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	<title>religioni &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>Pier Francesco Zarcone: Ricostruzione del Natale perduto</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 13:21:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ricostruzione del Natale perduto[1] Pier Francesco Zarcone Parliamo di Natale perduto perché quel che viene celebrato annualmente, pur mantenendone il nome, è ormai tutt’altra cosa: una pagana e sguaiata orgia mangereccia e consumista di gente ormai decerebrata e mossa verso questa ricorrenza dalla bulimia feticista per acquisti magari costosi ma spesso inutili o di cattivo gusto. Tali acquisti, passate le feste, lasciano il problema (non sempre facilmente risolvibile) di individuare a chi sbolognarli il prima possibile, ma con l’apparenza di trattarsi di cose pregiate, cioè con lo stesso atteggiamento di chi in origine li portò in regalo. Inutile dire che il processo di sbolognamento richiede l’individuazione di soggetti che teoricamente mai si incontreranno (né si incontrerebbero) coi donatori originari. Spesso anziani e vecchi rimpiangono la magia dei periodi di Natale della loro giovinezza. Una certa magia effettivamente c’era, soprattutto per le generazioni anteriori al ’68. Ancora il simbolo del Natale era il presepe, e comporlo o da soli o aiutati da genitori e/o nonni aveva qualcosa di magico per il fatto di ricreare – più o meno – l’ambiente dove era nato quel divino bambino sulla cui divinità, peraltro, non è che ci si capisse molto. Ma comunque la si accettava. Le competenze per i regali erano equamente ripartire tra Gesù Bambino e l’inesistente Befana dalle origini non molto chiare. Il primo “entrava in azione” subito dopo la commemorazione della nascita, cioè dopo la mezzanotte del 24, e la seconda il 6 gennaio. Era bello scrivere la letterina a Gesù Bambino comunicandoGli i propri desideri. A parte l’innegabile materialismo della cosa, almeno il nesso comunicativo si sviluppava verso il protagonista dell’evento natalizio, senza intromissioni di quel nulla fenomenico rispondente al nome di babbo natale, vecchio nordico coi colori della Coca-Cola (pagliaccesca versione protestante di S. Nicola di Mira, poi di Bari). Poi i tempi sono cambiati e la colonizzazione yankee, detta american way of live, progressivamente ha dominato molti aspetti della vita nostrana e l’albero di Natale – del tutto estraneo alle tradizioni mediterranee – ha dominato la scena natalizia, con tutta la sua freddezza non riscaldata (anzi!) dal sistema di lucine alterne che spesso non funzionano bene. E fin qui niente di davvero spirituale. Nemmeno nei tradizionali canti natalizi: dal Tu scendi dalle stelle al teutonico e “pesante” Stille Nacht, ci si muoveva in un’atmosfera sentimental-sdolcinata, e nulla di più. Per mera carità cristiana si omettono giudizi sulle canzoncine e le musichette in voga nella Yankeelandia o, per i Latino-americani, gringolandia. Il Natale è qualcosa di diverso, definibile mysterium tremendum et fascinans, in quanto irruzione del Sacro nella sua massima dimensione. Qui è l’essenza del Natale. Il resto sono chiacchiere più o meno sentimentali e sdolcinate, che alla fine fanno più male che bene. Il Natale attesta il fatto storico dell’Incarnazione divina per la trasmutazione e salvezza dell’essere umano e del cosmo; attesta che Dio non è un’entità metafisica lontana, ma presente, ed apre all’essere umano il cammino per la divinizzazione personale (cosa mai ammessa dal Cristianesimo occidentale). I canti della Divina Liturgia ortodossa esprimono una ben altra dimensione dello spirito ed un radicamento teologico di tutt’altro livello rispetto ai “fratelli separati” d’Occidente spesso e volentieri presentatisi come eredi legittimi di Caino. Per esempio, il Tropario di Natale dice La tua Nascita, o Cristo nostro Dio, / ha fatto risplendere sul mondo la luce della conoscenza. / Con essa gli adoratori degli astri hanno imparato ad adorare Te per mezzo di una stella, / il Sole di Giustizia, / e a conoscerTi, oriente venuto dall&#8217;alto: o Signore, gloria a Te.  E il Condakio natalizio, Oggi la Vergine ha partorito Colui che è trascendente in essenza, / e la Terra offrì una caverna a Colui che è irraggiungibile. / Angeli e pastori Lo glorificano, i Magi con una stella sono in viaggio, / perché un Bambino è nato per la nostra Salvezza, / Lui che è il Verbo Eterno.  Poiché oggi sulla nascita di Gesù-Lógos prevale la festa anglosassone di Babbo Natale, è ovvio che ai piccoli ed ai loro genitori ormai decerebrati sfugga quale nascita si commemorava periodicamente. È Natale e basta, e tutti son contenti: atei ed agnostici se ne fregano e possono abbandonarsi ai piaceri della tavola in una festività in più che a volte consente di fruire di “ponti” di tutto rispetto; i credenti vanno alla liturgia sempre più inconsapevoli e tutto sommato respirano un po’ di aria meno inquinata (si spera). Per le ormai minoranze cristiane sia motivo di riflessione, magari non del tutto appagante, il fatto che nelle maggioranze nichiliste gli attivi nemici del Natale – che lo cancellerebbero volentieri sostenendone la nullità di contenuto – si impegnano vigorosamente in tutti i modi per boicottarlo, facendo pensare che tale ricorrenza religiosa faccia su di loro lo stesso effetto dell’aglio sui vampiri. Eventi degni di entrare nel purtroppo inesistente Guinness delle Stronzate sono le decisioni di certe scuole italiche contro le manifestazioni natalizie (a cominciare dai presepi) con la scusa (tra il buonismo obbligatorio di certa pseudosinistra – o meglio, della c.d. sinistra di oggi – e l’ipocrisia) di non turbare gli scolari musulmani, quando poi per l’Islām Gesù (ʿĪssā) è il maggior profeta prima di Muḥammad e secondo il Sacro Corano la Sua nascita sarebbe avvenuta per opera diretta di Dio sulla vergine Maria (e sul punto è consigliabile non fare gli spiritosi coi Musulmani, che reagirebbero in modo meno disinvolto ma ben più appropriato ed efficace di quanto facciano i Cristiani occidentali)[2]. Nell’articolo pubblicato a dicembre su “ereticamente.net”, dal titolo Natale ossia nascita, Roberto Pecchioli (n. 1954) ha terminato lo scritto sostenendo che siamo turbati dalla fine del Natale, dalla sua riduzione a intermezzo di consumo, luci artificiali e ostentati buoni sentimenti. Crediamo per quanto sia assurdo, perché senza la luce del totalmente Altro siamo solo animali parlanti, un po’ più intelligenti, un po’ più crudeli. (…) Possiamo esaltare tutta la scienza del mondo, ma l’unica risposta che placa la sete, che allontana il terrore, che riconcilia e talvolta arriva a farci chiamare fratelli, è Dio. Perciò quella nascita interroga ciascuno, e non permette che il 25 dicembre sia soltanto un giorno di grandi pranzi in cui si millanta felicità. No, l’uomo non è ciò che mangia, come pensava Feuerbach. E se davvero il bambino di Betlemme fosse il figlio di Dio, e questa vita un lacerto di eternità? Questa domanda ci avvicina all’essenza del 25 dicembre. Ma prima ci sarebbe qualcosa da dire circa l’usuale – e un po’ “piatto” – buon Natale, espressione su cui generalmente non si riflette. Augurare un Natale “buono” può avere una vasta gamma di significati che qui non mette conto analizzare, bastando solo dire che si tratta di bontà nel senso di stare bene in molti modi. Più inerente al benessere spirituale è l’equivalente serbo della nostra espressione augurale: srèćan bòžić, in cui srèćan indica felicità. E per il Cristiano il Natale non può che essere felice, per il semplice fatto di contenere (per il momento limitiamoci a questo verbo la più elevata e positiva delle “buone novelle”: il Lógos divino si è incarnato ed è fra di noi [3], in un’operazione coinvolgente l’intera Trinità. Note [1] Spesso gli articoli sono frutto di riflessioni provocate da esperienze personali, come nel caso del presente scritto, il cui autore – dopo due anni di precario auto-esonero dall’incombenza annuale del “cenone” natalizio – stavolta è fresco reduce da un’apposita cena famigliare. A mancare del tutto era un qualsiasi contenuto religioso-spirituale inerente al 25 dicembre (inteso come Natale e non come solstizio d’inverno). D’altro canto, la figlia è apparentemente agnostica, ateo il suo compagno, il loro figlioletto coerentemente non battezzato, atei entrambi i genitori del sopramenzionato compagno. Credenti, invece, colui che scrive e la moglie. Mancava un ulteriore ateo: il figlio che vive a Roma. Inutile cercare un nesso logico tra questa scombiccherata compagnia e il Natale al di là del riunirsi tra mura domestiche per mangiare l’immancabile porcellino arrosto con patate (leitão, la porchetta portoghese). Atmosfera come sempre formalmente allegra, ma sempre incombente il pericolo di qualche sproposito involontario o, peggio, volontario (in genere da parte del sottoscritto). Ovviamente, assenza del presepe; per forza, ormai il Natale – nel silenzio/assenso della Chiesa romano-cattolica e della galassia protestante – è la festa di Babbo Natale. Ovvio che troneggi, in tutto il suo “splendore”, il pagano-nordico albero di natale. Una prece per quei Cristiani che nel mondo ancora rischiano la pelle per voler celebrare religiosamente il Natale. E magari senza neppure una consolante fetta fredda di leitão). [2] Nei Balcani non islamici lo spiritoso venuto da Occidente può rimediare una classica coltellata ortodossa, punitiva e pedagogica nello stesso tempo. [3] In russo, al contrario, l’augurio è dello stesso tipo del nostro: Доброго Рождества. In greco è kαλά Χριστούγεννα, in cui il bene e/o la bontà e/o la bellezza di kαλά sono espressamente riferiti al fatto della nascità di Cristo, e non di un inesistente babbo natale calato dal gelo nordico.]]></description>
		
		
		
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		<title>Julius Evola: Lo spirituale nell’arte &#8211; retrospettiva al MART di Rovereto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2022 17:10:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Julius Evola: Lo spirituale nell&#8217;arte Mostra al MART di Rovereto, Da un’idea di Vittorio Sgarbi. A cura di Beatrice Avanzi e Giorgio Calcara Da domenica 15 maggio 2022 a domenica 18 settembre 2022 Nella splendida cornice  del MART di Rovereto è allestita la retrospettiva dedicata a Julius Evola, con la presentazione di una settantina di dipinti risalenti agli anni della sua attività artistica d&#8217;inizio Novecento, nel complesso quadro delle avanguardie italiane; sono anche esposte alcune opere degli Anni Sessanta, quando Evola torna alla pittura realizzando repliche dei suoi quadri degli Anni Dieci e alcuni dipinti originali, in particolare tre ritratti femminili con ricco simbolismo alchemico. Il contesto del MART, con la sua ricca collezione di arte d&#8217;avanguardia, permette di collocare le opere di Evola in un quadro culturale adeguato: ad esempio, al confronto con le testimonianze dell&#8217;astrattismo italiano risulta che il Maestro romano aveva anticipato tale corrente di una decina di anni, sviluppando una tecnica di composizione molto originale. L&#8217;ampia raccolta di opere permette di vedere con chiarezza il passaggio dall&#8217;influenza futurista, legata alla frequentazione di Balla, al dadaismo, con il quale Evola sente una maggiore affinità culturale. Va detto, tuttavia, che il titolo della mostra &#8211; &#8220;Lo spirituale nell&#8217;arte&#8221; &#8211; non fa riferimento alla visione tradizionale, che Evola matura alla fine degli Anni Venti: nel suo periodo avanguardista, infatti, non c&#8217;è alcun rifiuto della modernità ed anzi, come ho mostrato nella mia monografia  Julius Evola, c&#8217;è nelle sue opere un&#8217;accettazione piena della cultura moderna, legata all&#8217;influenza della filosofia idealista; il riferimento allo spirituale è invece legato a Vasilij Kandinskij. Solo alla fine degli Anni Venti Evola elabora un&#8217;originale concezione della tradizione (e accosto deliberatamente i termini originale e tradizione), rielaborando alcune idee di René Guénon e aprendo una &#8220;fase tradizionalista&#8221;, che lo impegna per tutto il decennio successivo e che, nel Cammino  del cinabro, considera conclusa nel secondo dopoguerra (cfr. il mio L&#8217;invenzione del tradizionalismo: Julius Evola visto da sinistra). Interessante è anche il confronto con le opere presentate, sempre al MART, in una mostra temporanea dedicata alla Nuova Oggettività. Negli Anni Sessanta, quando Scheiwiller prova a riaprire il discorso critico su Evola riportando l&#8217;attenzione sulla sua attività artistica, il Maestro romano è impegnato in una profonda rielaborazione del suo pensiero, dalla quale emerge in primo piano la problematica esistenziale. In una condizione storica e sociale che considera pienamente nichilista, egli cerca di fornire elementi in grado di dare significato all&#8217;esistenza personale e, ove possibile, per realizzare un aggancio con la trascendenza. Si tratta di una fase in cui sente il bisogno di dare orientamenti, dialogando idealmente con singoli individui colti in circostanze diverse. Dà allora spazio a una riformulazione in senso anarchico del suo pensiero, anche ricorrendo ad alcune idee di Ernst Jünger, o fornisce indicazioni per l&#8217;elaborazione di un pensiero conservatore, ma radicalmente separato dal fascismo, che Evola condanna esplicitamente nel Fascismo dal punto di vista della destra. Peraltro, si tratta di un pensiero conservatore non privo di originalità, perché, se si decodifica bene l&#8217;introduzione a Gli uomini e le rovine, si vede che la prospettiva evoliana è pi rivoluzionaria che restauratrice o regressiva. Anzi, c&#8217;è una notevole coerenza tra quest&#8217;opera e Cavalcare la tigre, dove si teorizza una forma di pensiero anarchico, coerenza data dal costante rigerimento comune, a volte esplicito e a volte sottinteso, al clima culturale e spirituale della Repubblica di Weimar. In Cavalcare la tigre Evola propone la Nuova oggettività come modello di sguardo realistico e visione oggettiva del reale. Ma lo sguardo oggettivo, e direi anche impietoso, della Nuova oggettività penetrava oltre le maschere e le apparenze della realtà sociale, mettendone a nudo il vero volto, anche con il ricorso al grottesco, e rivelando sia un forte interesse per i problemi sociali, sia un fecondo dialogo tra posizioni ideologiche che poi sarebbero entrate in conflitto. Io sono fermamente convinto che il richiamo alla Nuova oggettività avesse per Evola anche un senso politico, quasi a suggerire un&#8217;alternativa allo stantio neorealismo italiano del dopoguerra, da sostituire con qualcosa di più corposo, sia nella componente artistica sia in quella politica. Che questo rappresenti un tentativo di dialogo con la sinistra è fuor di dubbio, e non deve stupire. Il problema di Evola non è mai stato quello di aderire a un&#8217;ideologia. Negli Anni Venti Evola è &#8220;nel&#8221; fascismo, come vi si trovano quasi tutti gli italiani &#8211; in un movimento che ha visto la confluenza di molteplici correnti, anche contrapposte tra loro, e che si sta trasformando da amalgama rivoluzionario in un regime che tradisce la rivoluzione. Poi, a  partire dalla sua visione della tradizione e della trascendenza, il problema di Evola, in materia politica, sarà sempre trovare nella situazione empirica data gli agganci per  ricollegare il presente storico alla dimensione trascendente. Così il Nostro fu sempre, nella situazione in cui si trovava, un rettificatore, uno che assumeva il punto di partenza dato, per poi dirigersi altrove. Lo fa con il fascismo &#8211; si ricordi il giudizio: &#8220;Per noi l&#8217;antifascismo e nulla, ma il fascismo è troppo poco!&#8221;. Poi lo fa con la propaganda razziale, trasformando il razzismo biologico del regime in una sorta di teoria di modelli caratteriali slegati dal sangue; e lo fa nel dopoguerra, sia partendo dalla tabula rasa nichilista, sia partendo dalle forze che si oppongono al nuovo regime. Sul piano individuale, la condizione nichilista dell&#8217;epoca consente che ciascuno possa scegliersi la propria tradizione (è una sua espressione: &#8220;scelta della tradizione&#8221;); sul piano sociale, passando dal battersi su posizioni perdute, ad un atteggiamento aggressivo e di dominio della civiltà della tecnica (L&#8217;operaio nel pensiero di Ernst Jünger) o alla prospettiva di una rivoluzione conservatrice sul modello di Weimar &#8211; dove, bisogna riconoscere, l&#8217;accento cadeva sulla rivoluzione, non sull&#8217;altro termine. Questo suo atteggiamento critico e la sua libertà di giudizio hanno fatto sì che fosse osteggiato durante il Ventennio ed emarginato dal regime venuto dopo: chissà che questa mostra non consenta di riaprire definitivamente il discorso e di rendere giustizia ad uno degli intellettuali più originali e profondi del Novecento. Gianni Ferracuti su Amazon (immagine di apertura: Julius Evola, Five o&#8217;clock tea, 1917-1918)]]></description>
		
		
		
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		<title>Giorgio Colli: La sapienza folgorante</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 11:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti Giorgio Colli: La sapienza folgorante Giorgio Colli è stato uno dei più straordinariamente eretici e originali filosofi italiani, ben radicato nelle correnti di pensiero più all&#8217;avanguardia. La sua opera è aperta all&#8217;indagine sull&#8217;origine (arkhé) del reale e a una metafisica sapienziale che tende a superare i limiti del razionalismo e delle filosofie sistematiche dell&#8217;Ottocento. Tuttavia questo non implica l&#8217;abbandono di un pensiero rigoroso e la sostituzione del rigore intellettuale con affermazioni arbitrarie e personali. A sua volta, &#8220;La sapienza folgorante&#8221; è uno dei più originali studi sul pensiero di Colli, realizzato da un autore particolarmente attento al tema dell&#8217;arkhé e della sapienza. Gianni Ferracuti, docente di Letteratura spagnola all&#8217;Università di Trieste è uno studioso di Ortyega y Gasset e, oltre a pubblicazioni accademiche legate al suo insegnamento, ha dedicato studi ad autori controversi come Evola, Guénon, Junger. Il suo approccio a tali autori e alle loro tematiche si basa su una rigorosa critica del tradizionalismo ideologico e in una rivalutazione della tradizione come identità culturale vivente e in continua trasformazione nel tempo, grazie a una collettiva ricerca di senso e di valori. Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Cansóse el cura de ver más libros&#8230;: Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 19:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Cansóse el cura de ver más libros; y así, a carga cerrada, quiso que todos los demás se quemasen&#8230;&#8221;: Si stancò il curato di guardare altri libri e così, a scatola chiusa, volle che tutti gli altri si bruciassero&#8230; Così nel Don Chisciotte si conclude la scena del gran rogo dei libri del povero Cavaliere desideroso di avventure non previste nel manuale del perfetto inquisitore. Vero è che all&#8217;epoca l&#8217;inquisizione bruciava soprattutto cristiani, e questo è anche peggio. La Spagna unificata dai re cosiddetti cattolici trova la propria identità nella religione, dal momento che null&#8217;altro accomuna i regni di Castiglia e Aragona che il regal matrimonio fonde in un unico stato, prima solo come unione dinastica, poi come unione territoriale: lingue diverse, istituzioni diverse, diversa composizione sociale e proiezione politica verso l&#8217;esterno, diverso senso di appartenenza&#8230; Per creare un&#8217;identità comune e uno stato unitario c&#8217;è solo l&#8217;elemento religioso, che emerge in primo piano sulla scena quando la regal coppia individua il comune nemico esterni nei musulmani del Regno di Granada e il comune nemico interno negli ebrei. Da qui ha inizio una lunga pulizia etnica (limpieza de sangre) e una rimozione da far invidia alla nostra cancel culture, dimenticando sette secoli di convivenza interculturale tra cristiani, ebrei e musulmani e una lunga tradizione in cui i sovrani cristiani si erano proclamati re delle tre Leggi &#8211; quella mosaica, quella del Vangelo e quella coranica. Il testo di Gianni Ferracuti, Cansóse el cura de ver más libros&#8230;: Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro, racconta la storia di questa lunghissima opera di pulizia etnica e ne mostra il riflesso in alcuni capolavori della letteratura rinascimentale spagnola, che fu una letteratura di opposizione e resistenza contro il fanatismo della monarchia. Indice del volume: La persuasione come beffa: il Diálogo entre el Amor y un Viejo di Rodrigo Cota Un autore unico per la Celestina Raccontare la modernità: la resistenza intellettuale dei conversi spagnoli e l&#8217;invenzione del romanzo Don Chisciotte e l&#8217;islam Quattro idee sul barocco L’«Abencerraje» e il pirata inutile: come sopravvivere in un mondo barocco e gettare le basi della rivoluzione francese La famosa comedia del Nuevo Mundo descubierto por Cristóbal Colón: una interpretazione critica di Lope de Vega Invito a cena col morto: Don Giovanni Tenorio tra macabro e comico]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali: tutti i volumi e i Quaderni</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 10:23:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rivista semestrale a cura del Centro di Studi Interculturali Mediterránea Dipartimento di Studi Umanistici Università di Trieste. Studi Interculturali # 21, 2021 Gianni Ferracuti: Flamenco, avanguardia e metafisica nel “duende” di García Lorca Pier Francesco Zarcone: Ascesa, apogeo e fine della Revolução dos Cravos in Portogallo David Kamhi: Sobre la lengua de los judíos sefardíes   Pier Francesco Zarcone: Problemi inerenti alla Bibbia Ilinca Ilian: rec. di Viorica S. Constantinescu, El hebreo estereotipo &#8211; Ensayo de historia cultural, Ed. Institutul European, Iaşi (Rumania), 2013 Scarica il pdf gratuito Studi Interculturali # 20, 2020 Pier Francesco Zarcone: L’ontologia di Mollā Sadrā: Essere ed Esistenza nella Filosofia Sciita  Gianni Ferracuti: Don Giovanni: Il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica Ottavio Di Grazia: Qohelet   Gianni Ferracuti: Il Mito come Scoperta del Divino in Unamuno e Vico Pier Francesco Zarcone: Islām e Modernità: il Caso dell’Irān Indice dei volumi 1-20 Scarica il pdf gratuito Las comunidades transnacionales en la España contemporánea. Sefardíes y Pieds-noirs. Identidades y representaciones. Coordinado por Davide Aliberti y Mariana Domínguez Villaverde Davide Aliberti, Mariana Domínguez Villaverde: Presentación Michel Peraldi: De lo colonial a lo transnacional, transformaciones del espacio migratorio Magreb &#8211; Europa Mariana Domínguez Villaverde: Los pieds-noirs en España entre arraigo y movimiento Davide Aliberti: Las migraciones judías en la España contemporánea. De lo diaspórico a lo transnacional (1840-2000) Pedro Correa Martín-Arroyo: La España franquista y la crisis de refugiados europeos (1939-44): persecución, arresto, y extradición Ewa Tartakowsky: Transnacionalismo y pluralidad de arraigos identitarios: literatura de los judíos del Magreb en Francia Esther Bendahan Cohen: Sefarad, un vínculo entre España y Marruecos Scarica il pdf gratuito &#160; Studi Interculturali #18, 2019 Pier Francesco Zarcone: Scegliere la sconfitta: La II Repubblica spagnola nella guerra civile Ana Cecilia Prenz Kopušar: Marcos Antonio Kappus y Eusebio Kino, dos jesuitas centroeuropeos en Nueva España entre descubrimientos geográficos y globalización Ottavio di Grazia: Ebraismo e modernità in Las luminarias de Janucá di R. Caninos Assens Gianni Ferracuti: Bradomín in Luces de bohemia: un gioco letterario Claudia De Sossi: Autorialità e rivoluzione: la questione autoriale nella scrittura collettiva  Scarica il pdf gratuito &#160; Studi Interculturali #17, 2019 In memoriam Manuel Rossini Ottavio di Grazia: Ascolto e azione: sul libro dell’Esodo Gianni Ferracuti: Il Politico e l’idea di nazione: intorno a Mirabeau el político di Ortega y Gasset Pier Francesco Zarcone: Lo spegnersi del Messico post-rivoluzionario Rosanna Pozzi: La città nella lirica di Mario Luzi: presenza costante in dinamico mutamento Anna Annichiarico: Centri di culto panjabi nella Valle del Chiampo: riadattamenti e seconde generazioni Claudio Prencis: Una dedica gioiosa per Gioconda Belli Davide Aliberti: Lingua viva o «museo vivente»? Le principali innovazioni lessicali, morfologiche e fonologiche del giudeo-spagnolo Ksenija Radovic: El orden simbólico de la madre  en Las genealogías de Margo Glantz Simona Cipolletta: Carmen de Burgos Scarica il pdf gratuito Studi Interculturali 16, 2018 Studi Interculturali 15, 2018 Studi Interculturali 14, 2017 Studi Interculturali 13, 2017 Studi Interculturali 12, 2017 Studi Interculturali 11, 2016 Studi Interculturali 10, 2016 Studi Interculturali 9, 2015 Studi Interculturali 8, 2015 Studi Interculturali 7, 2015 Studi Interculturali 6, 2014 Studi Interculturali 5, 2014 Studi Interculturali 4, 2014 Studi Interculturali 3, 2013 Studi Interculturali 2, 2013 Studi Interculturali 1, 2013 Studi Interculturali 0, 2012 &#160; i Quaderni 5, 2018 Gianni Ferracuti Scripta volant: identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista Sommario Presentazione Identità personale, identità culturale ed equivoco tradizionalista Disponibile a breve sul bookshop dell&#8217;autore &#160; i Quaderni 4, 2017 Gioconda Belli: Donna in prima linea: Piccola antologia poeticaSaggio introduttivo e traduzione italiana a cura di Claudio Prencis Claudio Prencis: La donna in prima linea: l’opera letteraria di Gioconda Belli La narrativa La poesia Gioconda Belli, una donna tra le donne: intervista a cura di Claudio Prencis Gioconda Belli: Antologia poetica Scarica il pdf gratuito &#160; i Quaderni 3, 2017 Filtered Glimpses of a War Remembered: Intercultural Studies on the Memory of the Great War, a cura di Mario Faraone Mario Faraone: Filtered Glimpses of a War Remembered: Intercultural Studies on the Memory of the Great War Introduction Austin Riede: Community, Masculinity, and National Identity in Lewis Grassic Gibbon’s Sun-set Song Mario Faraone: “I Suppose Everything’ll Go On Much The Same”: Christopher Isherwood, la ricerca del padre e la memoria della Grande Guerra Carina Ionela Brânzila: Stories and Story-Telling in the First World War Olga Mäeots: The Harvest of Bloody Seeds: Russian Pedagogues Against War Propaganda Rosanna Pozzi: La strumentalizzazione propagandistica della figura femminile in alcuni giornali di trincea Caterina Martino: La Grande Guerra delle immagini. Fotografie choc e immunizzazione dell’orrore Serena Quagliaroli: Un’arte per la memoria: monumenti piacentini ai caduti della Grande Guerra Gorica Majstorović: The Politics of World War I Commemoration and Biljana Srbljanović’s Mali Mi Je Ovaj Grob Mario Faraone: “Al è un suicidi, siôr comandant!”: i fucilati di Cercivento in “Chê âte guere… la guere da int”, testo teatrale di Celestino Vezzi e Bruno Craighero “Chê âte guere… la guere da int”, testo teatrale di Celestino Vezzi e Bruno Craighero Scarica il pdf gratuito &#160; i Quaderni 2, 2017 Gianni Ferracuti, Il flamenco e l’identità culturale andalusa: Blas Infante, Federico García Lorca, Manuel de Falla, Ramón Gómez de la Serna, il Concurso de cante jondo di Granada (1922) Il flamenco e l’identità andalusa Deblica barea: la tradizione segreta del flamenco Un po’ serpente e un po’ gatta in amore: flamenco e antiflamenchismo nella stampa di fine Ottocento Il Concurso de cante jondo di Granada (1922) Una teoria sul gioco del duende Testi di Serafín Estébanez Calderón, Blas Infante, Manuel de Falla, Federico García Lorca, Ramón Gómez de la Serna disponibile su AMAZON in formato kindle o in versione cartacea Leggi la recensione &#160; i Quaderni 1, 2017 Gianni Ferracuti Physis: L&#8217;origine e le differenze: Sommario Dio e le religioni: sul problema filosofico della storia delle religioni in Zubiri L’Arkhé e il suo divenire. Prima parte: La struttura dinamica della realtà L’Arkhé e il suo divenire. Seconda parte: L’Arkhé ovvero la Physis Disponibile in ebook kindle e volume cartaceo dell&#8217;autore &#160; Mediterránea: antologia di articoli Giovanna Digovic: L’uso della simbologia, dei segni e degli archetipi in Gaudí. Ilenia Martin: I romanzi polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett Ilenia Martin: Los pájaros de Bangkok di Manuel Vázquez Montalbán Gianni Ferracuti: Le due memorie, Montalbán e Cercas Elisabetta Balzan: I paradisi artificiali: L&#8217;hashish e l&#8217;oppio visti da Baudelaire. Ivan Buukliev: Dora Gabé Antonio Casamento: Paria e desterrados nella selva di Quiroga. Laura Gandolfi: Elementos fantásticos como subversión del orden convencional en Claribel Alegría Jasmin Džindo: Formazione delle parole:grammatica generativa di Sergio Scalise Scarica il pdf gratuito &#160; Mediterranea 3, 2008 Nicoletta Lizzi: Per una poetica senza purezza: Poesia e prosa in Ernesto Guevara Cecilia Nicolai:Ernesto Cardenal, poeta, monaco, rivoluzionario Scarica il pdf gratuito &#160; Mediterránea 4, 2008 Marco Pauletto: La psicanalisi cervantina, Ovvero come lautore e l‟eroe entrarono in analisi Paolo Quaia: Letteratura e filosofia in Unamuno Sara Farenzena: Il fantastico gagliego nei racconti di José María Castroviejoù Mia Ralza: Il realismo magico di Isabel Allende Scarica il pdf gratuito &#160; Gianni Ferracuti: Modernismo: teoria e forme dell’arte nuova, Meriterránea 8, 2010 Sommario Quadro storico, p. 9 La rivalutazione dell&#8217;immaginazione e del sentimento nel romanticismo, p. 27 La riflessione sul realismo, p. 36 Nascita dell&#8217;arte nuova, p. 50 Realismo e simbolismo, p. 64 La cosiddetta generazione del 98 e il modernismo, p. 87 Miguel de Unamuno, p. 108 Il Novecentismo, p. 26 L&#8217;immagine disumanizzata, p. 151 Disponibile a breve nel Bookshop dell&#8217;autore &#160; Gianni Ferracuti: Cansóse el cura de ver más libros… Identità nascoste e negate nella letteratura spagnola dei secoli d’oro, Meriterránea 10, 2011 Un autore unico per la Celestina, pp. 7-26 Raccontare la modernità: la resistenza intellettuale dei conversi spagnoli  e l&#8217;invenzione del romanzo, pp. 27-49 Don Chisciotte e l&#8217;islam, pp. 50-74 Quattro idee sul barocco, pp. 75-89 L’«Abencerraje» e il pirata inutile: come sopravvivere in un mondo barocco e gettare le basi della rivoluzione francese, pp. 90-98 La famosa comedia del Nuevo Mundo descubierto por Cristóbal Colón: una interpretazione critica di Lope de Vega, pp. 99-107 Invito a cena col morto: Don Giovanni Tenorio tra macabro e comico, pp. 108-125 Disponibile a breve nel Bookshop &#160; Mediterránea 11, 2011 Gianni Ferracuti: &#8220;La emoción interior y el gesto misterioso&#8221;:i racconti galanti di  Valle-Inclán Sara Moretton: Antígona de María Zambrano Ksenija Radovic: Vida, muerte y pasión del corazón en El rastro de Margo Glantz Scarica il pdf gratuito &#160; Mediterránea 12, 2011 Giulio Ferracuti: Islam: elezioni e democrazia Angela Dolcetti: Letteratura poliziesca in Catalogna. Alicia Giménez-Bartlett e Pablo Tusset Laura Facchinetti: María Zambrano, filósofa del sentir Scarica il pdf gratuito &#160; Gianni Ferracuti: Traversando i deserti d’Occidente: Ortega y Gasset e la morte della filosofia, Meriterránea, 13, 2012 Sommario Ortega, la fenomenologia e il gran sole del Mediterraneo, p. 9 Etnia, nazione e democrazia in Ortega, p. 45 Ortega e la fine della filosofia, p. 69 Dietro lo specchio di Dioniso: il superamento della fenomenologia in Ortega e Zubiri, p. 109 La vita umana come realtà dinamica in Ortega y Gasset, p. 133 La trascendenza &#8220;nel&#8221; reale nel pensiero di Ortega y Gasset, p. 143 Disponibile a breve nel Bookshop dell&#8217;autore &#160; Gianni Ferracuti: L’amor scortese: fanatismo, pulizia etnica, trasgressione nell’epoca dei re cosiddetti cattolici, Meriterránea 14, 2013 (nuova edizione 2021) Sommario Elementare descrizione del quadro storico: Al-Andalus. La reconquista. La società disuguale. I re cattolici. L’impero asburgico. La singolare modernità dei re cattolici: I re cattolici e l’unità. La purezza del sangue. La distribuzione del potere. Il tema dell’onore. Gli intellettuali e l’opposizione. Donna, madonna, maladonna: Limiti dell’autorappresentazione letteraria del medioevo. Il fascino ambiguo della cavalleria. Normalizzazione della cavalleria in Spagna. L’amore non cortese. La situazione in Spagna. Frammenti di normalità nella poesia popolare: L’importanza della poesia popolare. Un esempio di ispirazione provenzale. La personalità autonoma della donna. La donna assume l’iniziativa. La bella mal maritata. Il tema della sessualità. Il tema dell’incontro. La donna vendicatrice. Il programma dell’incontro. Qualche scena erotica. Sull’età dell’amore, e altri temi per associazione di idee. La deriva verso l’osceno. Pellegrinaggi e dintorni. Misogini, marrani e cavalieri andati: la dissoluzione dell’amor cortese: Misoginia e cortesia nel Quattrocento. Le radici del razzismo. La satira contro il cavaliere. La Celestina o l’essenza nichilista della modernità: L’autore e l’opera. Alcune interpretazioni. Un’idea del nichilismo. Un’idea del realismo. Il tema della magia. La satira dell’amante cortese. Il ritratto di Celestina. La truffa e la retorica. Il tema dell’amore. Il dramma. Lozana, Areúsa Andalusa: Un testo imbarazzante. L’erotico e l’osceno. Il tema della sessualità. Bibliografia Disponibile in volume cartaceo &#160; Gianni Ferracuti: José Ortega y Gasset: la libertà inevitabile e l&#8217;assente presenza del divino, Meriterránea 15, 2013 Introduzione: Ortega nella circostanza europea. Gli esordi: 1. Amore intellettuale. 2. Dalla circostanza al mondo. 3. Nuova teoria del concetto. 4. Intorno alle “Meditaciones”. Verità e storia: 5. Alla scoperta del tema della vita. 6. Razionalismo e relativismo. 7. La prospettiva come carattere ontologico. 8. Vita e razionalismo. La vita come realtà radicale: 9. La realtà radicale. 10. il metodo teorico. 11. Il dubbio sistematico. 12. La svolta. L’uomo, animale innaturale: 13. La struttura della persona. 14. Meditazione e creatività. 15. La libertà inevitabile. Vocazione e esperienza del sacro: 16. Il fare metafisico. 17. Metafisica della vocazione. Tradizione, storia, ragione storica: 18. Vocazione e metafisica della storia. 19. Scienza e realtà storiche. 20. La struttura teandrica della storia. 21. Idee e credenze. Persone e società: 22. Società personalista e comunitaria. 23. La nuova idea dell’aristocrazia. 24. Omogeneizzazione delle culture e perdita di identità. 25. La ribellione delle masse. 26. I fatti sociali. Il paradigma della storia: 27. Roma come paradigma. 28. Un’interpretazione della storia universale. 29 Rex e imperator. 30. Legittimità e illegittimità. 31. La modernità romana. 32. Oltre la modernità. 33. Il diritto. Il libro che Ortega non ha scritto: 34. La sapienza arcaica. 35. Dioniso. 36. L’origine della filosofia. 37. Essere e realtà L’illusione logica: 38. La verità, un concetto ambiguo. 39. La ragione come fantasia. 40. Il dito che indica la luna… Uno schema della crisi: 41. La crisi del mondo mediterraneo. 42. L’uomo solo con Dio. 43. La svolta moderna. L’assente: 44. L’essere insufficiente. 45. La fenomenologia. 46....]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: Physis: L&#8217;origine e le differenze</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 09:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: Physis: L’origine e le differenze Si tratta di un&#8217;indagine &#8220;sulla natura&#8221;, in ideale dialogo con la filosofia arcaica, le culture religiose, le tradizioni sapienziali, e il pensiero contemporaneo: Xavier Zubiri, José Ortega y Gasset, Giorgio Colli, Martin Heidegger, tra gli altri. Il libro è articolato in tre parti: &#8211; Dio e le religioni: sul problema filosofico della storia delle religioni in Zubiri &#8211; L’Arkhé e il suo divenire. Prima parte: La struttura dinamica della realtà &#8211; L’Arkhé e il suo divenire. Seconda parte: L’Arkhé ovvero la Physis Attraverso un realismo radicale, l&#8217;analisi del Tutto, la critica della nozione di essere e il superamento della frattura teoretica tra soggetto e oggetto, o tra immanenza e trascendenza, si perviene a una visione dinamica del reale e della sua Origine (Arkhé) metafisica. Il libro è nato senza alcuna premeditazione. Nel volume 3/2016 di Studi Interculturali avevo pubblicato un articolo su «Dio e le religioni», utilizzando alcune idee esposte da Xavier Zubiri in un corso sul problema filosofico della storia delle religioni, in particolare la nozione di religazione, ovvero il vincolo indissolubile dell’individuo con la realtà; era mio interesse svolgere alcune considerazioni sull’interculturalità, in particolare sottolineare che la religiosità umana, nel senso più ampio del termine, genera inevitabilmente una pluralità di religioni, ovvero una articolazione di culture religiose. Successivamente ho iniziato un secondo articolo di approfondimento del tema, ma il testo è risultato di lunghezza eccessiva per la rivista, così ho deciso di farne una pubblicazione indipendente, integrandolo con il primo articolo già pubblicato, opportunamente rivisto per l’occasione. Debbo precisare che il testo non è uno studio «su» Xavier Zubiri: anche se utilizzo diverse sue nozioni, Zubiri rappresenta per me un punto di partenza, peraltro non unico; certi suoi temi sono assunti fuori dal loro contesto e messi in relazione (se si vuole: contaminati) con altri, per cui mancano qui sia l’intenzione, sia il metodo adeguato, sia la completezza che dovrebbero caratterizzare una monografia rigorosa sul maestro spagnolo. Men che meno le mie considerazioni possono essere interpretate in senso critico: come ho detto, non osservo il pensiero di Zubiri dall’interno del suo sistema e non ne valuto la coerenza o l’originalità; soprattutto, come il lettore noterà, non mi occupo di filosofia se non indirettamente, per chiarire le nozioni zubiriane che utilizzo. In questa nuova edizione del 2021 è stato accentuato un certo distanziamento dalle fonti a vantaggio di un&#8217;elaborazione più originale dei temi trattati e si è data maggiore evidenza a un uso corrosivo della ragione, la quale, se non è in grado di costruire un sistema ideologico capace di spiegare l&#8217;intera realtà, tuttavia è utile per distruggere qualunque pretesa di racchiudere il mondo in una costruzione logica, mantenendo sgombra l&#8217;apertura personale al reale. Link alla pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali: indice dei volumi 1-21</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 12:50:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Centro di Studi “Mediterránea” &#8211; Teorie e pratiche dell’interculturalità in ambito ispanico e ispanoamericano, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste. . Coordinamento a cura di Gianni Ferracuti. www.ilbolerodiravel.org. Studi Interculturali è un’iniziativa senza scopo di lucro. I fascicoli della rivista sono distribuiti gratuitamente in formato digitale all’indirizzo www.interculturalita.it. © Copyright di proprietà dei singoli autori degli articoli pubblicati. Mediterránea ha il proprio sito all’indirizzo . Studi interculturali: Indice degli articoli pubblicati (volumi 1-21, 2013-2021). &#8211; Davide Aliberti: Las migraciones judías en la España contemporánea. De lo diaspórico a lo transnacional (1840-2000) , 1/2020, pp. 55-76. &#8211; Davide Aliberti, Mariana Domínguez Villaverde: Las comunidades transnacionales en la España contemporánea. Sefardíes y Pieds-noirs. Identidades y representaciones, 1/2020, pp. 7-145. &#8211; Davide Aliberti, Mariana Domínguez Villaverde: Presentación, 1/2020, pp. 7-17. &#8211; Davide Aliberti: Lingua viva o «museo vivente»? Le principali innovazioni lessicali, morfologiche e fonologiche del giudeo-spagnolo, 1/2019, pp. 201-218. &#8211; Luciana Alocco: La «magia» tra letteratura e lessicografia, 2/2013, pp. 51-73. &#8211; Anna Annicchiarico: Centri di culto panjabi nella Valle del Chiampo: riadattamenti e seconde generazioni, 1/2019, pp. 161-194. &#8211; Princesa Aquino Augsten: Racconti bilingue spagnolo-guaraní: I mille Oneiroi III, Via Crucis di una donna a cura di Ana Cecilia Prenz Kopušar (La mia bambola andai; Un altro Alpha difettoso; Virginia Woolf; Quasi ieri; Parola simbolo; Via crucis di una donna), 2/2018, pp. 151-170. &#8211; Claudia Azzola: s-Tradurre: variazioni su sensazione e percezione del tempo, 1/2018, pp. 31-36. &#8211; Veronica Balbo: «Tra Scilla e Cariddi, ovvero dalla padella alla brace»: evoluzione e involuzione dei CPT dalla legge Turco-Napolitano alla legge Bossi-Fini, 1/2014, pp. 7-46. &#8211; Miriam Begliuomini: Un’utopia sommersa: (ri)leggere l’opera di Gabriel Audisio (1900-1978), 1/2018, pp. 149-166. &#8211; Esther Bendahan Cohen: Sefarad, un vínculo entre España y Marruecos, 1/2020, pp. 129-144. &#8211; Cristina Benussi: Ebraismo e scrittura femminile, 3/2016, pp. 7-38. &#8211; Sabina Borsoi: Tina ha muerto: Tina Modotti dall’etica dell’arte alla politica della lotta, 1/2015, pp. 139-168. &#8211; Guido Bulla: «Who is it that can tell me who I am?». Shakespeare, Stow, White: radici interculturali della Letteratura Australiana di lingua inglese, 2/2014, pp. 171-188. &#8211; Cesare Catà: Before Ireland was made. Il Nazionalismo Neoplatonico di William Butler Yeats, 1/2013, pp. 13-83. &#8211; Simona Cipolletta: Carmen de Burgos, 1/2019, pp. 225-251. &#8211; Pedro Correa Martín-Arroyo: La España franquista y la crisis de refugiados europeos (1939-44): . persecución, arresto, y extradición, 1/2020, pp. 77-100. &#8211; Armelina Correa Ramón: La poesia «Elegía»: Una reinterpretazione lorchiana degli archetipi femminili di fine secolo, 3/2016, pp. 69-80. &#8211; Giuseppe D’Acunto: Ortega critico di Heidegger, 1/2015, pp. 67-78. &#8211; Giuseppe D’Acunto: Ortega y Gasset: la metafora come parola «esecutiva», 2/2014, pp. 39-51. &#8211; Giuseppe D’Acunto (a cura di): Martin Heidegger, Incontri con Ortega y Gasset, 1/2015, pp. 63-67. &#8211; Barbara D’Alessandro: Scavalcare l’orizzonte: movimento e transitorietà in Barbara Pumhösel, 3/2014, pp. 161-180. &#8211; Claudia De Sossi: Autorialità e rivoluzione: la questione autoriale nella scrittura collettiva, 2/2019, pp. 131-153. &#8211; Ottavio Di Grazia: Ascolto e azione: sul libro dell’Esodo, 1/2019, pp. 9-38. &#8211; Ottavio Di Grazia: Ebraismo e modernità in Las luminarias de Janucá di R. Caninos Assens, 2/2019, pp. 89-108. &#8211; Ottavio Di Grazia, La santificazione del tempo e il ricordo, 3/2016, pp. 185-193. &#8211; Ottavio Di Grazia: Qohelet, 2/2020, pp. 107-119. &#8211; Sara Graziella Di Lello: Helena Janeczek: un tentativo di ricomposizione identitaria attraverso la letteratura, 3/2014, pp. 181-196. &#8211; Anna Di Somma, Meditazioni sudamericane: La tappa sudamericana dell’0nt0-antropo-logia di Ernesto Rossi, 1/2017, pp. 37-54. &#8211; Anna Di Somma: Un intellettuale di vocazione. A proposito de La vocazione dell’arciere. Prospettive critiche sul pensiero di José Ortega y Gasset, 1/2014, pp. 229-243. &#8211; Mariana Domínguez Villaverde: Los pieds-noirs en España entre arraigo y movimiento, 1/2020, pp. 31-55. &#8211; Federico Donelli: Leggi suntuarie e moda come strumento di potere nell’Impero Ottomano tra XVII e XIX secolo, 1-2/2016, pp. 133-160. &#8211; Mario Faraone: «Barbari alle porte»: rappresentazioni, appropriazione e rifiuto del fascismo e del nazismo nella narrativa e nella saggistica britannica degli Anni Trenta, 1/2017, pp. 55-122. &#8211; Mario Faraone: «Dr Brighton healed me, Sir!»: l’ospedale degli indiani nel Royal Pavilion di Brighton dal dicembre del 1914 al febbraio del 1916, un esperienza interculturale nell’ambito della Grande Guerra, 1/2015, pp. 7-37. &#8211; Mario Faraone: «Fair Liberty, Was All His Cry»: Rex Warner, Jonathan Swift e la Libertà, 272017, pp. 49-82. &#8211; Mario Faraone: «I’m like a book you have to read. A book can’t read itself to you»: Autobiografia come strumento di conoscenza interculturale in Thomas Wolfe e Christopher Isherwood, 3/2014, pp. 77-119. &#8211; Mario Faraone: «I went almost everywhere on horseback»: il viaggio interculturale di Anthony Trollope, scrittore e ufficiale postale di sua maestà, 1-2/2016, pp. 73-96. &#8211; Mario Faraone: “Light into Darkness”: la narrativa per ragazzi nel XIX secolo britannico, tra educazione cristiana ed etica imperialista, 1/2013, pp. 39-55. &#8211; Mario Faraone: «Maledetto Hermada!»: Turismo interculturale ed escursionismo storico nel Carso della Grande Guerra, tra pietre e lieux de memoire, 3/2015, pp. 123-192. &#8211; Mario Faraone: «¿Por qué seguimos leyendo (y escribiendo) novelas?»: la contemporaneità interculturale di Arturo Pérez-Reverte, Javier Marías ed Eduardo Mendoza, 3/2013, pp. 57-100. &#8211; Mario Faraone: «Prompted by motives of curiosity»: l’orientalismo interculturale di William Beckford, autore di Arabian Tales nell’Inghilterra del XVIII secolo, 2/2014, pp. 70-139. &#8211; Mario Faraone: “Raglio d&#8217;asino non sale al cielo”: Saggezza contadina e dialogo interculturale in ambito multilinguistico europeo, 2/2013, pp. 21-50. &#8211; Mario Faraone: «Teleological machines and landscapes of geomancy»: La memoria interculturale della Grande Guerra, come patrimonio comune conservato e tramandato dagli apparati museali ed espositivi di Kobarid, Kötschach-Mauthen e Timau / Tischlbong, 2/2015, pp. 32-95. &#8211; Mario Faraone: «Things here aren’t easy, but I never expected them to be»: Intercultural Perceptions, Reflections and Descriptions of the Spanish Civil War Experience in the Writings of Some 1930s British Intellectuals and Volunteers of the International Brigades, 3/2016, pp. 147-184. &#8211; Mario Faraone: «Un po’ di polenta, un pezzettino di formaggio e una bottiglia d’acqua, perché sorgenti lassù non ci sono»: intervista con Lindo Unfer, «recuperante» e direttore del museo della grande guerra di Timau, 2/2015, pp. 7-31. &#8211; Mario Faraone: «Which is it to-day, morphine or cocaine?»: l’oppio e i suoi derivati come elementi strutturali, interculturali e creativi nei testi letterari, memorialistici e saggistici di lingua inglese del XVIII e il XIX secolo, 1/2014, pp. 108-163. &#8211; Mario Faraone (a cura di): Alfred Ollivant: L’ospedale indiano (1916) (a cura di Mario Faraone) , 1/2015, pp. 38-62. &#8211; Mario Faraone: «“Gandhi! and the “Further Peak”»: Art and Politics in Stephen Spender and Edward Upward Between Commitment and Individualism, 3/2917, pp. 115-148. &#8211; Mario Faraone: «An unsettling glimpse of stillman’s unpredictable violence»: The Tempest di William Shakespeare in «The ultimate city» di J.G. Ballard, 2/2018, pp. 109-139. &#8211; Raffaele Federici: Archéologie du futur. La musique en vinyle entre le lien social et la post-nostalgie, 2/2017, pp. 133-142. &#8211; Raffaele Federici: Metus Xenos, un mondo in movimento, 3/2014, pp. 7-14. &#8211; Raffaele Federici: Tecnica e cultura fra modernità e identità. L’uno e i molti fragili, 3/2013, pp. 41-56. &#8211; Raffaele Federici (a cura di): Robert Michels: Materiali per una sociologia dello straniero (a cura di Raffaele Federici) , 3/2014, pp. 15-32. &#8211; Michele Federici: L’invenzione del pubblico di Umbria Jazz: comunità e esperienze in movimento, 2/2018, pp. 139-150. &#8211; Gianni Ferracuti: Il Politico e l’idea di nazione: intorno a Mirabeau el político di Ortega y Gasset, 1/2019, pp. 39-81. &#8211; Gianni Ferracuti: «La mayor de sus infamias»: Sonata de invierno di Ramón del Valle-Inclán, 3/2917, pp. 73-114. &#8211; Gianni Ferracuti: Bradomín in Luces de bohemia: un gioco letterario, 2/2019, pp. 109-130. &#8211; Gianni Ferracuti: Cosa NON è l’interculturalità, 1/2018, pp. 113-116. &#8211; Gianni Ferracuti: Don Chisciotte dal mito alla realtà: nuova idea di nazione, critica del tradizionalismo e interculturalità in Unamuno e Ortega y Gasset, 2/2018, pp. 61-108. &#8211; Gianni Ferracuti: «Con un alarde de poder pagano»: Sonata de primavera, 2/2017, pp. 83-114. &#8211; Gianni Ferracuti: Contro le sfingi senza enigma: Estetismo, critica antiborghese e prospettiva interculturale nel modernismo, 1/2014, pp. 164-220. &#8211; Gianni Ferracuti: Deblica barea: la tradizione segreta del flamenco, 1/2013, pp. 56-86. &#8211; Gianni Ferracuti: «Dejándome llevar de un impulso romántico»: Valle-Inclán e l’esotismo messicano della Sonata de estío, 1-2/2016, pp. 41-73. &#8211; Gianni Ferracuti: Difesa del nichilismo: uno sguardo interculturale sulla «ribellione delle masse», 1/2015, pp. 169-228. &#8211; Gianni Ferracuti: Dio e le Religioni: il problema filosofico della storia delle religioni in Zubiri, 3/2016, pp. 7-38. &#8211; Gianni Ferracuti: Don Giovanni: Il mito europeo del conflitto tra etica ed estetica, 2/2020, pp. 55-106. &#8211; Gianni Ferracuti: Flamenco, avanguardia e metafisica nel “duende” di García Lorca, 1/2021, pp. 7-54 &#8211; Gianni Ferracuti: Il mito come ccoperta del divino in Unamuno e Vico, 2/2020, pp. 120-130. &#8211; Gianni Ferracuti: «Il punto di vista crea il panorama»: molteplicità di sguardi e interpretazioni in Ortega y Gasset, 2/2015, pp. 96-118. &#8211; Gianni Ferracuti: José Ortega y Gasset e il modernismo: Cento anni di Meditaciones del Quijote, 2/2014, pp. 7-38. &#8211; Gianni Ferracuti: L’autonomismo andaluso e Blas Infante, 3/2013, pp. 101-122. &#8211; Gianni Ferracuti: L’invenzione del tradizionalismo: due recenti pubblicazioni su Ernst Jünger e una divagazione fuori tema su cultura tradizionale, nichilismo, tradizionalismo e studi interculturali, 3/2015, pp. 212-227. &#8211; Gianni Ferracuti: Presentazione, 1/2013, pp. 7-12. &#8211; Gianni Ferracuti: «¡Qué distinta pudo haber sido nuestra vida!»: Sonata de otoño o gli esiliati dalla modernità, 3/2014, pp. 119-160. &#8211; Gianni Ferracuti: Santiago Matamoros, 3/2015, pp. 205-211. &#8211; Gianni Ferracuti: Temi interculturali nel teatro di Cervantes (per il IV centenario della morte), 3/2016, pp. 214-243. &#8211; Gianni Ferracuti: Una teoria sul gioco del “duende” , 2/2013, pp. 123-142. &#8211; Gianni Ferracuti, «Un po’ serpente e un po’ gatta in amore..»: il flamenco e l’identità culturale andalusa I. Il Flamenco nella stampa di fine Ottocento, 1/2017, pp. 123-62. &#8211; Gianni Ferracuti (a cura di): Blas Infante: Andalusismo e flamenchismo, 3/2013, pp. 100-158. &#8211; Gianni Ferracuti (a cura di): Federico García Lorca: Gioco e teoria del duende, 2/2013, pp. 143-156. &#8211; Gianni Ferracuti (a cura di): José Ortega y Gasset: Temi dell’Escorial, 2/2014, pp. 52-69. &#8211; Alessandra Flores D’Arcais: Il tempo linguistico: difficoltà di traduzione dal francese all’italiano, 1/2018, pp. 61-72. &#8211; Domenico Gallo: Nubi di tempesta agitano l’aria: fumetti e guerra civile spagnola, 3/2016, pp. 201-213. &#8211; Federico García Lorca: Gioco e teoria del duende (a cura di Gianni Ferracuti), 2/2013, pp. 143-156. &#8211; Martin Heidegger, Incontri con Ortega y Gasset (a cura di Giuseppe D’Acunto), 1/2015, pp. 63-67. &#8211; Irma Hibert: Modernidad e identidad en «El túnel» de Ernesto Sábato, 1/2013, pp. 126-150. &#8211; Irma Hibert: Modernidad e identidad en «Sobre héroes y tumbas» de Ernesto Sábato, 2/2013, pp. 100-122. &#8211; Irma Hibert: Posmodernidad, globalización, identidad, 2/2014, pp. 230-244. &#8211; Ilinka Ilian: rec. di Viorica S. Constantinescu, El hebreo estereotipo &#8211; Ensayo de historia cultural, Ed. Institutul European, Iaşi (Rumania), 2013, 1/2021, pp. 187-197. &#8211; Blas Infante: Ideale andaluso (a cura di Gianni Ferracuti), 3/2013, pp. 123-136. &#8211; Blas Infante: Origini del flamenco e segreto del cante jondo (a cura di Gianni Ferracuti), 3/2013, pp. 149-158. &#8211; Blas Infante (et al.): Manifesto della nazionalità (a cura di Gianni Ferracuti), 3/2013, pp. 137-148. &#8211; David Kamhi: La música sefardí en la cultura de los judíos de Bosnia y Herzegovina, 2/2015, pp. 219-232. &#8211; David Kamhi: Luna Laura Papo-Bohoreta y su contribución a la cultura bosnia, 3/2016, pp. 194-200. &#8211; David Kamhi: Sobre la lengua de los judíos sefardíes., 1/2021, pp. 119-156. &#8211; Miran Košuta: Memento mori di France Prešeren: variazioni traduttive sul tema, 1/2018, pp. 73-88. &#8211; Giovanna Manzato: La giovane Europa: politiche giovanili e viaggi interculturali tra vecchi confini e nuovi cittadini, 2/2014, pp. 209-220. &#8211; Mirza Mejdania: In memoriam Jasmin Džindo, 3/2015, pp. 193-194. &#8211; Mirza Mejdanija: L&#8217;ultima stagione dei racconti sveviani, 2/2014, pp. 221-229. &#8211; Robert Michels: Materiali per una sociologia dello straniero (a cura di Raffaele Federici) , 3/2014, pp. 15-32. &#8211; Marina Niro: Uno sguardo sul dialogo ebraico-cristiano: la figura di Gesù, 1/2013, pp. 87-101. &#8211; Alfred Ollivant: L’ospedale indiano (1916) (a cura di Mario Faraone) , 1/2015, pp. 38-62. &#8211; José Ortega y Gasset: Temi dell’Escorial (a cura di Gianni Ferracuti) , 2/2014,...]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 1/2018</title>
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					<description><![CDATA[&#160; Studi Interculturali 1/2018 Sommario Gabriella Valera (ed.): Tempi grammaticali e poetica della temporalità: Lingue, autori e traduttori a confronto (atti del seminario s-Tradurre. Ciò che la lingua non può e la traduzione deve, Università di Trieste 29-30 Marzo 2017 Pier Francesco Zarcone: Alle origini della filosofia in occidente: dal mito a Platone ed esiti successivi Miriam Begliuomini: Un’utopia sommersa: (ri)leggere l’opera di Gabriel Audisio (1900-1978) Gianni Ferracuti: Cosa NON è l’interculturalità/em&#62; Pier Francesco Zarcone: L’evoluzione ideologica sciita che portò a Khomeini Scarica il pdf gratuito Versione a stampa (print on demand, 299 pagine) Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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		<title>Xavier Zubiri: L&#8217;Essere soprannaturale: Dio e la deificazione nella teologia paolina &#8211; pdf gratuito</title>
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					<description><![CDATA[&#160; Xavier Zubiri: L&#8217;Essere soprannaturale: Dio e la deificazione nella teologia paolina Probabilmente il più bell&#8217;articolo scritto da Xavier Zubiri, tratto da Naturaleza, Historia, Dios. Scarica il pdf gratuito. Pagina dell&#8217;autore &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>Julián Marías: Religione e sicurezza in Occidente</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2017 16:16:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Questa vita che mi è data, perché sia mia debbo accettarla e prenderne possesso. Però sembra che potrei anche non accettarla; equi nasce il paradosso: non posso semplicemente «non accettare» la vita, ma dovrei «rifiutarla», dovrei far qualcosa in positivo per spossessarmene o esonerarmi da essa. Per vivere debbo far qualcosa in ogni istante, però anche per non vivere debbo far qualcosa, suicidarmi o lasciarmi morire. La vita è qualcosa che occorre prendere o lasciare, prendere in un modo o in un altro, un daffare non imposto, epperò proposto; debbo accettare la vita o rinunciare ad essa; però, non potendo rinunciare a ciò che non è mio, debbo primariamente farla mia: l&#8217;inevitabilità della vita è inesorabilmente libertà». Scarica l&#8217;articolo completo. Pagina dell&#8217;autore]]></description>
		
		
		
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