La penetrazione musulmana nella Penisola Iberica ha inizio nel 711 d.C. e si conclude ufficialmente con l’espulsione dei “moriscos” nel 1609 (in realtà si prolunga, sia per i tempi lenti dell’espulsione, sia per il “travaso” dei moriscos negli accampamenti gitani, dove si forma l’amalgama gitano-moresco che elabora il flamenco).

Per nove secoli la presenza musulmana condiziona la vita della Spagna e irradia cultura in tutto l’occidente.

Il volume ripercorre l’origine e lo sviluppo dell’islam ispanico, con la creazione originale della “Spagna delle tre culture”: i suoi intrecci col mondo europeo e orientale, il ruolo degli ebrei, i contributi e gli scambi culturali, quindi il lento tramonto fino alla caduta del regno di Granada e alla persecuzione ed espulsione degli ebrei prima e dei moriscos poi, da parte di una Spagna che abbandona il suo tradizionale assetto multiculturale, adottando un cristianesimo intollerante e ispirato al mito razzista della “pulizia del sangue” (limpia sangre).

L’analisi del travaso morisco nei gitani e l’origine del flamenco completano un testo scritto in maniera chiara e con una ricca documentazione bibliografica.

In questo lungo periodo storico di presenza musulmana in Spagna non mancano ambiguità, contraddizioni e molti piccoli misteri, non ultimo il fatto che, secondo le fonti, il primo califfo di Cordova avesse i capelli rossi e gli occhi azzurri, come simbolo vivente di un islam diverso e radicato in terra europea.

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