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		<title>Circolo Ezra Pound &#8211; Perugia 1974-2024</title>
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					<description><![CDATA[Circolo Ezra Pound &#8211; Perugia 1974-2024 Poche settimane fa un gruppo di amici ha commemorato i cinquant&#8217;anni dalla fine del Circolo Ezra Pound di Perugia (niente a che vedere con l&#8217;attuale Casa Pound).  Il Circolo fu un&#8217;associazione studentesca che rappresentò un&#8217;esperienza molto formativa per i suoi componenti; ma, a parte questa nota biografica, fu anche una delle prime esperienze di rottura e superamento della visione manichea imposta dalla guerra fredda. Diversi tra noi hanno presentato una memoria nell&#8217;occasione della celebrazione, e io pongo qui la mia, non tanto perché abbia un qualche interesse la mia vicenda personale, quanto piuttosto per il valore dell&#8217;esperienza collettiva di sistema nata da una prospettiva culturale che ancora oggi presenta tratti di originalità. Ho pensato a lungo se mettere note o un&#8217;introduzione, ma alla fine credo che il testo si spieghi da sé e rappresenti bene il senso e il clima di quell&#8217;esperienza e, per me, il significato di un percorso di crescita intellettuale. GF ___________________ Circolo Ezra Pound Perugia 1974-2024 &#8211; un cinquantenario Il “ritorno” del Circolo Ezra Pound a cinquant’anni di distanza mi ha suscitato emozioni profonde e contraddittorie su cui è stato difficile mettere ordine: era inevitabile farlo ricomponendo i fili di un percorso che inizia prima e finisce dopo l’esperienza del Circolo, o forse non è finito ancora; ciò che siamo stati nel passato è sempre una reinterpretazione fatta dal presente. Prima del Circolo (e del precedente anno trascorso al FUAN, da cui fummo cacciati) io venivo da esperienze che mi avevano reso molto facile l’inserimento nel nuovo ambiente: a 15 anni distribuivo volantini della Cisnal nelle fabbriche con Pino Marucci, che il MSI considerava troppo di sinistra (poi sarebbe diventato consigliere regionale nelle Marche); si faceva politica con quel bel personaggio che fu Nicola Carlesi, quando tornava a San Benedetto del Tronto da Bologna, si seguivano le lezioni del “mitico prof.” Salvatore Tringali, che aveva fondato la rivista Europae Imperium insieme a Vincenzo Centorame e allo stesso Carlesi: fu il primo da cui sentii parlare di Evola &#8211; ancora sono presenti su Youtube alcune sue lezioni sul pensatore romano (&#60;www.youtube.com/watch?v=-82spavn0kE&#62;). Un aneddoto che mi torna in mente ogni tanto: in quel periodo di fine Anni Sessanta, non ricordo in quale occasione, un politico cinese ironizzò sul fatto, per lui buffo, dell’esistenza in Italia di ben tre partiti socialisti; ebbene con Peppe Traini, tutt’ora militante sovranista, commentammo che in realtà erano quattro, tale essendo anche il Movimento Sociale in quanto, appunto, “sociale”. Con queste premesse il mio inserimento nel C.E.P. fu naturale e rappresentò per, me sul piano culturale, un importante arricchimento con la scoperta del pensiero di Giacinto Auriti e di tutte le questioni connesse alla finanza e alla creazione monetaria. Di Ezra Pound eravamo bene informati: nella sede della Giovane Italia spiccava una foto del poeta col braccio teso nel saluto romano. Accanto all’aspetto culturale, naturalmente esistevano &#8211; e credo fosse la cosa più importante &#8211; l’aspetto umano, le reti di amicizia, la convivenza serena di giovani esuberanti, a dispetto delle idee più diverse tra loro, perché il C.E.P. aveva ereditato il caos ideologico proprio già del fascismo storico. Questo duplice aspetto &#8211; esperienza umana ed esperienza culturale &#8211; è stato la realtà vivente ed effettiva del C.E.P. Vi è un altro punto, di cui allora avevamo una percezione confusa, ma che a un’analisi retrospettiva risulta dominante: noi eravamo dentro la prima generazione nata dopo il fascismo, dentro la prima ondata di un mondo nuovo &#8211; di una nuova varietà umana, come direbbe Ortega, e con questa generazione condividevamo la sensibilità di fondo e le principali caratteristiche, gusti e comportamenti. Detto in altre parole: noi eravamo un “sessantotto” che partiva da destra, insieme al “sessantotto” che partiva da sinistra: due varianti della stessa ribellione generazionale e, nello stesso tempo, due prospettive pericolose di contestazione che il sistema doveva neutralizzare. La diversa sensibilità generazionale è scolpita nello slogan che sintetizzava la nostra immagine: “né destra, né centro, né sinistra, lotta al sistema capital-marxista”. Prescindo dalla seconda parte dello slogan, che trovo un po’ grossolana, e noto un elemento della prima: noi intendevamo opporci alla vecchia destra, alla vecchia sinistra, al vecchio centro, cioè a un intero mondo da cui ci consideravamo ormai fuori. Il problema è che, chiarito quali erano gli avversari, meno chiaro fu cosa sostituire al loro ordine. Credo che abbiamo avuto l’ingenua idea di realizzare un dialogo e persino una convergenza con la nuova sinistra a partire dal pensiero economico di Auriti: una sorta di congiungimento dei due radicalismi in una nuova prospettiva unitaria. Una completa mancanza di realismo politico. L’idea di una sommatoria tra destra e sinistra torna anche dopo la nostra esperienza, verso la fine degli Anni Settanta con la Nuova Destra di Marco Tarchi e il suo slogan: “né destra, né sinistra” &#8211; successivamente modificato come: “e destra, e sinistra”. Gli intellettuali gravitanti intorno al progetto della Nuova Destra furono effettivamente capaci di creare un dibattito culturale ampio e spesso molto originale, trovando interlocutori qualificati a sinistra e riproponendo personaggi “di confine”, come Jünger o Schmitt. Contemporaneamente, altri gruppi reinterpretavano con nuove categorie, frutto della stessa sensibilità generazionale, le tematiche religiose o identitarie &#8211; come la cooperativa Il Cerchio di Rimini, animata da Adolfo Morganti (oggi Fondazione Comunità, presieduta da Franco Cardini) e la rivista I Quaderni di Avallon, oppure i temi letterari e artistici, come la rivista Parsifal di Pescara, diretta da quel bravo intellettuale prematuramente scomparso che è stato Vincenzo Centorame. La rottura dei vecchi schemi era in atto anche a sinistra, ad esempio con la bella ma breve stagione del Manifesto diretto da Valentino Parlato o con il lavoro di intellettuali e studiosi di varia estrazione, come Lidia Menapace o Pier Francesco Zarcone. Ma tutto questo riguarda già gli ambienti che ho frequentato dopo la chiusura del C.E.P. È interessante citare un ulteriore e fallimentare esempio di sommatoria tra destra e sinistra: la proposta neo-marxiana di Diego Fusaro, sia con i suoi testi (per esempio il fondamentale Storia e coscienza del precariato, Bompiani 2018), sia con la diffusione in Italia del pensiero di Aleksandr Gel&#8217;evič Dugin, al quale la famigerata Wikipedia italiana dedica una pagina contenente una tale quantità di idiozie difficilmente rintracciabile altrove. Gran bravo teorico, Fusaro si era scelto tempo fa uno slogan infelice: “valori di destra, idee di sinistra”. Ora, a parte la mostruosità semantica del “valori di destra”, questo slogan dà l’idea che si tratti di assemblare un pezzo preso da qua e uno preso da là in una sorta di Frankenstein ideologico (difetto presente anche negli altri slogan citati poco fa). In maggiore o minore misura ho partecipato a tutte queste esperienze, ma sempre con una prospettiva diversa da quella dell’assemblaggio ideologico, prospettiva dovuta ai miei studi su un autore che dalla fine degli Anni Settanta in poi diventa il mio principale riferimento culturale: José Ortega y Gasset. Ma prima di concludere su questo argomento debbo dire ancora poche parole su noi del C.E.P. Generazione di svolta o di passaggio, noi dall’ombelico in giù eravamo immersi in un vecchio e puzzolente pantano, mentre il resto del corpo era fuori e respirava aria nuova. Con evidenti limiti dovuti alla giovane età e all’inesperienza, a un certo punto il pantano ci ha riassorbito e questo ha significato la fine del C.E.P. Ancora oggi mi vergogno molto di certe scelte, come aver fatto campagna elettorale per l’abrogazione della legge sul divorzio o di non essere stato sufficientemente aggressivo contro chi esaltava i colonnelli greci o Pinochet. L’elemento che ha attivato il riassorbimento del Circolo nel pantano, secondo me, è stato l’impatto con Alleanza Cattolica e con Giovanni Cantoni: un monolite reazionario, organizzato in maniera professionale (e qui mi taccio), che ha offerto a molti l’illusione di avere una strategia politica concreta, efficace, certamente più seria del movimentismo sessantottino. L’impostazione di A.C. frantuma, a mio avviso, l’esperienza umana del Circolo senza aggiungere nulla di rilevante alla sua esperienza culturale. Su di me personalmente, l’incontro con A.C. ha due effetti: produce il più totale disinteresse per una politica di cattolici, che agiscono come cattolici, per creare una società cattolica in cui cittadinanza e chiesa, parrocchia e partito, si identificano. mi rafforza nell’idea di socialismo, di cui dicevo all’inizio, grazie al fatto che tanto Cantoni quanto il suo rappresentante in loco, Attilio Tamburrini, consideravano Auriti un socialista. Non cesserò mai di ringraziare le menti reazionarie che con l’intento di convertirmi mi hanno messo in mano un libro fantastico: Il socialismo come fenomeno storico mondiale, di Igor Safarevic, nel quale il socialismo viene delineato, ovviamente in chiave di condanna assoluta ed irrimediabile, come una categoria politica che attraversa tutta la storia, includendo Platone e la lunga sequela di quasi tutti i miei autori preferiti e ammirati. A distanza di anni, debbo riconoscere che debbo a Safarevic, oltre che al socialista Ortega, la costruzione della mia personale prospettiva a cui alludevo poco fa. Il fatto puro e semplice è che quando si costruisce una teoria interpretativa della storia restando aderenti ai fatti storici, e non deducendola da principi astratti (questo è il “materialismo storico”, che Marx proclama ma non rispetta), risulta evidente che in ogni tradizione nazionale europea la questione sociale ha un’assoluta centralità; al tempo stesso, affrontare la questione sociale come tema politico, significa pensare che le disparità dipendano dall’organizzazione del sistema e non dalla malvagità del singolo o dalla sfortuna (i “meno fortunati” di cui parlava il Cavalier Berlusconi). Fare della questione sociale un tema politico è il socialismo: l’idea di nazione non può esistere senza l’idea di socialismo, e viceversa. Credo che questo binomio di socialismo e di nazione sia sempre esistito, anche se denominato in altri modi. L’idea di un socialismo astratto, indipendente dal tempo e dallo spazio, da applicarsi con formule automatiche e persino scientifiche, è un errore di Marx, che cade nella colpa dell’intera cultura europea del suo tempo: il razionalismo, l’astrazione, la pretesa sostituzione della realtà vivente col discorso razionale e i giochi verbali della logica. È una colpa che Marx condivide con gli hegeliani di destra e di sinistra, ma anche con i theologi philosophantes dell’Ottocento. Più ancora, essendo la giustizia sociale un valore che, con ogni evidenza, non è al momento presente, essa si pone come obiettivo, non come punto di partenza; al contrario, il punto di partenza non lo si può scegliere ed è quello che ci offre il presente momento storico. Da qui l’esistenza in ogni epoca di tanti socialismi, che hanno in comune l’obiettivo e possono differire in tutto il resto. Marinetti, D’Annunzio, Alceste de Ambris, e persino il giovane Mussolini sapevano bene che la rivoluzione russa era un momento di esaltante liberazione per la nazione russa, ma sarebbe stata catastrofica nella diversa realtà sociale europea, dove avrebbe comportato un peggioramento generale delle condizioni di vita proprio per quel proletariato che si voleva favorire. Così, in conclusione, pur da tutt’altro punto di vista, oggi mi sento di convenire sul fatto che, radicato in ciò che il buon Tringali chiamava “la dottrina sociale del fascismo”, anche Giacinto Auriti rientra a buon diritto nel socialismo. Credo di essere stato tra i primissimi in Italia a formulare questa articolazione fattuale di socialismo e tradizione. Nel 1987, quasi quaranta anni fa, su Parsifal pubblicai una recensione del libro di Zeev Sternhell Né destra, né sinistra, pubblicato tre anni prima da Acropolis, casa editrice che faceva riferimento alla Nuova Destra di Tarchi, che concludeva con questa specie di manifesto per una nuova prospettiva politica: «La natura stessa del fascismo, come l&#8217;ha egregiamente delineata Sternhell, esclude che possa esistere un neo-fascismo, esclude cioè che abbia senso, che sia veramente fascismo, ogni ripetizione in fotocopia dei suoi slogan, delle sue divise, delle sue soluzioni, della sua genialità e della sua follia. Se esso è sintesi creativa, originale, alimentata dal sentire reale della nazione e da ogni dissidenza che voglia ampliarsi nella dimensione di una rivolta globale, allora non lo si può chiudere in un quadro ideologico definito una volta per tutte: è condannato ad essere una visione del mondo...]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: F.T. Marinetti e la seconda guerra mondiale</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 18:01:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[F.T.Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra Il 2024 si chiude con un rinnovato interesse per il futurismo, nell&#8217;ottantesimo anniversario della morte di Marinetti &#8211; e con rinnovate polemiche, nell&#8217;interminabile e ammuffito dopoguerra che si prolunga nella cultura italiana; così mi è sembrato non dannoso riproporre, riveduto e ampliato, un saggio che avevo scritto come introduzione alla raccolta dei testi marinettiani del periodo della seconda guerra mondiale. Si tratta di opere che considero abitualmente fraintese, almeno in base al mio modo di vedere, disinteressato al pro e al contro e rivolto all&#8217;analisi dei testi e alla loro discussione serena con lettori informati. Scarica F.T.Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra Va alla pagina con gli scritti di Marinetti]]></description>
		
		
		
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		<title>D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pagina aggiornata</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 20:46:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiornata la pagina degli scritti fiumani di D&#8217;Annunzio con la pubblicazione integrale del Bollettino Ufficiale del Comando, numeri 15 e 16 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana : interamente scritto da Alceste de Ambris e con la nomina di D&#8217;Annunzio a sergente dei bersaglieri; 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16: Questo basta e non basta: cronaca dello sciopero generale a Fiume e della trattativa in cui il Comandante assume il ruolo di mediatore e favorisce la &#8220;classe operaia&#8221;. 1920-08-29 * Gastone Gorrieri: L&#8217;organizzazione bolscevica in Russia (La Testa di Ferro, 29 agosto 1920) Tutti i testi al link: Gabriele D&#8217;Annunzio, Scritti fiumani]]></description>
		
		
		
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		<title>Julius Evola: Intervista sull&#8217;avanguardia (1969-1971)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 16:57:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La straordinaria intervista a Julius Evola, completa e prima del montaggio, effettuata in due tempi &#8211; fra il 1969 e il 1971 &#8211; da Dominique de Roux, pochi anni prima della scomparsa dello scrittore che fu il teorico principale del Tradizionalismo e il più importante esponente del movimento Dada in Italia. In lingua francese, con sottotitoli e indice degli argomenti in italiano. 0:00:00 &#8211; INTRO 0:01:01 &#8211; FUTURISMO E DADA 0:03:27 &#8211; DADA E SPIRITUALITÀ 0:07:17 &#8211; IL SURREALISMO 0:07:35 &#8211; REAZIONI DEL PUBBLICO A DADA 0:07:51 &#8211; IL CONTRIBUTO A DADA 0:14:27 &#8211; LE RAGIONI DEL RITIRO 0:15:14 &#8211; MARINETTI 0:15:36 &#8211; L’ESPERIENZA DADAISTA 0:20:04 &#8211; INTERESSE ODIERNO PER DADA 0:23:24 &#8211; FUTURISMO E POLITICA 0:29:03 &#8211; LE FASI DELLA PITTURA DI EVOLA 0:32:51 &#8211; ORIGINI E GIOVINEZZA DI EVOLA 0:34:06 &#8211; EVOLA E LE AVANGUARDIE 0:36:53 &#8211; L’ALLONTANAMENTO DALL’ARTE 0:38:38 &#8211; LE CONCEZIONI FILOSOFICHE 0:40:37 &#8211; SU NOVALIS 0:41:03 &#8211; DOTTRINE DEL RISVEGLIO 0:46:27 &#8211; DISTACCARSI DA SÉ 0:46:49 &#8211; RIVOLTA CONTRO LA MODERNITÀ 0:52:13 &#8211; RENÉ GUÉNON 0:59:41 &#8211; IL RE DEL MONDO 1:01:36 &#8211; NAZIONALISMO E FASCISMO 1:07:40 &#8211; RAZZA E RAZZISMO 1:11:52 &#8211; CAVALCARE LA TIGRE 1:17:30 &#8211; METAFISICA E SESSUALITÀ 1:24:42 &#8211; IL MATRIMONIO 1:25:31 &#8211; MAGIA E TANTRISMO 1:29:19 &#8211; L’ETÀ OSCURA 1:31:59 &#8211; ALDILÀ E VITA ETERNA 1:33:01 &#8211; TEISMO E METAFISICA 1:41:02 &#8211; FUTILITÀ DELLE DOMANDE 1:42:54 &#8211; SU EZRA POUND 1:47:27 &#8211; POUND, FASCISMO E RAZZISMO]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 29 / 2024</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 10:02:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Studi Interculturali 29/2004 Scarica il pdf gratuito Raffaele Federici: Il mutamento dei valori tra composizione architettonica e funzione urbanistica: Alfredo Niceforo e la Parigi rinnovata Alfredo Niceforo: Parigi. Una città Rinnovata Gianni Ferracuti: “&#8230;e quindi uscimmo a riveder le stelle”: nuova visione del reale e nuovo lessico filosofico in Ortega e Zubiri Pier Francesco Zarcone: Mutazione e morte del Partito Comunista Italiano Pier Francesco Zarcone: 3 giugno del 2006: Jugoslavia ultimo atto NOTE Gianni Ferracuti: Socialismo e sovranismo &#8212;: F.T. Marinetti: gli aeropoemi del dissenso sansepolcrista &#8212;: Ramadan e stato laico Pier Francesco Zarcone: Dio veterotestamentario e Dio cristiano &#8212;: Il ricorrente problema etico dell&#8217;Antico Testamento &#8212;: Il problema storico dell’antico testamento &#8212;: Cosa sta succedendo nell’ortodossia ucraina &#8212;: L’Ucraina: “nazione” giovanissima, se è nazione Traduzione dell’intervista rilasciata da Vladimir Putin a Tucker Carlson]]></description>
		
		
		
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		<title>Gabriele D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pdf gratuiti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 17:40:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gabriele D’Annunzio Scritti fiumani Orazioni, volantini, comunicati dalla “vittoria mutilata” al “Natale di sangue” a cura di Gianni Ferracuti [Pagina in aggiornamento. I testi disponibili sono indicati in grassetto] Un asterisco indica fonti dell&#8217;epoca che, pur appartenendo all&#8217;ambiente dannunziano, non sono scritti di D&#8217;Annunzio. [Per un&#8217;introduzione generale all&#8217;argomento, vedi G. Ferracuti: Compagno D&#8217;Annunzio, alalà! Italianità e socialismo nell’impresa Fiume: scritti di Gabriele D’Annunzio e Alceste De Ambris] 1918 1918 &#8211; La riscossa [Alla guardia del Piave; A una radunata di ufficiali d’ogni arma; Agli italiani delle repubbliche latine; Agli Italiani degli Stati Uniti; Alle reclute del ‘99; Il vincitore non può vincere; L’ombra delle ali e l’ombra della croce; Pasqua di promissione; Alle reclute del 1900; La corona del fante] 1918-08-09 Donec ad metam 1918 A Trieste d’Italia (ottobre) 1918-11 01 Ai vincitori  1918-11-03/11 Cantico per l’ottava della vittoria 1918-11-16 Fiume (Institut italien de Paris) 1919 gennaio-agosto 1919-01-15 Lettera ai dalmati  1919-02-25 Aveux de l’ingrat  1919-04-24 La parola della patria 1919-04-25 Dalla loggetta del Sansovino nel giorno di San Marco 1919-04-28 Messaggi alla Camera e al Senato 1919-05-04 Gli ultimi saranno i primi  1919-05-06 Dalla ringhiera del Campidoglio 1919-05-12 Parole dette alla messa degli aviatori nel campo di Centocelle 1919-05-24 L’Italia alla colonna 1919-05-28 Parole dette per commiato al popolo di Roma 1919-06-04 Per la bandiera dei volontari di guerra 1919-06-08 La Pentecoste d’Italia 1919-06-23 Il comando passa al popolo 1919-06-24 * Documento diplomatico: Crespi a Nitti 1919-06-25 L’erma bifronte 1919-06-28 * Atti diplomatici: Bonin Longare a Tittoni 1919-06-30 Disobbedisco 1919-07-01 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-03 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-04 Per la bandiera dei volontarii di guerra 1919-07-04 * Atti diplomatici (Disordini a Fiume) 1919-07-05 * Atti diplomatici: referendum croato a Fiume 1919-07-07 * Atti diplomatici Tittoni a Clemençau e Lloyd George (Patto di LOndra e quesione di Fiume) 1919-07-09 L’ala d’Italia è liberata 1919-07-14 In volo verso l’arco di trionfo 1919-07-19 Ai volontari della guerra santa 1919-08-09 Ai piloti della Serenissima 1919-08-16 Il Vittoriale 1919-07-25 * Atti diplomatici: incidenti a Fiume 1919-07-29 * Atti diplomatici: due memorandum su Fiume 1919 settembre-dicembre [Con un comunicato datato maggio 1920 Vittorio Graziani annuncia l&#8217;inizio della pubblicazione del Bollettino Ufficiale del Comando di Fiume d&#8217;Italia, iniziando con il proclama dannunziano &#8220;Italia o morte&#8221;. Il fascicolo viene retrodatato al 12 settembre 1919] 1919-09-09 (1919-09-11) Italia o morte 1919-09-09 Non abbiamo sofferto abbastanza 1919-09-12 L&#8217;orazion piccola in vista del Carnaro 1919-09-12 La prima voce nell&#8217;arengo 1919-09-12 * Atti diplomatici: l&#8217;occupazione di Fiume e la Conferenza di Parigi 1919-09-13 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 2 &#8211; L&#8217;Italia è a Fiume per valore dei Legionarii e per opera dei Fiumani 1919-09-14 * Piero Belli: Il trionfale ingresso di Gabriele d’Annunzio a Fiume: Soldati, marinai, popolo segnano l’irrevocabile;  Benito Mussolini: Gesto di rivolta (Il Popolo d&#8217;Italia, n. 252 del 14.09.1919) 1919-09-14 Ora comincia il bello 1919-09-14 I traditori alla gogna 1919-09-14 Agli ufficiali e agli equipaggi delle navi: Dante Alighieri Nullo Mirabello Abba nelle acque di Fiume italiana. 1919-09-16 Miei soldati, miei compagni [Qui rimarremo ottimamente] 1919-09-17 I primi inutili tentativi del governo per soffocare l&#8217;impresa di Ronchi 1919-09-17 Alla gente di San Marco 1919-09-17 «Volete notizie?» 1919-09-17 Fratelli voi sapete omai (ai Triestini) 1919-09-18 Fratelli voi sapete omai (agli italiani) 1919-09-18 * Comando della Città di Fiume, Comunicato stampa n. 1 1919-09-18 Agli ufficiali e ai soldati del 9° Regg.to Brigata Regina 1919-09-19 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 3: Hic manebimus optime 1919-09-19 Saluto a Luigi Rizzo 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 5: [1] Fiume celebra il  natale della terza Roma 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [2] La storica seduta del Consiglio Comunale 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [3] Celebrazione e sfilata 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [4] Il Comandante ai Veneziani (sul Bollettino n. 4, riprende il testo di «Volete notizie?» poi pubblicato su &#8220;L&#8217;urna inesausta&#8221;) 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [5] Ai fratelli di Dalmazia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [6] Arditi d&#8217;Italia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5; [6] Comunicati 1919-09-20 Avvertimento 1919-09-21 Ai Dalmati latini 1919-09-22 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia (L&#8217;alta disciplina) 1919-09-24 Alla mensa degli arditi 1919-09-26 Al Generale Ceccherini 1019-09-27 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia [Ai fedelissimi] 1919-09-29 Ai primi due ferti della nostra causa 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 6: I fanti piumati a Fiume 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 6: Il Comandante al popolo di Francia 1919-09-30 Cagoia e le teste di ferro (Bollettino Ufficiale n. 7) 1919-10-08 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 7 (8 ottobre 1919): Discorso agli arditi e consegna dell&#8217;emblema (3 ottobre) 1919-10-08 * Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale  n. 7: notizie varie 1919-10-09 Verso la Puglia piana 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Il primo olocausto 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Agli italiani degli Stati Uniti (datato 12 ottobre) 1919-10-17 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 9: Il trigesimo della &#8220;santa entrata&#8221; 1919-10-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-10-24 Italia e vita 1919-10-30 Cosa fatta capo ha 1919-10-30 Il tràpano 1919-11-03 Il fante Luigi Siviero 1919-11-05 Morto sì, vivo no 1919-11-09 Introduzione a &#8220;Il sudore di sangue&#8221; 1919-11-11 La consegna del gagliardetto alla Legione dei Carabinieri Volontari in Fiume d&#8217;Italia 1919-11-11 Al Consiglio comunale per la nomina delle cariche 1919-11-12 Encomio solenne al XII reparto d&#8217;assalto 1919-11-13 * Comunicato dell&#8217;Ufficio Relazioni Estere su telegramma del presidente Wilson 1919-11-13 Ad Ancona, prima di partire per la Dalmazia 1919-11-13 Ai combattenti di Sicilia 1919-11-16 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: La Dalmazia resta per sempre all&#8217;Italia 1919-11-18 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: L&#8217;ora storica di Zara 1919-11-23 Prendi la vittoria 1919-11-24 Prendiamo la vittoria 1919-11-27 Alle donne d&#8217;Italia 1919-12-03 Agli italiani di San Paolo 1919-12-09 Il testo autentico del Memorandum degli alleati all&#8217;Italia 1919-12-09 La giustificazione dell&#8217;impresa di Zara 1919-12-13 A S. E, l&#8217;Ammiraglio Millo 1919-12-14 Il nostro condottiero 1919-12-14 Il tristo gioco 1919.12.16 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-16 Così Dio vi aiuti 1919-12-17 Fiume dirà la sua volontà col plebiscito 1919-12-17 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-12-19 L&#8217;urna inesausta 1919-12-22 Alle donne di Fiume 1919-12-25 Laude della povertà. Per il natale fiumano del 1919 (Libro ascetico) 1919-12-29 Non decipit somnus 1919-12-31 Ai legionari per la fine dell&#8217;anno 1919 1920 1920 Primavera Di una pausa musicale nel tumulto di Fiume 1920-01-11 Il sacco di Fiume (anche col titolo: Saluto aereo alla Trieste di Ernesto Gramaticopulo e di Egidio Grego) 1920-01-11 La città del consumato amore coronata di spine arde sul mondo 1920-01-15 * Conferenza di Alceste de Ambris 1020-01-16 Il segreto di Fiume. Messaggio del Comandante D0&#8217;Annunzio al popolo francese 1920-01-18 Le brache di Cagoia 1920-01-20 Nella chiesa di San Vito per l&#8217;offerta del pugnale votivo 1920-01-24 Fiume sola contro la tirannia e la nequizia del mondo delibera di resistere con le armi 1920-01-27 Il Generale Nigra prigioniero dei legionari di Fiume 1920-02-01 * Alceste de Ambris: Non è mai tardi per andare più oltre 1920-02-04 Pubblicazione del Bollettino e Atti del Comando 1920-02-15 * Mario Carli: Il nostro bolscevismo, “La Testa di ferro” 1920-02-21 * Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 7: Della libertà di stampa, ossia il diritto di mentire. I bimbi fiumani a Milano. D&#8217;Annunzio a Drenova tra i volontari giuliani. 1920-03-03 * Una città italiana affamata dal Governo italiano perché vuole essere italiana 1920-03-07 Alla gente di Romagna 1920-03-12 * Bollettino Ufficiale n. 12: Cagoia contro i bimbi di Fiume: Lo sdegno di Fiume per l’odioso divieto. La responsabilità dell’infamia 1920-03-16 L&#8217;indipendenza dell&#8217;Egitto 1920-03-21 Il calvario trionfale 1920-03-21 * La Testa di Ferro per il Comandante: Mario Carli: oggi comanda la poesia. Scritti di Antonio Grossich, Alessandro Forti 1920-03-24 Bollettino Ufficiale n. 13 (I bimbi fiumani, Le reclute fiumane, Intervento di Alceste de Ambris, Celebrazioni di D&#8217;Annunzio) 1920-03-25 * Kochnitsky e de Ambris: Satana all&#8217;ombra della croce 1920-03-30 Con me 1920-04-02 Bollettino Ufficiale n. 14 (Alceste de Ambris, D&#8217;Annunzio) 1920-04-02 Alceste de Ambris: Chi non è con me è contro di me. Chi non è con noi è contro di noi 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana 1920-04-09 Difesa dei lavoratori (Libro ascetico) 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16 Questo basta e non basta 1920-04-21 Bollettino ufficiale n. 17 (Uno sciopero generale) 1920-04-23 Comando dell&#8217;Esercito Italiano in Fiume d&#8217;Italia: Soldati d&#8217;Italia, fratelli nostri 1920-04-27 Ai biscazzieri di Sanremo 1920-04-27 Il cavallo dell&#8217;apocalisse 1920-04-28 Bollettino Ufficiale n. 18: L&#8217;audace furto dei 46 cavalli e l&#8217;inchiesta 1920-05-03 * Messaggio dei fiorentini 1920-05-12 Bollettino Ufficiale n. 19: La defezione dei Carabinieri; la sconfitta dei conservatori; il seqquestro della nave carica di grano 1920-05-21 Bollettino Ufficiale n. 20: La visita della delegazione udinese; il discorso di D&#8217;Annunzio (&#8220;A noi!&#8221;); il discorso di Alceste De Ambris per le dimissioni di Cagoia 1920-05-26 * Una vivace smentita del generale Ceccherini al capitano Rocco Vadalà 1920-05-28 Bollettino Ufficiale n, 21: Commemorazione del 24 maggio 1920-06-06 Discorso ai signori della corte (da Libro ascetico) 1920-06-07 Bollettino Ufficiale n. 22: Fiume commemora Giovanni Randaccio 1920-06-17 Bollettino Ufficiale n. 23 (&#8220;Legionari di Fiume, combattenti d&#8217;Italia, partigiani della vittoria&#8230;&#8221;; La riscossa dei leoni)]]></description>
		
		
		
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		<title>F.T. Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 11:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[pdf gratuiti In questa pagina sono raccolti gli scritti di F.T. Marinetti degli anni della seconda guerra mondiale; li chiamo &#8220;fraintesi&#8221; perché ancora oggi è possibile trovare chi li ritenga testi di propaganda fascista, quando in realtà si tratta del contrario. Marinetti è sempre rimasto fedele al programma rivoluzionario della riunione di Piazza San Sepolcro a Milano, nel 1919, quando diverse formazioni politiche (un &#8220;fascio&#8221;, appunto, come si usava dire nella sinistra dell&#8217;epoca) avevano dato vita ai Fasci Italiani di Combattimento; quel programma aveva poi assunto una forma organica nella Carta del Carnaro, promulgata dalla Reggenza italiana del Carnaro, nella Fiume dannunziana del 1920, grazie alla presenza in entrambi &#8211; programma e Carta &#8211; di Alceste de Ambris, sindacalista rivoluzionario e, dopo la fine dell&#8217;esperienza fiumana, militante antifascista. L&#8217;esperienza fiumana finisce, com&#8217;è noto, con il bombardamento della città da parte della Regia Marina Italiana, con annesso tentativo di eliminazione di D&#8217;Annunzio, e l&#8217;assenso di fatto di Mussolini che, con D&#8217;Annunzio sconfitto, si pone come successore del poeta soldato, scioglie i Fasci di combattimento, fonda il Partito Nazionale Fascista e va alla conquista delle piazze: per ottenere il Governo gli è infatti indispensabile garantire il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico e l&#8217;appoggio alla Monarchia. Nel 1920-22, la svolta reazionaria di Mussolini, verosimilmente teso alla realizzazione di una rivoluzione dall&#8217;alto, mediante un compromesso con Monarchia, industria e Chiesa, viene contrastata dagli Arditi del Popolo, dalle formazioni che avevano sostenuto l&#8217;impresa di Fiume, futuristi compresi, e da una piccola pattuglia comunista guidata da Antonio Gramsci. Marinetti si allontana, per riavvicinarsi qualche anno dopo, mantenendo però una sua posizione indipendente: è, nel regime, futurista, esponente del Partito Futurista ed erede del programma di Sansepolcro, nel quale identifica il fascismo vero (fascismo dei Fasci di combattimento), diverso dal Partito Nazionale Fascista di Mussolini, che è una macchina politica chiamata a realizzare la rivoluzione sansepolcrista come può e come è capace. Nel 1939, celebrando il ventennale della riunione di San Sepolcro, Marinetti riafferma la sua indipendenza e la sua distanza dal fascismo mussoliniano: da questo momento in poi firmerà tutti i suoi scritti come &#8220;F.T. Marinetti, sansepolcrista&#8220;, insofferente verso una politica che ha avviato un percorso suicida con la sudditanza verso Hitler, le leggi razziali e l&#8217;ingresso in una guerra insensata. In questa pagina, dunque, sono presenti un primo testo introduttivo di Gianni Ferracuti, e le singole opere di Marinetti, corredate di note che permettano la comprensione essenziale di fatti e temi trattati. Si tratta, peraltro, di testi che hanno un grande valore letterario e contengono alcune delle pagine più belle scritte da Marinetti. Testi: Gianni Ferracuti: F.T. Marinetti: gli aeropoemi del dissenso sansepolcrista [nuova versione ampliata] F.T. Marinetti: Il Poema dei Sansepolcristi, 1939  Il Poema non umano dei tecnicismi, 1940  L&#8217;Africa generatrice di poesia e arti, 1940 (scritto nel 1938)  Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, 1942  L&#8217;esercito italiano. Poesia armata, 1942 Originalità russa di masse distanze radiocuori, 1942 Camicie nere e poeti futuristi combattenti a Sviniuca sul Don, 1942 L&#8217;aeropoema di Cozzarini, primo eroe dell&#8217;Esercito repubblicano, 1944 Aeromusica dell&#8217;alfabeto in libertà, 1944 (con Tullio Crali) L&#8217;aeropoema di Gesù, 1944 Quarto d&#8217;ora di poesia per la X Mas, 1944 &#160; &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>Socialismo e sovranismo, di Gianni Ferracuti</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Nov 2023 10:29:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Conosco parecchie persone di destra che hanno ammirazione per Marco Rizzo, che è dichiaratamente comunista, soprattutto a ragione delle sue posizioni sulla sovranità nazionale; rimane però incomprensibile per loro come queste posizioni possano collimare con il comunismo. Probabilmente il problema nasce dal fatto che una persona di destra ha tendenzialmente una visione deformata del socialismo, vista la quantità di immondizia che viene ribattezzata con questo termine in Europa &#8211; per non dire dell’Italia. Così mi è venuto in mente di proporre una piccola sintesi o promemoria. Il socialismo ritiene che la legittimità dell’agire politico venga dalla maggioranza e non, come avviene spesso a destra, da una legittimazione religiosa (di qualunque religione); non si tratta di laicismo, termine che ha a che vedere con il lessico religioso, ma di affermare una autonomia che l’agire e il potere politico hanno di per sé. Questo carattere popolare della legittimità politica è inteso dal socialismo come un mandato imperativo a realizzare la maggiore giustizia sociale possibile nel presente storico, vale  dire la migliore distribuzione dei costi e del benefici del vivere sociale e l’estensione all’intera comunità di condizioni di vita dignitose, secondo la sensibilità dell’epoca. La definizione di un equilibrio sociale “giusto” si basa sul concetto di uguaglianza tra tutti i cittadini (io preferisco dire: tra tutte le persone) che compongono la società. Prima della rivoluzione francese vigeva in Europa il diritto diseguale, un sistema per cui lo stesso reato veniva punito diversamente se a commetterlo fosse stato un nobile o un villano e i diritti di cittadinanza non venivano riconosciuti a tutti nella stessa quantità. L’uguaglianza, dunque, si pone come “uguaglianza di fronte alla legge”, ovvero riconoscimento di un certo numero di diritti inalienabili che appartengono a tutti: per esempio il diritto a che il consorzio sociale garantisca la soddisfazione delle necessità elementari che consentono alla persona di conservarsi in vita e in salute. Dunque il programma socialista propone che tutte le persone abbiano cibo sufficiente, un alloggio adeguato, una tutela della salute, la possibilità dell’istruzione, un reddito da lavoro o da pensione&#8230; Lo strumento principale per la realizzazione del socialismo è lo stato. Lo stato non è assente, come nel laissez-faire liberale, né è intermittente come nell’idea cattolica del principio di sussidiarietà, ma è lo strumento che la società costruisce o crea per svolgere le funzioni e i servizi di interesse collettivo: la salute pubblica, l’istruzione pubblica, i trasporti pubblici, la sicurezza interna e sul piano internazionale, il controllo della moneta e dell’equilibrio economico e di qualunque cosa abbia a che vedere con l’esistenza pubblica della persona; contemporaneamente, lo stato garantisce il rispetto della vita privata personale: in effetti, essendo una struttura che la società produce a proprio beneficio, lo stato socialista non deve muoversi in un’ottica totalitaria, ma impone dei limiti al potere pubblico. Nella nostra cultura, probabilmente, la prima definizione di uno stato socialista si ha nella Repubblica di Platone, ma si tratta di un modello teorico che, come tutte le formulazioni ideali, è in realtà relativo ai desideri o alle illusioni di un’epoca, e nulla è più lontano dal socialismo di un modello unico e astratto, valido in ogni tempo e luogo. Più interessante è il quadro che Platone propone nelle Leggi, dove mostra il processo di formazione dello stato, come potere pubblico, a partire da preesistenti strutture sociali (famiglie, tribù, nuclei organizzati) che si confederano, conservando tuttavia una loro relativa autonomia all’interno dell’organismo complessivo da esse creato. Socialismo è primato della società sullo stato, e la società è articolata di suo in soggetti che contribuiscono alla nascita del nuovo organismo, senza annientarsi in esso. All’interno del socialismo il criterio fondamentale per definire l’estensione del potere pubblico è il lavoro. Il lavoro è la più importante tra le attività umane che presuppongono una vita sociale organizzata: da qui la centralità della questione sociale e dell’organizzazione del lavoro. Contrariamente a ciò che si pensa, non è obbligatorio che il tema del lavoro sia affrontato attraverso la modalità della lotta di classe: questo, infatti, dipende dai rapporti tra le classi o, più in generale, tra i soggetti sociali. In un’economia molto articolata i conflitti sono molto diversificati e, di conseguenza, non è il concetto di classe a consentirne la comprensione e la gestione: il conflitto di interessi tra un artigiano e il suo apprendista non è di classe, bensì di funzione, ed è contemporaneo al conflitto tra lo stesso artigiano e un’azienda è più grande che gli fornisce un appalto &#8211; e anche in questo caso il conflitto non è di classe e può essere contemporaneo al conflitto, sul mercato, tra questa azienda e una multinazionale con sede all’estero. Il socialismo, dunque, deve possedere una concezione del lavoro adeguata alla realtà presente e una sua progettazione dello sviluppo futuro, sempre nell’ottica della giustizia sociale. Quando la nostra costituzione afferma che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, con ogni evidenza non utilizza una nozione di lavoro marxista e nemmeno una definizione liberale. Se il lavoro è fondamento delle istituzioni pubbliche, nel loro carattere democratico, che coinvolge tutti i cittadini, evidentemente non si allude al lavoro salariato, ma a qualunque tipo di lavoro svolto all’interno della nazione, considerando lavoro l’attività dell’operaio, del contadino, dell’artigiano, del professionista, dell’imprenditore, del commerciante, di qualunque forma di attività &#8211; in tutti i casi declinata per genere, al maschile e al femminile, con l’aggiunta del lavoro domestico. Tutte queste attività garantiscono la vita nazionale e sono fondamento delle istituzioni democratiche. Pertanto il lavoro è la vita della nazione e il socialismo è garanzia della vita nazionale, nella sua produttività, nella sua ricchezza, nella sua tradizione culturale, che il sistema scolastico rende accessibile a tutti i cittadini, nel rispetto delle forme di vita collettive che la società produce spontaneamente nel libero esercizio dell’autonomia personale di ciascuno &#8211; il che attiene, ad esempio, alla libertà di culto, all’esercizio di attività artistiche, che lo stato dovrebbe tutelare ma non condizionare, o all’innovazione come al volontariato. Il socialismo è sempre strettamente legato a una nazione, più ancora: è nazionale. Ma non è nazionalista, bensì inter-nazionalista, vale a dire solidale con ogni altro movimento che in altri paesi cerca di realizzare una politica socialista adeguata all’ambito nazionale in cui agisce. Da qui la conclusione che l’idea di socialismo è inseparabile dall’idea di sovranità nazionale. Invece l’idea di nazione è separabile dall’idea di socialismo, perché esistono paesi in cui un forte senso nazionale è fuso con una struttura economica capitalista e classista, a volte anche imperialista, come nel caso degli Stati Uniti. Così, per tornare all’inizio, non stupisce che il socialismo di Marco Rizzo sia sovranista (anche perché una nazione o è sovrana o è colonizzata), ma non cessa di stupire l’ammirazione della destra per il sovranismo socialista di Rizzo &#8211; a meno che questa destra non sia inconsapevolmente erede di quel movimento rivoluzionario italiano che fu di Alceste de Ambris, del sindacalismo rivoluzionario, dei futuristi e di D’Annunzio, e che ebbe la sua migliore espressione nella Carta del Carnaro e nel fiumanesimo, al quale Mussolini volse le spalle abbandonandolo alle cannonate della Regia Marina Italiana e accordandosi con il re. In tal caso, però, non si capisce perché collocarsi a destra.]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: &#8230;di destra e di sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 13:13:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti &#8230;di destra e di sinistra Weimar Caffè 2023 Sono qui raccolti articoli e saggi pubblicati negli Anni Ottanta del passato secolo (ad eccezione di uno posteriore nella data di pubblicazione ma non nel contenuto). Il titolo del volume deriva da un’affermazione famosa di José Ortega y Gasset, nel «Prólogo para franceses» della Rebelión de las masas: «Né questo volume né io siamo politici», con aggiunta, qualche riga dopo: «Essere di destra, come essere di sinistra, è uno degli infiniti modi che l’uomo può scegliere per essere un imbecille». Notoriamente, queste parole non implicano alcuna svalutazione della politica e della partecipazione attiva alla vita sociale, bensì indicano un ordine di priorità; continua infatti Ortega: Quando qualcuno ci domanda che cosa siamo in politica, o, precedendoci con l’insolenza che fa parte del nostro tempo, ci ascrive a qualcuna, invece di rispondere dobbiamo domandare all’impertinente cosa pensa lui che siano l’uomo e la natura e la storia, cosa la società e l’individuo, la collettività, lo Stato, l’uso, il diritto&#8230; Viene affermato, dunque, con forza il principio che non si parte dalla politica: il politique d’abord, proclamato spesso negli Anni Trenta del Novecento, è quasi come un mettere il carro davanti ai buoi. La politica è chiamata ad agire secondo un progetto di governo della società &#8211; il che richiede un’idea di società e di persona e di vita umana e di natura&#8230; insomma una completa visione del mondo; nelle epoche di crisi è possibile che sul terreno politico confliggano visioni del mondo diverse, ma ciò non toglie che tale terreno rappresenti un punto di arrivo e non il momento di partenza. Ora, mentre una visione del mondo ha un carattere organico e sistematico, il programma politico di un partito è, come dice il nome stesso, parziale, di parte; inoltre, i punti essenziali di una visone generale della vita possono essere disposti in vari progetti politici con un diverso ordine di priorità, il che rende la fazione un ambito più ristretto rispetto alla visione. Da qui l’avvertenza di Ortega: inserire la dialettica tra destra e sinistra a un livello subordinato rispetto alle grandi questioni della società, dello stato, del diritto, ecc. &#8211; partendo dalle quali è possibile che la casella in cui vorrebbero inserirci fanatici, faziosi, schematici attivisti politici risulti eccessivamente angusta. La contestazione giovanile degli Anni Sessanta del secolo scorso era stata un’esplosione di sana vitalità che aveva travolto i vecchi schemi mentali. A volte ho l’impressione che l’intero XX secolo sia stato un ininterrotto conflitto tra le paranoie ideologiche ottocentesche e il vitalismo gioioso e antiborghese che il vecchio mondo deve reprimere ogni due o tre generazioni. Nei primi Anni Settanta facevo parte di una rete di circoli universitari intitolati a Ezra Pound (niente a che vedere con l’odierna Casa Pound), che avevano come slogan “né destra, né centro, né sinistra”; c’era una giovanile petulanza, ma ci si interessava alle idee economiche di Giacinto Auriti, che poi sarebbero state riprese (parzialmente) dal nucleo originario del Movimento 5 Stelle e oggi sono un tema di discussione frequente, insieme agli scritti economici di Ezra Pound. Successivamente, i 5 Stelle non seppero gestire il loro patrimonio elettorale: si presentarono in parlamento con una schiera di politici comprati su internet che, incapaci di fare alcunché, entrarono presto nel mercato politico in veste di prodotti in offerta promozionale. Ma questa è un’altra storia. Sul finire degli Anni Settanta, in modo più metodico e con ben più ampia visione culturale, la Nuova destra di Marco Tarchi lanciò lo slogan: “né destra, né sinistra” &#8211; successivamente modificato come: “e destra, e sinistra”. Gli intellettuali gravitanti intorno al progetto della nuova destra furono effettivamente capaci di creare un dibattito culturale ampio e spesso molto originale, trovando interlocutori qualificati a sinistra e riproponendo personaggi “di confine”, come Jünger o Schmitt. Contemporaneamente, altri gruppi reinterpretavano con nuove categorie le tematiche religiose o identitarie &#8211; come la cooperativa Il Cerchio di Rimini, animata da Adolfo Morganti (oggi Fondazione Comunità, presieduta da Franco Cardini) e la rivista I Quaderni di Avallon-, i temi letterari e artistici, come la rivista Parsifal di Pescara, diretta da quel bravo intellettuale prematuramente scomparso che è stato Vincenzo Centorame. La rottura dei vecchi schemi era in atto anche a sinistra, ad esempio con la bella ma breve stagione del Manifesto diretto da Valentino Parlato o con il lavoro di intellettuali e studiosi di varia estrazione, come Lidia Menapace o Pier Francesco Zarcone. Disgraziatamente, questo fermento culturale non si è tradotto in un conseguente rinnovamento dei movimenti e dei partiti politici. In occasione della recente morte di Silvio Berlusconi la stampa ha ricordato che fu lui a “sdoganare” la destra estrema inserendola in un progetto di governo del Paese; in realtà, la destra nata dal Movimento Sociale Italiano era da molto tempo radicata nel sistema democratico italiano e lo “sdoganamento” era un’ovvietà fattuale. Piuttosto, il difetto di Gianfranco Fini, allora segretario Alleanza Nazionale e uomo di non brillante ingegno politico, fu di ridursi a una sorta di appendice berlusconiana, facendo perdere identità alla sua formazione e sbiadendone i contorni fino a renderla indistinguibile da un vecchio partito liberale. Ancora peggio andarono le cose a sinistra. Qui il rinnovamento del Partito Comunista, che non era evitabile dopo la morte di Enrico Berlinguer, cominciò con interessanti spunti dottrinali e dichiarazioni congressuali, ma poi venne mal gestito da Achille Occhetto, segretario politicamente piuttosto ingenuo, che mise in piedi una caotica “macchina da guerra” con formazioni che non avevano nulla in comune salvo identificarsi nel nome di “progressisti”, non si rese conto dei profondi mutamenti avvenuti nella società e quindi evitò un’interlocuzione con Berlusconi, all’epoca potente imprenditore nella comunicazione, per di più di area socialista, e andò alla catastrofe elettorale. Poi, nell’oscuro periodo di sospensione del diritto, passato sotto il nome di “mani pulite”, gli ex-PCI si sentirono in dovere di assistere alla distruzione del Partito Socialista Italiano come se la cosa non li riguardasse (regalando a Berlusconi ampi settori dell’elettorato che a quel partito socialista faceva riferimento). Infine, passando per la meteora dalemiana di un imperscrutabile “Democratici di Sinistra”, gli ex-comunisti finirono vittime del diversamente abile Walter Veltroni, che ebbe la geniale idea di costruire un grande contenitore, il PD, non occupandosi di quali contenuti vi sarebbero entrati, sicché oggi quell’area politica nata da Gramsci non trova sconveniente difendere la compravendita di figli al supermercato della maternità detta surrogata o specializzarsi nella catalogazione scientifica di ogni forma di devianza sessuale. Il risultato è che in Italia non esiste più una sinistra, per la prima volta nella storia del Paese, ma dopo Fini si è riorganizzata, grazie all’abile politica di Giorgia Meloni, una destra ben inserita nelle istituzioni nazionali ed europee, di chiaro segno conservatore e nel solco di una tradizione politica che merita rispetto e dignità anche da parte di chi, come il sottoscritto, non si riconosce in essa e auspica che il vuoto a sinistra sia colmato quanto prima da un  nuovo partito socialista che sia seriamente tale. Il sostanziale fallimento ideologico della Seconda Repubblica, che mi sono preso la libertà di descrivere in modo eccessivamente rapido, non ha comunque interrotto l’opera di elaborazione delle idee e in tempi recenti è risultata molto interessante la proposta neo-marxiana di Diego Fusaro, sia con i suoi testi (per esempio il fondamentale Storia e coscienza del precariato, Bompiani 2018), sia con la diffusione in Italia del pensiero di Aleksandr Gel&#8217;evič Dugin, al  quale wikipedia italiana dedica una pagina contenente una tale quantità di idiozie difficilmente rintracciabile altrove. Gran bravo teorico, Fusaro si era scelto tempo fa uno slogan infelice: “valori di destra, idee di sinistra”. Ora, a parte la mostruosità semantica del “valori di destra”, questo slogan dà l’idea che si tratti di assemblare un pezzo preso da qua e uno preso da là in una sorta di Frankenstein ideologico (difetto forse presente anche negli altri slogan citati poco fa). Tra i saggi raccolti nel presente volume, il lettore troverà una recensione del libro di Zeev Sternhell Né destra, né sinistra, che effettivamente sembra costruire un’idea di sommatoria ideologica non del tutto organica, secondo la sua ricostruzione (ho inserito alcune note attuali al testo per evidenziare non tanto gli errori di Sternhell quanto i miei, nell’interpretazione del fascismo nella metà degli Anni Ottanta). In realtà il grande rinnovamento del socialismo verso la fine del XIX secolo, che in Italia vide all’opera Corradini, Corridoni, de Ambris, Marinetti, D’Annunzio&#8230;, non è una somma di diverse ideologie o di frammenti ideologici di varia provenienza, bensì un superamento radicale di tutte le ideologie ottocentesche: questo era il compito che le generazioni intellettuali di dine XIX secolo sentivano come urgente &#8211; e si tratta di un compito che investe la politica insieme alle arti, al pensiero, alla scienza. Nell’Ottocento, che per molti versi fu davvero un secolo stupido, il positivismo materialista impediva l’esistenza di una sinistra che fosse al tempo stesso rivoluzionaria e legata a valori religiosi; e la deformazione ideologica del tradizionalismo impediva che esistesse una visione tradizionale che fosse anche rivoluzionaria sul piano sociale, dovendo affrontare le urgenze sociali nate dalla rivoluzione industriale e dal capitalismo, che non esistevano nell’Europa cristiana del medioevo. Il rinnovamento contemporaneo, il superamento della modernità borghese, coincide con la demolizione critica di entrambe quelle ideologie parziali e astratte e l’elaborazione di un pensiero nuovo, non di una somma di pensieri, centrato sulle nozione di persona, vita umana, autodeterminazione del proprio destino, rete di autonomie sociali, difesa della società dallo stato che, per molti versi, è un male inevitabile. Un socialismo ripensato in chiave personalista e un’identità nazionale, o tradizionale, che rimetta in primo piano la questione sociale sono l’incompiuta missione politica del XX secolo: una grande impresa di rinnovamento tuttora in corso e più attuale che mai di fronte al mostruoso potere di controllo sociale derivante dalla rivoluzione digitale, come di fronte alla distruzione delle tradizioni culturali, delle identità collettive e personali &#8211; in una parola, di fronte all’alienazione di sovranità che hanno subito i singoli e le collettività. Questo progetto è in grado di coniugare i valori della nazione e quelli del socialismo non nel senso di una somma, bensì nel senso che individua nel socialismo un valore della nazione e nella nazione il soggetto che cerca nel socialismo la migliore realizzazione possibile della giustizia sociale. È stupefacente come sedicenti democratici abbiano potuto accettare, anche festevolmente, la rinuncia a ogni forma di sovranità: dovrebbe essere evidente che se una persona non è sovrana allora è eterodiretta; se una società non è sovrana allora è inserita in un contesto totalitario; se una nazione non è sovrana allora è una colonia o un protettorato: dovrebbe essere ovvio che ogni progresso della democrazia sul piano internazionale dovrebbe essere realizzato con il concorso delle nazioni, non contro di esse &#8211; perché quando si pratica una politica internazionale contro l’idea stessa di nazione allora vuol dire che alcune nazioni forti stanno praticando una politica imperialista mascherata da fumosi valori umanitari. È stupefacente che l’ultimo atto di sovranità dell’Italia sia stato compiuto da Bettino Craxi, che era segretario del Partito Socialista Italiano, a Sigonella. Così, osservando la strana situazione politica italiana di oggi, mentre il termine sovranità torna nell’uso mentre il termine socialismo non si vede all’orizzonte, sono andato a rileggere quegli articoli, scritti quasi quarant’anni fa, quando la destra e la sinistra ci sembravano spazi troppo angusti, e tuttavia non volevamo rinunciare all’uno né all’altro. Rileggendoli con l’umano interesse con cui le persone avanti negli anni cercano di verificare il positivo e il negativo del loro cammino, ho trovato molte cose che oggi non scriverei e molte altre che mi hanno sorpreso perché le collocavo molto più avanti nel tempo: ho fiducia che nel complesso contengano spunti ancora utili per chi cerca motivi di impegno in difesa della persona. DISPONIBILE SU AMAZON]]></description>
		
		
		
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		<title>Umberto Boccioni: Frammenti di un diario &#8211; pdf gratuito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 07:35:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Umberto Boccioni Frammenti di un diario da: Umberto Boccioni, Opera completa, a cura di F. T. Marinetti, Campitelli, Foligno 1927 (immagine di copertina: Louis Anquetin, Donna con ombrello, 1891) Scarica il pdf gratuito Gianni Ferracuti su Amazon]]></description>
		
		
		
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