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		<title>Circolo Ezra Pound &#8211; Perugia 1974-2024</title>
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					<description><![CDATA[Circolo Ezra Pound &#8211; Perugia 1974-2024 Poche settimane fa un gruppo di amici ha commemorato i cinquant&#8217;anni dalla fine del Circolo Ezra Pound di Perugia (niente a che vedere con l&#8217;attuale Casa Pound).  Il Circolo fu un&#8217;associazione studentesca che rappresentò un&#8217;esperienza molto formativa per i suoi componenti; ma, a parte questa nota biografica, fu anche una delle prime esperienze di rottura e superamento della visione manichea imposta dalla guerra fredda. Diversi tra noi hanno presentato una memoria nell&#8217;occasione della celebrazione, e io pongo qui la mia, non tanto perché abbia un qualche interesse la mia vicenda personale, quanto piuttosto per il valore dell&#8217;esperienza collettiva di sistema nata da una prospettiva culturale che ancora oggi presenta tratti di originalità. Ho pensato a lungo se mettere note o un&#8217;introduzione, ma alla fine credo che il testo si spieghi da sé e rappresenti bene il senso e il clima di quell&#8217;esperienza e, per me, il significato di un percorso di crescita intellettuale. GF ___________________ Circolo Ezra Pound Perugia 1974-2024 &#8211; un cinquantenario Il “ritorno” del Circolo Ezra Pound a cinquant’anni di distanza mi ha suscitato emozioni profonde e contraddittorie su cui è stato difficile mettere ordine: era inevitabile farlo ricomponendo i fili di un percorso che inizia prima e finisce dopo l’esperienza del Circolo, o forse non è finito ancora; ciò che siamo stati nel passato è sempre una reinterpretazione fatta dal presente. Prima del Circolo (e del precedente anno trascorso al FUAN, da cui fummo cacciati) io venivo da esperienze che mi avevano reso molto facile l’inserimento nel nuovo ambiente: a 15 anni distribuivo volantini della Cisnal nelle fabbriche con Pino Marucci, che il MSI considerava troppo di sinistra (poi sarebbe diventato consigliere regionale nelle Marche); si faceva politica con quel bel personaggio che fu Nicola Carlesi, quando tornava a San Benedetto del Tronto da Bologna, si seguivano le lezioni del “mitico prof.” Salvatore Tringali, che aveva fondato la rivista Europae Imperium insieme a Vincenzo Centorame e allo stesso Carlesi: fu il primo da cui sentii parlare di Evola &#8211; ancora sono presenti su Youtube alcune sue lezioni sul pensatore romano (&#60;www.youtube.com/watch?v=-82spavn0kE&#62;). Un aneddoto che mi torna in mente ogni tanto: in quel periodo di fine Anni Sessanta, non ricordo in quale occasione, un politico cinese ironizzò sul fatto, per lui buffo, dell’esistenza in Italia di ben tre partiti socialisti; ebbene con Peppe Traini, tutt’ora militante sovranista, commentammo che in realtà erano quattro, tale essendo anche il Movimento Sociale in quanto, appunto, “sociale”. Con queste premesse il mio inserimento nel C.E.P. fu naturale e rappresentò per, me sul piano culturale, un importante arricchimento con la scoperta del pensiero di Giacinto Auriti e di tutte le questioni connesse alla finanza e alla creazione monetaria. Di Ezra Pound eravamo bene informati: nella sede della Giovane Italia spiccava una foto del poeta col braccio teso nel saluto romano. Accanto all’aspetto culturale, naturalmente esistevano &#8211; e credo fosse la cosa più importante &#8211; l’aspetto umano, le reti di amicizia, la convivenza serena di giovani esuberanti, a dispetto delle idee più diverse tra loro, perché il C.E.P. aveva ereditato il caos ideologico proprio già del fascismo storico. Questo duplice aspetto &#8211; esperienza umana ed esperienza culturale &#8211; è stato la realtà vivente ed effettiva del C.E.P. Vi è un altro punto, di cui allora avevamo una percezione confusa, ma che a un’analisi retrospettiva risulta dominante: noi eravamo dentro la prima generazione nata dopo il fascismo, dentro la prima ondata di un mondo nuovo &#8211; di una nuova varietà umana, come direbbe Ortega, e con questa generazione condividevamo la sensibilità di fondo e le principali caratteristiche, gusti e comportamenti. Detto in altre parole: noi eravamo un “sessantotto” che partiva da destra, insieme al “sessantotto” che partiva da sinistra: due varianti della stessa ribellione generazionale e, nello stesso tempo, due prospettive pericolose di contestazione che il sistema doveva neutralizzare. La diversa sensibilità generazionale è scolpita nello slogan che sintetizzava la nostra immagine: “né destra, né centro, né sinistra, lotta al sistema capital-marxista”. Prescindo dalla seconda parte dello slogan, che trovo un po’ grossolana, e noto un elemento della prima: noi intendevamo opporci alla vecchia destra, alla vecchia sinistra, al vecchio centro, cioè a un intero mondo da cui ci consideravamo ormai fuori. Il problema è che, chiarito quali erano gli avversari, meno chiaro fu cosa sostituire al loro ordine. Credo che abbiamo avuto l’ingenua idea di realizzare un dialogo e persino una convergenza con la nuova sinistra a partire dal pensiero economico di Auriti: una sorta di congiungimento dei due radicalismi in una nuova prospettiva unitaria. Una completa mancanza di realismo politico. L’idea di una sommatoria tra destra e sinistra torna anche dopo la nostra esperienza, verso la fine degli Anni Settanta con la Nuova Destra di Marco Tarchi e il suo slogan: “né destra, né sinistra” &#8211; successivamente modificato come: “e destra, e sinistra”. Gli intellettuali gravitanti intorno al progetto della Nuova Destra furono effettivamente capaci di creare un dibattito culturale ampio e spesso molto originale, trovando interlocutori qualificati a sinistra e riproponendo personaggi “di confine”, come Jünger o Schmitt. Contemporaneamente, altri gruppi reinterpretavano con nuove categorie, frutto della stessa sensibilità generazionale, le tematiche religiose o identitarie &#8211; come la cooperativa Il Cerchio di Rimini, animata da Adolfo Morganti (oggi Fondazione Comunità, presieduta da Franco Cardini) e la rivista I Quaderni di Avallon, oppure i temi letterari e artistici, come la rivista Parsifal di Pescara, diretta da quel bravo intellettuale prematuramente scomparso che è stato Vincenzo Centorame. La rottura dei vecchi schemi era in atto anche a sinistra, ad esempio con la bella ma breve stagione del Manifesto diretto da Valentino Parlato o con il lavoro di intellettuali e studiosi di varia estrazione, come Lidia Menapace o Pier Francesco Zarcone. Ma tutto questo riguarda già gli ambienti che ho frequentato dopo la chiusura del C.E.P. È interessante citare un ulteriore e fallimentare esempio di sommatoria tra destra e sinistra: la proposta neo-marxiana di Diego Fusaro, sia con i suoi testi (per esempio il fondamentale Storia e coscienza del precariato, Bompiani 2018), sia con la diffusione in Italia del pensiero di Aleksandr Gel&#8217;evič Dugin, al quale la famigerata Wikipedia italiana dedica una pagina contenente una tale quantità di idiozie difficilmente rintracciabile altrove. Gran bravo teorico, Fusaro si era scelto tempo fa uno slogan infelice: “valori di destra, idee di sinistra”. Ora, a parte la mostruosità semantica del “valori di destra”, questo slogan dà l’idea che si tratti di assemblare un pezzo preso da qua e uno preso da là in una sorta di Frankenstein ideologico (difetto presente anche negli altri slogan citati poco fa). In maggiore o minore misura ho partecipato a tutte queste esperienze, ma sempre con una prospettiva diversa da quella dell’assemblaggio ideologico, prospettiva dovuta ai miei studi su un autore che dalla fine degli Anni Settanta in poi diventa il mio principale riferimento culturale: José Ortega y Gasset. Ma prima di concludere su questo argomento debbo dire ancora poche parole su noi del C.E.P. Generazione di svolta o di passaggio, noi dall’ombelico in giù eravamo immersi in un vecchio e puzzolente pantano, mentre il resto del corpo era fuori e respirava aria nuova. Con evidenti limiti dovuti alla giovane età e all’inesperienza, a un certo punto il pantano ci ha riassorbito e questo ha significato la fine del C.E.P. Ancora oggi mi vergogno molto di certe scelte, come aver fatto campagna elettorale per l’abrogazione della legge sul divorzio o di non essere stato sufficientemente aggressivo contro chi esaltava i colonnelli greci o Pinochet. L’elemento che ha attivato il riassorbimento del Circolo nel pantano, secondo me, è stato l’impatto con Alleanza Cattolica e con Giovanni Cantoni: un monolite reazionario, organizzato in maniera professionale (e qui mi taccio), che ha offerto a molti l’illusione di avere una strategia politica concreta, efficace, certamente più seria del movimentismo sessantottino. L’impostazione di A.C. frantuma, a mio avviso, l’esperienza umana del Circolo senza aggiungere nulla di rilevante alla sua esperienza culturale. Su di me personalmente, l’incontro con A.C. ha due effetti: produce il più totale disinteresse per una politica di cattolici, che agiscono come cattolici, per creare una società cattolica in cui cittadinanza e chiesa, parrocchia e partito, si identificano. mi rafforza nell’idea di socialismo, di cui dicevo all’inizio, grazie al fatto che tanto Cantoni quanto il suo rappresentante in loco, Attilio Tamburrini, consideravano Auriti un socialista. Non cesserò mai di ringraziare le menti reazionarie che con l’intento di convertirmi mi hanno messo in mano un libro fantastico: Il socialismo come fenomeno storico mondiale, di Igor Safarevic, nel quale il socialismo viene delineato, ovviamente in chiave di condanna assoluta ed irrimediabile, come una categoria politica che attraversa tutta la storia, includendo Platone e la lunga sequela di quasi tutti i miei autori preferiti e ammirati. A distanza di anni, debbo riconoscere che debbo a Safarevic, oltre che al socialista Ortega, la costruzione della mia personale prospettiva a cui alludevo poco fa. Il fatto puro e semplice è che quando si costruisce una teoria interpretativa della storia restando aderenti ai fatti storici, e non deducendola da principi astratti (questo è il “materialismo storico”, che Marx proclama ma non rispetta), risulta evidente che in ogni tradizione nazionale europea la questione sociale ha un’assoluta centralità; al tempo stesso, affrontare la questione sociale come tema politico, significa pensare che le disparità dipendano dall’organizzazione del sistema e non dalla malvagità del singolo o dalla sfortuna (i “meno fortunati” di cui parlava il Cavalier Berlusconi). Fare della questione sociale un tema politico è il socialismo: l’idea di nazione non può esistere senza l’idea di socialismo, e viceversa. Credo che questo binomio di socialismo e di nazione sia sempre esistito, anche se denominato in altri modi. L’idea di un socialismo astratto, indipendente dal tempo e dallo spazio, da applicarsi con formule automatiche e persino scientifiche, è un errore di Marx, che cade nella colpa dell’intera cultura europea del suo tempo: il razionalismo, l’astrazione, la pretesa sostituzione della realtà vivente col discorso razionale e i giochi verbali della logica. È una colpa che Marx condivide con gli hegeliani di destra e di sinistra, ma anche con i theologi philosophantes dell’Ottocento. Più ancora, essendo la giustizia sociale un valore che, con ogni evidenza, non è al momento presente, essa si pone come obiettivo, non come punto di partenza; al contrario, il punto di partenza non lo si può scegliere ed è quello che ci offre il presente momento storico. Da qui l’esistenza in ogni epoca di tanti socialismi, che hanno in comune l’obiettivo e possono differire in tutto il resto. Marinetti, D’Annunzio, Alceste de Ambris, e persino il giovane Mussolini sapevano bene che la rivoluzione russa era un momento di esaltante liberazione per la nazione russa, ma sarebbe stata catastrofica nella diversa realtà sociale europea, dove avrebbe comportato un peggioramento generale delle condizioni di vita proprio per quel proletariato che si voleva favorire. Così, in conclusione, pur da tutt’altro punto di vista, oggi mi sento di convenire sul fatto che, radicato in ciò che il buon Tringali chiamava “la dottrina sociale del fascismo”, anche Giacinto Auriti rientra a buon diritto nel socialismo. Credo di essere stato tra i primissimi in Italia a formulare questa articolazione fattuale di socialismo e tradizione. Nel 1987, quasi quaranta anni fa, su Parsifal pubblicai una recensione del libro di Zeev Sternhell Né destra, né sinistra, pubblicato tre anni prima da Acropolis, casa editrice che faceva riferimento alla Nuova Destra di Tarchi, che concludeva con questa specie di manifesto per una nuova prospettiva politica: «La natura stessa del fascismo, come l&#8217;ha egregiamente delineata Sternhell, esclude che possa esistere un neo-fascismo, esclude cioè che abbia senso, che sia veramente fascismo, ogni ripetizione in fotocopia dei suoi slogan, delle sue divise, delle sue soluzioni, della sua genialità e della sua follia. Se esso è sintesi creativa, originale, alimentata dal sentire reale della nazione e da ogni dissidenza che voglia ampliarsi nella dimensione di una rivolta globale, allora non lo si può chiudere in un quadro ideologico definito una volta per tutte: è condannato ad essere una visione del mondo...]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: F.T. Marinetti e la seconda guerra mondiale</title>
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					<description><![CDATA[F.T.Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra Il 2024 si chiude con un rinnovato interesse per il futurismo, nell&#8217;ottantesimo anniversario della morte di Marinetti &#8211; e con rinnovate polemiche, nell&#8217;interminabile e ammuffito dopoguerra che si prolunga nella cultura italiana; così mi è sembrato non dannoso riproporre, riveduto e ampliato, un saggio che avevo scritto come introduzione alla raccolta dei testi marinettiani del periodo della seconda guerra mondiale. Si tratta di opere che considero abitualmente fraintese, almeno in base al mio modo di vedere, disinteressato al pro e al contro e rivolto all&#8217;analisi dei testi e alla loro discussione serena con lettori informati. Scarica F.T.Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra Va alla pagina con gli scritti di Marinetti]]></description>
		
		
		
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		<title>D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pagina aggiornata</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 20:46:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiornata la pagina degli scritti fiumani di D&#8217;Annunzio con la pubblicazione integrale del Bollettino Ufficiale del Comando, numeri 15 e 16 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana : interamente scritto da Alceste de Ambris e con la nomina di D&#8217;Annunzio a sergente dei bersaglieri; 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16: Questo basta e non basta: cronaca dello sciopero generale a Fiume e della trattativa in cui il Comandante assume il ruolo di mediatore e favorisce la &#8220;classe operaia&#8221;. 1920-08-29 * Gastone Gorrieri: L&#8217;organizzazione bolscevica in Russia (La Testa di Ferro, 29 agosto 1920) Tutti i testi al link: Gabriele D&#8217;Annunzio, Scritti fiumani]]></description>
		
		
		
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					<description><![CDATA[Gabriele D’Annunzio Scritti fiumani Orazioni, volantini, comunicati dalla “vittoria mutilata” al “Natale di sangue” a cura di Gianni Ferracuti [Pagina in aggiornamento. I testi disponibili sono indicati in grassetto] Un asterisco indica fonti dell&#8217;epoca che, pur appartenendo all&#8217;ambiente dannunziano, non sono scritti di D&#8217;Annunzio. [Per un&#8217;introduzione generale all&#8217;argomento, vedi G. Ferracuti: Compagno D&#8217;Annunzio, alalà! Italianità e socialismo nell’impresa Fiume: scritti di Gabriele D’Annunzio e Alceste De Ambris] 1918 1918 &#8211; La riscossa [Alla guardia del Piave; A una radunata di ufficiali d’ogni arma; Agli italiani delle repubbliche latine; Agli Italiani degli Stati Uniti; Alle reclute del ‘99; Il vincitore non può vincere; L’ombra delle ali e l’ombra della croce; Pasqua di promissione; Alle reclute del 1900; La corona del fante] 1918-08-09 Donec ad metam 1918 A Trieste d’Italia (ottobre) 1918-11 01 Ai vincitori  1918-11-03/11 Cantico per l’ottava della vittoria 1918-11-16 Fiume (Institut italien de Paris) 1919 gennaio-agosto 1919-01-15 Lettera ai dalmati  1919-02-25 Aveux de l’ingrat  1919-04-24 La parola della patria 1919-04-25 Dalla loggetta del Sansovino nel giorno di San Marco 1919-04-28 Messaggi alla Camera e al Senato 1919-05-04 Gli ultimi saranno i primi  1919-05-06 Dalla ringhiera del Campidoglio 1919-05-12 Parole dette alla messa degli aviatori nel campo di Centocelle 1919-05-24 L’Italia alla colonna 1919-05-28 Parole dette per commiato al popolo di Roma 1919-06-04 Per la bandiera dei volontari di guerra 1919-06-08 La Pentecoste d’Italia 1919-06-23 Il comando passa al popolo 1919-06-24 * Documento diplomatico: Crespi a Nitti 1919-06-25 L’erma bifronte 1919-06-28 * Atti diplomatici: Bonin Longare a Tittoni 1919-06-30 Disobbedisco 1919-07-01 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-03 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-04 Per la bandiera dei volontarii di guerra 1919-07-04 * Atti diplomatici (Disordini a Fiume) 1919-07-05 * Atti diplomatici: referendum croato a Fiume 1919-07-07 * Atti diplomatici Tittoni a Clemençau e Lloyd George (Patto di LOndra e quesione di Fiume) 1919-07-09 L’ala d’Italia è liberata 1919-07-14 In volo verso l’arco di trionfo 1919-07-19 Ai volontari della guerra santa 1919-08-09 Ai piloti della Serenissima 1919-08-16 Il Vittoriale 1919-07-25 * Atti diplomatici: incidenti a Fiume 1919-07-29 * Atti diplomatici: due memorandum su Fiume 1919 settembre-dicembre [Con un comunicato datato maggio 1920 Vittorio Graziani annuncia l&#8217;inizio della pubblicazione del Bollettino Ufficiale del Comando di Fiume d&#8217;Italia, iniziando con il proclama dannunziano &#8220;Italia o morte&#8221;. Il fascicolo viene retrodatato al 12 settembre 1919] 1919-09-09 (1919-09-11) Italia o morte 1919-09-09 Non abbiamo sofferto abbastanza 1919-09-12 L&#8217;orazion piccola in vista del Carnaro 1919-09-12 La prima voce nell&#8217;arengo 1919-09-12 * Atti diplomatici: l&#8217;occupazione di Fiume e la Conferenza di Parigi 1919-09-13 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 2 &#8211; L&#8217;Italia è a Fiume per valore dei Legionarii e per opera dei Fiumani 1919-09-14 * Piero Belli: Il trionfale ingresso di Gabriele d’Annunzio a Fiume: Soldati, marinai, popolo segnano l’irrevocabile;  Benito Mussolini: Gesto di rivolta (Il Popolo d&#8217;Italia, n. 252 del 14.09.1919) 1919-09-14 Ora comincia il bello 1919-09-14 I traditori alla gogna 1919-09-14 Agli ufficiali e agli equipaggi delle navi: Dante Alighieri Nullo Mirabello Abba nelle acque di Fiume italiana. 1919-09-16 Miei soldati, miei compagni [Qui rimarremo ottimamente] 1919-09-17 I primi inutili tentativi del governo per soffocare l&#8217;impresa di Ronchi 1919-09-17 Alla gente di San Marco 1919-09-17 «Volete notizie?» 1919-09-17 Fratelli voi sapete omai (ai Triestini) 1919-09-18 Fratelli voi sapete omai (agli italiani) 1919-09-18 * Comando della Città di Fiume, Comunicato stampa n. 1 1919-09-18 Agli ufficiali e ai soldati del 9° Regg.to Brigata Regina 1919-09-19 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 3: Hic manebimus optime 1919-09-19 Saluto a Luigi Rizzo 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 5: [1] Fiume celebra il  natale della terza Roma 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [2] La storica seduta del Consiglio Comunale 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [3] Celebrazione e sfilata 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [4] Il Comandante ai Veneziani (sul Bollettino n. 4, riprende il testo di «Volete notizie?» poi pubblicato su &#8220;L&#8217;urna inesausta&#8221;) 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [5] Ai fratelli di Dalmazia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [6] Arditi d&#8217;Italia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5; [6] Comunicati 1919-09-20 Avvertimento 1919-09-21 Ai Dalmati latini 1919-09-22 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia (L&#8217;alta disciplina) 1919-09-24 Alla mensa degli arditi 1919-09-26 Al Generale Ceccherini 1019-09-27 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia [Ai fedelissimi] 1919-09-29 Ai primi due feriti della nostra causa 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 6: I fanti piumati a Fiume 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 6: Il Comandante al popolo di Francia 1919-09-30 Cagoia e le teste di ferro (Bollettino Ufficiale n. 7) 1919-10-08 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 7 (8 ottobre 1919): Discorso agli arditi e consegna dell&#8217;emblema (3 ottobre) 1919-10-08 * Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale  n. 7: notizie varie 1919-10-09 Verso la Puglia piana 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Il primo olocausto 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Agli italiani degli Stati Uniti (datato 12 ottobre) 1919-10-17 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 9: Il trigesimo della &#8220;santa entrata&#8221; 1919-10-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-10-24 Italia e vita 1919-10-30 Cosa fatta capo ha 1919-10-30 Il tràpano 1919-11-03 Il fante Luigi Siviero 1919-11-05 Morto sì, vivo no 1919-11-09 Introduzione a &#8220;Il sudore di sangue&#8221; 1919-11-11 La consegna del gagliardetto alla Legione dei Carabinieri Volontari in Fiume d&#8217;Italia 1919-11-11 Al Consiglio comunale per la nomina delle cariche 1919-11-12 Encomio solenne al XII reparto d&#8217;assalto 1919-11-13 * Comunicato dell&#8217;Ufficio Relazioni Estere su telegramma del presidente Wilson 1919-11-13 Ad Ancona, prima di partire per la Dalmazia 1919-11-13 Ai combattenti di Sicilia 1919-11-16 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: La Dalmazia resta per sempre all&#8217;Italia 1919-11-18 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: L&#8217;ora storica di Zara 1919-11-23 Prendi la vittoria 1919-11-24 Prendiamo la vittoria 1919-11-27 Alle donne d&#8217;Italia 1919-12-03 Agli italiani di San Paolo 1919-12-09 Il testo autentico del Memorandum degli alleati all&#8217;Italia 1919-12-09 La giustificazione dell&#8217;impresa di Zara 1919-12-13 A S. E, l&#8217;Ammiraglio Millo 1919-12-14 Il nostro condottiero 1919-12-14 Il tristo gioco 1919.12.16 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-16 Così Dio vi aiuti 1919-12-17 Fiume dirà la sua volontà col plebiscito 1919-12-17 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-12-19 L&#8217;urna inesausta 1919-12-22 Alle donne di Fiume 1919-12-25 Laude della povertà. Per il natale fiumano del 1919 (Libro ascetico) 1919-12-29 Non decipit somnus 1919-12-31 Ai legionari per la fine dell&#8217;anno 1919 1920 1920 Primavera Di una pausa musicale nel tumulto di Fiume 1920-01-11 Il sacco di Fiume (anche col titolo: Saluto aereo alla Trieste di Ernesto Gramaticopulo e di Egidio Grego) 1920-01-11 La città del consumato amore coronata di spine arde sul mondo 1920-01-15 * Conferenza di Alceste de Ambris 1020-01-16 Il segreto di Fiume. Messaggio del Comandante D&#8217;Annunzio al popolo francese 1920-01-18 Le brache di Cagoia 1920-01-20 Nella chiesa di San Vito per l&#8217;offerta del pugnale votivo 1920-01-24 Fiume sola contro la tirannia e la nequizia del mondo delibera di resistere con le armi 1920-01-27 Il Generale Nigra prigioniero dei legionari di Fiume 1920-02-01 * Alceste de Ambris: Non è mai tardi per andare più oltre 1920-02-04 Pubblicazione del Bollettino e Atti del Comando 1920-02-15 * Mario Carli: Il nostro bolscevismo, “La Testa di ferro” 1920-02-21 * Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 7: Della libertà di stampa, ossia il diritto di mentire. I bimbi fiumani a Milano. D&#8217;Annunzio a Drenova tra i volontari giuliani. 1920-03-03 * Una città italiana affamata dal Governo italiano perché vuole essere italiana 1920-03-07 Alla gente di Romagna 1920-03-12 * Bollettino Ufficiale n. 12: Cagoia contro i bimbi di Fiume: Lo sdegno di Fiume per l’odioso divieto. La responsabilità dell’infamia 1920-03-16 L&#8217;indipendenza dell&#8217;Egitto 1920-03-21 Il calvario trionfale 1920-03-21 * La Testa di Ferro per il Comandante: Mario Carli: oggi comanda la poesia. Scritti di Antonio Grossich, Alessandro Forti 1920-03-24 Bollettino Ufficiale n. 13 (I bimbi fiumani, Le reclute fiumane, Intervento di Alceste de Ambris, Celebrazioni di D&#8217;Annunzio) 1920-03-25 * Kochnitsky e de Ambris: Satana all&#8217;ombra della croce 1920-03-30 Con me 1920-04-02 Bollettino Ufficiale n. 14 (Alceste de Ambris, D&#8217;Annunzio) 1920-04-02 Alceste de Ambris: Chi non è con me è contro di me. Chi non è con noi è contro di noi 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana 1920-04-09 Difesa dei lavoratori (Libro ascetico) 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16 Questo basta e non basta 1920-04-21 Bollettino ufficiale n. 17 (Uno sciopero generale) 1920-04-23 Comando dell&#8217;Esercito Italiano in Fiume d&#8217;Italia: Soldati d&#8217;Italia, fratelli nostri 1920-04-27 Ai biscazzieri di Sanremo 1920-04-27 Il cavallo dell&#8217;apocalisse 1920-04-28 Bollettino Ufficiale n. 18: L&#8217;audace furto dei 46 cavalli e l&#8217;inchiesta 1920-05-03 * Messaggio dei fiorentini 1920-05-12 Bollettino Ufficiale n. 19: La defezione dei Carabinieri; la sconfitta dei conservatori; il sequestro della nave carica di grano 1920-05-21 Bollettino Ufficiale n. 20: La visita della delegazione udinese; il discorso di D&#8217;Annunzio (&#8220;A noi!&#8221;); il discorso di Alceste De Ambris per le dimissioni di Cagoia 1920-05-26 * Una vivace smentita del generale Ceccherini al capitano Rocco Vadalà 1920-05-28 Bollettino Ufficiale n, 21: Commemorazione del 24 maggio 1920-06-06 Discorso ai signori della corte (da Libro ascetico) 1920-06-07 Bollettino Ufficiale n. 22: Fiume commemora Giovanni Randaccio 1920-06-17 Bollettino Ufficiale n. 23 (&#8220;Legionari di Fiume, combattenti d&#8217;Italia, partigiani della vittoria&#8230;&#8221;; La riscossa dei leoni) 1920-09-11 Bollettino Ufficiale n. 33 Proclamazione della Reggenza Italiana del Carnaro (interventi di D&#8217;Annunzio e De Ambris) 1920-09-12 La Testa di Ferro n. 27: Il testo completo del fascicolo con la presentazione e il commento alla Carta del Carnaro. Contiene scritti di Mario Carli, F.T. Marinetti, Gabriele d&#8217;Annunzio e altri; la cronaca della &#8220;Sagra di tutte le fiamme&#8221;; una novella di Gino Cornali.]]></description>
		
		
		
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		<title>F.T. Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 11:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[pdf gratuiti In questa pagina sono raccolti gli scritti di F.T. Marinetti degli anni della seconda guerra mondiale; li chiamo &#8220;fraintesi&#8221; perché ancora oggi è possibile trovare chi li ritenga testi di propaganda fascista, quando in realtà si tratta del contrario. Marinetti è sempre rimasto fedele al programma rivoluzionario della riunione di Piazza San Sepolcro a Milano, nel 1919, quando diverse formazioni politiche (un &#8220;fascio&#8221;, appunto, come si usava dire nella sinistra dell&#8217;epoca) avevano dato vita ai Fasci Italiani di Combattimento; quel programma aveva poi assunto una forma organica nella Carta del Carnaro, promulgata dalla Reggenza italiana del Carnaro, nella Fiume dannunziana del 1920, grazie alla presenza in entrambi &#8211; programma e Carta &#8211; di Alceste de Ambris, sindacalista rivoluzionario e, dopo la fine dell&#8217;esperienza fiumana, militante antifascista. L&#8217;esperienza fiumana finisce, com&#8217;è noto, con il bombardamento della città da parte della Regia Marina Italiana, con annesso tentativo di eliminazione di D&#8217;Annunzio, e l&#8217;assenso di fatto di Mussolini che, con D&#8217;Annunzio sconfitto, si pone come successore del poeta soldato, scioglie i Fasci di combattimento, fonda il Partito Nazionale Fascista e va alla conquista delle piazze: per ottenere il Governo gli è infatti indispensabile garantire il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico e l&#8217;appoggio alla Monarchia. Nel 1920-22, la svolta reazionaria di Mussolini, verosimilmente teso alla realizzazione di una rivoluzione dall&#8217;alto, mediante un compromesso con Monarchia, industria e Chiesa, viene contrastata dagli Arditi del Popolo, dalle formazioni che avevano sostenuto l&#8217;impresa di Fiume, futuristi compresi, e da una piccola pattuglia comunista guidata da Antonio Gramsci. Marinetti si allontana, per riavvicinarsi qualche anno dopo, mantenendo però una sua posizione indipendente: è, nel regime, futurista, esponente del Partito Futurista ed erede del programma di Sansepolcro, nel quale identifica il fascismo vero (fascismo dei Fasci di combattimento), diverso dal Partito Nazionale Fascista di Mussolini, che è una macchina politica chiamata a realizzare la rivoluzione sansepolcrista come può e come è capace. Nel 1939, celebrando il ventennale della riunione di San Sepolcro, Marinetti riafferma la sua indipendenza e la sua distanza dal fascismo mussoliniano: da questo momento in poi firmerà tutti i suoi scritti come &#8220;F.T. Marinetti, sansepolcrista&#8220;, insofferente verso una politica che ha avviato un percorso suicida con la sudditanza verso Hitler, le leggi razziali e l&#8217;ingresso in una guerra insensata. In questa pagina, dunque, sono presenti un primo testo introduttivo di Gianni Ferracuti, e le singole opere di Marinetti, corredate di note che permettano la comprensione essenziale di fatti e temi trattati. Si tratta, peraltro, di testi che hanno un grande valore letterario e contengono alcune delle pagine più belle scritte da Marinetti. Testi: Gianni Ferracuti: F.T. Marinetti: gli aeropoemi del dissenso sansepolcrista [nuova versione ampliata] F.T. Marinetti: Il Poema dei Sansepolcristi, 1939  Il Poema non umano dei tecnicismi, 1940  L&#8217;Africa generatrice di poesia e arti, 1940 (scritto nel 1938)  Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, 1942  L&#8217;esercito italiano. Poesia armata, 1942 Originalità russa di masse distanze radiocuori, 1942 Camicie nere e poeti futuristi combattenti a Sviniuca sul Don, 1942 L&#8217;aeropoema di Cozzarini, primo eroe dell&#8217;Esercito repubblicano, 1944 Aeromusica dell&#8217;alfabeto in libertà, 1944 (con Tullio Crali) L&#8217;aeropoema di Gesù, 1944 Quarto d&#8217;ora di poesia per la X Mas, 1944 &#160; &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>F. T. Marinetti: Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 09:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[F. T. Marinetti: Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini Edizione integrale a cura di Gianni Ferracuti Come si seducono le donne viene pubblicato in prima edizione nell’estate del 1917; come si avverte nel testo: «Questo volume vissuto è stato dettato (settembre 1916) da Marinetti prima di tornare al fronte come volontario bombardiere e corretto in bozze da Marinetti ferito all’Ospedale Militare di Udine». Nel 1918, dato il successo del volume, si pubblica una seconda edizione, che aggiunge un’appendice sulle Polemiche sul presente libro. Tanto questa edizione, quanto la precedente del 1917 subiscono un taglio da parte della censura, che Marinetti mette in evidenza lasciando in bianco, ma numerate, sei pagine del capitolo VIII. Questa parte censurata verrà pubblicata nell’edizione Sonzogno (Milano 1920), che viene qui riprodotta: oltre alla versione integrale del capitolo VIII, ci sono cambiamenti molto significativi sia nella parte conclusiva del volume sia con l’aggiunta di capitoli nuovi; inoltre, numerosissimi piccoli interventi lungo tutto il testo rivelano la volontà di perfezionare lo stile e la qualità letteraria dell’opera; viene anche cambiato il titolo in Come si seducono le donne… e si tradiscono gli uomini. Di questa edizione vengono fatte altre ristampe, fino a quella del 1940, che viene definitivamente sequestrata con decreto del 27 maggio 1941. Weimar Caffè: modernità e memorie Gianni Ferracuti su Amazon]]></description>
		
		
		
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		<title>Razzismo, modernità e uomini della provvidenza</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 07:33:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri, alla radio, un importante storico, disgraziatamente di sinistra, ha argomentato sulle pericolose componenti fasciste presenti oggi nella nostra società, individuate nella fattispecie nell&#8217;odio e nella discriminazione razziale. In realtà, la discriminazione razziale esisteva in Europa molto tempo prima del fascismo, continua poi ad esistere dopo, in regimi e culture molto diversi &#8211; per esempio, l&#8217;antisemitismo all&#8217;interno del mondo sovietico staliniano o la legislazione di discriminazione razziale negli Stati Uniti, vigente fino a pochi anni fa: è difficile pensare che in questi due casi si tratti di presenza dell&#8217;ideologia fascista, a meno che non si voglia diluire un concetto storico rendendolo onnipervasivo, vale a dire confuso. Il razzismo precede il fascismo, e lo precede come fenomeno moderno. Nella storia europea ha un&#8217;origine religiosa nella forma dell&#8217;antisemitismo; però, nel medioevo, questa discriminazione non è legata al sangue. Per un pregiudizio teologico, si riteneva che il credente nella religione ebraica fosse colpito da una maledizione divina e dovesse essere condannato ed esecrato, ma ciò attiene alla fede, non al sangue. Quando, nel Mercante di Venezia, l&#8217;ebreo Shylock, dopo indicibili persecuzioni, decide di battezzarsi, l&#8217;ostilità nei suoi confronti cessa e gli vengono restituiti averi e onori. Si tratta di una situazione radicalmente diversa da quella che si verifica in Spagna a partire dai re cosiddetti cattolici, quando nei confronti del converso (convertito) alla religione cristiana vengono mantenute, se non aggravate, le discriminazioni, sulla base della considerazione (materialista e scientifica, si badi) che è il sangue a trasmettere le virtù. E siccome queste non sono presenti nell&#8217;ebreo, è giocoforza che non si trovino neanche nel converso. Antón de Montoro, brillante poeta del XV secolo, scriveva alla regina Isabel lamentandosi ironicamente del fatto che, dopo la sua conversione al cattolicesimo, la sua situazione era peggiorata: i vecchi correligionari lo  consideravano un traditore, e i nuovi continuavano a disprezzarlo. Il primo grande supporto culturale al razzismo viene dal razionalismo del XVIII secolo, quando la sua svalutazione di tutto  ciò che non è razionale e more geometrico si proietta  sull&#8217;organizzazione delle società: risulta allora che tutti i sistemi politici precedenti le costituzioni illuministe sono inferiori. Questa inferiorità è accentuata dalla crescita dell&#8217;idea progressista che, definendo una linea nel cammino evolutivo dell&#8217;umanità, pone la civiltà europea al vertice e considera tutte le altre arretrate, fornendo peraltro una giustificazione ideologica al colonialismo. Infine, il tipico caos mentale dei romantici aggiunge al quadro la mistica della terra e del sangue, il genio delle nazioni, e altre idiozie. Morale della favola: De Gobineau appartiene totalmente alla cultura moderna e la discriminazione razziale è un ingrediente strutturale della modernità borghese. Se si volevano trovare elementi di continuità tra il nostro tempo e il fascismo storico (continuità che assume la forma di un nuovo modo di organizzare elementi, che nella forma vecchia e nostalgica non esistono più), sarebbe stato più proficuo analizzare la relazione tra governo e ideologia. Nel fascismo storico, il governo non applica un&#8217;ideologia, come avviene nel comunismo o nel socialismo, in cui il leader è appunto chiamato &#8220;segretario&#8221;, bensì segue una linea che viene &#8220;dettata&#8221; da una &#8220;duce&#8221;, ovvero guida, indicatore del cammino, per il quale il dibattito ideologico ha al massimo un valore consultivo e viene collocato all&#8217;interno di un partito unico, che funge da contenitore delle più varie posizioni e prospettive. Le ideologie servono solo per costruire il consenso, peraltro marginale rispetto a una propaganda centrata sull&#8217;immagine esaltata del leader, promossa a reti unificate; e tutto ciò che resiste alla costruzione del consenso subisce una pesante discriminazione. Nel fascismo il dissenso era represso in modo violento; oggi la repressione violenta è inversamente proporzionale alla capacità di condizionamento televisivo e mediatico. Questa struttura è l&#8217;essenza del fascismo:un leader per acclamazione, grazie alla sua superiore e provvidenziale capacità, un sostegno politico variegato, ma di sfondo, una delega in bianco riguardo ai programmi. Si tratta della stessa struttura che si è realizzata negli ultimi decenni in Italia, diventato quasi strutturale, una vera e propria costituzione materiale che ha svuotato quella formale, e che vede il continuo susseguirsi di capi di governo che vengono laureati come geni e benefattori provvidenziali dagli scriba dei principali organi di informazione. Il pericolo non è il vecchio fascismo residuale nel nostro tempo, ma è lo svuotamento della democrazia realizzato anche agitando lo spauracchio del pericolo fascista, dell&#8217;emergenza, del cattivi che minacciano la tranquilla vita del cittadino onesto e rispettoso, con una pandemica diffusione di disinformazione. Gianni Ferracuti su Amazon]]></description>
		
		
		
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		<title>Julius Evola: Lo spirituale nell’arte &#8211; retrospettiva al MART di Rovereto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 17:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Futurismo e avanguardie]]></category>
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					<description><![CDATA[Julius Evola: Lo spirituale nell&#8217;arte Mostra al MART di Rovereto, Da un’idea di Vittorio Sgarbi. A cura di Beatrice Avanzi e Giorgio Calcara Da domenica 15 maggio 2022 a domenica 18 settembre 2022 Nella splendida cornice  del MART di Rovereto è allestita la retrospettiva dedicata a Julius Evola, con la presentazione di una settantina di dipinti risalenti agli anni della sua attività artistica d&#8217;inizio Novecento, nel complesso quadro delle avanguardie italiane; sono anche esposte alcune opere degli Anni Sessanta, quando Evola torna alla pittura realizzando repliche dei suoi quadri degli Anni Dieci e alcuni dipinti originali, in particolare tre ritratti femminili con ricco simbolismo alchemico. Il contesto del MART, con la sua ricca collezione di arte d&#8217;avanguardia, permette di collocare le opere di Evola in un quadro culturale adeguato: ad esempio, al confronto con le testimonianze dell&#8217;astrattismo italiano risulta che il Maestro romano aveva anticipato tale corrente di una decina di anni, sviluppando una tecnica di composizione molto originale. L&#8217;ampia raccolta di opere permette di vedere con chiarezza il passaggio dall&#8217;influenza futurista, legata alla frequentazione di Balla, al dadaismo, con il quale Evola sente una maggiore affinità culturale. Va detto, tuttavia, che il titolo della mostra &#8211; &#8220;Lo spirituale nell&#8217;arte&#8221; &#8211; non fa riferimento alla visione tradizionale, che Evola matura alla fine degli Anni Venti: nel suo periodo avanguardista, infatti, non c&#8217;è alcun rifiuto della modernità ed anzi, come ho mostrato nella mia monografia  Julius Evola, c&#8217;è nelle sue opere un&#8217;accettazione piena della cultura moderna, legata all&#8217;influenza della filosofia idealista; il riferimento allo spirituale è invece legato a Vasilij Kandinskij. Solo alla fine degli Anni Venti Evola elabora un&#8217;originale concezione della tradizione (e accosto deliberatamente i termini originale e tradizione), rielaborando alcune idee di René Guénon e aprendo una &#8220;fase tradizionalista&#8221;, che lo impegna per tutto il decennio successivo e che, nel Cammino  del cinabro, considera conclusa nel secondo dopoguerra (cfr. il mio L&#8217;invenzione del tradizionalismo: Julius Evola visto da sinistra). Interessante è anche il confronto con le opere presentate, sempre al MART, in una mostra temporanea dedicata alla Nuova Oggettività. Negli Anni Sessanta, quando Scheiwiller prova a riaprire il discorso critico su Evola riportando l&#8217;attenzione sulla sua attività artistica, il Maestro romano è impegnato in una profonda rielaborazione del suo pensiero, dalla quale emerge in primo piano la problematica esistenziale. In una condizione storica e sociale che considera pienamente nichilista, egli cerca di fornire elementi in grado di dare significato all&#8217;esistenza personale e, ove possibile, per realizzare un aggancio con la trascendenza. Si tratta di una fase in cui sente il bisogno di dare orientamenti, dialogando idealmente con singoli individui colti in circostanze diverse. Dà allora spazio a una riformulazione in senso anarchico del suo pensiero, anche ricorrendo ad alcune idee di Ernst Jünger, o fornisce indicazioni per l&#8217;elaborazione di un pensiero conservatore, ma radicalmente separato dal fascismo, che Evola condanna esplicitamente nel Fascismo dal punto di vista della destra. Peraltro, si tratta di un pensiero conservatore non privo di originalità, perché, se si decodifica bene l&#8217;introduzione a Gli uomini e le rovine, si vede che la prospettiva evoliana è pi rivoluzionaria che restauratrice o regressiva. Anzi, c&#8217;è una notevole coerenza tra quest&#8217;opera e Cavalcare la tigre, dove si teorizza una forma di pensiero anarchico, coerenza data dal costante rigerimento comune, a volte esplicito e a volte sottinteso, al clima culturale e spirituale della Repubblica di Weimar. In Cavalcare la tigre Evola propone la Nuova oggettività come modello di sguardo realistico e visione oggettiva del reale. Ma lo sguardo oggettivo, e direi anche impietoso, della Nuova oggettività penetrava oltre le maschere e le apparenze della realtà sociale, mettendone a nudo il vero volto, anche con il ricorso al grottesco, e rivelando sia un forte interesse per i problemi sociali, sia un fecondo dialogo tra posizioni ideologiche che poi sarebbero entrate in conflitto. Io sono fermamente convinto che il richiamo alla Nuova oggettività avesse per Evola anche un senso politico, quasi a suggerire un&#8217;alternativa allo stantio neorealismo italiano del dopoguerra, da sostituire con qualcosa di più corposo, sia nella componente artistica sia in quella politica. Che questo rappresenti un tentativo di dialogo con la sinistra è fuor di dubbio, e non deve stupire. Il problema di Evola non è mai stato quello di aderire a un&#8217;ideologia. Negli Anni Venti Evola è &#8220;nel&#8221; fascismo, come vi si trovano quasi tutti gli italiani &#8211; in un movimento che ha visto la confluenza di molteplici correnti, anche contrapposte tra loro, e che si sta trasformando da amalgama rivoluzionario in un regime che tradisce la rivoluzione. Poi, a  partire dalla sua visione della tradizione e della trascendenza, il problema di Evola, in materia politica, sarà sempre trovare nella situazione empirica data gli agganci per  ricollegare il presente storico alla dimensione trascendente. Così il Nostro fu sempre, nella situazione in cui si trovava, un rettificatore, uno che assumeva il punto di partenza dato, per poi dirigersi altrove. Lo fa con il fascismo &#8211; si ricordi il giudizio: &#8220;Per noi l&#8217;antifascismo e nulla, ma il fascismo è troppo poco!&#8221;. Poi lo fa con la propaganda razziale, trasformando il razzismo biologico del regime in una sorta di teoria di modelli caratteriali slegati dal sangue; e lo fa nel dopoguerra, sia partendo dalla tabula rasa nichilista, sia partendo dalle forze che si oppongono al nuovo regime. Sul piano individuale, la condizione nichilista dell&#8217;epoca consente che ciascuno possa scegliersi la propria tradizione (è una sua espressione: &#8220;scelta della tradizione&#8221;); sul piano sociale, passando dal battersi su posizioni perdute, ad un atteggiamento aggressivo e di dominio della civiltà della tecnica (L&#8217;operaio nel pensiero di Ernst Jünger) o alla prospettiva di una rivoluzione conservatrice sul modello di Weimar &#8211; dove, bisogna riconoscere, l&#8217;accento cadeva sulla rivoluzione, non sull&#8217;altro termine. Questo suo atteggiamento critico e la sua libertà di giudizio hanno fatto sì che fosse osteggiato durante il Ventennio ed emarginato dal regime venuto dopo: chissà che questa mostra non consenta di riaprire definitivamente il discorso e di rendere giustizia ad uno degli intellettuali più originali e profondi del Novecento. Gianni Ferracuti su Amazon (immagine di apertura: Julius Evola, Five o&#8217;clock tea, 1917-1918)]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 1, 2017 (pdf gratuito)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 May 2017 16:43:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Studi Interculturali 1, 2017 Ilaria Rossinii, Dislocazione nello spazio, nel tempo e nello spirito. Pagine di scrittura migrante.  Anna Di Somma, «Meditazioni sudamericane»: La tappa sudamericana dell’onto-antropo-logia di Ernesto Grassi.  Mario Faraone, «Barbari alle porte»: rappresentazioni, appropriazione e rifiuto del fascismo e del nazismo nella narrativa e nella saggistica britannica degli Anni Trenta.  Gianni Ferracuti, «Un po’ serpente e un po’ gatta in amore…»: il flamenco e l’identità culturale andalusa I. Il Flamenco nella stampa di fine Ottocento. Pier Francesco Zarcone, «al-Siqilliyya: la Sicilia arabo-islamica (ricordo di un tempo che fu. Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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