesse nazionale, aveva individuato il profondo squilibrio nelle relazioni internazionali dove, analogamente alla lotta di classe sul piano interno, si svolgeva un conflitto tra nazioni proletarie e nazioni dominanti o coloniali; pertanto relativamente all’Italia, che apparteneva al primo gruppo, il nazionalismo equivaleva a una politica anticoloniale e di liberazione dal dominio straniero. Vi era un punto di convergenza con l’irredentismo, data la permanenza fuori dai confini del Regno d’Italia di territori a marcata cultura italiana; al tempo stesso, dal canto suo, l’irredentismo era passato dalla mera rivendicazione di territori da annettere al Regno ad una critica della struttura economica del Regno e dei suoi rapporti di classe, sicché il completamento dell’unità del Paese equivaleva anche a mettere in discussione la realtà e le condizioni economiche e sociali create dalla borghesia sabauda.

Questo complesso ideologico, allo scoppio della prima guerra mondiale alimenta l’interventismo, che vede nella guerra la possibilità di abbattere le grandi potenze reazionarie e di avviare in Europa un grande processo rivoluzionario: è la grande bandiera innalzata dai futuristi, che viene raccolta dagli arditi. Alla fine della guerra, di fronte alla delusione per il modo in cui si svolgono le trattative di pace a Parigi e alle pesanti ingerenze degli Stati Uniti, che fanno saltare gli accordi pre-bellici tra gli alleati (il patto di Londra), tutto questo complesso movimento rivoluzionario si riconosce nell’idea della “vittoria mutilata” di D’Annunzio e converge, fisicamente o ideologicamente, nell’impresa di Fiume dove, grazie al Poeta e ad Alceste De Ambris, trova una sistemazione teorica organica e ideologicamente molto avanzata nella Carta del Carnaro.

I due articoli di Leone e Sorel, che qui ripropongo, si inquadrano in questo processo e presentano il tema irredentista e dell’italianità della Dalmazia non tanto nelle forme romantiche ottocentesche, quanto in una prospettiva di economia e rapporti politici internazionali, in cui la Dalmazia italiana è immaginata come argine al colonialismo statunitense.

 

Weimar Caffè
Modernità e Memorie
6, 2022

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Weimar Caffè – Modernità e memorie è l’opposto della cancellazione della memoria: è l’ampliamento dei ricordi, la discussione critica sul passato, la consapevolezza vigile contro la coscienza ebete del tempo attuale, che conosce solo il presente, la verità unica del dio televisivo e l’olocausto dell’intelligenza sull’altare dell’emergenza continua.

[Immagine di copertina di George Spencer Watson]

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