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	<title>islam &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>Gianni Ferracuti: Dice che &#8220;repetita juvant&#8221;, ma&#8230; sarà?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 13:02:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni anno, di fronte allo sciocchezzaio natalizio di ciò che (con infondata presunzione) si dice “di sinistra”, mi capita di ricordare che il natale è un’invenzione di san Francesco, a significare che non serve occupare militarmente i luoghi santi per celebrare la nascita di Gesù perché questo lo si può fare dovunque e anche ogni giorno: poi, data la fragilità umana, che ha bisogno di segni tangibili, si può realizzarne una rappresentazione plastica che, pur non essendo un rito formale, riattualizza miticamente l’evento. Mi piace poi descrivere questo evento in termini islamici: è la nascita di ʿĪsā, nascita miracolosa dalla vergine Maryam, come si legge nel Corano, e nascita di un profeta e un al-Masih, un messia ovvero profeta di alto rango inviato da Allah per guidare il popolo (Sura di Maryam, 19, 16-34). La celebrazione del natale viene generalmente rispettata nei paesi musulmani, anche se non si tratta di una festa ufficiale dello stato, tranne in Iraq e Giordania, dove è ufficialmente riconosciuto, o altri paesi dove il 25 dicembre è una giornata festiva ma laica (Senegal, Malaysia, Pakistan). I “nostri alleati” sauditi ne proibiscono ogni manifestazione pubblica ma consentono di festeggiarlo in privato. Tutto ciò è noto e forse è più utile fare un’altra considerazione. Ciò che caratterizza la narrazione della natività è l’atteggiamento di esclusione e disprezzo verso una coppia formata da una sposa bambina agli ultimi giorni di gravidanza e un uomo che la tradizione considera molto anziano per l’epoca. A quel tempo ci si sposava in età abbastanza giovane, per cui il vecchio e la fanciulla facevano già una cattiva impressione, ma è probabile che il motivo principale del rifiuto degli albergatori fosse dovuto proprio alla gravidanza, che avrebbe potuto essere di fastidio in un momento di notevole flusso di persone a causa del censimento, soprattutto nel malaugurato caso di problemi o decesso nel parto. Coloro che enfatizzano fino alla noia l’inclusività dovrebbero tenere conto di questo aspetto. Bisognerebbe anche prestare attenzione al contenuto simbolico che dà alla natività una dimensione universale: la scelta del 25 dicembre come data ha chiaramente un valore strategico, in quanto si sovrappone a molte feste religiose precristiane, dai saturnali romani allo zoroastrismo e via dicendo, rispetto alle quali la figura storica del Cristo appare come una sorta di inveramento e quindi di superamento, ma questo si capisce concentrandosi di più sull’aspetto astronomico, cioè sul fatto che in questa data cade il solstizio, ovvero la vittoria della luce sulle tenebre. Il solstizio è uno dei simboli più arcaici del pensiero religioso, di cui esprime il nucleo più essenziale. Nella nostra tradizione culturale (che non è “l’occidente”, almeno non ciò che oggi intendiamo con questa espressione) dalla ierogamia di Khronos e Rea (figli della coppia primordiale Ouranos e Gea) nascono figli che Khronos divora, finché Rea riesce a partorirne uno, Zeus, di nascosto (in una grotta, ma funziona bene anche una stalla) e questi riuscirà ad uccidere Khronos e riportare alla luce i figli divorati. Il senso della storia si ha traducendo i nomi dei protagonisti. Dalla coppia primordiale Cielo e Terra (Urano e Gea) nascono Crono, il Tempo e Rea, il cui nome ha la stessa radice del panta rei di Eraclito &#8211; tutto scorre, fluisce: la natura (physis, cioè generazione) è fluente; realtà (realitas) ha la stessa radice: il reale è fluenza per il carattere intrinsecamente dinamico della sua struttura. Dunque, il Tempo divora i figli generati dalla madre natura, finché essi non saranno liberati dalla morte uccidendo il Tempo stesso: questo avviene ad opera di Zeus, in sanscrito Dyaus, dalla radice *dyeu- che significa “luce splendente”, da cui Dyaus pita (padre celeste o padre cielo) e Juppiter, con lo stesso significato, e Dios (genitivo di Zeus). La Luce irrompe nelle tenebre del tempo e salva i figli che ne erano stati divorati: è l’essenza ultima di ogni forma di pensiero religioso; il cristianesimo convalida questo schema mitico aggiungendo &#8211; e questa è la sua fede &#8211; che esso viene realizzato e reso evento storico nella natività, cioè nell’Incarnazione. Che ci si creda o meno, tutto si può dire tranne che il natale non sia inclusivo o che la sua celebrazione pubblica possa mancare di rispetto a qualcuno. Quanto al Babbo Natale, che si sponsorizza come alternativa, è noto che esso è un’invenzione della Coca-Cola Company: un banale prodotto di marketing, che include solo fin quando si hanno dei soldi in tasca, che la ditta aspira a portare nelle sue casse. Il Babbo Natale della Coca-Cola mercifica un’immagine precedente già abbondantemente laicizzata, quella di Santa Claus, deformazione del nome di San Nicola, vescovo cattolico bizantino del IV secolo, il cui corpo è sepolto a Bari. Insomma una pacchianata americana congenere ad Halloween. Gianni Ferracuti]]></description>
		
		
		
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		<title>L&#8217;invenzione del romanzo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2025 20:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Raccontare la modernità: la resistenza intellettuale dei conversi spagnoli e l&#8217;invenzione del romanzo, tratto da Gianni Ferracuti, Cansóse el cura de ver más libros&#8230; Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro, disponibile in edizione a stampa su Amazon «Con la distruzione della Spagna (Hispania, Sepharad, al-Ándalus) si crea qualcosa di radicalmente nuovo. A prima vista si potrebbe dire – è stato detto tante volte – che delle tre tradizioni, due sono espulse, sradicate cacciando le persone che ne erano interpreti, e una rimane, in una sorta di semplificazione: i cristiani che c&#8217;erano prima sarebbero, culturalmente parlando, gli stessi cristiani che restano dopo, avendo cacciato ebrei e musulmani. Invece, a uno sguardo più accurato, si scopre meglio la vera causa del trauma: le tre componenti (cristiana, ebraica, islamica) scompaiono tutte e tre! La cultura cattolica che rimane padrona della Spagna dopo le espulsioni è molto diversa dalla cultura cattolica che conviveva con ebrei e musulmani – talmente diversa che fa fatica a riconoscersi ed entra in crisi di identità: si arrocca in una difesa estrema del cattolicesimo, diventa, come si suol dire, più papista del papa, si presenta con un&#8217;immagine di durezza, intransigenza, assoluta sicurezza della propria identità e dei propri valori, un&#8217;immagine talmente forte ed esasperata da rivelarsi come una maschera nevrotica, che nasconde insicurezza». Scarica il pdf gratuito]]></description>
		
		
		
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		<title>Cosa NON è e cosa è l&#8217;interculturalità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 12:01:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interculturalità è una parola usata abitualmente a sproposito e spesso per giustificare il contrario di ciò che dovrebbe rappresentare: contaminazioni insensate, diluizione delle identità tradizionali e perdita delle culture nella confusione informe di un presente senza memoria e perciò malleabile e controllabile, asservito agli interessi del potere. Da qui l’idea di contribuire a fare chiarezza su questa parola, mettendo insieme due interventi: il primo del 2018, nella lezione introduttiva di un corso di aggiornamento per insegnanti (che nelle intenzioni ministeriali doveva avere ben diverso orientamento), il secondo come progetto editoriale di Studi Interculturali, sul numero 1 del 2013&#8230;. Scarica il testo gratuitamente]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Cansóse el cura de ver más libros&#8230;: Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 19:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Cansóse el cura de ver más libros; y así, a carga cerrada, quiso que todos los demás se quemasen&#8230;&#8221;: Si stancò il curato di guardare altri libri e così, a scatola chiusa, volle che tutti gli altri si bruciassero&#8230; Così nel Don Chisciotte si conclude la scena del gran rogo dei libri del povero Cavaliere desideroso di avventure non previste nel manuale del perfetto inquisitore. Vero è che all&#8217;epoca l&#8217;inquisizione bruciava soprattutto cristiani, e questo è anche peggio. La Spagna unificata dai re cosiddetti cattolici trova la propria identità nella religione, dal momento che null&#8217;altro accomuna i regni di Castiglia e Aragona che il regal matrimonio fonde in un unico stato, prima solo come unione dinastica, poi come unione territoriale: lingue diverse, istituzioni diverse, diversa composizione sociale e proiezione politica verso l&#8217;esterno, diverso senso di appartenenza&#8230; Per creare un&#8217;identità comune e uno stato unitario c&#8217;è solo l&#8217;elemento religioso, che emerge in primo piano sulla scena quando la regal coppia individua il comune nemico esterni nei musulmani del Regno di Granada e il comune nemico interno negli ebrei. Da qui ha inizio una lunga pulizia etnica (limpieza de sangre) e una rimozione da far invidia alla nostra cancel culture, dimenticando sette secoli di convivenza interculturale tra cristiani, ebrei e musulmani e una lunga tradizione in cui i sovrani cristiani si erano proclamati re delle tre Leggi &#8211; quella mosaica, quella del Vangelo e quella coranica. Il testo di Gianni Ferracuti, Cansóse el cura de ver más libros&#8230;: Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro, racconta la storia di questa lunghissima opera di pulizia etnica e ne mostra il riflesso in alcuni capolavori della letteratura rinascimentale spagnola, che fu una letteratura di opposizione e resistenza contro il fanatismo della monarchia. Indice del volume: La persuasione come beffa: il Diálogo entre el Amor y un Viejo di Rodrigo Cota Un autore unico per la Celestina Raccontare la modernità: la resistenza intellettuale dei conversi spagnoli e l&#8217;invenzione del romanzo Don Chisciotte e l&#8217;islam Quattro idee sul barocco L’«Abencerraje» e il pirata inutile: come sopravvivere in un mondo barocco e gettare le basi della rivoluzione francese La famosa comedia del Nuevo Mundo descubierto por Cristóbal Colón: una interpretazione critica di Lope de Vega Invito a cena col morto: Don Giovanni Tenorio tra macabro e comico]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali: tutti i volumi e i Quaderni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 10:23:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rivista semestrale a cura del Centro di Studi Interculturali Mediterránea Dipartimento di Studi Umanistici Università di Trieste. Studi Interculturali # 21, 2021 Gianni Ferracuti: Flamenco, avanguardia e metafisica nel “duende” di García Lorca Pier Francesco Zarcone: Ascesa, apogeo e fine della Revolução dos Cravos in Portogallo David Kamhi: Sobre la lengua de los judíos sefardíes   Pier Francesco Zarcone: Problemi inerenti alla Bibbia Ilinca Ilian: rec. di Viorica S. Constantinescu, El hebreo estereotipo &#8211; Ensayo de historia cultural, Ed. Institutul European, Iaşi (Rumania), 2013 Scarica il pdf gratuito Studi Interculturali # 20, 2020 Pier Francesco Zarcone: L’ontologia di Mollā Sadrā: Essere ed Esistenza nella Filosofia Sciita  Gianni Ferracuti: Don Giovanni: Il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica Ottavio Di Grazia: Qohelet   Gianni Ferracuti: Il Mito come Scoperta del Divino in Unamuno e Vico Pier Francesco Zarcone: Islām e Modernità: il Caso dell’Irān Indice dei volumi 1-20 Scarica il pdf gratuito Las comunidades transnacionales en la España contemporánea. Sefardíes y Pieds-noirs. Identidades y representaciones. Coordinado por Davide Aliberti y Mariana Domínguez Villaverde Davide Aliberti, Mariana Domínguez Villaverde: Presentación Michel Peraldi: De lo colonial a lo transnacional, transformaciones del espacio migratorio Magreb &#8211; Europa Mariana Domínguez Villaverde: Los pieds-noirs en España entre arraigo y movimiento Davide Aliberti: Las migraciones judías en la España contemporánea. De lo diaspórico a lo transnacional (1840-2000) Pedro Correa Martín-Arroyo: La España franquista y la crisis de refugiados europeos (1939-44): persecución, arresto, y extradición Ewa Tartakowsky: Transnacionalismo y pluralidad de arraigos identitarios: literatura de los judíos del Magreb en Francia Esther Bendahan Cohen: Sefarad, un vínculo entre España y Marruecos Scarica il pdf gratuito &#160; Studi Interculturali #18, 2019 Pier Francesco Zarcone: Scegliere la sconfitta: La II Repubblica spagnola nella guerra civile Ana Cecilia Prenz Kopušar: Marcos Antonio Kappus y Eusebio Kino, dos jesuitas centroeuropeos en Nueva España entre descubrimientos geográficos y globalización Ottavio di Grazia: Ebraismo e modernità in Las luminarias de Janucá di R. Caninos Assens Gianni Ferracuti: Bradomín in Luces de bohemia: un gioco letterario Claudia De Sossi: Autorialità e rivoluzione: la questione autoriale nella scrittura collettiva  Scarica il pdf gratuito &#160; Studi Interculturali #17, 2019 In memoriam Manuel Rossini Ottavio di Grazia: Ascolto e azione: sul libro dell’Esodo Gianni Ferracuti: Il Politico e l’idea di nazione: intorno a Mirabeau el político di Ortega y Gasset Pier Francesco Zarcone: Lo spegnersi del Messico post-rivoluzionario Rosanna Pozzi: La città nella lirica di Mario Luzi: presenza costante in dinamico mutamento Anna Annichiarico: Centri di culto panjabi nella Valle del Chiampo: riadattamenti e seconde generazioni Claudio Prencis: Una dedica gioiosa per Gioconda Belli Davide Aliberti: Lingua viva o «museo vivente»? Le principali innovazioni lessicali, morfologiche e fonologiche del giudeo-spagnolo Ksenija Radovic: El orden simbólico de la madre  en Las genealogías de Margo Glantz Simona Cipolletta: Carmen de Burgos Scarica il pdf gratuito Studi Interculturali 16, 2018 Studi Interculturali 15, 2018 Studi Interculturali 14, 2017 Studi Interculturali 13, 2017 Studi Interculturali 12, 2017 Studi Interculturali 11, 2016 Studi Interculturali 10, 2016 Studi Interculturali 9, 2015 Studi Interculturali 8, 2015 Studi Interculturali 7, 2015 Studi Interculturali 6, 2014 Studi Interculturali 5, 2014 Studi Interculturali 4, 2014 Studi Interculturali 3, 2013 Studi Interculturali 2, 2013 Studi Interculturali 1, 2013 Studi Interculturali 0, 2012 &#160; i Quaderni 5, 2018 Gianni Ferracuti Scripta volant: identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista Sommario Presentazione Identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista Disponibile a breve sul bookshop dell&#8217;autore &#160; i Quaderni 4, 2017 Gioconda Belli: Donna in prima linea: Piccola antologia poeticaSaggio introduttivo e traduzione italiana a cura di Claudio Prencis Claudio Prencis: La donna in prima linea: l’opera letteraria di Gioconda Belli La narrativa La poesia Gioconda Belli, una donna tra le donne: intervista a cura di Claudio Prencis Gioconda Belli: Antologia poetica Scarica il pdf gratuito &#160; i Quaderni 3, 2017 Filtered Glimpses of a War Remembered: Intercultural Studies on the Memory of the Great War, a cura di Mario Faraone Mario Faraone: Filtered Glimpses of a War Remembered: Intercultural Studies on the Memory of the Great War Introduction Austin Riede: Community, Masculinity, and National Identity in Lewis Grassic Gibbon’s Sun-set Song Mario Faraone: “I Suppose Everything’ll Go On Much The Same”: Christopher Isherwood, la ricerca del padre e la memoria della Grande Guerra Carina Ionela Brânzila: Stories and Story-Telling in the First World War Olga Mäeots: The Harvest of Bloody Seeds: Russian Pedagogues Against War Propaganda Rosanna Pozzi: La strumentalizzazione propagandistica della figura femminile in alcuni giornali di trincea Caterina Martino: La Grande Guerra delle immagini. Fotografie choc e immunizzazione dell’orrore Serena Quagliaroli: Un’arte per la memoria: monumenti piacentini ai caduti della Grande Guerra Gorica Majstorović: The Politics of World War I Commemoration and Biljana Srbljanović’s Mali Mi Je Ovaj Grob Mario Faraone: “Al è un suicidi, siôr comandant!”: i fucilati di Cercivento in “Chê âte guere… la guere da int”, testo teatrale di Celestino Vezzi e Bruno Craighero “Chê âte guere… la guere da int”, testo teatrale di Celestino Vezzi e Bruno Craighero Scarica il pdf gratuito &#160; i Quaderni 2, 2017 Gianni Ferracuti, Il flamenco e l’identità culturale andalusa: Blas Infante, Federico García Lorca, Manuel de Falla, Ramón Gómez de la Serna, il Concurso de cante jondo di Granada (1922) Il flamenco e l’identità andalusa Deblica barea: la tradizione segreta del flamenco Un po’ serpente e un po’ gatta in amore: flamenco e antiflamenchismo nella stampa di fine Ottocento Il Concurso de cante jondo di Granada (1922) Una teoria sul gioco del duende Testi di Serafín Estébanez Calderón, Blas Infante, Manuel de Falla, Federico García Lorca, Ramón Gómez de la Serna disponibile su AMAZON in formato kindle o in versione cartacea Leggi la recensione &#160; i Quaderni 1, 2017 Gianni Ferracuti Physis: L&#8217;origine e le differenze: Sommario Dio e le religioni: sul problema filosofico della storia delle religioni in Zubiri L’Arkhé e il suo divenire. Prima parte: La struttura dinamica della realtà L’Arkhé e il suo divenire. Seconda parte: L’Arkhé ovvero la Physis Disponibile in ebook kindle e volume cartaceo dell&#8217;autore &#160; Mediterránea: antologia di articoli Giovanna Digovic: L’uso della simbologia, dei segni e degli archetipi in Gaudí. Ilenia Martin: I romanzi polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett Ilenia Martin: Los pájaros de Bangkok di Manuel Vázquez Montalbán Gianni Ferracuti: Le due memorie, Montalbán e Cercas Elisabetta Balzan: I paradisi artificiali: L&#8217;hashish e l&#8217;oppio visti da Baudelaire. Ivan Buukliev: Dora Gabé Antonio Casamento: Paria e desterrados nella selva di Quiroga. Laura Gandolfi: Elementos fantásticos como subversión del orden convencional en Claribel Alegría Jasmin Džindo: Formazione delle parole:grammatica generativa di Sergio Scalise Scarica il pdf gratuito &#160; Mediterranea 3, 2008 Nicoletta Lizzi: Per una poetica senza purezza: Poesia e prosa in Ernesto Guevara Cecilia Nicolai:Ernesto Cardenal, poeta, monaco, rivoluzionario Scarica il pdf gratuito &#160; Mediterránea 4, 2008 Marco Pauletto: La psicanalisi cervantina, Ovvero come lautore e l‟eroe entrarono in analisi Paolo Quaia: Letteratura e filosofia in Unamuno Sara Farenzena: Il fantastico gagliego nei racconti di José María Castroviejoù Mia Ralza: Il realismo magico di Isabel Allende Scarica il pdf gratuito &#160; Gianni Ferracuti: Modernismo: teoria e forme dell’arte nuova, Meriterránea 8, 2010 Sommario Quadro storico, p. 9 La rivalutazione dell&#8217;immaginazione e del sentimento nel romanticismo, p. 27 La riflessione sul realismo, p. 36 Nascita dell&#8217;arte nuova, p. 50 Realismo e simbolismo, p. 64 La cosiddetta generazione del 98 e il modernismo, p. 87 Miguel de Unamuno, p. 108 Il Novecentismo, p. 26 L&#8217;immagine disumanizzata, p. 151 Disponibile a breve nel Bookshop dell&#8217;autore &#160; Gianni Ferracuti: Cansóse el cura de ver más libros… Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro, Meriterránea 10, 2011 Un autore unico per la Celestina, pp. 7-26 Raccontare la modernità: la resistenza intellettuale dei conversi spagnoli  e l&#8217;invenzione del romanzo, pp. 27-49 Don Chisciotte e l&#8217;islam, pp. 50-74 Quattro idee sul barocco, pp. 75-89 L’«Abencerraje» e il pirata inutile: come sopravvivere in un mondo barocco e gettare le basi della rivoluzione francese, pp. 90-98 La famosa comedia del Nuevo Mundo descubierto por Cristóbal Colón: una interpretazione critica di Lope de Vega, pp. 99-107 Invito a cena col morto: Don Giovanni Tenorio tra macabro e comico, pp. 108-125 Disponibile a breve nel Bookshop &#160; Mediterránea 11, 2011 Gianni Ferracuti: &#8220;La emoción interior y el gesto misterioso&#8221;:i racconti galanti di  Valle-Inclán Sara Moretton: Antígona de María Zambrano Ksenija Radovic: Vida, muerte y pasión del corazón en El rastro de Margo Glantz Scarica il pdf gratuito &#160; Mediterránea 12, 2011 Giulio Ferracuti: Islam: elezioni e democrazia Angela Dolcetti: Letteratura poliziesca in Catalogna. Alicia Giménez-Bartlett e Pablo Tusset Laura Facchinetti: María Zambrano, filósofa del sentir Scarica il pdf gratuito &#160; Gianni Ferracuti: Traversando i deserti d’Occidente: Ortega y Gasset e la morte della filosofia, Meriterránea, 13, 2012 Sommario Ortega, la fenomenologia e il gran sole del Mediterraneo, p. 9 Etnia, nazione e democrazia in Ortega, p. 45 Ortega e la fine della filosofia, p. 69 Dietro lo specchio di Dioniso: il superamento della fenomenologia in Ortega e Zubiri, p. 109 La vita umana come realtà dinamica in Ortega y Gasset, p. 133 La trascendenza &#8220;nel&#8221; reale nel pensiero di Ortega y Gasset, p. 143 Disponibile a breve nel Bookshop dell&#8217;autore &#160; Gianni Ferracuti: L’amor scortese: fanatismo, pulizia etnica, trasgressione nell’epoca dei re cosiddetti cattolici, Meriterránea 14, 2013 (nuova edizione 2021) Sommario Elementare descrizione del quadro storico: Al-Andalus. La reconquista. La società disuguale. I re cattolici. L’impero asburgico. La singolare modernità dei re cattolici: I re cattolici e l’unità. La purezza del sangue. La distribuzione del potere. Il tema dell’onore. Gli intellettuali e l’opposizione. Donna, madonna, maladonna: Limiti dell’autorappresentazione letteraria del medioevo. Il fascino ambiguo della cavalleria. Normalizzazione della cavalleria in Spagna. L’amore non cortese. La situazione in Spagna. Frammenti di normalità nella poesia popolare: L’importanza della poesia popolare. Un esempio di ispirazione provenzale. La personalità autonoma della donna. La donna assume l’iniziativa. La bella mal maritata. Il tema della sessualità. Il tema dell’incontro. La donna vendicatrice. Il programma dell’incontro. Qualche scena erotica. Sull’età dell’amore, e altri temi per associazione di idee. La deriva verso l’osceno. Pellegrinaggi e dintorni. Misogini, marrani e cavalieri andati: la dissoluzione dell’amor cortese: Misoginia e cortesia nel Quattrocento. Le radici del razzismo. La satira contro il cavaliere. La Celestina o l’essenza nichilista della modernità: L’autore e l’opera. Alcune interpretazioni. Un’idea del nichilismo. Un’idea del realismo. Il tema della magia. La satira dell’amante cortese. Il ritratto di Celestina. La truffa e la retorica. Il tema dell’amore. Il dramma. Lozana, Areúsa Andalusa: Un testo imbarazzante. L’erotico e l’osceno. Il tema della sessualità. Bibliografia Disponibile in volume cartaceo &#160; Gianni Ferracuti: José Ortega y Gasset: la libertà inevitabile e l&#8217;assente presenza del divino, Meriterránea 15, 2013 Introduzione: Ortega nella circostanza europea. Gli esordi: 1. Amore intellettuale. 2. Dalla circostanza al mondo. 3. Nuova teoria del concetto. 4. Intorno alle “Meditaciones”. Verità e storia: 5. Alla scoperta del tema della vita. 6. Razionalismo e relativismo. 7. La prospettiva come carattere ontologico. 8. Vita e razionalismo. La vita come realtà radicale: 9. La realtà radicale. 10. il metodo teorico. 11. Il dubbio sistematico. 12. La svolta. L’uomo, animale innaturale: 13. La struttura della persona. 14. Meditazione e creatività. 15. La libertà inevitabile. Vocazione e esperienza del sacro: 16. Il fare metafisico. 17. Metafisica della vocazione. Tradizione, storia, ragione storica: 18. Vocazione e metafisica della storia. 19. Scienza e realtà storiche. 20. La struttura teandrica della storia. 21. Idee e credenze. Persone e società: 22. Società personalista e comunitaria. 23. La nuova idea dell’aristocrazia. 24. Omogeneizzazione delle culture e perdita di identità. 25. La ribellione delle masse. 26. I fatti sociali. Il paradigma della storia: 27. Roma come paradigma. 28. Un’interpretazione della storia universale. 29 Rex e imperator. 30. Legittimità e illegittimità. 31. La modernità romana. 32. Oltre la modernità. 33. Il diritto. Il libro che Ortega non ha scritto: 34. La sapienza arcaica. 35. Dioniso. 36. L’origine della filosofia. 37. Essere e realtà L’illusione logica: 38. La verità, un concetto ambiguo. 39. La ragione come fantasia. 40. Il dito che indica la luna… Uno schema della crisi: 41. La crisi del mondo mediterraneo. 42. L’uomo solo con Dio. 43. La svolta moderna. L’assente: 44. L’essere insufficiente. 45. La fenomenologia. 46....]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali: indice dei volumi 1-21</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 12:50:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Centro di Studi “Mediterránea” &#8211; Teorie e pratiche dell’interculturalità in ambito ispanico e ispanoamericano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste. . Coordinamento a cura di Gianni Ferracuti. www.ilbolerodiravel.org. Studi Interculturali è un’iniziativa senza scopo di lucro. I fascicoli della rivista sono distribuiti gratuitamente in formato digitale all’indirizzo www.interculturalita.it. © Copyright di proprietà dei singoli autori degli articoli pubblicati. Mediterránea ha il proprio sito all’indirizzo . Studi interculturali: Indice degli articoli pubblicati (volumi 1-21, 2013-2021). &#8211; Davide Aliberti: Las migraciones judías en la España contemporánea. De lo diaspórico a lo transnacional (1840-2000) , 1/2020, pp. 55-76. &#8211; Davide Aliberti, Mariana Domínguez Villaverde: Las comunidades transnacionales en la España contemporánea. Sefardíes y Pieds-noirs. Identidades y representaciones, 1/2020, pp. 7-145. &#8211; Davide Aliberti, Mariana Domínguez Villaverde: Presentación, 1/2020, pp. 7-17. &#8211; Davide Aliberti: Lingua viva o «museo vivente»? Le principali innovazioni lessicali, morfologiche e fonologiche del giudeo-spagnolo, 1/2019, pp. 201-218. &#8211; Luciana Alocco: La «magia» tra letteratura e lessicografia, 2/2013, pp. 51-73. &#8211; Anna Annicchiarico: Centri di culto panjabi nella Valle del Chiampo: riadattamenti e seconde generazioni, 1/2019, pp. 161-194. &#8211; Princesa Aquino Augsten: Racconti bilingue spagnolo-guaraní: I mille Oneiroi III, Via Crucis di una donna a cura di Ana Cecilia Prenz Kopušar (La mia bambola andai; Un altro Alpha difettoso; Virginia Woolf; Quasi ieri; Parola simbolo; Via crucis di una donna), 2/2018, pp. 151-170. &#8211; Claudia Azzola: s-Tradurre: variazioni su sensazione e percezione del tempo, 1/2018, pp. 31-36. &#8211; Veronica Balbo: «Tra Scilla e Cariddi, ovvero dalla padella alla brace»: evoluzione e involuzione dei CPT dalla legge Turco-Napolitano alla legge Bossi-Fini, 1/2014, pp. 7-46. &#8211; Miriam Begliuomini: Un’utopia sommersa: (ri)leggere l’opera di Gabriel Audisio (1900-1978), 1/2018, pp. 149-166. &#8211; Esther Bendahan Cohen: Sefarad, un vínculo entre España y Marruecos, 1/2020, pp. 129-144. &#8211; Cristina Benussi: Ebraismo e scrittura femminile, 3/2016, pp. 7-38. &#8211; Sabina Borsoi: Tina ha muerto: Tina Modotti dall’etica dell’arte alla politica della lotta, 1/2015, pp. 139-168. &#8211; Guido Bulla: «Who is it that can tell me who I am?». Shakespeare, Stow, White: radici interculturali della Letteratura Australiana di lingua inglese, 2/2014, pp. 171-188. &#8211; Cesare Catà: Before Ireland was made. Il Nazionalismo Neoplatonico di William Butler Yeats, 1/2013, pp. 13-83. &#8211; Simona Cipolletta: Carmen de Burgos, 1/2019, pp. 225-251. &#8211; Pedro Correa Martín-Arroyo: La España franquista y la crisis de refugiados europeos (1939-44): . persecución, arresto, y extradición, 1/2020, pp. 77-100. &#8211; Armelina Correa Ramón: La poesia «Elegía»: Una reinterpretazione lorchiana degli archetipi femminili di fine secolo, 3/2016, pp. 69-80. &#8211; Giuseppe D’Acunto: Ortega critico di Heidegger, 1/2015, pp. 67-78. &#8211; Giuseppe D’Acunto: Ortega y Gasset: la metafora come parola «esecutiva», 2/2014, pp. 39-51. &#8211; Giuseppe D’Acunto (a cura di): Martin Heidegger, Incontri con Ortega y Gasset, 1/2015, pp. 63-67. &#8211; Barbara D’Alessandro: Scavalcare l’orizzonte: movimento e transitorietà in Barbara Pumhösel, 3/2014, pp. 161-180. &#8211; Claudia De Sossi: Autorialità e rivoluzione: la questione autoriale nella scrittura collettiva, 2/2019, pp. 131-153. &#8211; Ottavio Di Grazia: Ascolto e azione: sul libro dell’Esodo, 1/2019, pp. 9-38. &#8211; Ottavio Di Grazia: Ebraismo e modernità in Las luminarias de Janucá di R. Caninos Assens, 2/2019, pp. 89-108. &#8211; Ottavio Di Grazia, La santificazione del tempo e il ricordo, 3/2016, pp. 185-193. &#8211; Ottavio Di Grazia: Qohelet, 2/2020, pp. 107-119. &#8211; Sara Graziella Di Lello: Helena Janeczek: un tentativo di ricomposizione identitaria attraverso la letteratura, 3/2014, pp. 181-196. &#8211; Anna Di Somma, Meditazioni sudamericane: La tappa sudamericana dell’0nt0-antropo-logia di Ernesto Rossi, 1/2017, pp. 37-54. &#8211; Anna Di Somma: Un intellettuale di vocazione. A proposito de La vocazione dell’arciere. Prospettive critiche sul pensiero di José Ortega y Gasset, 1/2014, pp. 229-243. &#8211; Mariana Domínguez Villaverde: Los pieds-noirs en España entre arraigo y movimiento, 1/2020, pp. 31-55. &#8211; Federico Donelli: Leggi suntuarie e moda come strumento di potere nell’Impero Ottomano tra XVII e XIX secolo, 1-2/2016, pp. 133-160. &#8211; Mario Faraone: «Barbari alle porte»: rappresentazioni, appropriazione e rifiuto del fascismo e del nazismo nella narrativa e nella saggistica britannica degli Anni Trenta, 1/2017, pp. 55-122. &#8211; Mario Faraone: «Dr Brighton healed me, Sir!»: l’ospedale degli indiani nel Royal Pavilion di Brighton dal dicembre del 1914 al febbraio del 1916, un esperienza interculturale nell’ambito della Grande Guerra, 1/2015, pp. 7-37. &#8211; Mario Faraone: «Fair Liberty, Was All His Cry»: Rex Warner, Jonathan Swift e la Libertà, 272017, pp. 49-82. &#8211; Mario Faraone: «I’m like a book you have to read. A book can’t read itself to you»: Autobiografia come strumento di conoscenza interculturale in Thomas Wolfe e Christopher Isherwood, 3/2014, pp. 77-119. &#8211; Mario Faraone: «I went almost everywhere on horseback»: il viaggio interculturale di Anthony Trollope, scrittore e ufficiale postale di sua maestà, 1-2/2016, pp. 73-96. &#8211; Mario Faraone: “Light into Darkness”: la narrativa per ragazzi nel XIX secolo britannico, tra educazione cristiana ed etica imperialista, 1/2013, pp. 39-55. &#8211; Mario Faraone: «Maledetto Hermada!»: Turismo interculturale ed escursionismo storico nel Carso della Grande Guerra, tra pietre e lieux de memoire, 3/2015, pp. 123-192. &#8211; Mario Faraone: «¿Por qué seguimos leyendo (y escribiendo) novelas?»: la contemporaneità interculturale di Arturo Pérez-Reverte, Javier Marías ed Eduardo Mendoza, 3/2013, pp. 57-100. &#8211; Mario Faraone: «Prompted by motives of curiosity»: l’orientalismo interculturale di William Beckford, autore di Arabian Tales nell’Inghilterra del XVIII secolo, 2/2014, pp. 70-139. &#8211; Mario Faraone: “Raglio d&#8217;asino non sale al cielo”: Saggezza contadina e dialogo interculturale in ambito multilinguistico europeo, 2/2013, pp. 21-50. &#8211; Mario Faraone: «Teleological machines and landscapes of geomancy»: La memoria interculturale della Grande Guerra, come patrimonio comune conservato e tramandato dagli apparati museali ed espositivi di Kobarid, Kötschach-Mauthen e Timau / Tischlbong, 2/2015, pp. 32-95. &#8211; Mario Faraone: «Things here aren’t easy, but I never expected them to be»: Intercultural Perceptions, Reflections and Descriptions of the Spanish Civil War Experience in the Writings of Some 1930s British Intellectuals and Volunteers of the International Brigades, 3/2016, pp. 147-184. &#8211; Mario Faraone: «Un po’ di polenta, un pezzettino di formaggio e una bottiglia d’acqua, perché sorgenti lassù non ci sono»: intervista con Lindo Unfer, «recuperante» e direttore del museo della grande guerra di Timau, 2/2015, pp. 7-31. &#8211; Mario Faraone: «Which is it to-day, morphine or cocaine?»: l’oppio e i suoi derivati come elementi strutturali, interculturali e creativi nei testi letterari, memorialistici e saggistici di lingua inglese del XVIII e il XIX secolo, 1/2014, pp. 108-163. &#8211; Mario Faraone (a cura di): Alfred Ollivant: L’ospedale indiano (1916) (a cura di Mario Faraone) , 1/2015, pp. 38-62. &#8211; Mario Faraone: «“Gandhi! and the “Further Peak”»: Art and Politics in Stephen Spender and Edward Upward Between Commitment and Individualism, 3/2917, pp. 115-148. &#8211; Mario Faraone: «An unsettling glimpse of stillman’s unpredictable violence»: The Tempest di William Shakespeare in «The ultimate city» di J.G. Ballard, 2/2018, pp. 109-139. &#8211; Raffaele Federici: Archéologie du futur. La musique en vinyle entre le lien social et la post-nostalgie, 2/2017, pp. 133-142. &#8211; Raffaele Federici: Metus Xenos, un mondo in movimento, 3/2014, pp. 7-14. &#8211; Raffaele Federici: Tecnica e cultura fra modernità e identità. L’uno e i molti fragili, 3/2013, pp. 41-56. &#8211; Raffaele Federici (a cura di): Robert Michels: Materiali per una sociologia dello straniero (a cura di Raffaele Federici) , 3/2014, pp. 15-32. &#8211; Michele Federici: L’invenzione del pubblico di Umbria Jazz: comunità e esperienze in movimento, 2/2018, pp. 139-150. &#8211; Gianni Ferracuti: Il Politico e l’idea di nazione: intorno a Mirabeau el político di Ortega y Gasset, 1/2019, pp. 39-81. &#8211; Gianni Ferracuti: «La mayor de sus infamias»: Sonata de invierno di Ramón del Valle-Inclán, 3/2917, pp. 73-114. &#8211; Gianni Ferracuti: Bradomín in Luces de bohemia: un gioco letterario, 2/2019, pp. 109-130. &#8211; Gianni Ferracuti: Cosa NON è l’interculturalità, 1/2018, pp. 113-116. &#8211; Gianni Ferracuti: Don Chisciotte dal mito alla realtà: nuova idea di nazione, critica del tradizionalismo e interculturalità in Unamuno e Ortega y Gasset, 2/2018, pp. 61-108. &#8211; Gianni Ferracuti: «Con un alarde de poder pagano»: Sonata de primavera, 2/2017, pp. 83-114. &#8211; Gianni Ferracuti: Contro le sfingi senza enigma: Estetismo, critica antiborghese e prospettiva interculturale nel modernismo, 1/2014, pp. 164-220. &#8211; Gianni Ferracuti: Deblica barea: la tradizione segreta del flamenco, 1/2013, pp. 56-86. &#8211; Gianni Ferracuti: «Dejándome llevar de un impulso romántico»: Valle-Inclán e l’esotismo messicano della Sonata de estío, 1-2/2016, pp. 41-73. &#8211; Gianni Ferracuti: Difesa del nichilismo: uno sguardo interculturale sulla «ribellione delle masse», 1/2015, pp. 169-228. &#8211; Gianni Ferracuti: Dio e le Religioni: il problema filosofico della storia delle religioni in Zubiri, 3/2016, pp. 7-38. &#8211; Gianni Ferracuti: Don Giovanni: Il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica, 2/2020, pp. 55-106. &#8211; Gianni Ferracuti: Flamenco, avanguardia e metafisica nel “duende” di García Lorca, 1/2021, pp. 7-54 &#8211; Gianni Ferracuti: Il mito come ccoperta del divino in Unamuno e Vico, 2/2020, pp. 120-130. &#8211; Gianni Ferracuti: «Il punto di vista crea il panorama»: molteplicità di sguardi e interpretazioni in Ortega y Gasset, 2/2015, pp. 96-118. &#8211; Gianni Ferracuti: José Ortega y Gasset e il modernismo: Cento anni di Meditaciones del Quijote, 2/2014, pp. 7-38. &#8211; Gianni Ferracuti: L’autonomismo andaluso e Blas Infante, 3/2013, pp. 101-122. &#8211; Gianni Ferracuti: L’invenzione del tradizionalismo: due recenti pubblicazioni su Ernst Jünger e una divagazione fuori tema su cultura tradizionale, nichilismo, tradizionalismo e studi interculturali, 3/2015, pp. 212-227. &#8211; Gianni Ferracuti: Presentazione, 1/2013, pp. 7-12. &#8211; Gianni Ferracuti: «¡Qué distinta pudo haber sido nuestra vida!»: Sonata de otoño o gli esiliati dalla modernità, 3/2014, pp. 119-160. &#8211; Gianni Ferracuti: Santiago Matamoros, 3/2015, pp. 205-211. &#8211; Gianni Ferracuti: Temi interculturali nel teatro di Cervantes (per il IV centenario della morte), 3/2016, pp. 214-243. &#8211; Gianni Ferracuti: Una teoria sul gioco del “duende” , 2/2013, pp. 123-142. &#8211; Gianni Ferracuti, «Un po’ serpente e un po’ gatta in amore..»: il flamenco e l’identità culturale andalusa I. Il Flamenco nella stampa di fine Ottocento, 1/2017, pp. 123-62. &#8211; Gianni Ferracuti (a cura di): Blas Infante: Andalusismo e flamenchismo, 3/2013, pp. 100-158. &#8211; Gianni Ferracuti (a cura di): Federico García Lorca: Gioco e teoria del duende, 2/2013, pp. 143-156. &#8211; Gianni Ferracuti (a cura di): José Ortega y Gasset: Temi dell’Escorial, 2/2014, pp. 52-69. &#8211; Alessandra Flores D’Arcais: Il tempo linguistico: difficoltà di traduzione dal francese all’italiano, 1/2018, pp. 61-72. &#8211; Domenico Gallo: Nubi di tempesta agitano l’aria: fumetti e guerra civile spagnola, 3/2016, pp. 201-213. &#8211; Federico García Lorca: Gioco e teoria del duende (a cura di Gianni Ferracuti), 2/2013, pp. 143-156. &#8211; Martin Heidegger, Incontri con Ortega y Gasset (a cura di Giuseppe D’Acunto), 1/2015, pp. 63-67. &#8211; Irma Hibert: Modernidad e identidad en «El túnel» de Ernesto Sábato, 1/2013, pp. 126-150. &#8211; Irma Hibert: Modernidad e identidad en «Sobre héroes y tumbas» de Ernesto Sábato, 2/2013, pp. 100-122. &#8211; Irma Hibert: Posmodernidad, globalización, identidad, 2/2014, pp. 230-244. &#8211; Ilinka Ilian: rec. di Viorica S. Constantinescu, El hebreo estereotipo &#8211; Ensayo de historia cultural, Ed. Institutul European, Iaşi (Rumania), 2013, 1/2021, pp. 187-197. &#8211; Blas Infante: Ideale andaluso (a cura di Gianni Ferracuti), 3/2013, pp. 123-136. &#8211; Blas Infante: Origini del flamenco e segreto del cante jondo (a cura di Gianni Ferracuti), 3/2013, pp. 149-158. &#8211; Blas Infante (et al.): Manifesto della nazionalità (a cura di Gianni Ferracuti), 3/2013, pp. 137-148. &#8211; David Kamhi: La música sefardí en la cultura de los judíos de Bosnia y Herzegovina, 2/2015, pp. 219-232. &#8211; David Kamhi: Luna Laura Papo-Bohoreta y su contribución a la cultura bosnia, 3/2016, pp. 194-200. &#8211; David Kamhi: Sobre la lengua de los judíos sefardíes., 1/2021, pp. 119-156. &#8211; Miran Košuta: Memento mori di France Prešeren: variazioni traduttive sul tema, 1/2018, pp. 73-88. &#8211; Giovanna Manzato: La giovane Europa: politiche giovanili e viaggi interculturali tra vecchi confini e nuovi cittadini, 2/2014, pp. 209-220. &#8211; Mirza Mejdania: In memoriam Jasmin Džindo, 3/2015, pp. 193-194. &#8211; Mirza Mejdanija: L&#8217;ultima stagione dei racconti sveviani, 2/2014, pp. 221-229. &#8211; Robert Michels: Materiali per una sociologia dello straniero (a cura di Raffaele Federici) , 3/2014, pp. 15-32. &#8211; Marina Niro: Uno sguardo sul dialogo ebraico-cristiano: la figura di Gesù, 1/2013, pp. 87-101. &#8211; Alfred Ollivant: L’ospedale indiano (1916) (a cura di Mario Faraone) , 1/2015, pp. 38-62. &#8211; José Ortega y Gasset: Temi dell’Escorial (a cura di Gianni Ferracuti) , 2/2014,...]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 20 (2, 2020)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 11:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Studi Interculturali 20 (2, 2020) Pier Francesco Zarcone: L’ontologia di Mollā Sadrā: Essere ed Esistenza nella Filosofia Sciita  Gianni Ferracuti: Don Giovanni: Il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica Ottavio Di Grazia: Qohelet   Gianni Ferracuti; Il Mito come Scoperta del Divino in Unamuno e Vico Pier Francesco Zarcone: Islām e Modernità: il Caso dell’Irān Indice dei volumi 1-20 Scarica gratuitamente il testo completo in pdf]]></description>
		
		
		
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		<title>L&#8217;amor scortese: Fanatismo, pulizia etnica, trasgressione nell&#8217;epoca dei re cosiddetti cattolici</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2021 15:52:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: L&#8217;amor scortese: Fanatismo, pulizia etnica, trasgressione nell&#8217;epoca dei re cosiddetti cattolici Indice Elementare descrizione del quadro storico (Al-Andalus. La reconquista. La società disuguale. I re cattolici. L&#8217;impero asburgico.) La singolare modernità dei re cattolici (I re cattolici e l&#8217;unità. La purezza del sangue. La distribuzione del potere. Il tema dell&#8217;onore. Gli intellettuali e l&#8217;opposizione.) Donna, madonna, maladonna (Limiti dell&#8217;autorappresentazione letteraria del medioevo. Il fascino ambiguo della cavalleria. Normalizzazione della cavalleria in Spagna. L&#8217;amore non cortese. La situazione in Spagna.) Frammenti di normalità nella poesia popolare (L&#8217;importanza della poesia popolare. Un esempio di ispirazione provenzale. La personalità autonoma della donna. La donna assume l&#8217;iniziativa. La bella mal maritata. Il tema della sessualità. Il tema dell&#8217;incontro. La donna vendicatrice. Il programma dell&#8217;incontro. Qualche scena erotica. Sull&#8217;età dell&#8217;amore, e altri temi per associazione di idee. La deriva verso l&#8217;osceno. Pellegrinaggi e dintorni.) Misogini, marrani e cavalieri andati: la dissoluzione dell&#8217;amor cortese (Misoginia e cortesia nel Quattrocento. Le radici del razzismo. La satira contro il cavaliere.) La Celestina o l&#8217;essenza nichilista della modernità (L&#8217;autore e l&#8217;opera. Alcune interpretazioni. Un&#8217;idea del nichilismo. Un&#8217;idea del realismo. Il tema della magia. La satira dell&#8217;amante cortese. Il ritratto di Celestina. La truffa e la retorica. Il tema dell&#8217;amore. Il dramma.) Lozana, Areúsa Andalusa (Un testo imbarazzante. L&#8217;erotico e l&#8217;osceno. Il tema della sessualità.) Bibliografia «A Madrid, in piena controriforma, sono aperti 800 bordelli per notte: tre prostitute in media per bordello (Celestina ne aveva nove nel suo), con tre clienti per notte, fa oltre 7000 persone, che non possono essere le stesse tutte le notti (se non altro per una questione economica); con una visita ogni settimana, si hanno 50.000 maschi utenti della prostituzione cittadina. Nel Compás di Siviglia c&#8217;erano 300 prostitute; poi aggiungi addetti, tenutari, locandieri, fornitori, soldati e studenti&#8230; ampie fasce della popolazione in cui il pensiero moralista non ha efficacia. Si aggiunga che per secoli nelle campagne si manifesta l’accanita persistenza di usi, costumi e mentalità antiche e arcaiche: nelle superstizioni, che sono diffusissime, come nei comportamenti sessuali? Nelle campagne vive la maggioranza della popolazione, il che può indurre a credere che il pensiero sessuofobo, nei fatti, condiziona una minoranza della popolazione cristiana europea. A noi sembra pesante e maggioritario, perché esso controlla la scrittura, e perché poi prevale storicamente con la controriforma, imponendo un’interpretazione faziosa del passato storico precedente, da cui bisogna cautelarsi. La diffusione della prostituzione come fatto lecito e socialmente accettato, la costante presenza di una tradizione letteraria oscena, in ambiente colto e popolare, fanno pensare che alcuni punti di vista comunemente ritenuti moderni fossero già presenti nel medioevo, anche se non trovavano trascrizione nei testi. Sembra indiscutibile l’abissale distanza tra il medioevo ufficiale e quello reale. Le Goff si chiedeva se fosse esistita una morale per i signori e una per i villani. Più probabilmente, è esistita una morale ufficiale e teorica che né i signori né i villani rispettavano, anche se questi ultimi potevano sempre ritrovarsi sotto i rigori della legge (per una denuncia, o vittime di altri interessi), da cui i signori erano protetti. Data questa dualità, i nuovi soggetti che accedono alla scrittura, e tra questi gli umanisti di formazione laica, trovano nel loro orizzonte culturale una teoria morale inapplicata (che non condividono) e una prassi quotidiana che non hanno ragione di condannare, e nella loro scrittura trasformano questa prassi in tema letterario». Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Quel mito chiamato Spagna: Convivenze, conflitti e nevrosi identitarie nella cultura spagnola</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2021 08:50:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: Quel mito chiamato Spagna: Convivenze, conflitti e nevrosi identitarie nella cultura spagnola Quel mito chiamato Spagna delinea l&#8217;affascinante percorso di un Paese alla perenne ricerca della propria identità e oscillante tra le convivenze più ardite e i conflitti più aspri. Spagna è il Califfato di Cordova, la riconquista, il cammino di Santiago e l&#8217;inquisizione, l&#8217;impero dove non tramonta il sole, don Chisciotte e il flamenco, il modernismo e l&#8217;arte disumanizzata di Ortega y Gasset, l&#8217;ansia religiosa di Unamuno e il grottesco di Valle-Inclan&#8230; L&#8217;autore ha costruito questo libro partendo da idee e immagini che una persona di media cultura associa al termine &#8220;Spagna&#8221;, ha disposto queste idee cronologicamente e ne ha spiegato la genesi, il significato, l&#8217;evoluzione e l&#8217;eredità che hanno lasciato nella cultura attuale. In tal modo, ogni tema trattato appartiene all&#8217;attualità dell&#8217;essere consapevolmente spagnoli oggi e, al tempo stesso, è un elemento storico, che ha fatto la sua comparsa in un&#8217;epoca determinata e, dunque, viene contestualizzato e compreso nel suo significato culturale. Il risultato è un ritratto assai verosimile di una hispanidad concepita non come un&#8217;immagine immobile, una natura fissa e definita una volta per tutte, ma come un cammino incessante, in cui il vero valore identitario sta nalla storia che uomini e donne di Spagna hanno costruito e, soprattutto, in quella che decideranno di costruire in futuro. Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Don Chisciotte e l&#8217;islam</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 10:04:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Don Chisciotte e l&#8217;islam Qui comincia l&#8217;avventura&#8230; o Sarajevo blues Per il cavaliere dei romanzi, quello che &#8211; secondo gli uomini di sano buon senso &#8211; non esiste nella storia, la guerra è un dato di fatto: la combatte, ma non rappresenta l&#8217;istanza superiore. Al di sopra della guerra, come la intendono gli eserciti, ci sono le virtù cavalleresche, che non sono solo virtù militari. Nella guerra il cavaliere non cerca la ricchezza, né il potere: cerca la gloria. Battere un uomo debole non è impresa di valore, non procura gloria né fama, anche se potrebbe portare un discreto bottino. Piuttosto se si vuole mostrare al mondo il proprio coraggio e la qualità della propria sostanza umana, è più proficuo mettersi davanti a un ponte e imporre al viandante che lodi la propria dama, alla cieca: se lo fa, vuol dire che nel suo cuore non albergano valori cavallereschi, e non vale la pena di battersi con lui. Se non lo fa, vuol dire che ha fegato, che accetta di spezzare una lancia in duello a rischio di rimetterci qualche osso, e dunque ha un coraggio con cui ci si può misurare. Con ciò si produce un&#8217;altra possibilità: un tizio sconosciuto, che mai avrebbe pensato di recarsi proprio presso quel ponte insignificante e anonimo, viene a sapere della sfida e sconvolge tutti i piani della sua esistenza per andare proprio lì, su un ponte che non porta a nulla, sopra un fiumiciattolo ignaro e fangoso, solo per poter dire in faccia a un illustre ignoto che non ha alcuna intenzione di lodare la sua dama, neanche se fosse la regina di Cappadocia. Potrà stupire la stranezza, ma la cosa è storica, è avvenuta più volte, ed è una sindrome che ha un nome ben preciso: avventura. Circa quattro secoli fa, un oscuro idalgo di paese, di cui le cronache parlano poco e confusamente, al punto che abbiamo faticato molto per conoscerne il nome, decide di lasciarsi alle spalle una vita non lussuosa, ma tranquilla e, nonostante la non giovanile età di cinquant&#8217;anni, esce di casa silenziosamente nella notte e va in cerca di avventure. Rinuncia alla sua identità, al suo ruolo sociale, peraltro ormai vago e prossimo all&#8217;insignificanza, e assume il nome di battaglia di Don Chisciotto della Mancia. Cattivi traduttori hanno diffuso il suo nome nella forma Chisciotte, che ormai è talmente generalizzata nell&#8217;uso che non vale la pena di provare a cambiarla. Habent sua fata libelli, commentò il retore citando il poeta latino (c&#8217;è sempre un poeta latino per ogni occasione). Il nostro eroe si prepara per giorni segretamente, consapevole dell&#8217;impossibilità che le ristrette menti dei suoi familiari possano comprendere la nobiltà e la grandezza del suo disegno, e infine si chiude delicatamente la porta dietro le spalle, conduce piano il suo destriero a debita distanza da casa, per non farsi sentire, quindi gli sale in groppa e si allontana. La storia è raccontata da una cronaca scritta in arabo da un tale Cide Hamete Benengeli, di cui ci è pervenuta solo una redazione in castigliano, elaborata a partire da una traduzione intermedia fatta da un anonimo traduttore in cambio di pochi spiccioli. Noi, che utilizziamo alcune fonti inedite, fortunosamente giunte in nostro possesso, possiamo garantire che, prima di allontanarsi con una galoppata propiziatoria, il nostro don Chisciotte ha fatto una piccola deviazione per dare un ultimo sguardo al Toboso, terra della sua amata signora Dulcinea, alla quale avrebbe poi mandato, per renderle omaggio, tutti gli avversari sconfitti a singolar tenzone. In quel tempo il Toboso doveva avere un aspetto diverso dall&#8217;attuale. Terra ad alta densità moresca, sarà stato decorato da qualche minareto ancora in piedi e dalle tombe di gente sepolta alla maniera dei musulmani: basse colonne che spuntano da terra non nei cimiteri, ma nei giardini delle moschee, o dove capita, senza un ordine particolare. Per vedere qualcosa di simile bisogna andare oggi a Sarajevo, arrivarci magari all&#8217;imbrunire di una giornata uggiosa, camminare per strade che non sembrano diverse da quelle abituali dei nostri paesi, a parte qualche rudere lasciato dalla guerra e rimasto in piedi per caso, e sorprendersi ascoltando improvvisamente la lenta litania di una preghiera araba che giunge da una moschea nascosta dietro l&#8217;angolo. Alcune donne col chador escono per la preghiera della sera e, andando verso il centro, si fiancheggia un giardino pubblico in cui, a gruppi di quattro o cinque, si vedono spuntare da terra queste strane, basse colonne di marmo bianco. Si trovano dovunque, intorno a ogni moschea e, salendo verso la parte collinare della città, decorano ogni metro quadrato di verde, a volte con una densità impressionante, che gela il sangue: sotto ogni colonna c&#8217;è una vita, generalmente giovane, spezzata da un cecchino durante l&#8217;assedio della città &#8211; si sparava ai musulmani perché erano musulmani. A centinaia di chilometri di distanza, si sparava su ogni casa di Dubrovnik, perché era bella, antica, e significante: due assedi, due atti di una stessa follia, e non si dà l&#8217;uno senza l&#8217;altro. Se si vuole ammazzare un tizio perché ha una fede, una credenza, una cultura, bisogna eliminare lui, la sua casa, la sua storia, la sua famiglia, il suo giardino, la sua memoria, i suoi animali, i suoi simboli, le sue biblioteche, la sua musica e persino le sue nevrosi&#8230; Le piccole tombe islamiche del Toboso non erano recenti, anche se costituivano un&#8217;immagine abituale. Dopo la caduta del regno di Granada (1492) &#8211; quasi ridotto a un museo, a un fossile politico, impossibilitato a essere a una forza preoccupante, eppur capace di resistere una decina d’anni all’esercito castigliano &#8211; gli spagnoli cristiani si rimangiano presto la promessa di consentire la libera pratica della religione islamica a quei cittadini islamici di Spagna, che erano loro concittadini; tentano una maldestra opera di evangelizzazione, servendosi peraltro di un clero non all&#8217;altezza e non credibile, e infine iniziano a prendere misure di pulizia etnica, sradicando per legge ogni usanza legata ai costumi islamici. Erano terre da ripulire &#8211; alimpiar, potremmo dire usando un verbo già sentito dalla bocca della regina Isabel e rivolto alla necessità di ripulire il territorio dalla presenza dei suoi concittadini spagnoli di religione ebraica: a quell’epoca era divenuta fondamentale la limpieza de sangre, la pulizia del sangue&#8230; e siccome il sangue, nella società in cui si è nobili per diritto ereditario, è ciò che trasmette i valori e le virtù della famiglia e della stirpe, o ethnos, non è sbagliato tradurre limpieza de sangre con pulizia etnica. Rivolgendo un ultimo saluto alla sua Dulcinea, don Chisciotte si muove senza alcun imbarazzo tra le piccole colonne sparse nel paesaggio. Dulcinea del Toboso è una nobile e bellissima dama, il cui rango è almeno principessa, perché tale è il livello ideale a cui la cortese arte cavalleresca di don Chisciotte ha innalzato la robusta contadinotta Aldonza Lorenzo&#8230; ahimè, senza preoccuparsi minimamente del suo lignaggio e del suo sangue. Queste cose non hanno alcuna importanza nel mondo dell&#8217;avventura &#8211; pensa saggiamente il nostro cavaliere. Si sbaglia. Gianni Ferracuti: Don Chisciotte e l&#8217;islam (Il gran mondo del teatro e alcune eccellenti ragioni per cui al saggio governante conviene eliminare i comici...)]]></description>
		
		
		
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