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	<title>Granada &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>«Un po&#8217; serpente e un po&#8217; gatta in amore»: Flamenco e identità andalusa dalle origini a García Lorca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 16:38:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studi Interculturali]]></category>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: «Un po&#8217; serpente e un po&#8217; gatta in amore»: Flamenco e identità andalusa dalle origini a García Lorca La complessa tradizione del flamenco (canto, musica e ballo) si organizza nel corso di un lungo processo di elaborazione sotterranea a seguito del &#8220;travaso&#8221; nel mondo gitano di consistenti gruppi di moriscos spagnoli: colpiti dal decreto di espulsione del 1609, essi si nascondono negli accampamenti di zingari, si confondono con loro e permettono la fusione delle tradizioni musicali arabo-andaluse con quelle che i gitani traevano dall&#8217;Oriente. Verso la fine del XVIII secolo, quando ai gitani vengono riconosciuti, se non tutti, almeno i principali diritti di cittadinanza e viene abolita, almeno formalmente, la loro discriminazione nel mondo del lavoro, la tradizione flamenca diventa visibile anche per i non gitani ed è possibile assistere a canti e balli che prima si svolgevano solo nei loro accampamenti. Ben presto il flamenco diventa oggetto sia di studi scientifici sia di un interesse politico, che lo interpreta come elemento essenziale dell&#8217;identità andalusa, come una sorta di cordone ombelicale che lega il presente all&#8217;Andalusia musulmana e al Regno di Granada, nel quadro di rivendicazioni autonomiste e istanze federaliste. Tra la fine dell&#8217;Ottocento e i primi del Novecento il flamenco vive un periodo d&#8217;oro, grazie alla sua diffusione nei &#8220;café cantantes&#8220;, alla presenza di artisti di altissimo livello, e a un&#8217;oggettiva sintonia con gli ambienti artistici e letterari d&#8217;avanguardia (il &#8220;modernismo&#8221; spagnolo), ma tale successo non è sufficiente ad abbattere pregiudizi e ostilità nei confronti di questa tradizione artistica o dei luoghi, presuntivamente malfamati, in cui si svolgono gli spettacoli. La polemica tra flamenchismo e antiflamenchismo è ininterrotta fino al Concorso di cante jondo di Granada, del 1922, organizzato da Federico García Lorca e da Manuel de Falla, compositore spagnolo di fama internazionale. Svoltasi tra mille polemiche, tale manifestazione segna il riconoscimento ufficiale del valore culturale del flamenco, che oggi è considerato dall&#8217;Unesco patrimonio immateriale dell&#8217;umanità. Scritto in modo chiaro e ameno, anche sottolineando con ironia l&#8217;umorismo involontario dei detrattori del flamenco, il libro ne ripercorre la storia dalle origini al 1922, ricostruisce grazie alle fonti dell&#8217;epoca gli ambienti, i personaggi e il folclore legato alle &#8220;juergas&#8221; flamenche, e presenta una preziosa selezione di testi in traduzione italiana, di Blas Infante, Federico García Lorca, Manuel de Falla, Ramón Gómez de la Serna, e di articoli collegati al Concurso de Cante Jondo di Granada del 1922.]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Il duende, il sacro e la poesia: flamenco e avanguardia nell&#8217;estetica di Federico García Lorca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 15:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Futurismo e avanguardie]]></category>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti Il duende, il sacro e la poesia: flamenco e avanguardia nell&#8217;estetica di Federico García Lorca In Juego y teoría del duende, conferenza letta per la prima volta a Buenos Aires nel 1933, García Lorca definisce una connessione, poi divenuta pressoché indissolubile, tra l’autentica arte del flamenco (canto, ballo, e toque, ovvero esecuzione musicale) e una condizione emozionale dell’artista che si realizza a seguito dell’ “irruzione del Duende”, cioè una forma, tutta da precisare, di invasamento o enthousiasmos che ha somiglianze con l’esperienza del dionisiaco. La critica si è chiesta fino a che punto questa esperienza interiore del Duende fosse effettivamente, al tempo di García Lorca, una nozione comune nell’ambiente del flamenco, o se invece non sia stato proprio lo stesso poeta a crearne il mito, magari sistematizzando e ampliando dei riferimenti occasionali a duendes presenti nella tradizione popolare andalusa. In realtà, García Lorca compie un&#8217;operazione più complessa. Partendo da un&#8217;esperienza di tipo dionisiaco, attraverso cui si esprime l&#8217;arte flamenca, procede a un confronto con l&#8217;ispirazione caratteristica della poesia classica (o classicista), raffigurata nella Musa e quella caratteristica del romanticismo, raffigurata nell&#8217;Angelo: Angelo, Musa e Duende sono tre diverse esperienze del processo creativo e in ciascuna ha un ruolo determinante una dimensione della personalità: la razionalità (apollinea) nel caso della Musa, il trasporto emotivo, psicologico, nel caso dell&#8217;Angelo, e nel caso del Duende l&#8217;intera dimensione fisica della persona che, per essere carne, è anche al tempo stesso psiche e intelletto. Distinto e contrapposto per molti versi al classicismo e al romanticismo, il carnale flamenco è il punto di partenza di una completa teoria estetica d&#8217;avanguardia. Più ancora, per le caratteristiche della sua concezione dell’arte, García Lorca deve affrontare l’analisi della persona umana descrivendone la fisicità, la carne vivente, come aperta verso l’esterno al mondo reale e verso l’interno a una interiorità personale che, nelle sue ultime propaggini, comunica con il divino e in tale contatto trova la sua autenticità e la sua origine. Di particolare interesse riguardo a questo tema è il confronto tra la visione lorchiana e la concezione tripartita della persona &#8211; vitalità, psiche e spirito &#8211; formulata da José Ortega y Gasset in un saggio degli Anni Venti, Vitalidad, alma, espíritu. I tre piani dell’arte, della realtà (che comprende la persona come un frammento dell’esistente), del divino su cui tutto poggia, sono strettamente articolati e il loro punto di fusione è espresso nell’immagine dell’irruzione del Duende: non un’entità estranea che si impossessa dell’individuo, bensì la riscoperta, con un’esperienza vissuta, della propria autenticità e, di conseguenza, dell’originalità della propria arte. Oltre al commento l&#8217;autore presenta una nuova traduzione annotata delle due conferenze di García Lorca dedicate al flamenco: quella  sul Duende e El cante jondo, primitivo canto andaluz, pronunciata in occasione del Concurso de cante jondo organizzato da Manuel de Falla, da Lorca e da altri scrittori d&#8217;avanguardia a Granada nel 1922, con cui inizia la rivalutazione del flamenco e viene rivendicata la sua piena dignità artistica.]]></description>
		
		
		
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