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	<title>Poema del cante jondo &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>Gianni Ferracuti: Il duende, il sacro e la poesia: flamenco e avanguardia nell&#8217;estetica di Federico García Lorca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 15:54:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti Il duende, il sacro e la poesia: flamenco e avanguardia nell&#8217;estetica di Federico García Lorca In Juego y teoría del duende, conferenza letta per la prima volta a Buenos Aires nel 1933, García Lorca definisce una connessione, poi divenuta pressoché indissolubile, tra l’autentica arte del flamenco (canto, ballo, e toque, ovvero esecuzione musicale) e una condizione emozionale dell’artista che si realizza a seguito dell’ “irruzione del Duende”, cioè una forma, tutta da precisare, di invasamento o enthousiasmos che ha somiglianze con l’esperienza del dionisiaco. La critica si è chiesta fino a che punto questa esperienza interiore del Duende fosse effettivamente, al tempo di García Lorca, una nozione comune nell’ambiente del flamenco, o se invece non sia stato proprio lo stesso poeta a crearne il mito, magari sistematizzando e ampliando dei riferimenti occasionali a duendes presenti nella tradizione popolare andalusa. In realtà, García Lorca compie un&#8217;operazione più complessa. Partendo da un&#8217;esperienza di tipo dionisiaco, attraverso cui si esprime l&#8217;arte flamenca, procede a un confronto con l&#8217;ispirazione caratteristica della poesia classica (o classicista), raffigurata nella Musa e quella caratteristica del romanticismo, raffigurata nell&#8217;Angelo: Angelo, Musa e Duende sono tre diverse esperienze del processo creativo e in ciascuna ha un ruolo determinante una dimensione della personalità: la razionalità (apollinea) nel caso della Musa, il trasporto emotivo, psicologico, nel caso dell&#8217;Angelo, e nel caso del Duende l&#8217;intera dimensione fisica della persona che, per essere carne, è anche al tempo stesso psiche e intelletto. Distinto e contrapposto per molti versi al classicismo e al romanticismo, il carnale flamenco è il punto di partenza di una completa teoria estetica d&#8217;avanguardia. Più ancora, per le caratteristiche della sua concezione dell’arte, García Lorca deve affrontare l’analisi della persona umana descrivendone la fisicità, la carne vivente, come aperta verso l’esterno al mondo reale e verso l’interno a una interiorità personale che, nelle sue ultime propaggini, comunica con il divino e in tale contatto trova la sua autenticità e la sua origine. Di particolare interesse riguardo a questo tema è il confronto tra la visione lorchiana e la concezione tripartita della persona &#8211; vitalità, psiche e spirito &#8211; formulata da José Ortega y Gasset in un saggio degli Anni Venti, Vitalidad, alma, espíritu. I tre piani dell’arte, della realtà (che comprende la persona come un frammento dell’esistente), del divino su cui tutto poggia, sono strettamente articolati e il loro punto di fusione è espresso nell’immagine dell’irruzione del Duende: non un’entità estranea che si impossessa dell’individuo, bensì la riscoperta, con un’esperienza vissuta, della propria autenticità e, di conseguenza, dell’originalità della propria arte. Oltre al commento l&#8217;autore presenta una nuova traduzione annotata delle due conferenze di García Lorca dedicate al flamenco: quella  sul Duende e El cante jondo, primitivo canto andaluz, pronunciata in occasione del Concurso de cante jondo organizzato da Manuel de Falla, da Lorca e da altri scrittori d&#8217;avanguardia a Granada nel 1922, con cui inizia la rivalutazione del flamenco e viene rivendicata la sua piena dignità artistica.]]></description>
		
		
		
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