<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Eraclito &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
	<atom:link href="https://www.ilbolerodiravel.org/tag/eraclito/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilbolerodiravel.org</link>
	<description>online dal 1998</description>
	<lastBuildDate>Sun, 04 Jan 2026 20:09:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.ilbolerodiravel.org/wp-content/uploads/2015/10/cropped-logo-32x32.jpg</url>
	<title>Eraclito &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
	<link>https://www.ilbolerodiravel.org</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Studi Interculturali 28 (2024)</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/studi-interculturali-28-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Dec 2023 21:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ebook gratuiti]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia ateniese]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia greca]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofias presocratica]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Coilli]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Heidegger]]></category>
		<category><![CDATA[Parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[Pericle]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Francesco Zarcone]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[presocratici]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[sofisti]]></category>
		<category><![CDATA[Sparta]]></category>
		<category><![CDATA[studi interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[teoria politica]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilbolerodiravel.org/?p=13598</guid>

					<description><![CDATA[Studi Interculturali 28 (2024) Rivista semestrale a cura del Centro di Studi Interculturali Mediterránea Dipartimento di Studi Umanistici Università di Trieste. Numero speciale: Pier Francesco Zarcone: Ontogenesi sociale delle categorie filosofiche (da Talete a Socrate) Atene: politica, democrazia, demagogia e “miti” inerenti «Comunque erano altri tempi, c’era un assetto dell’economia diverso da quello attuale, e non esistevano i mezzi di “disinformazione” di massa. Oggi un Crizia disposto a tollerare la persistenza di certi inutili e innocui ludi elettorali non avrebbe bisogno di grandi spargimenti di sangue: e infatti nel “mondo libero” (!) non ce ne sono. Qui l’oligarchia è restaurata alla grande sotto l’apparenza di regime democratico-liberale, dove l’oligarchia è in maschera, non si presenta come detentrice del potere quindi non appare usurpatrice di un presunto potere popolare. Ma come si diceva, oggi l’assetto economico-finanziario non è comparabile con quello dell’antica Atene, talché oggi quella finanziaria è la forma oligarchica vigente, ben diversa da quella che fu tradizionale per secoli». Scarica il pdf]]></description>
		
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Profilo di Ortega y Gasset</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/profilo-di-ortega-y-gasset/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 17:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[Circostanza e vocazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[estetica]]></category>
		<category><![CDATA[fenomenologia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia della vita]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia spagnola]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[José Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[progetto vitale]]></category>
		<category><![CDATA[ragion vitale]]></category>
		<category><![CDATA[ragione storica]]></category>
		<category><![CDATA[Ribellione delle masse]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[tema del nostro tempo]]></category>
		<category><![CDATA[teoria politica]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[vitalismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilbolerodiravel.org/?p=13444</guid>

					<description><![CDATA[Profilo di Ortega y Gasset Gianni Ferracuti &#160; Filosofia e realtà Per comprendere adeguatamente l&#8217;opera di José Ortega y Gasset, occorre chiarire la prospettiva che guida il suo intervento nella cultura europea contemporanea. Ortega non volle essere un saggista brillante, né un osservatore di problemi politici, né un letterato o un divulgatore di temi filosofici, né un raffinato uomo di mondo. Fu anche tutto ciò ma all&#8217;interno di un impegno più ampio e profondamente sentito: l&#8217;impegno di essere prima di tutto e sopra tutto filosofo, solo filosofo, rigorosamente filosofo. In filosofia, il suo metodo fu l&#8217;osservazione, la contemplazione disinteressata di una realtà non manipolata, vista senza la lente deformante di un&#8217;ideologia preconfezionata, descritta così come onestamente ci pare che sia. Da questo incontro con la realtà intesa come qualcosa di concretamente esistente, in polemica con l&#8217;idealismo, nasce la sua dottrina. L&#8217;apertura verso il reale è intesa da Ortega come la caratteristica forse più importante di un nuovo modo di fare filosofia, addirittura di una nuova era del pensiero che, in riferimento a ciò che viene lasciato dietro, può essere definita post-moderna, o contemporanea. Scrive infatti L&#8217;atteggiamento intellettuale delle nuove generazioni si differenzia da quella che adottarono le precedenti &#8211; dal 1700 &#8211; per il rifiuto dell&#8217;imperialismo ideologico. Do questo nome alla propensione a porsi davanti ai fatti esigendone la previa sottomissione ad un principio.[1] Va però sottolineato energicamente che questa posizione di Ortega non implica la ricaduta nell&#8217;idolatria del fatto, caratteristica del positivismo ottocentesco. Il «fatto» non è soltanto la consistenza materiale di un oggetto, ovvero la mera relazione tra oggetti; «fatto» è il reale, l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con il reale, i problemi che questo incontro pone. Per Ortega, la scienza sperimentale, con la sua esattezza, ha un campo legittimo di attuazione, dal quale però non può uscire fuori, pretendendo di monopolizzare la conoscenza: essa rappresenta una porzione limitata della mente e dell&#8217;organismo umano. Quando arriva al confine che la definisce deve arrestarsi, senza però pretendere che contemporaneamente si arresti anche l&#8217;uomo Con violenza il secolo scorso ha preteso di frenare la mente umana là dove termina l&#8217;esattezza. Questa violenza, questo volgere le spalle agli ultimi problemi, fu chiamato agnosticismo. Ecco ciò che ormai non è giustificato né plausibile. Non ci è consentito di rinunciare all&#8217;adozione di una posizione di fronte ai temi ultimi. Che lo vogliamo o no, in un modo o nell&#8217;altro, si incorporano a noi.[2] Quando ci poniamo di fronte alla realtà, un uomo concreto e un mondo concreto si incontrano: perché sia possibile a me, come persona, conoscere la realtà è necessario che io esista, che sia vivo. La «mia vita»è il presupposto della conoscenza. Cosa può risultare al termine di un&#8217;indagine su qualunque oggetto, non posso predeterminarlo; però all&#8217;inizio dell&#8217;indagine, risulta che io sono vivo, perché altrimenti non si dà problema. Detto in questo modo, può sembrare persino lapalissiano. In verità è bene che lo sia, a patto di indagare quali sono le conseguenze di questa posizione. Il fatto è che la vita, presupposta alla conoscenza, non è vita in astratto, ma in concreto, una realtà concreta, individuata: è la mia vita, la vita che ciascun uomo, riferendosi a se stesso, chiama mia:  «Ogni volta che dico &#8220;vita umana&#8221; bisogna evitare di pensare alla vita di un altro, e ciascuno deve fare riferimento alla sua vita».[3] Questa «mia vita» è chiamata da Ortega «realtà radicale» nel senso che è la radice, il punto di partenza della conoscenza, e non nel senso che è l&#8217;unica realtà esistente: ogni altra realtà proprio in quanto esiste, può essere conosciuta solo come contenuto della mia vita. Siamo agli antipodi di ogni forma di solipsismo: «Questa realtà radicale &#8211; la mia vita &#8211; è così poco egoista e affatto solipsista, che è per essenza l&#8217;area o scenario offerto e aperto perché ogni altra realtà si manifesti in essa».[4] In relazione alla conoscenza, i problemi nascono quando si tiene presente che questa mia vita è solamente una minuscola porzione dell&#8217;universo, è circoscritta spazialmente e storicamente, ed opera solo su un frammento della massa enorme dei dati che l&#8217;universo rappresenta per l&#8217;investigatore. La realtà supera abbondantemente ciò che posso toccare, abbracciare, osservare, studiare. Ne risulta che una teoria filosofica, prima ancora di essere vera o falsa, è prospettica, vale a dire è ciò che risulta a partire da quell&#8217;irripetibile punto di osservazione che è «la mia vita» Questa concezione di Ortega ha dato luogo a molti attacchi e accuse di relativismo, formulate nonostante certe prese di posizione del pensatore spagnolo estremamente critiche nei confronti di ogni visione relativista. Si può chiarire la particolare concezione di Ortega ricorrendo a due esempi, forse banali, ma appropriati. a) Se io (io inteso in senso concreto, come persona storica, fisica, e non come concetto) mi trovo di fronte ad un grattacielo con una facciata in marmo rosa, poniamo, la facciata esposta verso Nord, ho una conoscenza sicura del fatto che la facciata che vedo è in marmo rosa. Nulla però mi garantisce sul fatto che anche la facciata diametralmente opposta, sul lato Sud, sia in marmo rosa. In effetti, io non sto vedendo attualmente questa facciata Sud, e potrebbe darsi il caso che, per una bizzarria dell&#8217;architetto, questa sia rivestita di marmo bianco a quadri blu. Orbene, nella contemplazione dell&#8217;universo, io troverò sempre un certo numero, molto grande, incalcolabile, di facciate che non vedo, e sono forzatamente costretto ad elaborare teorie basandomi su un numero eccessivamente ristretto di facciate che sto vedendo. b) Poniamo ora che io domandi a quattro persone di descrivere un semaforo, e che ottenga come risposte, rispettivamente: 1) è alto due metri; 2) è dipinto di verde; 3) ha le luci che si accendono a turno, come obbedendo ad un codice; 4) blocca le automobili quando è accesa la luce rossa. Ciascuna di queste risposte è prospettica, nel senso che coglie con fedeltà un aspetto della realtà e nessuna è falsa. Questo non vuol dire perdere la distinzione tra verità e falsità ma considerare che un&#8217;osservazione può essere vera o falsa, pur restando sempre un&#8217;osservazione prospettica, cioè riportando ciò che risulta a partire da un determinato punto di vista. L&#8217;errore più grande sarebbe assolutizzare una verità parziale, ed escludere tutte le altre. Al contrario, la conoscenza globale del reale richiede che vengano articolate, come nel caso del semaforo, tutte le osservazioni vere, controllabili, risultanti da un determinato punto di vista. Questa coordinazione, che rimane sempre aperta a nuove prospettive, a nuove analisi intese a confermare o a correggere, è memoria e tradizione. Se io voglio sapere il colore del marmo della facciata Sud del grattacielo di poco fa, mi debbo alzare, debbo camminare e andare a guardare. Ciò che risulta si aggiunge a ciò che si sapeva. Questo processo avviene in un lasso di tempo, giacché non mi è possibile stare contemporaneamente a Nord e a Sud, e richiede che l&#8217;osservazione iniziale sia conservata, memorizzata, ma con apertura mentale, perché può capitare di tornare di fronte al nostro marmo rosa e scoprire che non era affatto rosa, ma bianco, e che ci era apparso rosa per via di un particolare effetto di luce. &#160; Verità e storia Per Ortega, le verità di per sé preesistono sempiternamente, senza alterazione né modificazione. Senza dubbio, la loro acquisizione da parte di un soggetto reale, sottoposto al tempo, procura loro un aspetto storico: nascono in una data e, a volte, si volatilizzano in un&#8217;altra. è chiaro che questa temporalità non grava propriamente su di esse, ma sulla loro presenza nella mente umana. Ciò che realmente si verifica nel tempo è l&#8217;atto psichico con cui le pensiamo, il quale atto è un evento reale, un mutamento effettivo nella serie degli istanti. Ciò che, in rigore, ha una storia, è il nostro conoscere o ignorare le verità. Precisamente questo è il fatto misterioso e inquietante, giacché avviene che con un pensiero nostro, realtà transitoria e fugace di un mondo fugacissimo, entriamo in possesso di qualcosa di permanente e sovratemporale. Dunque il pensiero è un mondo nel quale si toccano due mondi di consistenza antagonica.[5] Occorre sottolineare bene che i mutamenti delle opinioni non sono un processo a seguito del quale la verità di ieri si converte in errore. Si attua invece un mutamento nella prospettiva dell&#8217;uomo, a seguito del quale ciò che era un errore anche ieri (ma non ce ne eravamo accorti) viene riconosciuto come tale: Non sono dunque le verità ma è l&#8217;uomo a cambiare, e poiché cambia, va percorrendo la serie delle verità, va selezionando da questo orbe trasmondano quelle che gli sono affini, cecandosi per le altre. Si noti che questo è l&#8217;apriori fondamentale della storia.[6] L&#8217;uomo coglie quella parte di verità che, di volta in volta riesce a percepire, con uno studio progressivo, svolto nella gradualità imposta dal tempo, influenzato dalle circostanze storiche, dal sistema di credenze vigenti. Pezzo dopo pezzo, si mette insieme il mosaico della verità per momenti successivi, e mentre alcune tessere vengono inserite, capita che altre si stacchino e vadano perdute. La possibilità dell&#8217;errore &#8211; che viene così ad escludere ogni ideologia di tipo progressista &#8211; deriva proprio dal carattere parziale, frammentario dei dati che possiamo abbracciare, di fronte alla completezza dell&#8217;universo. L&#8217;errore si commette nella storia, e nella storia viene smascherato, in un processo continuo di approssimazione e allontanamento, nel quale idee, progetti, istituzioni saggiano la loro capacità di essere adeguati sostegni alle esigenze della vita umana oppure di essersi trasformati in gabbie che imbrigliano ogni novità in schemi di vita già vissuti, assurdamente imposti agli altri. La continua responsabilità che all&#8217;uomo viene assegnata, in riferimento alle sue scelte, esclude ogni possibilità di rifiutare a priori il passato o la novità, richiedendo invece che entrambi concorrano a trasformare in positivo il presente. Questo implica, certamente un progresso, ma nega la pretesa ottocentesca, secondo cui l&#8217;uomo progredisce necessariamente: Il presupposto minimo della storia è che il soggetto di cui parla possa essere compreso. Orbene, non si può comprendere se non ciò che possiede una qualche dimensione di verità. Un errore assoluto non ci sembrerebbe neanche tale, perché non lo comprenderemmo. Il presupposto profondo della storia è dunque l&#8217;esatto contrario di un radicale relativismo. Quando essa va a studiare l&#8217;uomo primitivo, suppone che la sua cultura possedeva senso e verità e se l&#8217;aveva, continua ad averli. Quali, se a prima vista ci sembra così assurdo ciò che quelle creature fanno e pensano? La storia è precisamente la seconda vista, che riesce a trovare le ragioni dell&#8217;apparente irrazionalità.[7] La storia è per l&#8217;uomo ciò che la natura è per le cose; l&#8217;uomo è fatto di storia: La sua umanità quella che in lui comincia a svilupparsi, parte da un&#8217;altra che già si era sviluppata ed era arrivata al suo culmine insomma, l&#8217;individuo aggiunge alla sua umanità un modo di essere uomo già forgiato, che egli non deve inventare, dovendo semplicemente installarsi in esso, partire da esso per il suo sviluppo. (&#8230;) L&#8217;uomo non è un primo uomo e un eterno Adamo, ma è formalmente un uomo secondo, terzo, ecc.[8] In sostanza, l&#8217;uomo è costitutivamente un erede; non è un tradizionalista, ma è la tradizione vivente: Il passato, per essere propriamente tale, deve esserlo in un presente, deve trovarsi conservato in un presente. Altrimenti non sarebbe nemmeno passato, ma semplicemente nulla, pura inesistenza. L&#8217;uomo è appunto colui che conserva presente questo passato. L&#8217;uomo è un animale che ha dentro tutta la storia. Non esiste definizione dell&#8217;uomo meno darwiniana.[9] Naturalmente, proprio per «essere storia» l&#8217;uomo non è prigioniero delle forme del passato, delle quali anzi è stato artefice. Esso è storia fatta da altri uomini, e che venga conservato non implica che si cessi di fare storia, di farla anche aprendo dimensioni nuove. La tradizione, in questo senso, non si esaurisce nella conservazione della memoria storica, nella sopravvivenza di strutture e comportamenti ritenuti normativi e immutabili, ma è memoria e creatività; è a) il passato storico che influenza il presente; b) il momento presente in cui agisco concretamente; c) il futuro che ho in vista al momento dell&#8217;atto presente, e che andrà a configurarsi...]]></description>
		
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gianni Ferracuti: In vino veritas&#8230;: Dionisismo e fine della filosofia in Ortega y Gasset (2023)</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/gianni-ferracuti-in-vino-veritas-dionisismo-e-fine-della-filosofia-in-ortega-y-gasset-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 10:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[fenomenologia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia della vita]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia spagnola]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giiorgio Colli]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[José Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[Mircea Eliade]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[Parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[ragione storica]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza greca]]></category>
		<category><![CDATA[sciamanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[teoria politica]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[vitalismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilbolerodiravel.org/?p=13410</guid>

					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: In vino veritas&#8230;: Dionisismo e fine della filosofia in Ortega y Gasset Prima edizione Disponibile su Amazon Negli ultimi quindici anni circa della sua attività, José Ortega y Gasset ha cercato una filosofia che non solo fosse nuova rispetto alle precedenti, come spera ogni filosofo di razza, ma fosse anche rivoluzionaria rispetto alla sua, quella che aveva pensato e comunicato a partire dalle Meditaciones del Quijote del 1914. La sua idea di base fu che, se la filosofia è pensiero esatto e razionale, indirizzato allo studio dell&#8216;essere, allora questa splendida attività intellettuale, durata 2.500 anni, si poteva considerare conclusa: sarebbe cominciata una «seconda navigazione» e un&#8217;«ultra-filosofia». In vino veritas il titolo che Ortega progettava per un capitolo non scritto del suo commento al Convito platonico, con un simpatico riferimento al «pensiero mitico» e al dionisismo &#8211; il quale, va precisato, non rappresenta un&#8217;alternativa alla filosofia, un atteggiamento a cui in qualche modo si dovrebbe tornare. Ortega non aveva alcun atteggiamento regressivo e la critica alla nozione di essere era per lui l&#8217;esigenza di procedere in avanti, non di recuperare interpretazioni pseudo-tradizionaliste. Nell&#8217;ottica saldamente storica di Ortega, la filosofia, pur con tutti i suoi difetti, è stata scoperta proprio perché si aveva l&#8217;esigenza di risolvere le questioni che il pensare mitico aveva lasciato irrisolte: era dunque un tentativo di colmarne un&#8217;insufficienza e il suo valore aggiunto rimane anche se successivamente, con migliori informazioni, si ritrova nel mito un modo del pensiero degno della massima attenzione e di ogni rispetto. Mito e filosofia sono entrambi fasi storiche di un cammino: applicando la ragione storica, si riconosce a ciascuna un luogo, un significato, un valore, ma nel fare questo idealmente ci si colloca fuori dalla prospettiva storica, come se la si guardasse a distanza, apprezzando quel che c&#8217;è da apprezzare, senza tuttavia identificarsi con alcuna fase. Nondimeno le culture mitiche suscitano oggi un interesse enorme. Di là dalla svalutazione del positivismo ingenuo dell&#8217;Ottocento, oggi si riconosce in esse un modo del pensare che, oltre a precedere la filosofia, i suoi metodi e i suoi presupposti, si acc osta al reale in forma pre-intellettuale, con estrema aderenza all&#8217;esperienza vitale e a ciò che essa mostra in modo immediato, vale a dire non mediato dalle teorie posteriori, dalle credenze, da giudizi e pre-giudizi. Il pensiero primigenio o pensiero mitico è la prima reazione intellettuale al vivere di cui abbiamo notizia e, decodificato dal suo esprimersi per immagini, si mostra coerente e ricco di intuizioni. Ortega lo considera appunto un pensiero, una meditazione, un processo di elaborazione di idee, benché questa elaborazione non segua i nostri metodi (per esempio, prescinde dalla logica). Ortega è saldamente installato nella ragione storica, che considera una forma nuova di ragione. Da qui può relativizzare ogni forma di pensiero del passato e soprattutto quella lunga fase che chiamiamo filosofia. Questa fase viene ritenuta esaurita, perché non è più accettabile la pretesa di raggiungere un sapere assoluto e razionale: la ragione non può aspirare a tanto, e l&#8217;essere, di cui va in cerca, non esiste, è solo un concetto vuoto. Per uscire fuori dal solco tracciato da Parmenide, Ortega ha sentito l&#8217;importanza di Eraclito e Dioniso: la concezione dinamica della realtà, la certezza che questo mondo dinamico, instabile, senza alcun retromondo che lo fondi, fosse però salvato dagli dèi, e il suggerimento che l&#8217;intera vita dell&#8217;universo sia espressione di un dio accessibile, appena fuori dagli schematismi che hanno imprigionato un io fittizio.]]></description>
		
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giorgio Colli: La sapienza folgorante</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/giorgio-colli-la-sapienza-folgorante-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 11:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[presocratici]]></category>
		<category><![CDATA[religioni]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[simbolismo]]></category>
		<category><![CDATA[studi interculturali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilbolerodiravel.org/?p=12777</guid>

					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti Giorgio Colli: La sapienza folgorante Giorgio Colli è stato uno dei più straordinariamente eretici e originali filosofi italiani, ben radicato nelle correnti di pensiero più all&#8217;avanguardia. La sua opera è aperta all&#8217;indagine sull&#8217;origine (arkhé) del reale e a una metafisica sapienziale che tende a superare i limiti del razionalismo e delle filosofie sistematiche dell&#8217;Ottocento. Tuttavia questo non implica l&#8217;abbandono di un pensiero rigoroso e la sostituzione del rigore intellettuale con affermazioni arbitrarie e personali. A sua volta, &#8220;La sapienza folgorante&#8221; è uno dei più originali studi sul pensiero di Colli, realizzato da un autore particolarmente attento al tema dell&#8217;arkhé e della sapienza. Gianni Ferracuti, docente di Letteratura spagnola all&#8217;Università di Trieste è uno studioso di Ortyega y Gasset e, oltre a pubblicazioni accademiche legate al suo insegnamento, ha dedicato studi ad autori controversi come Evola, Guénon, Junger. Il suo approccio a tali autori e alle loro tematiche si basa su una rigorosa critica del tradizionalismo ideologico e in una rivalutazione della tradizione come identità culturale vivente e in continua trasformazione nel tempo, grazie a una collettiva ricerca di senso e di valori. Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gianni Ferracuti: Physis: L&#8217;origine e le differenze</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/gianni-ferracuti-physis-lorigine-e-le-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 09:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[arkhé]]></category>
		<category><![CDATA[buddhismo]]></category>
		<category><![CDATA[dinamismo]]></category>
		<category><![CDATA[divenire]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[fenomenologia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia della religione]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia greca]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia presocratica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia spagnola]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Colli]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[José Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Heidegger]]></category>
		<category><![CDATA[Meditaciones del Quijote]]></category>
		<category><![CDATA[metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[Miguel de Unamuno]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[ontologia]]></category>
		<category><![CDATA[Parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[physis]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[presocratici]]></category>
		<category><![CDATA[realismo]]></category>
		<category><![CDATA[religione greca]]></category>
		<category><![CDATA[religioni]]></category>
		<category><![CDATA[religioni orientali]]></category>
		<category><![CDATA[sciamanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola di Madrid]]></category>
		<category><![CDATA[simbolismo]]></category>
		<category><![CDATA[sostanza]]></category>
		<category><![CDATA[studi interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[taoismo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Xavier Zubiri]]></category>
		<category><![CDATA[zen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilbolerodiravel.org/?p=12691</guid>

					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: Physis: L’origine e le differenze Si tratta di un&#8217;indagine &#8220;sulla natura&#8221;, in ideale dialogo con la filosofia arcaica, le culture religiose, le tradizioni sapienziali, e il pensiero contemporaneo: Xavier Zubiri, José Ortega y Gasset, Giorgio Colli, Martin Heidegger, tra gli altri. Il libro è articolato in tre parti: &#8211; Dio e le religioni: sul problema filosofico della storia delle religioni in Zubiri &#8211; L’Arkhé e il suo divenire. Prima parte: La struttura dinamica della realtà &#8211; L’Arkhé e il suo divenire. Seconda parte: L’Arkhé ovvero la Physis Attraverso un realismo radicale, l&#8217;analisi del Tutto, la critica della nozione di essere e il superamento della frattura teoretica tra soggetto e oggetto, o tra immanenza e trascendenza, si perviene a una visione dinamica del reale e della sua Origine (Arkhé) metafisica. Il libro è nato senza alcuna premeditazione. Nel volume 3/2016 di Studi Interculturali avevo pubblicato un articolo su «Dio e le religioni», utilizzando alcune idee esposte da Xavier Zubiri in un corso sul problema filosofico della storia delle religioni, in particolare la nozione di religazione, ovvero il vincolo indissolubile dell’individuo con la realtà; era mio interesse svolgere alcune considerazioni sull’interculturalità, in particolare sottolineare che la religiosità umana, nel senso più ampio del termine, genera inevitabilmente una pluralità di religioni, ovvero una articolazione di culture religiose. Successivamente ho iniziato un secondo articolo di approfondimento del tema, ma il testo è risultato di lunghezza eccessiva per la rivista, così ho deciso di farne una pubblicazione indipendente, integrandolo con il primo articolo già pubblicato, opportunamente rivisto per l’occasione. Debbo precisare che il testo non è uno studio «su» Xavier Zubiri: anche se utilizzo diverse sue nozioni, Zubiri rappresenta per me un punto di partenza, peraltro non unico; certi suoi temi sono assunti fuori dal loro contesto e messi in relazione (se si vuole: contaminati) con altri, per cui mancano qui sia l’intenzione, sia il metodo adeguato, sia la completezza che dovrebbero caratterizzare una monografia rigorosa sul maestro spagnolo. Men che meno le mie considerazioni possono essere interpretate in senso critico: come ho detto, non osservo il pensiero di Zubiri dall’interno del suo sistema e non ne valuto la coerenza o l’originalità; soprattutto, come il lettore noterà, non mi occupo di filosofia se non indirettamente, per chiarire le nozioni zubiriane che utilizzo. In questa nuova edizione del 2021 è stato accentuato un certo distanziamento dalle fonti a vantaggio di un&#8217;elaborazione più originale dei temi trattati e si è data maggiore evidenza a un uso corrosivo della ragione, la quale, se non è in grado di costruire un sistema ideologico capace di spiegare l&#8217;intera realtà, tuttavia è utile per distruggere qualunque pretesa di racchiudere il mondo in una costruzione logica, mantenendo sgombra l&#8217;apertura personale al reale. Link alla pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vie del sapere tra Oriente e Occidente</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/vie-del-sapere-tra-oriente-e-occidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 09:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[buddhismo]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[D. T. Suzuki]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[essere]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia orientale]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia spagnola]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Colli]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[José Ortega y Gasset]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Lao-tze]]></category>
		<category><![CDATA[logos]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[Parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[tao]]></category>
		<category><![CDATA[Tao te ching]]></category>
		<category><![CDATA[taoismo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[zen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilbolerodiravel.org/?p=12620</guid>

					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: Vie del sapere tra Oriente e Occidente: il tao, il logos, lo zen &#8211; ebook kindle Contenuto: &#8211; Il tao ovvero l&#8217;arkhé &#8211; Il tao del logos &#8211; In prtincipio &#8211; L&#8217;illusione della cavallinità &#8211; Percorsi costruttivi antagonisti &#8211; Untitled (ma con rispetto) &#8211; Zen della gamba rotta L&#8217;apparente forza logica dell&#8217;idea secondo cui l&#8217;essere è, e non può non essere (questa è la sostanza del discorso, anche se la formula usata da Parmenide è un po&#8217; più complessa), cade osservando che il termine che traduciamo con essere, to on, viene usato nel significato linguistico che gli appartiene secondo la grammatica greca, ma dopo che lo si è tolto dalle condizioni che lo rendono significante nella lingua reale. Nella lingua reale diciamo che una cosa “è&#8221;, in quanto abbiamo visto le sue caratteristiche, il suo aspetto, e dunque ci appare&#8230; essere un asino, una capra, una botte, una persona. Insomma usiamo il verbo essere in costante riferimento a un soggetto, un luogo, un tempo: a qualcosa di determinato. Proprio perché ci sono queste determinazioni il verbo essere ha un significato comprensibile. Siccome davanti a me “c&#8217;è” un oggetto che possiede le determinazioni e le caratteristiche della capra, si capisce che cosa dico quando uso la frase: questa “è&#8221; la capra. Ma se non c&#8217;è la capra, non posso usare il verbo essere. Se qualcuno mi dice che c&#8217;è qualcosa che non ha alcuna determinazione, ma che possiamo chiamare essere, allora deve presentarmi questa cosa, perché io non l&#8217;ho mai vista e non credo che esista. Di qualcosa che al tempo stesso sia, ma non abbia determinazioni, non abbiamo alcuna esperienza. È vero che c&#8217;è l&#8217;albero e c&#8217;è la capra, ma è ipotetico che l&#8217;essere-albero e l&#8217;essere-capra implichino un essere-né-albero-né-capra, e tuttavia continuando a essere con effettività di realtà: non c&#8217;è esperienza di questo. Astrarre un essere comune dalle frasi (effettivamente significanti): “questa è la capra&#8221;, “questa è la brocca&#8221;, equivale ad astrarre la parola che hanno in comune (“è&#8221;), pretendendo che possa conservare il suo significato. Come dimostrazione vale quanto astrarre dalle due frasi l&#8217;articolo “la&#8221; e pretendere che sia la radice dell&#8217;intero universo. Lao-tze, il maestro a cui viene attribuito il Tao-tê-ching, non c&#8217;era cascato. Se qualcosa ha un nome e/o una forma, vuol dire che si colloca all&#8217;interno del processo della generazione, o divenire: è nato da qualcos&#8217;altro. Se si cerca l&#8217;origine dell&#8217;intero processo del divenire mondano, cioè del complesso delle cose che hanno nome e forma, bisogna vederla non in qualcosa che è già differenziato e individuato (=è uno degli esseri), ma in un principio formatore e, pertanto, pre-formale, al quale non possiamo applicare alcun nome di quelli che usiamo per distinguere e denominare gli esseri mondani. Per quanto pesi a Parmenide, ciò che “è&#8221; può derivare solo dal non essere. Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gianni Ferracuti: Lo Sciamano e il Pensatore e altri scritti coevi (Arkhé, 1)</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/gianni-ferracuti-lo-sciamano-e-il-pensatore-e-altri-scritti-coevi-arkhe-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 13:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Colli]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[presocratici]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza greca]]></category>
		<category><![CDATA[sciamanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni orientali]]></category>
		<category><![CDATA[zen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilbolerodiravel.org/?p=12423</guid>

					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti Lo Sciamano e il Pensatore (Arkhé, 1) «Se il divino, paradossalmente, si rivela attraverso il mondo, quest&#8217;ultimo può esser vi-sto secondo due diverse prospettive: a) ciò che le cose sono fisicamente; b) ciò che esse si-gnificano in quanto ierofanie. L&#8217;uomo arcaico si è occupato della seconda prospettiva. Se la divinità può manifestarsi attraverso il mondo sensibile, questo, allora, non può essere radicalmente altro dalla divinità. Come minimo è necessario che esso sia assoggettato al potere del divino. più specificamente, nella mentalità arcaica e mitica, il mondo «è», formal-mente, un potere del divino. Così l&#8217;uomo non si preoccupa di ciò che l&#8217;oggetto è secondo la prospettiva scientifico-razionale, non perché non abbia le capacità intellettuali per porsi tali problemi, ma perché sa già che cosa l&#8217;oggetto è in ultima analisi: è un potere del divino. Il significato dell&#8217;universo si racchiude nel fatto che esso, ontologicamente, è espressione di una realtà trascendente e illimitata, che però, in un certo senso, si autolimita nelle cose, per manifestarsi attraverso di esse, senza che la sua trascendenza venga meno. Ciò dà all&#8217;universo una struttura intima, che è cosmos, alla vita un significato interiore, che è rito, pur dentro l&#8217;ambito della concreta libertà umana.» Versione per Kindle disponibile su Amazon Sommario: Arkhé: lo Sciamano e il Pensatore Il nuovo orizzone dell’ontologia contemporanea La porta del dharma Morgana o il giardino delle delizie La metafisica dello sciamano Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
