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	<title>socialismo &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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	<title>socialismo &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>Gianni Ferracuti: Relata refero: ovvero (votare) per sentito dire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:16:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensiero contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Ferracuti]]></category>
		<category><![CDATA[referengum giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Relata refero: ovvero (votare) per sentito dire Gianni Ferracuti Sto seguendo da giorni, in una chat di amici, peraltro più o meno di analogo orientamento politico, una discussione tra due giuristi che cercano l’uno di convertire l’altro alla propria posizione sul referendum confermativo della riforma della magistratura: inutilmente. Ne derivo una serie di considerazioni inopportune, che espongo di seguito senza alcuna intenzione di discuterle. 1) Impossibilità, per chi non sia giurista, di formarsi un’idea di prima mano e votare su un tema così complesso con l’adeguata competenza. Lo dico (scusate se faccio appello al mio titolo) da professore universitario: io ho gli strumenti intellettuali per raggiungerla questa competenza, ma dovrei occuparmi solo di tale argomento per anni. Come diceva Ortega nella Ribellione delle masse, il più perfetto esemplare di uomo-massa è il docente universitario che, essendo esperto in un piccolo frammento del sapere in cui parla autorevolmente, poi pretende di avere la stessa autorevolezza nel resto enorme del sapere, di cui non conosce  un tubo. Io non ho tale pretesa e mi dichiaro incompetente: non ho un’opinione mia autorevole sul voto referendario. 2) Totale stupidità di una metodo democratico che esorbita dal suo ambito e chiama a deliberare degli incompetenti su una materia complessa, che ammette molti punti di vista e in cui, probabilmente, nessuna delle soluzioni proposte appare perfetta. Alla fine l’incompetente si affiderà alla competenza altrui, scegliendo tra i vari competenti in discussione quello che, per altri motivi, gli sembrerà essere nel giusto. Voglio dire: nella maggior parte dei casi l’uomo di destra voterà sì perché lo dice Giorgia e l’uomo di sinistra voterà no perché lo dice quell’altra. Ovvero: si voterà su una questione tecnica per simpatia politica, quindi il referendum è un’inutile finzione giuridica, figlia della nostra pasticciata costituzione in cui i padri (patrigni) costituenti si sono preoccupati soprattutto l’uno di bloccare l’altro &#8211; creando una presidenza della repubblica che ostacola il governo, ma che non può procedere a governare essa stessa, ingessando le istituzioni con procedure complicate di aggiornamento, relegando la sovranità popolare a un puro e semplice obbligo di delega a rappresentanti che possono cambiare partito impunemente nel corso della legislatura, nominano un capo dello stato senza legittimazione diretta dell’elettorato, dandogli la possibilità di cambiare i governi senza la legittimazione del parlamento e del voto. Un pastrocchio. 3) Stando dentro il pastrocchio, l’unico modo di prendere una posizione ragionata è applicare la teoria del pre-giudizio. Di che si tratta? Semplicemente: di uscire fuori dalla questione specifica e, salendo di un gradino, di prendere in considerazione un criterio di giudizio di livello superiore e oggettivo, applicabile a un’intera classe di problemi. Nello specifico, si tratta di ottenere un sistema giudiziario equilibrato, che garantisca al cittadino un giudizio obiettivo e non condizionato da alcun tipo di interferenza o vizio procedurale: lo garantisca non sulla base di Paolino che fa giurin giurello sulla costituzione, ma sulla base di procedure oggettive che ragionevolmente sembrino essere una barriera più solida a ogni condizionamento. Messa in questi termini, a me sembra forse non “più ovvio”, ma certo “più garantista” che chi accusa e chi giudica vivano in mondi separati, senza mai incrociarsi nella carriera. Posso anche cercare una conferma politica, in base alle mie simpatie, e la trovo in un progetto che fu proposto tal quale dal Partito Socialista Italiano &#8211; che non era un partito conservatore (a differenza del PCI). 4) Riguardo al sorteggio degli organi di autotutela, in luogo della nomina per votazione, vado più sul sicuro data un’esperienza di vita universitaria che si avvia ai quarant’anni: in istituzioni con un numero relativamente basso di componenti, e ad alto carattere corporativo, l’idea che il voto sia lo strumento idoneo per eleggere un organismo qualunque con garanzia di imparzialità, competenza e libertà di giudizio fa semplicemente ridere. E questo è quanto.]]></description>
		
		
		
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		<title>Circolo Ezra Pound &#8211; Perugia 1974-2024</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/circolo-ezra-pound-perugia-1974-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 20:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ernst Junger]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Circolo Ezra Pound &#8211; Perugia 1974-2024 Poche settimane fa un gruppo di amici ha commemorato i cinquant&#8217;anni dalla fine del Circolo Ezra Pound di Perugia (niente a che vedere con l&#8217;attuale Casa Pound).  Il Circolo fu un&#8217;associazione studentesca che rappresentò un&#8217;esperienza molto formativa per i suoi componenti; ma, a parte questa nota biografica, fu anche una delle prime esperienze di rottura e superamento della visione manichea imposta dalla guerra fredda. Diversi tra noi hanno presentato una memoria nell&#8217;occasione della celebrazione, e io pongo qui la mia, non tanto perché abbia un qualche interesse la mia vicenda personale, quanto piuttosto per il valore dell&#8217;esperienza collettiva di sistema nata da una prospettiva culturale che ancora oggi presenta tratti di originalità. Ho pensato a lungo se mettere note o un&#8217;introduzione, ma alla fine credo che il testo si spieghi da sé e rappresenti bene il senso e il clima di quell&#8217;esperienza e, per me, il significato di un percorso di crescita intellettuale. GF ___________________ Circolo Ezra Pound Perugia 1974-2024 &#8211; un cinquantenario Il “ritorno” del Circolo Ezra Pound a cinquant’anni di distanza mi ha suscitato emozioni profonde e contraddittorie su cui è stato difficile mettere ordine: era inevitabile farlo ricomponendo i fili di un percorso che inizia prima e finisce dopo l’esperienza del Circolo, o forse non è finito ancora; ciò che siamo stati nel passato è sempre una reinterpretazione fatta dal presente. Prima del Circolo (e del precedente anno trascorso al FUAN, da cui fummo cacciati) io venivo da esperienze che mi avevano reso molto facile l’inserimento nel nuovo ambiente: a 15 anni distribuivo volantini della Cisnal nelle fabbriche con Pino Marucci, che il MSI considerava troppo di sinistra (poi sarebbe diventato consigliere regionale nelle Marche); si faceva politica con quel bel personaggio che fu Nicola Carlesi, quando tornava a San Benedetto del Tronto da Bologna, si seguivano le lezioni del “mitico prof.” Salvatore Tringali, che aveva fondato la rivista Europae Imperium insieme a Vincenzo Centorame e allo stesso Carlesi: fu il primo da cui sentii parlare di Evola &#8211; ancora sono presenti su Youtube alcune sue lezioni sul pensatore romano (&#60;www.youtube.com/watch?v=-82spavn0kE&#62;). Un aneddoto che mi torna in mente ogni tanto: in quel periodo di fine Anni Sessanta, non ricordo in quale occasione, un politico cinese ironizzò sul fatto, per lui buffo, dell’esistenza in Italia di ben tre partiti socialisti; ebbene con Peppe Traini, tutt’ora militante sovranista, commentammo che in realtà erano quattro, tale essendo anche il Movimento Sociale in quanto, appunto, “sociale”. Con queste premesse il mio inserimento nel C.E.P. fu naturale e rappresentò per, me sul piano culturale, un importante arricchimento con la scoperta del pensiero di Giacinto Auriti e di tutte le questioni connesse alla finanza e alla creazione monetaria. Di Ezra Pound eravamo bene informati: nella sede della Giovane Italia spiccava una foto del poeta col braccio teso nel saluto romano. Accanto all’aspetto culturale, naturalmente esistevano &#8211; e credo fosse la cosa più importante &#8211; l’aspetto umano, le reti di amicizia, la convivenza serena di giovani esuberanti, a dispetto delle idee più diverse tra loro, perché il C.E.P. aveva ereditato il caos ideologico proprio già del fascismo storico. Questo duplice aspetto &#8211; esperienza umana ed esperienza culturale &#8211; è stato la realtà vivente ed effettiva del C.E.P. Vi è un altro punto, di cui allora avevamo una percezione confusa, ma che a un’analisi retrospettiva risulta dominante: noi eravamo dentro la prima generazione nata dopo il fascismo, dentro la prima ondata di un mondo nuovo &#8211; di una nuova varietà umana, come direbbe Ortega, e con questa generazione condividevamo la sensibilità di fondo e le principali caratteristiche, gusti e comportamenti. Detto in altre parole: noi eravamo un “sessantotto” che partiva da destra, insieme al “sessantotto” che partiva da sinistra: due varianti della stessa ribellione generazionale e, nello stesso tempo, due prospettive pericolose di contestazione che il sistema doveva neutralizzare. La diversa sensibilità generazionale è scolpita nello slogan che sintetizzava la nostra immagine: “né destra, né centro, né sinistra, lotta al sistema capital-marxista”. Prescindo dalla seconda parte dello slogan, che trovo un po’ grossolana, e noto un elemento della prima: noi intendevamo opporci alla vecchia destra, alla vecchia sinistra, al vecchio centro, cioè a un intero mondo da cui ci consideravamo ormai fuori. Il problema è che, chiarito quali erano gli avversari, meno chiaro fu cosa sostituire al loro ordine. Credo che abbiamo avuto l’ingenua idea di realizzare un dialogo e persino una convergenza con la nuova sinistra a partire dal pensiero economico di Auriti: una sorta di congiungimento dei due radicalismi in una nuova prospettiva unitaria. Una completa mancanza di realismo politico. L’idea di una sommatoria tra destra e sinistra torna anche dopo la nostra esperienza, verso la fine degli Anni Settanta con la Nuova Destra di Marco Tarchi e il suo slogan: “né destra, né sinistra” &#8211; successivamente modificato come: “e destra, e sinistra”. Gli intellettuali gravitanti intorno al progetto della Nuova Destra furono effettivamente capaci di creare un dibattito culturale ampio e spesso molto originale, trovando interlocutori qualificati a sinistra e riproponendo personaggi “di confine”, come Jünger o Schmitt. Contemporaneamente, altri gruppi reinterpretavano con nuove categorie, frutto della stessa sensibilità generazionale, le tematiche religiose o identitarie &#8211; come la cooperativa Il Cerchio di Rimini, animata da Adolfo Morganti (oggi Fondazione Comunità, presieduta da Franco Cardini) e la rivista I Quaderni di Avallon, oppure i temi letterari e artistici, come la rivista Parsifal di Pescara, diretta da quel bravo intellettuale prematuramente scomparso che è stato Vincenzo Centorame. La rottura dei vecchi schemi era in atto anche a sinistra, ad esempio con la bella ma breve stagione del Manifesto diretto da Valentino Parlato o con il lavoro di intellettuali e studiosi di varia estrazione, come Lidia Menapace o Pier Francesco Zarcone. Ma tutto questo riguarda già gli ambienti che ho frequentato dopo la chiusura del C.E.P. È interessante citare un ulteriore e fallimentare esempio di sommatoria tra destra e sinistra: la proposta neo-marxiana di Diego Fusaro, sia con i suoi testi (per esempio il fondamentale Storia e coscienza del precariato, Bompiani 2018), sia con la diffusione in Italia del pensiero di Aleksandr Gel&#8217;evič Dugin, al quale la famigerata Wikipedia italiana dedica una pagina contenente una tale quantità di idiozie difficilmente rintracciabile altrove. Gran bravo teorico, Fusaro si era scelto tempo fa uno slogan infelice: “valori di destra, idee di sinistra”. Ora, a parte la mostruosità semantica del “valori di destra”, questo slogan dà l’idea che si tratti di assemblare un pezzo preso da qua e uno preso da là in una sorta di Frankenstein ideologico (difetto presente anche negli altri slogan citati poco fa). In maggiore o minore misura ho partecipato a tutte queste esperienze, ma sempre con una prospettiva diversa da quella dell’assemblaggio ideologico, prospettiva dovuta ai miei studi su un autore che dalla fine degli Anni Settanta in poi diventa il mio principale riferimento culturale: José Ortega y Gasset. Ma prima di concludere su questo argomento debbo dire ancora poche parole su noi del C.E.P. Generazione di svolta o di passaggio, noi dall’ombelico in giù eravamo immersi in un vecchio e puzzolente pantano, mentre il resto del corpo era fuori e respirava aria nuova. Con evidenti limiti dovuti alla giovane età e all’inesperienza, a un certo punto il pantano ci ha riassorbito e questo ha significato la fine del C.E.P. Ancora oggi mi vergogno molto di certe scelte, come aver fatto campagna elettorale per l’abrogazione della legge sul divorzio o di non essere stato sufficientemente aggressivo contro chi esaltava i colonnelli greci o Pinochet. L’elemento che ha attivato il riassorbimento del Circolo nel pantano, secondo me, è stato l’impatto con Alleanza Cattolica e con Giovanni Cantoni: un monolite reazionario, organizzato in maniera professionale (e qui mi taccio), che ha offerto a molti l’illusione di avere una strategia politica concreta, efficace, certamente più seria del movimentismo sessantottino. L’impostazione di A.C. frantuma, a mio avviso, l’esperienza umana del Circolo senza aggiungere nulla di rilevante alla sua esperienza culturale. Su di me personalmente, l’incontro con A.C. ha due effetti: produce il più totale disinteresse per una politica di cattolici, che agiscono come cattolici, per creare una società cattolica in cui cittadinanza e chiesa, parrocchia e partito, si identificano. mi rafforza nell’idea di socialismo, di cui dicevo all’inizio, grazie al fatto che tanto Cantoni quanto il suo rappresentante in loco, Attilio Tamburrini, consideravano Auriti un socialista. Non cesserò mai di ringraziare le menti reazionarie che con l’intento di convertirmi mi hanno messo in mano un libro fantastico: Il socialismo come fenomeno storico mondiale, di Igor Safarevic, nel quale il socialismo viene delineato, ovviamente in chiave di condanna assoluta ed irrimediabile, come una categoria politica che attraversa tutta la storia, includendo Platone e la lunga sequela di quasi tutti i miei autori preferiti e ammirati. A distanza di anni, debbo riconoscere che debbo a Safarevic, oltre che al socialista Ortega, la costruzione della mia personale prospettiva a cui alludevo poco fa. Il fatto puro e semplice è che quando si costruisce una teoria interpretativa della storia restando aderenti ai fatti storici, e non deducendola da principi astratti (questo è il “materialismo storico”, che Marx proclama ma non rispetta), risulta evidente che in ogni tradizione nazionale europea la questione sociale ha un’assoluta centralità; al tempo stesso, affrontare la questione sociale come tema politico, significa pensare che le disparità dipendano dall’organizzazione del sistema e non dalla malvagità del singolo o dalla sfortuna (i “meno fortunati” di cui parlava il Cavalier Berlusconi). Fare della questione sociale un tema politico è il socialismo: l’idea di nazione non può esistere senza l’idea di socialismo, e viceversa. Credo che questo binomio di socialismo e di nazione sia sempre esistito, anche se denominato in altri modi. L’idea di un socialismo astratto, indipendente dal tempo e dallo spazio, da applicarsi con formule automatiche e persino scientifiche, è un errore di Marx, che cade nella colpa dell’intera cultura europea del suo tempo: il razionalismo, l’astrazione, la pretesa sostituzione della realtà vivente col discorso razionale e i giochi verbali della logica. È una colpa che Marx condivide con gli hegeliani di destra e di sinistra, ma anche con i theologi philosophantes dell’Ottocento. Più ancora, essendo la giustizia sociale un valore che, con ogni evidenza, non è al momento presente, essa si pone come obiettivo, non come punto di partenza; al contrario, il punto di partenza non lo si può scegliere ed è quello che ci offre il presente momento storico. Da qui l’esistenza in ogni epoca di tanti socialismi, che hanno in comune l’obiettivo e possono differire in tutto il resto. Marinetti, D’Annunzio, Alceste de Ambris, e persino il giovane Mussolini sapevano bene che la rivoluzione russa era un momento di esaltante liberazione per la nazione russa, ma sarebbe stata catastrofica nella diversa realtà sociale europea, dove avrebbe comportato un peggioramento generale delle condizioni di vita proprio per quel proletariato che si voleva favorire. Così, in conclusione, pur da tutt’altro punto di vista, oggi mi sento di convenire sul fatto che, radicato in ciò che il buon Tringali chiamava “la dottrina sociale del fascismo”, anche Giacinto Auriti rientra a buon diritto nel socialismo. Credo di essere stato tra i primissimi in Italia a formulare questa articolazione fattuale di socialismo e tradizione. Nel 1987, quasi quaranta anni fa, su Parsifal pubblicai una recensione del libro di Zeev Sternhell Né destra, né sinistra, pubblicato tre anni prima da Acropolis, casa editrice che faceva riferimento alla Nuova Destra di Tarchi, che concludeva con questa specie di manifesto per una nuova prospettiva politica: «La natura stessa del fascismo, come l&#8217;ha egregiamente delineata Sternhell, esclude che possa esistere un neo-fascismo, esclude cioè che abbia senso, che sia veramente fascismo, ogni ripetizione in fotocopia dei suoi slogan, delle sue divise, delle sue soluzioni, della sua genialità e della sua follia. Se esso è sintesi creativa, originale, alimentata dal sentire reale della nazione e da ogni dissidenza che voglia ampliarsi nella dimensione di una rivolta globale, allora non lo si può chiudere in un quadro ideologico definito una volta per tutte: è condannato ad essere una visione del mondo...]]></description>
		
		
		
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		<title>E&#8217; nato il comitato per la sovranità popolare &#8220;Giacinto Auriti&#8221;</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/e-nato-il-comitato-per-la-sovranita-popolare-giacinto-auriti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 19:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Decima Musa]]></category>
		<category><![CDATA[Socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Giacinto Auriti]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; nato il comitato per la sovranità popolare &#8220;Giacinto Auriti&#8221; La società moderna purtroppo ormai è caratterizzata dalla cancellazione dei principi etici e dall’affermazione dell’individualismo e del relativismo come base della vita sociale. La nostra è una società in cui l’uomo viene privato della sua componente spirituale per essere schiacciato nella sua materialità, che lo rende ricattabile e dominabile, lo rende avulso dal concetto di Popolo e bene comune, lo rende falsamente libero perché condotto a guinzaglio da una Elite finanziaria apolide, il cui unico scopo è il dominio totale sull’umanità per impadronirsi di tutte le ricchezze ed utilizzarle a suo uso e consumo, garantendo la sola sopravvivenza all’uomo, considerato come un animale a cui viene concesso solo il sostentamento, un pollo in batteria a cui viene distribuito il solo mangime. Una società in cui è stata di fatto cancellata la Sovranità del Popolo, per cui essere Sovranisti è divenuto un insulto e quelli che nel mondo politico attuale si definisco tali possono essere identificati in 3 categorie: &#8211; Sovranisti falsi (quelli che mistificano i propri interessi con quelli della Nazione come Trump) &#8211; Sovranisti finti (quelli che si definiscono tali ma sono statalisti) &#8211; Sovranisti vili (quelli che sono tali fino a quando sono opposizione ma dimenticano di esserlo quando sono al Governo, adeguandosi al volere delle Elite finanziarie). La sofferenza del vivere in questo tipo di società ha portato alla costituzione del Comitato per la Sovranità Popolare, che, ispirandosi ai principi espressi nel pensiero del Prof. Giacinto Auriti a cui è intitolato, ritiene doveroso riaffermare: &#8211; La priorità del Diritto naturale nei confronti di quello costituzionale. &#8211; La necessità di realizzare una Società Organica a contenuto umano. &#8211; La realizzazione della Proprietà popolare della moneta. &#8211; La dignità del Popolo. &#8211; La costituzione di una Europa Confederata. • Diritto naturale prioritario a quello costituzionale. Per noi la Costituzione non è una divinità moderna, ma uno strumento per gestire il potere del popolo e non certo la panacea di ogni problema se sganciata dai principi etici irrinunciabili (rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale, onestà ed integrità, giustizia ed equità sociale, fedeltà e lealtà). L’eliminazione o l’affievolirsi di questi principi porta alla sua possibile modifica normativa per realizzare le volontà di gruppi di potere che possono strumentalizzarla a loro piacimento (divorzio, aborto, pareggio di bilancio, eutanasia sono i non valori introdotti dalla Massoneria). Per noi la priorità del Diritto naturale deve essere garantita in Costituzione a tutela della stessa natura umana. • Realizzazione della Società Organica a contenuto umano. Prospettando una società basata sull’amore cristiano. Il nostro obiettivo è realizzare una società organica a contenuto umano finalizzata al perseguimento del bene comune, inteso come insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività che ai singoli membri di raggiungere la propria realizzazione più pienamente e più celermente possibile. La società organica è basata sulla cooperazione delle diverse forze sociali. Al centro di tale società c’è l’uomo, inteso come emanazione divina. La nostra società organica ha una visione dell’economia che si basa su valori morali, per cui la singola persona deve agire in modo da perseguire oltre che il vantaggio personale e familiare, anche il bene comune. Una società basata sul principio della solidarietà, quella vera che attribuisce agli uomini pari dignità umana senza preclusione per censo, etnia, stato sociale, convinzione politica e religiosa, e sulla giustizia diffusa per garantire ai lavoratori ed ai più poveri la giustizia sociale e l’equità. Ma non basta, la solidarietà deve essere coniugata con la sussidiarietà, il principio per il quale un’autorità di livello gerarchico superiore si sostituisce ad una di livello inferiore quando quest’ultima non è in grado di compiere gli atti di sua competenza Quella prospettata è una società di tipo piramidale basata sulla centralità dell’uomo come emanazione divina, sull’affermazione della verità e della giustizia diffusa, una società in cui tutti i cittadini diventano proprietari, una società che condanni il modernismo e la lotta di classe per basarsi sull’amore tra gli uomini. Pubblichiamo di seguito la seconda ed ultima parte del nostro manifesto con le finalità e gli obiettivi. • Proprietà popolare della moneta. Noi siamo per la proprietà popolare della moneta, cioè la moneta deve essere emessa dallo Stato in nome e per conto del Popolo che è suo legittimo proprietario ed accreditata ad esso, garantendo così le attività produttive, le opere sociali e pubbliche per la realizzazione del bene comune. Ogni uomo al momento della nascita diventa così proprietario della moneta e del reddito da essa creato, abbandonando lo stato di debitore che oggi lo affligge. Il debito pubblico è determinato dalla truffa ai danni dei popoli attuata dalle Banche Centrali, che, emettono al costo tipografico ed a nostro debito il denaro di nostra proprietà, ma lo vogliono restituito per il valore facciale e gravato dagli interessi, rendendo inestinguibile il debito. Ogni moneta emessa deve essere di proprietà del portatore perché solo così si garantisce il cittadino che la utilizza come mezzo di scambio nelle fasi di tempo. Il signoraggio generato in tal modo dall’emissione della moneta viene utilizzato dallo Stato per realizzare opere sociali e pubbliche non gravando più sulla contribuzione fiscale. Solo con la restituzione della proprietà della moneta al popolo si potrà garantire la realizzazione della Società Organica a contenuto Umano, perché solo liberandosi della schiavitù al sistema usuraio realizzata con la truffa del signoraggio bancario si potrà far scomparire la conflittualità sociale garantendo i mezzi economici per una giusta crescita economica al fine di realizzare il bene comune. • Dignità del Popolo. Per Popolo non può intendersi la semplice unione di individui in una comunità, che per definirsi tale deve avere in comune Storia, Tradizione, Religione e Principi etici su cui basare i comportamenti dei singoli componenti e della società tutta. Noi siamo Popolo nel momento in cui condividiamo le nostre origini che si basano sulla Filosofia greca, il Diritto romano e la Religione cristiana, per cui come corpo unico conquistiamo il diritto di governare. Ogni Popolo deve essere orgoglioso della propria identità, il valore materiale, intellettuale e spirituale dell’uomo si trasmette anche geneticamente. Le origini non possono essere cancellate. Noi siamo per un Democrazia integrale nella quale lo Stato è solo uno strumento a disposizione del Popolo per garantire la sovranità popolare definita come: -Sovranità giuridica. -Sovranità economica. -Sovranità monetaria. -Sovranità energetica. -Sovranità alimentare. -Sovranità sanitaria. • Europa confederata Noi crediamo in una Europa delle Patrie nel rispetto delle etnie e della tradizione greco-romano-cristiana, nel rifiuto dello Statalismo espressione del Monismo Egheliano, che trasforma lo Stato da oggetto a servizio del Popolo in soggetto che si serve del Popolo per realizzare i suoi obiettivi quale entità vivente a se stante. Noi crediamo in una Europa confederata con una sua identità politica e non solo monetaria che si estenda dall’Atlantico agli Urali, indipendente dall’Anglosfera e dal BRICS, attrice in un mondo multipolare che evolva nel confronto costruttivo tra uomini liberi dall’usura. Crediamo in una Europa che rifiuti la globalizzazione, invenzione delle Elite finanziarie apolidi attualmente dominanti, e viva la sua realtà multiculturale per far rivivere la civiltà creata in passato e documentata dalla Storia, per realizzare finalmente il benessere materiale e spirituale dei suoi Popoli. La nostra finalità prioritaria è quella di diffondere attraverso l’analisi degli eventi nazionali ed internazionali la cultura della Sovranità del Popolo con pubblicazioni, conferenze, dibattiti, manifestazioni ed eventi diffusi su tutto il territorio nazionale. Ci riteniamo i più moderni degli antimoderni perché le nostre soluzioni sono totalmente innovative anche se ispirate ad un glorioso passato. Il fine che ci siamo preposti è arduo ma realizzabile con l’aiuto divino, perché, come sosteneva il Prof. Giacinto Auriti: “La verità è destinata a vincere e noi saremo costretti ad essere vincitori perché la possediamo”. pagina facebook]]></description>
		
		
		
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		<title>Craxi / CracNo</title>
		<link>https://www.ilbolerodiravel.org/craxi-cracno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 16:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dice &#8216;Gnazio Larussa, che a me è molto simpatico al di là della differenza di idee politiche, che Craxi non sarebbe dovuto morire in esilio. Ora, &#8220;esilio&#8221; è termine che si usa in un contesto politico, dunque coerentemente &#8216;Gnazio dovrebbe ammettere (o forse afferma in modo implicito?) che la cosiddetta stagione di &#8220;mani pulite&#8221; fu un colpo di stato strisciante per via giudiziaria: invece di perseguire un certo numero di corrotti, la magistratura decapitò in blocco un&#8217;intera classe politica. Quasi intera, per la verità: il PDS (che oggi si fa chiamare PD e prima ancora PCI) fu toccato di striscio dall&#8217;ostinazione di Antonio di Pietro sul &#8220;compagno Greganti&#8221; (che non parlò) e se la cavò bene. Anzi, sostenne la campagna demagogica e lasciò che il Partito Socialista Italiano venisse eliminato, sperando di ereditarne i voti. Non andò così: passando da un errore all&#8217;altro, i voti socialisti si persero, o furono raccolti da Berlusconi, e il PDS si regalò all&#8217;americanata più completa. I giudici continuarono la loro opera con la DC e tentarono di replicarla con Berlusconi. Craxi era colpevole: fu il primo segretario socialista italiano incaricato di dirigere un governo, fu un sostenitore della cooperazione internazionale, fu a sostegno dell&#8217;OLP, spinse per la trattativa con le Brigate rosse durante il sequestro Moro (invece il PCI la osteggiò sbagliando clamorosamente) e fece circondare i miliziani statunitensi che volevano procedere a un arresto illegale in territorio italiano a Sigonella. Doveva essere fatto fuori. All&#8217;on. Moro andò peggio, com&#8217;è noto. Anche la Democrazia Cristiana fu demolita dai giudici. La DC, nel suo complesso, era rivoltante, ma al suo interno c&#8217;era anche gente in gamba: l&#8217;ex partigiano Zaccagnini, Tina Anselmi, che condusse la commissione d&#8217;inchiesta sulla P2 e Gelli, Rosi Bindi, che difese con durezza la sanità pubblica dalla setta medica, Moro, appunto. Perfino Andreotti, dipinto come il diavolo, fu un machiavellico statista e seppe condurre un&#8217;abile (e per il Paese benefica) politica mediterranea: mantenne ottimi rapporti con l&#8217;OLP e con il mondo ebraico &#8211; ma non con il sionismo, che è cosa ben diversa [lo dico per i giovincelli che vanno a dimostrare in piazza per Hamas, non certo per i fact-checker della rete, che sono colti e hanno studiato a Lecco]. Ciò che scompare con Craxi non è un astratto &#8220;socialismo&#8221;, ma è un concreto &#8220;socialismo italiano&#8221;, contraddittorio e discutibile quanto si vuole, ma prezioso per il Paese. E oggi manca. G.F.]]></description>
		
		
		
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		<title>D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pagina aggiornata</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 20:46:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiornata la pagina degli scritti fiumani di D&#8217;Annunzio con la pubblicazione integrale del Bollettino Ufficiale del Comando, numeri 15 e 16 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana : interamente scritto da Alceste de Ambris e con la nomina di D&#8217;Annunzio a sergente dei bersaglieri; 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16: Questo basta e non basta: cronaca dello sciopero generale a Fiume e della trattativa in cui il Comandante assume il ruolo di mediatore e favorisce la &#8220;classe operaia&#8221;. 1920-08-29 * Gastone Gorrieri: L&#8217;organizzazione bolscevica in Russia (La Testa di Ferro, 29 agosto 1920) Tutti i testi al link: Gabriele D&#8217;Annunzio, Scritti fiumani]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 29 / 2024</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 10:02:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Studi Interculturali 29/2004 Scarica il pdf gratuito Raffaele Federici: Il mutamento dei valori tra composizione architettonica e funzione urbanistica: Alfredo Niceforo e la Parigi rinnovata Alfredo Niceforo: Parigi. Una città Rinnovata Gianni Ferracuti: “&#8230;e quindi uscimmo a riveder le stelle”: nuova visione del reale e nuovo lessico filosofico in Ortega e Zubiri Pier Francesco Zarcone: Mutazione e morte del Partito Comunista Italiano Pier Francesco Zarcone: 3 giugno del 2006: Jugoslavia ultimo atto NOTE Gianni Ferracuti: Socialismo e sovranismo &#8212;: F.T. Marinetti: gli aeropoemi del dissenso sansepolcrista &#8212;: Ramadan e stato laico Pier Francesco Zarcone: Dio veterotestamentario e Dio cristiano &#8212;: Il ricorrente problema etico dell&#8217;Antico Testamento &#8212;: Il problema storico dell’antico testamento &#8212;: Cosa sta succedendo nell’ortodossia ucraina &#8212;: L’Ucraina: “nazione” giovanissima, se è nazione Traduzione dell’intervista rilasciata da Vladimir Putin a Tucker Carlson]]></description>
		
		
		
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		<title>In memoria del 25 aprile</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 09:46:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; In Italia l’ultima dittatura si è avuta in epoca covid: &#8211; il Paese fu costretto ad arresti domiciliari di massa, &#8211; i mezzi di comunicazione subirono una censura massiccia, ben superiore a quella blanda dell’epoca fascista, &#8211; il dissenso fu criminalizzato ed esposto a un’indignazione fanatizzata ad arte da opinionisti prezzolati, pronti a osannare palesi menzogne di importanti politici di governo, &#8211; lavoratori inermi in sciopero furono aggrediti con inutile furia dalla polizia, furono ricattati e sospesi dallo stipendio, &#8211; medici che erano davvero medici furono costretti a curare clandestinamente e vennero espulsi dall’Ordine, &#8211; le Università divennero centri inquisitoriali, &#8211; decreti di emergenza furono emanati fuori da ogni regola parlamentare, con norme di comportamento che sembravano scritte da dementi, ed è meglio sospendere qui, per non tirarla a lungo. I criminali politicamente responsabili sono ancora liberi, alcuni si sono arricchiti, c’è chi si è autocelebrato in un libro che ha difficoltà a presentare in pubblico a causa delle contestazioni, che provengono non da “no vax”, bensì da vaccinati che hanno creduto alla propaganda e hanno vissuto i danni sulla propria pelle o su quella dei propri cari. Simbolo di questa sospensione della democrazia è la scomparsa da tutti i media internazionali dell’intervista in cui il premio Nobel Montagnier illustrava con rigore scientifico cosa fosse successo e prevedeva (confermato dai fatti) come e in che tempi si sarebbe usciti dalla pandemia: mi è sembrato indicato, per dare un senso al 25 aprile, che lo ha perso, riproporre un estratto che riuscii a salvare tempo fa. In un altro “post” ho pubblicato una mia fotografia, di epoca precedente il covid, presa nella Risiera di San Sabba a Trieste. In primo piano c’è un garofano rosso. Io sono socialista, avrei volentieri festeggiato il 25 aprile. Il socialismo è il tronco da cui sono nate le grandi rivoluzioni che, tra Ottocento e Novecento, hanno fallito il loro obiettivo: quella comunista, perché il sovietismo russo non era applicabile in Europa, per la ricchezza e il dinamismo individuale della classe media, delle piccole imprese, dell’idea cooperativa; quella anarchica, perché non era applicabile e basta; quella fascista, perché dopo la sconfitta di D’Annunzio a Fiume Mussolini cercò un compromesso con la monarchia, rinunciò al radicalismo della Carta del Carnaro (essa sì la più bella Costituzione &#8211; socialista &#8211; del mondo), traendone solo alcune riforme molto diluite, prima di quell’immane sciocchezza che fu l’alleanza con Hitler. Esattamente da 40 anni ripeto che il socialismo è un elemento strutturalmente presente nella tradizione nazionale dei paesi europei, e nel socialismo sono compresi e custoditi i valori nazionali. Probabilmente a molti quel garofano rosso farà pensare alle malefatte di alcuni, su cui si costruì il colpo di stato giudiziario chiamato “mani pulite”; a me fa pensare che l’ultimo atto di sovranità nazionale italiana lo ha fatto un socialista a Sigonella e che solo un ritorno al socialismo vero può salvare questo Paese, ormai costretto a scegliere tra due destre: quella conservatrice, e in fondo rispettabile, di Meloni e quella del Partito Democratico, che rappresenta il nulla del nulla e il peggio del peggio. Avrei volentieri festeggiato il 25 aprile se non l’avessero ridotto a un letamaio. Gianni Ferracuti]]></description>
		
		
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		<title>Gabriele D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pdf gratuiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 17:40:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gabriele D’Annunzio Scritti fiumani Orazioni, volantini, comunicati dalla “vittoria mutilata” al “Natale di sangue” a cura di Gianni Ferracuti [Pagina in aggiornamento. I testi disponibili sono indicati in grassetto] Un asterisco indica fonti dell&#8217;epoca che, pur appartenendo all&#8217;ambiente dannunziano, non sono scritti di D&#8217;Annunzio. [Per un&#8217;introduzione generale all&#8217;argomento, vedi G. Ferracuti: Compagno D&#8217;Annunzio, alalà! Italianità e socialismo nell’impresa Fiume: scritti di Gabriele D’Annunzio e Alceste De Ambris] 1918 1918 &#8211; La riscossa [Alla guardia del Piave; A una radunata di ufficiali d’ogni arma; Agli italiani delle repubbliche latine; Agli Italiani degli Stati Uniti; Alle reclute del ‘99; Il vincitore non può vincere; L’ombra delle ali e l’ombra della croce; Pasqua di promissione; Alle reclute del 1900; La corona del fante] 1918-08-09 Donec ad metam 1918 A Trieste d’Italia (ottobre) 1918-11 01 Ai vincitori  1918-11-03/11 Cantico per l’ottava della vittoria 1918-11-16 Fiume (Institut italien de Paris) 1919 gennaio-agosto 1919-01-15 Lettera ai dalmati  1919-02-25 Aveux de l’ingrat  1919-04-24 La parola della patria 1919-04-25 Dalla loggetta del Sansovino nel giorno di San Marco 1919-04-28 Messaggi alla Camera e al Senato 1919-05-04 Gli ultimi saranno i primi  1919-05-06 Dalla ringhiera del Campidoglio 1919-05-12 Parole dette alla messa degli aviatori nel campo di Centocelle 1919-05-24 L’Italia alla colonna 1919-05-28 Parole dette per commiato al popolo di Roma 1919-06-04 Per la bandiera dei volontari di guerra 1919-06-08 La Pentecoste d’Italia 1919-06-23 Il comando passa al popolo 1919-06-24 * Documento diplomatico: Crespi a Nitti 1919-06-25 L’erma bifronte 1919-06-28 * Atti diplomatici: Bonin Longare a Tittoni 1919-06-30 Disobbedisco 1919-07-01 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-03 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-04 Per la bandiera dei volontarii di guerra 1919-07-04 * Atti diplomatici (Disordini a Fiume) 1919-07-05 * Atti diplomatici: referendum croato a Fiume 1919-07-07 * Atti diplomatici Tittoni a Clemençau e Lloyd George (Patto di LOndra e quesione di Fiume) 1919-07-09 L’ala d’Italia è liberata 1919-07-14 In volo verso l’arco di trionfo 1919-07-19 Ai volontari della guerra santa 1919-08-09 Ai piloti della Serenissima 1919-08-16 Il Vittoriale 1919-07-25 * Atti diplomatici: incidenti a Fiume 1919-07-29 * Atti diplomatici: due memorandum su Fiume 1919 settembre-dicembre [Con un comunicato datato maggio 1920 Vittorio Graziani annuncia l&#8217;inizio della pubblicazione del Bollettino Ufficiale del Comando di Fiume d&#8217;Italia, iniziando con il proclama dannunziano &#8220;Italia o morte&#8221;. Il fascicolo viene retrodatato al 12 settembre 1919] 1919-09-09 (1919-09-11) Italia o morte 1919-09-09 Non abbiamo sofferto abbastanza 1919-09-12 L&#8217;orazion piccola in vista del Carnaro 1919-09-12 La prima voce nell&#8217;arengo 1919-09-12 * Atti diplomatici: l&#8217;occupazione di Fiume e la Conferenza di Parigi 1919-09-13 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 2 &#8211; L&#8217;Italia è a Fiume per valore dei Legionarii e per opera dei Fiumani 1919-09-14 * Piero Belli: Il trionfale ingresso di Gabriele d’Annunzio a Fiume: Soldati, marinai, popolo segnano l’irrevocabile;  Benito Mussolini: Gesto di rivolta (Il Popolo d&#8217;Italia, n. 252 del 14.09.1919) 1919-09-14 Ora comincia il bello 1919-09-14 I traditori alla gogna 1919-09-14 Agli ufficiali e agli equipaggi delle navi: Dante Alighieri Nullo Mirabello Abba nelle acque di Fiume italiana. 1919-09-16 Miei soldati, miei compagni [Qui rimarremo ottimamente] 1919-09-17 I primi inutili tentativi del governo per soffocare l&#8217;impresa di Ronchi 1919-09-17 Alla gente di San Marco 1919-09-17 «Volete notizie?» 1919-09-17 Fratelli voi sapete omai (ai Triestini) 1919-09-18 Fratelli voi sapete omai (agli italiani) 1919-09-18 * Comando della Città di Fiume, Comunicato stampa n. 1 1919-09-18 Agli ufficiali e ai soldati del 9° Regg.to Brigata Regina 1919-09-19 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 3: Hic manebimus optime 1919-09-19 Saluto a Luigi Rizzo 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 5: [1] Fiume celebra il  natale della terza Roma 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [2] La storica seduta del Consiglio Comunale 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [3] Celebrazione e sfilata 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [4] Il Comandante ai Veneziani (sul Bollettino n. 4, riprende il testo di «Volete notizie?» poi pubblicato su &#8220;L&#8217;urna inesausta&#8221;) 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [5] Ai fratelli di Dalmazia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [6] Arditi d&#8217;Italia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5; [6] Comunicati 1919-09-20 Avvertimento 1919-09-21 Ai Dalmati latini 1919-09-22 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia (L&#8217;alta disciplina) 1919-09-24 Alla mensa degli arditi 1919-09-26 Al Generale Ceccherini 1019-09-27 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia [Ai fedelissimi] 1919-09-29 Ai primi due feriti della nostra causa 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 6: I fanti piumati a Fiume 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 6: Il Comandante al popolo di Francia 1919-09-30 Cagoia e le teste di ferro (Bollettino Ufficiale n. 7) 1919-10-08 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 7 (8 ottobre 1919): Discorso agli arditi e consegna dell&#8217;emblema (3 ottobre) 1919-10-08 * Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale  n. 7: notizie varie 1919-10-09 Verso la Puglia piana 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Il primo olocausto 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Agli italiani degli Stati Uniti (datato 12 ottobre) 1919-10-17 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 9: Il trigesimo della &#8220;santa entrata&#8221; 1919-10-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-10-24 Italia e vita 1919-10-30 Cosa fatta capo ha 1919-10-30 Il tràpano 1919-11-03 Il fante Luigi Siviero 1919-11-05 Morto sì, vivo no 1919-11-09 Introduzione a &#8220;Il sudore di sangue&#8221; 1919-11-11 La consegna del gagliardetto alla Legione dei Carabinieri Volontari in Fiume d&#8217;Italia 1919-11-11 Al Consiglio comunale per la nomina delle cariche 1919-11-12 Encomio solenne al XII reparto d&#8217;assalto 1919-11-13 * Comunicato dell&#8217;Ufficio Relazioni Estere su telegramma del presidente Wilson 1919-11-13 Ad Ancona, prima di partire per la Dalmazia 1919-11-13 Ai combattenti di Sicilia 1919-11-16 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: La Dalmazia resta per sempre all&#8217;Italia 1919-11-18 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: L&#8217;ora storica di Zara 1919-11-23 Prendi la vittoria 1919-11-24 Prendiamo la vittoria 1919-11-27 Alle donne d&#8217;Italia 1919-12-03 Agli italiani di San Paolo 1919-12-09 Il testo autentico del Memorandum degli alleati all&#8217;Italia 1919-12-09 La giustificazione dell&#8217;impresa di Zara 1919-12-13 A S. E, l&#8217;Ammiraglio Millo 1919-12-14 Il nostro condottiero 1919-12-14 Il tristo gioco 1919.12.16 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-16 Così Dio vi aiuti 1919-12-17 Fiume dirà la sua volontà col plebiscito 1919-12-17 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-12-19 L&#8217;urna inesausta 1919-12-22 Alle donne di Fiume 1919-12-25 Laude della povertà. Per il natale fiumano del 1919 (Libro ascetico) 1919-12-29 Non decipit somnus 1919-12-31 Ai legionari per la fine dell&#8217;anno 1919 1920 1920 Primavera Di una pausa musicale nel tumulto di Fiume 1920-01-11 Il sacco di Fiume (anche col titolo: Saluto aereo alla Trieste di Ernesto Gramaticopulo e di Egidio Grego) 1920-01-11 La città del consumato amore coronata di spine arde sul mondo 1920-01-15 * Conferenza di Alceste de Ambris 1020-01-16 Il segreto di Fiume. Messaggio del Comandante D&#8217;Annunzio al popolo francese 1920-01-18 Le brache di Cagoia 1920-01-20 Nella chiesa di San Vito per l&#8217;offerta del pugnale votivo 1920-01-24 Fiume sola contro la tirannia e la nequizia del mondo delibera di resistere con le armi 1920-01-27 Il Generale Nigra prigioniero dei legionari di Fiume 1920-02-01 * Alceste de Ambris: Non è mai tardi per andare più oltre 1920-02-04 Pubblicazione del Bollettino e Atti del Comando 1920-02-15 * Mario Carli: Il nostro bolscevismo, “La Testa di ferro” 1920-02-21 * Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 7: Della libertà di stampa, ossia il diritto di mentire. I bimbi fiumani a Milano. D&#8217;Annunzio a Drenova tra i volontari giuliani. 1920-03-03 * Una città italiana affamata dal Governo italiano perché vuole essere italiana 1920-03-07 Alla gente di Romagna 1920-03-12 * Bollettino Ufficiale n. 12: Cagoia contro i bimbi di Fiume: Lo sdegno di Fiume per l’odioso divieto. La responsabilità dell’infamia 1920-03-16 L&#8217;indipendenza dell&#8217;Egitto 1920-03-21 Il calvario trionfale 1920-03-21 * La Testa di Ferro per il Comandante: Mario Carli: oggi comanda la poesia. Scritti di Antonio Grossich, Alessandro Forti 1920-03-24 Bollettino Ufficiale n. 13 (I bimbi fiumani, Le reclute fiumane, Intervento di Alceste de Ambris, Celebrazioni di D&#8217;Annunzio) 1920-03-25 * Kochnitsky e de Ambris: Satana all&#8217;ombra della croce 1920-03-30 Con me 1920-04-02 Bollettino Ufficiale n. 14 (Alceste de Ambris, D&#8217;Annunzio) 1920-04-02 Alceste de Ambris: Chi non è con me è contro di me. Chi non è con noi è contro di noi 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana 1920-04-09 Difesa dei lavoratori (Libro ascetico) 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16 Questo basta e non basta 1920-04-21 Bollettino ufficiale n. 17 (Uno sciopero generale) 1920-04-23 Comando dell&#8217;Esercito Italiano in Fiume d&#8217;Italia: Soldati d&#8217;Italia, fratelli nostri 1920-04-27 Ai biscazzieri di Sanremo 1920-04-27 Il cavallo dell&#8217;apocalisse 1920-04-28 Bollettino Ufficiale n. 18: L&#8217;audace furto dei 46 cavalli e l&#8217;inchiesta 1920-05-03 * Messaggio dei fiorentini 1920-05-12 Bollettino Ufficiale n. 19: La defezione dei Carabinieri; la sconfitta dei conservatori; il sequestro della nave carica di grano 1920-05-21 Bollettino Ufficiale n. 20: La visita della delegazione udinese; il discorso di D&#8217;Annunzio (&#8220;A noi!&#8221;); il discorso di Alceste De Ambris per le dimissioni di Cagoia 1920-05-26 * Una vivace smentita del generale Ceccherini al capitano Rocco Vadalà 1920-05-28 Bollettino Ufficiale n, 21: Commemorazione del 24 maggio 1920-06-06 Discorso ai signori della corte (da Libro ascetico) 1920-06-07 Bollettino Ufficiale n. 22: Fiume commemora Giovanni Randaccio 1920-06-17 Bollettino Ufficiale n. 23 (&#8220;Legionari di Fiume, combattenti d&#8217;Italia, partigiani della vittoria&#8230;&#8221;; La riscossa dei leoni) 1920-09-11 Bollettino Ufficiale n. 33 Proclamazione della Reggenza Italiana del Carnaro (interventi di D&#8217;Annunzio e De Ambris) 1920-09-12 La Testa di Ferro n. 27: Il testo completo del fascicolo con la presentazione e il commento alla Carta del Carnaro. Contiene scritti di Mario Carli, F.T. Marinetti, Gabriele d&#8217;Annunzio e altri; la cronaca della &#8220;Sagra di tutte le fiamme&#8221;; una novella di Gino Cornali.]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 28 (2024)</title>
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					<description><![CDATA[Studi Interculturali 28 (2024) Rivista semestrale a cura del Centro di Studi Interculturali Mediterránea Dipartimento di Studi Umanistici Università di Trieste. Numero speciale: Pier Francesco Zarcone: Ontogenesi sociale delle categorie filosofiche (da Talete a Socrate) Atene: politica, democrazia, demagogia e “miti” inerenti «Comunque erano altri tempi, c’era un assetto dell’economia diverso da quello attuale, e non esistevano i mezzi di “disinformazione” di massa. Oggi un Crizia disposto a tollerare la persistenza di certi inutili e innocui ludi elettorali non avrebbe bisogno di grandi spargimenti di sangue: e infatti nel “mondo libero” (!) non ce ne sono. Qui l’oligarchia è restaurata alla grande sotto l’apparenza di regime democratico-liberale, dove l’oligarchia è in maschera, non si presenta come detentrice del potere quindi non appare usurpatrice di un presunto potere popolare. Ma come si diceva, oggi l’assetto economico-finanziario non è comparabile con quello dell’antica Atene, talché oggi quella finanziaria è la forma oligarchica vigente, ben diversa da quella che fu tradizionale per secoli». Scarica il pdf]]></description>
		
		
		
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		<title>F.T. Marinetti: Scritti (fraintesi) della seconda guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 11:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[pdf gratuiti In questa pagina sono raccolti gli scritti di F.T. Marinetti degli anni della seconda guerra mondiale; li chiamo &#8220;fraintesi&#8221; perché ancora oggi è possibile trovare chi li ritenga testi di propaganda fascista, quando in realtà si tratta del contrario. Marinetti è sempre rimasto fedele al programma rivoluzionario della riunione di Piazza San Sepolcro a Milano, nel 1919, quando diverse formazioni politiche (un &#8220;fascio&#8221;, appunto, come si usava dire nella sinistra dell&#8217;epoca) avevano dato vita ai Fasci Italiani di Combattimento; quel programma aveva poi assunto una forma organica nella Carta del Carnaro, promulgata dalla Reggenza italiana del Carnaro, nella Fiume dannunziana del 1920, grazie alla presenza in entrambi &#8211; programma e Carta &#8211; di Alceste de Ambris, sindacalista rivoluzionario e, dopo la fine dell&#8217;esperienza fiumana, militante antifascista. L&#8217;esperienza fiumana finisce, com&#8217;è noto, con il bombardamento della città da parte della Regia Marina Italiana, con annesso tentativo di eliminazione di D&#8217;Annunzio, e l&#8217;assenso di fatto di Mussolini che, con D&#8217;Annunzio sconfitto, si pone come successore del poeta soldato, scioglie i Fasci di combattimento, fonda il Partito Nazionale Fascista e va alla conquista delle piazze: per ottenere il Governo gli è infatti indispensabile garantire il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico e l&#8217;appoggio alla Monarchia. Nel 1920-22, la svolta reazionaria di Mussolini, verosimilmente teso alla realizzazione di una rivoluzione dall&#8217;alto, mediante un compromesso con Monarchia, industria e Chiesa, viene contrastata dagli Arditi del Popolo, dalle formazioni che avevano sostenuto l&#8217;impresa di Fiume, futuristi compresi, e da una piccola pattuglia comunista guidata da Antonio Gramsci. Marinetti si allontana, per riavvicinarsi qualche anno dopo, mantenendo però una sua posizione indipendente: è, nel regime, futurista, esponente del Partito Futurista ed erede del programma di Sansepolcro, nel quale identifica il fascismo vero (fascismo dei Fasci di combattimento), diverso dal Partito Nazionale Fascista di Mussolini, che è una macchina politica chiamata a realizzare la rivoluzione sansepolcrista come può e come è capace. Nel 1939, celebrando il ventennale della riunione di San Sepolcro, Marinetti riafferma la sua indipendenza e la sua distanza dal fascismo mussoliniano: da questo momento in poi firmerà tutti i suoi scritti come &#8220;F.T. Marinetti, sansepolcrista&#8220;, insofferente verso una politica che ha avviato un percorso suicida con la sudditanza verso Hitler, le leggi razziali e l&#8217;ingresso in una guerra insensata. In questa pagina, dunque, sono presenti un primo testo introduttivo di Gianni Ferracuti, e le singole opere di Marinetti, corredate di note che permettano la comprensione essenziale di fatti e temi trattati. Si tratta, peraltro, di testi che hanno un grande valore letterario e contengono alcune delle pagine più belle scritte da Marinetti. Testi: Gianni Ferracuti: F.T. Marinetti: gli aeropoemi del dissenso sansepolcrista [nuova versione ampliata] F.T. Marinetti: Il Poema dei Sansepolcristi, 1939  Il Poema non umano dei tecnicismi, 1940  L&#8217;Africa generatrice di poesia e arti, 1940 (scritto nel 1938)  Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, 1942  L&#8217;esercito italiano. Poesia armata, 1942 Originalità russa di masse distanze radiocuori, 1942 Camicie nere e poeti futuristi combattenti a Sviniuca sul Don, 1942 L&#8217;aeropoema di Cozzarini, primo eroe dell&#8217;Esercito repubblicano, 1944 Aeromusica dell&#8217;alfabeto in libertà, 1944 (con Tullio Crali) L&#8217;aeropoema di Gesù, 1944 Quarto d&#8217;ora di poesia per la X Mas, 1944 &#160; &#160;]]></description>
		
		
		
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