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	<title>Pensiero contemporaneo &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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	<title>Pensiero contemporaneo &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>Nuova edizione italiana delle Meditaciones del Quijote di Ortega</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 16:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Meditazioni sul Don Chisciotte (1914) edizione italiana a cura di Gianni Ferracuti Meditazioni sul Don Chisciotte è il testo in cui José Ortega y Gasset espone per la prima volta in forma sistematica la sua innovativa concezione della realtà e del pensiero filosofico. La presente edizione italiana, curata da Gianni Ferracuti, docente di Letteratura spagnola ed esperto studioso dell&#8217;Autore, contiene il testo completo e aggiunge i principali scritti orteghiani che lo hanno preceduto. Risulta così possibile ricostruire il percorso intellettuale di Ortega nel decennio precedente, che è anche oggetto dell&#8217;ampia introduzione del Curatore. Dall&#8217;introduzione: «[&#8230;] L’atto d’amore intellettuale è la disposizione ad abbandonare la visione della cosa come oggetto separato: con ciò, la cosa resta cosa, ma viene transustanziata (termine che Ortega usa in forma di metafora) in un atto di amore intellettuale. L’amore non illumina tanto l’intelletto quanto la cosa stessa nel suo mondo; non è una proiezione di sentimenti umani sull’oggetto, bensì è l’accettazione dell’oggetto come tale. Quando l’amore penetra nelle proprietà dell’oggetto, in ciò che esso possiede in proprio, scopre appunto che l’oggetto si prolunga nel mondo con le sue connessioni e richiede il mondo stesso per poter esistere. Si ha così una progressiva scoperta di connessioni, il cui collegamento (la cui percezione) manifesta la struttura essenziale dell’universo: l’amore per la cosa, la coglie nella sua connessione con l’intero universo: con l’universo reale, non con una rete di concetti. Nel suo aspetto vissuto, l’amore intellettuale è un vivo desiderio di comprensione. Ansia di comprensione significa anzitutto non accontentarsi di ciò che già si sa, cioè della prima occhiata gettata sul mondo. Ogni visione fornisce dei dati, ma non dà insieme il loro significato. La sensazione presenta una serie di note: suoni, colori, sapori&#8230; che non sono soltanto un elenco di notizie singole, ma si trovano nella cosa in modo strutturato. Per comprendere allora tale realtà occorre com-prendere, collegare insieme, queste notizie nella loro struttura e nel loro riferimento le une alle altre. Per arrivare alla comprensione delle cose secondo il senso loro, e non nostro, bisognerà che esse ci siano presenti nel loro fisico esserci intorno. Se la sensazione presenta cose reali, la massima percezione della loro realtà si trova nelle cose che più ci sono vicine. Delle cose lontane si hanno notizie più vaghe, malsicure, forse mediate da terzi e generiche; invece delle cose che mi stanno intorno ho notizie di prima mano. Inoltre la realtà è più di una complessa armatura di concetti solo se ha una sua materialità, una consistenza che tocco nelle cose vicine e non in quelle remote, oltre la portata dei sensi. Se ciò che chiamo «mondo» non ha nulla a che fare con il mio piccolo mondo circostante, se questo non si prolunga in quello, ben oltre la mia mano e il mio sguardo, allora si parla di astrazioni. Ma se vi è continuità tra il mio mondo e il mondo, allora «il mio mondo» non è chiuso né limitato, ed è, piuttosto, la mia porta di accesso all’universo, con tutti i limiti derivanti dal fatto che lo vedo solo parzialmente, in una prospettiva. La visione prospettica determina anche una ridefinizione dell’idea di verità. Ortega richiama la nozione classica di alétheia: la verità è un dis-velamento, l’eliminazione di un velo che occulta il reale e che cade quando la realtà viene osservata nella giusta angolazione. L’immagine del velo che cade indica il momento in cui nella visione della superficie si scorge la profondità: se gli alberi non permettono di vedere il bosco, allora proprio loro sono il velo e l’alétheia è il momento in cui gli alberi stessi vengono scoperti come bosco: quando si cammina e si vendono con continuità alberi sempre diversi, a un serto punto la somma delle singole vedute fornisce l’immagine, la visione, del bosco, che ci circonda ma che non vediamo masi nella sua interezza. L’alétheia è, dunque, la cattura della realtà così come è, con la sua profondità che si disvela dal punto di osservazione adeguato: nel modus res considerandi che Ortega si impegna a proporre: non maniere soggettive di pensare, ma scorci che scoprano il profondo e possano propiziare l’esperienza personale del velo che cade, frantumando l’illusoria maschera della superficie e mostrando le strutture che governano le impressioni sensibili e le rendono significanti: le cose nelle loro relazioni [&#8230;]». José Ortega y Gasset Meditazioni sul Don Chisciotte &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Relata refero: ovvero (votare) per sentito dire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:16:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Relata refero: ovvero (votare) per sentito dire Gianni Ferracuti Sto seguendo da giorni, in una chat di amici, peraltro più o meno di analogo orientamento politico, una discussione tra due giuristi che cercano l’uno di convertire l’altro alla propria posizione sul referendum confermativo della riforma della magistratura: inutilmente. Ne derivo una serie di considerazioni inopportune, che espongo di seguito senza alcuna intenzione di discuterle. 1) Impossibilità, per chi non sia giurista, di formarsi un’idea di prima mano e votare su un tema così complesso con l’adeguata competenza. Lo dico (scusate se faccio appello al mio titolo) da professore universitario: io ho gli strumenti intellettuali per raggiungerla questa competenza, ma dovrei occuparmi solo di tale argomento per anni. Come diceva Ortega nella Ribellione delle masse, il più perfetto esemplare di uomo-massa è il docente universitario che, essendo esperto in un piccolo frammento del sapere in cui parla autorevolmente, poi pretende di avere la stessa autorevolezza nel resto enorme del sapere, di cui non conosce  un tubo. Io non ho tale pretesa e mi dichiaro incompetente: non ho un’opinione mia autorevole sul voto referendario. 2) Totale stupidità di una metodo democratico che esorbita dal suo ambito e chiama a deliberare degli incompetenti su una materia complessa, che ammette molti punti di vista e in cui, probabilmente, nessuna delle soluzioni proposte appare perfetta. Alla fine l’incompetente si affiderà alla competenza altrui, scegliendo tra i vari competenti in discussione quello che, per altri motivi, gli sembrerà essere nel giusto. Voglio dire: nella maggior parte dei casi l’uomo di destra voterà sì perché lo dice Giorgia e l’uomo di sinistra voterà no perché lo dice quell’altra. Ovvero: si voterà su una questione tecnica per simpatia politica, quindi il referendum è un’inutile finzione giuridica, figlia della nostra pasticciata costituzione in cui i padri (patrigni) costituenti si sono preoccupati soprattutto l’uno di bloccare l’altro &#8211; creando una presidenza della repubblica che ostacola il governo, ma che non può procedere a governare essa stessa, ingessando le istituzioni con procedure complicate di aggiornamento, relegando la sovranità popolare a un puro e semplice obbligo di delega a rappresentanti che possono cambiare partito impunemente nel corso della legislatura, nominano un capo dello stato senza legittimazione diretta dell’elettorato, dandogli la possibilità di cambiare i governi senza la legittimazione del parlamento e del voto. Un pastrocchio. 3) Stando dentro il pastrocchio, l’unico modo di prendere una posizione ragionata è applicare la teoria del pre-giudizio. Di che si tratta? Semplicemente: di uscire fuori dalla questione specifica e, salendo di un gradino, di prendere in considerazione un criterio di giudizio di livello superiore e oggettivo, applicabile a un’intera classe di problemi. Nello specifico, si tratta di ottenere un sistema giudiziario equilibrato, che garantisca al cittadino un giudizio obiettivo e non condizionato da alcun tipo di interferenza o vizio procedurale: lo garantisca non sulla base di Paolino che fa giurin giurello sulla costituzione, ma sulla base di procedure oggettive che ragionevolmente sembrino essere una barriera più solida a ogni condizionamento. Messa in questi termini, a me sembra forse non “più ovvio”, ma certo “più garantista” che chi accusa e chi giudica vivano in mondi separati, senza mai incrociarsi nella carriera. Posso anche cercare una conferma politica, in base alle mie simpatie, e la trovo in un progetto che fu proposto tal quale dal Partito Socialista Italiano &#8211; che non era un partito conservatore (a differenza del PCI). 4) Riguardo al sorteggio degli organi di autotutela, in luogo della nomina per votazione, vado più sul sicuro data un’esperienza di vita universitaria che si avvia ai quarant’anni: in istituzioni con un numero relativamente basso di componenti, e ad alto carattere corporativo, l’idea che il voto sia lo strumento idoneo per eleggere un organismo qualunque con garanzia di imparzialità, competenza e libertà di giudizio fa semplicemente ridere. E questo è quanto.]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Maschere: un&#8217;interpretazione di Dioniso</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 17:54:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset: Maschere Un&#8217;interpretazione di Dioniso Traduzione: Gianni Ferracuti «La religione greca è, in senso formale, religione “popolare”. Lo è in primo luogo perché ha origine nell&#8217;impersonalità collettiva dei diversi “popoli” o “nazioni “elleniche; in secondo luogo, perché il suo contenuto ha un carattere diffuso, atmosferico, quasi diremmo respiratorio. E non è come le altre religioni mazdeo-mosaico-cristiane una forma di vita delineata e definita, separata dal resto della vita, né tollera le esattezze e le cristallizzazioni rigorose di una dogmatica teologica istituzionalizzata da gruppi particolari di sacerdoti. Non è, dunque, teologia, ma mera e spontanea religione che gli uomini praticano così come contraggono e dilatano la loro cassa toracica nell&#8217;operazione del respirare. Penetra tutta la loro vita, che non deve smettere di essere ciò che è quando non è specialmente “vita religiosa”, per esserlo nonostante; in terzo luogo, perché è dichiaratamente e costitutivamente religione di un “popolo” come popolo, e pertanto è una funzione dello Stato. Gli dèi sono anzitutto dèi dello Stato e della collettività, e solo attraverso ciò sono dèi per l&#8217;individuo.» Scarica il pdf completo Gianni Ferracuti: Pubblicazioni]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Temi dell&#8217;Escorial (1915)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 17:32:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Temi dell&#8217;Escorial (1915) Traduzione: Gianni Ferracuti «Nel 1793, nella fase più crudele della Rivoluzione francese, quando il terrore segava giornalmente centinaia di gole, il Mercure de France, rivista dei poeti, pubblicava una poesia con questo titolo: Ai mani del mio canarino. Confesso che quest’aneddoto mi si è parato dinanzi come un ammonimento, cominciando a raccogliere le note che seguono, al fine di leggerle oggi dinanzi a voi. Non è assurda la tranquilla occupazione letteraria quanto intorno il corpo della storia scricchiola, trema dalle radici alla cima e i suoi fianchi convulsi si schiudono per dare alla luce una nuova epoca? Non è insopportabile questa inattualità del povero poeta imbecille che, mentre gli uomini si decapitano, ricorda il suo canarino?» Scarica il pdf completo Gianni Ferracuti: Pubblicazioni]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Gli eremi di Cordova (1904)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 17:24:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Gli eremi di Cordova (1904) Traduzione: Gianni Ferracuti «Se all&#8217;avvicinarsi dell&#8217;estate coi suoi ardori cerchiamo un luogo ombroso o una spiaggia arieggiata, perché non dobbiamo cercare anche sanatori di silenzio e stabilimenti balneari di solitudine quando qualcosa dentro di noi ci chiede isolamento?» Scarica il pdf completo Gianni Ferracuti: Pubblicazioni]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Teoria del classicismo</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 12:59:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Teoria del classicismo (1907) Traduzione: Gianni Ferracuti &#160; «C&#8217;è ancora gente per cui non è del tutto chiara questa faccenda del classicismo, persone affette dal vago sospetto che tutta questa macchina del mondo è nata nel loro stesso giorno; lasciamole nella loro opinione: in fondo è oltremodo conveniente che alcuni nostri amici pensino diversamente da noi, perché così otteniamo l&#8217;arricchimento della coscienza nazionale. E lasciamogli l&#8217;arduo compito di rendere logicamente decente il loro solipsismo, cerchiamo noi di dare alle nostre energie, poche o molte, l&#8217;alveo e la coscienza del classico.» Scarica il testo completo]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Trattato di estetica in forma di prologo (1914)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 11:09:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trattato di estetica in forma di prologo José Ortega y Gasset (1914) Traduzione: Gianni Ferracuti «Questo io che i miei concittadini chiamano Tal dei Tali, e che sono io stesso, in definitiva ha per me gli stessi segreti che per loro. E viceversa: degli altri uomini e delle cose non ho notizie meno dirette che di me stesso. Come la luna mi mostra solo la sua pallida spalla stellare, così il mio «io» è un viandante imbacuccato, che passa davanti alla mia conoscenza lasciandole vedere solo la schiena avvolta nel panno di un mantello.» Scarica il pdf completo Gianni Ferracuti: Pubblicazioni]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Vitalità, Anima, Spirito (1924)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 21:25:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Vitalità, Anima, Spirito (1924) A cura di Gianni Ferracuti (Prima Edizione: Il Cerchio, Rimini 1986) «L&#8217;antropologia filosofica o, come io preferisco dire, la conoscenza dell&#8217;uomo, ha di fronte a sé un tema non ancora affrontato da nessuno, e che sarebbe stimolante cominciare a trattare: la costituzione della persona, la struttura dell&#8217;intimità umana. Quali sono la figura e l&#8217;anatomia di ciò che vagamente siamo soliti chiamare «anima». Benché sembri menzogna, la psicologia degli ultimi cento anni non ha fatto che allontanarsi da questo tema, al quale oggi si vede costretta a tornare. La ragione di questo abbandono è chiara: gli psicologi del secolo scorso si proposero esclusivamente di fare una fisica dell&#8217;anima, e per questo si preoccuparono solo di scomporla nei suoi elementi astratti e generici. Le leggi dell&#8217;associazione di idee furono il contraltare delle leges motus instaurate dalla meccanica di Newton. In tal modo si arrivò ad una psicologia elementare, ad una teoria degli elementi astratti, e non degli insiemi concreti. È vero che senza questo gigantesco lavoro oggi sarebbe impossibile rivolgersi verso maggiori imprese, però è arrivata l&#8217;ora opportuna per affrontare appunto queste e formarci un&#8217;idea più totale e complessa dell&#8217;intimità umana.» Scarica il pdf completo &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Arte di questo mondo e dell&#8217;altro (1911)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 18:32:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Arte di questo mondo e dell&#8217;altro (1911) Traduzione: Gianni Ferracuti «Io non sapevo che dentro una cattedrale gotica abita sempre un turbine; il fatto è che, appena messo il piede all&#8217;interno, sono stato strappato dalla mia stessa pesantezza sulla terra -questa buona terra dove tutto è fermo e chiaro e si possono palpare le cose e si vede dove cominciano e dove finiscono. All&#8217;improvviso, da mille luoghi, da mille angoli scuri, dai confusi vetri dei finestroni, dai capitelli, dalle chiavi di volta lontane, dagli spigoli interminabili, mi piombarono addosso miriadi di esseri fantastici, come animali immaginari ed eccessivi, grifi, doccioni, cani mostruosi, uccelli triangolari; altri, figure inorganiche, ma che nelle loro accentuate contorsioni, nella loro figura zigzagante, verrebbero presi per animali incipienti. E tutto questo venne su di me rapidissimamente, come se, avendo saputo che io stavo per entrare in quell&#8217;istante di quel pomeriggio, ogni cosa si fosse messa ad aspettarmi nel suo cantuccio o nel suo angolo, l&#8217;occhio vigile, il collo allungato, i muscoli tesi, pronti per il salto nel vuoto. Posso dare un dettaglio in più, comune a quell&#8217;algarabia, a quel pandemonium mobilitato, a quell&#8217;irrealtà semovente e aggressiva; ogni cosa, infatti, arrivava fino a me in una corsa aerea ardita, ansante, perentoria, come per darmi notizia con frasi veloci, spezzate, affannose, di non so quale terribile avvenimento incommensurabile, unico, decisivo, appena accaduto lassù in alto. E immediatamente, con la stessa rapidità, quasi avesse compiuto la sua missione, spariva, forse ritornava al suo covile, al suo trespolo, al suo cantuccio ogni bestia inverosimile, ogni impossibile uccellaccio, ogni spigolosa linea vivente. Tutto svaniva come se avesse esaurito la sua vita in un atto unico. Uomo senza immaginazione, a cui non piace trattare con creature di una condizione equivoca, instabile e vertiginosa, ebbi un movimento istintivo, tornai sui miei passi, chiusi la porta dietro di me e di nuovo mi ritrovai seduto fuori, guardando la terra, la dolce terra quieta e dorata dal sole, che resiste alle piante dei piedi, che non va e viene, che sta lì e non fa gesti né dice alcunché.» Scarica il testo completo in pdf &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>José Ortega y Gasset: Adamo nel Paradiso (1910)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 17:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ebook gratuiti]]></category>
		<category><![CDATA[Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Adan en el Paraiso]]></category>
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		<category><![CDATA[Scuola di Madrid]]></category>
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					<description><![CDATA[José Ortega y Gasset Adamo nel Paradiso (1910) Traduzione: Gianni Ferracuti «Il profano si colloca davanti a un&#8217;opera d&#8217;arte senza pregiudizi: questo è l&#8217;atteggiamento di un orangutan. Senza pre-giudizi non è possibile formarsi giudizi. Nei pre-giudizi, e solo in essi, troviamo gli elementi per giudicare. Logica, etica ed estetica sono letteralmente tre pre-giudizi, grazie ai quali l&#8217;uomo si tiene a galla sulla superficie della zoologia e, liberandosi in questo lacustre artifizio, si va edificando in modo quantomai libero, razionale, senza intervento di mistiche sostanze né altre rivelazioni fuorché la rivelazione positiva, suggerita all&#8217;uomo di oggi da quanto ha fatto l&#8217;uomo di ieri. I pre-giudizi iniziali dei padri producono una decantazione di giudizi, che servono da pre-giudizi alla generazione dei figli, e così, in una densa crescita, in stretta solidarietà lungo la storia. Senza questa condensazione tradizionale di pregiudizi non c&#8217;è cultura.» Scarica il pdf gratuito Gianni Ferracuti: Pubblicazioni]]></description>
		
		
		
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