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	<title>25 aprile &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>In memoria del 25 aprile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 09:46:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; In Italia l’ultima dittatura si è avuta in epoca covid: &#8211; il Paese fu costretto ad arresti domiciliari di massa, &#8211; i mezzi di comunicazione subirono una censura massiccia, ben superiore a quella blanda dell’epoca fascista, &#8211; il dissenso fu criminalizzato ed esposto a un’indignazione fanatizzata ad arte da opinionisti prezzolati, pronti a osannare palesi menzogne di importanti politici di governo, &#8211; lavoratori inermi in sciopero furono aggrediti con inutile furia dalla polizia, furono ricattati e sospesi dallo stipendio, &#8211; medici che erano davvero medici furono costretti a curare clandestinamente e vennero espulsi dall’Ordine, &#8211; le Università divennero centri inquisitoriali, &#8211; decreti di emergenza furono emanati fuori da ogni regola parlamentare, con norme di comportamento che sembravano scritte da dementi, ed è meglio sospendere qui, per non tirarla a lungo. I criminali politicamente responsabili sono ancora liberi, alcuni si sono arricchiti, c’è chi si è autocelebrato in un libro che ha difficoltà a presentare in pubblico a causa delle contestazioni, che provengono non da “no vax”, bensì da vaccinati che hanno creduto alla propaganda e hanno vissuto i danni sulla propria pelle o su quella dei propri cari. Simbolo di questa sospensione della democrazia è la scomparsa da tutti i media internazionali dell’intervista in cui il premio Nobel Montagnier illustrava con rigore scientifico cosa fosse successo e prevedeva (confermato dai fatti) come e in che tempi si sarebbe usciti dalla pandemia: mi è sembrato indicato, per dare un senso al 25 aprile, che lo ha perso, riproporre un estratto che riuscii a salvare tempo fa. In un altro “post” ho pubblicato una mia fotografia, di epoca precedente il covid, presa nella Risiera di San Sabba a Trieste. In primo piano c’è un garofano rosso. Io sono socialista, avrei volentieri festeggiato il 25 aprile. Il socialismo è il tronco da cui sono nate le grandi rivoluzioni che, tra Ottocento e Novecento, hanno fallito il loro obiettivo: quella comunista, perché il sovietismo russo non era applicabile in Europa, per la ricchezza e il dinamismo individuale della classe media, delle piccole imprese, dell’idea cooperativa; quella anarchica, perché non era applicabile e basta; quella fascista, perché dopo la sconfitta di D’Annunzio a Fiume Mussolini cercò un compromesso con la monarchia, rinunciò al radicalismo della Carta del Carnaro (essa sì la più bella Costituzione &#8211; socialista &#8211; del mondo), traendone solo alcune riforme molto diluite, prima di quell’immane sciocchezza che fu l’alleanza con Hitler. Esattamente da 40 anni ripeto che il socialismo è un elemento strutturalmente presente nella tradizione nazionale dei paesi europei, e nel socialismo sono compresi e custoditi i valori nazionali. Probabilmente a molti quel garofano rosso farà pensare alle malefatte di alcuni, su cui si costruì il colpo di stato giudiziario chiamato “mani pulite”; a me fa pensare che l’ultimo atto di sovranità nazionale italiana lo ha fatto un socialista a Sigonella e che solo un ritorno al socialismo vero può salvare questo Paese, ormai costretto a scegliere tra due destre: quella conservatrice, e in fondo rispettabile, di Meloni e quella del Partito Democratico, che rappresenta il nulla del nulla e il peggio del peggio. Avrei volentieri festeggiato il 25 aprile se non l’avessero ridotto a un letamaio. Gianni Ferracuti]]></description>
		
		
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