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	<title>teoria politica &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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	<title>teoria politica &#8211; Il Bolero di Ravel</title>
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		<title>E&#8217; nato il comitato per la sovranità popolare &#8220;Giacinto Auriti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 19:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#8217; nato il comitato per la sovranità popolare &#8220;Giacinto Auriti&#8221; La società moderna purtroppo ormai è caratterizzata dalla cancellazione dei principi etici e dall’affermazione dell’individualismo e del relativismo come base della vita sociale. La nostra è una società in cui l’uomo viene privato della sua componente spirituale per essere schiacciato nella sua materialità, che lo rende ricattabile e dominabile, lo rende avulso dal concetto di Popolo e bene comune, lo rende falsamente libero perché condotto a guinzaglio da una Elite finanziaria apolide, il cui unico scopo è il dominio totale sull’umanità per impadronirsi di tutte le ricchezze ed utilizzarle a suo uso e consumo, garantendo la sola sopravvivenza all’uomo, considerato come un animale a cui viene concesso solo il sostentamento, un pollo in batteria a cui viene distribuito il solo mangime. Una società in cui è stata di fatto cancellata la Sovranità del Popolo, per cui essere Sovranisti è divenuto un insulto e quelli che nel mondo politico attuale si definisco tali possono essere identificati in 3 categorie: &#8211; Sovranisti falsi (quelli che mistificano i propri interessi con quelli della Nazione come Trump) &#8211; Sovranisti finti (quelli che si definiscono tali ma sono statalisti) &#8211; Sovranisti vili (quelli che sono tali fino a quando sono opposizione ma dimenticano di esserlo quando sono al Governo, adeguandosi al volere delle Elite finanziarie). La sofferenza del vivere in questo tipo di società ha portato alla costituzione del Comitato per la Sovranità Popolare, che, ispirandosi ai principi espressi nel pensiero del Prof. Giacinto Auriti a cui è intitolato, ritiene doveroso riaffermare: &#8211; La priorità del Diritto naturale nei confronti di quello costituzionale. &#8211; La necessità di realizzare una Società Organica a contenuto umano. &#8211; La realizzazione della Proprietà popolare della moneta. &#8211; La dignità del Popolo. &#8211; La costituzione di una Europa Confederata. • Diritto naturale prioritario a quello costituzionale. Per noi la Costituzione non è una divinità moderna, ma uno strumento per gestire il potere del popolo e non certo la panacea di ogni problema se sganciata dai principi etici irrinunciabili (rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale, onestà ed integrità, giustizia ed equità sociale, fedeltà e lealtà). L’eliminazione o l’affievolirsi di questi principi porta alla sua possibile modifica normativa per realizzare le volontà di gruppi di potere che possono strumentalizzarla a loro piacimento (divorzio, aborto, pareggio di bilancio, eutanasia sono i non valori introdotti dalla Massoneria). Per noi la priorità del Diritto naturale deve essere garantita in Costituzione a tutela della stessa natura umana. • Realizzazione della Società Organica a contenuto umano. Prospettando una società basata sull’amore cristiano. Il nostro obiettivo è realizzare una società organica a contenuto umano finalizzata al perseguimento del bene comune, inteso come insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività che ai singoli membri di raggiungere la propria realizzazione più pienamente e più celermente possibile. La società organica è basata sulla cooperazione delle diverse forze sociali. Al centro di tale società c’è l’uomo, inteso come emanazione divina. La nostra società organica ha una visione dell’economia che si basa su valori morali, per cui la singola persona deve agire in modo da perseguire oltre che il vantaggio personale e familiare, anche il bene comune. Una società basata sul principio della solidarietà, quella vera che attribuisce agli uomini pari dignità umana senza preclusione per censo, etnia, stato sociale, convinzione politica e religiosa, e sulla giustizia diffusa per garantire ai lavoratori ed ai più poveri la giustizia sociale e l’equità. Ma non basta, la solidarietà deve essere coniugata con la sussidiarietà, il principio per il quale un’autorità di livello gerarchico superiore si sostituisce ad una di livello inferiore quando quest’ultima non è in grado di compiere gli atti di sua competenza Quella prospettata è una società di tipo piramidale basata sulla centralità dell’uomo come emanazione divina, sull’affermazione della verità e della giustizia diffusa, una società in cui tutti i cittadini diventano proprietari, una società che condanni il modernismo e la lotta di classe per basarsi sull’amore tra gli uomini. Pubblichiamo di seguito la seconda ed ultima parte del nostro manifesto con le finalità e gli obiettivi. • Proprietà popolare della moneta. Noi siamo per la proprietà popolare della moneta, cioè la moneta deve essere emessa dallo Stato in nome e per conto del Popolo che è suo legittimo proprietario ed accreditata ad esso, garantendo così le attività produttive, le opere sociali e pubbliche per la realizzazione del bene comune. Ogni uomo al momento della nascita diventa così proprietario della moneta e del reddito da essa creato, abbandonando lo stato di debitore che oggi lo affligge. Il debito pubblico è determinato dalla truffa ai danni dei popoli attuata dalle Banche Centrali, che, emettono al costo tipografico ed a nostro debito il denaro di nostra proprietà, ma lo vogliono restituito per il valore facciale e gravato dagli interessi, rendendo inestinguibile il debito. Ogni moneta emessa deve essere di proprietà del portatore perché solo così si garantisce il cittadino che la utilizza come mezzo di scambio nelle fasi di tempo. Il signoraggio generato in tal modo dall’emissione della moneta viene utilizzato dallo Stato per realizzare opere sociali e pubbliche non gravando più sulla contribuzione fiscale. Solo con la restituzione della proprietà della moneta al popolo si potrà garantire la realizzazione della Società Organica a contenuto Umano, perché solo liberandosi della schiavitù al sistema usuraio realizzata con la truffa del signoraggio bancario si potrà far scomparire la conflittualità sociale garantendo i mezzi economici per una giusta crescita economica al fine di realizzare il bene comune. • Dignità del Popolo. Per Popolo non può intendersi la semplice unione di individui in una comunità, che per definirsi tale deve avere in comune Storia, Tradizione, Religione e Principi etici su cui basare i comportamenti dei singoli componenti e della società tutta. Noi siamo Popolo nel momento in cui condividiamo le nostre origini che si basano sulla Filosofia greca, il Diritto romano e la Religione cristiana, per cui come corpo unico conquistiamo il diritto di governare. Ogni Popolo deve essere orgoglioso della propria identità, il valore materiale, intellettuale e spirituale dell’uomo si trasmette anche geneticamente. Le origini non possono essere cancellate. Noi siamo per un Democrazia integrale nella quale lo Stato è solo uno strumento a disposizione del Popolo per garantire la sovranità popolare definita come: -Sovranità giuridica. -Sovranità economica. -Sovranità monetaria. -Sovranità energetica. -Sovranità alimentare. -Sovranità sanitaria. • Europa confederata Noi crediamo in una Europa delle Patrie nel rispetto delle etnie e della tradizione greco-romano-cristiana, nel rifiuto dello Statalismo espressione del Monismo Egheliano, che trasforma lo Stato da oggetto a servizio del Popolo in soggetto che si serve del Popolo per realizzare i suoi obiettivi quale entità vivente a se stante. Noi crediamo in una Europa confederata con una sua identità politica e non solo monetaria che si estenda dall’Atlantico agli Urali, indipendente dall’Anglosfera e dal BRICS, attrice in un mondo multipolare che evolva nel confronto costruttivo tra uomini liberi dall’usura. Crediamo in una Europa che rifiuti la globalizzazione, invenzione delle Elite finanziarie apolidi attualmente dominanti, e viva la sua realtà multiculturale per far rivivere la civiltà creata in passato e documentata dalla Storia, per realizzare finalmente il benessere materiale e spirituale dei suoi Popoli. La nostra finalità prioritaria è quella di diffondere attraverso l’analisi degli eventi nazionali ed internazionali la cultura della Sovranità del Popolo con pubblicazioni, conferenze, dibattiti, manifestazioni ed eventi diffusi su tutto il territorio nazionale. Ci riteniamo i più moderni degli antimoderni perché le nostre soluzioni sono totalmente innovative anche se ispirate ad un glorioso passato. Il fine che ci siamo preposti è arduo ma realizzabile con l’aiuto divino, perché, come sosteneva il Prof. Giacinto Auriti: “La verità è destinata a vincere e noi saremo costretti ad essere vincitori perché la possediamo”. pagina facebook]]></description>
		
		
		
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		<title>D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pagina aggiornata</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 20:46:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiornata la pagina degli scritti fiumani di D&#8217;Annunzio con la pubblicazione integrale del Bollettino Ufficiale del Comando, numeri 15 e 16 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana : interamente scritto da Alceste de Ambris e con la nomina di D&#8217;Annunzio a sergente dei bersaglieri; 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16: Questo basta e non basta: cronaca dello sciopero generale a Fiume e della trattativa in cui il Comandante assume il ruolo di mediatore e favorisce la &#8220;classe operaia&#8221;. 1920-08-29 * Gastone Gorrieri: L&#8217;organizzazione bolscevica in Russia (La Testa di Ferro, 29 agosto 1920) Tutti i testi al link: Gabriele D&#8217;Annunzio, Scritti fiumani]]></description>
		
		
		
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		<title>Julius Evola: Intervista sull&#8217;avanguardia (1969-1971)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 16:57:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La straordinaria intervista a Julius Evola, completa e prima del montaggio, effettuata in due tempi &#8211; fra il 1969 e il 1971 &#8211; da Dominique de Roux, pochi anni prima della scomparsa dello scrittore che fu il teorico principale del Tradizionalismo e il più importante esponente del movimento Dada in Italia. In lingua francese, con sottotitoli e indice degli argomenti in italiano. 0:00:00 &#8211; INTRO 0:01:01 &#8211; FUTURISMO E DADA 0:03:27 &#8211; DADA E SPIRITUALITÀ 0:07:17 &#8211; IL SURREALISMO 0:07:35 &#8211; REAZIONI DEL PUBBLICO A DADA 0:07:51 &#8211; IL CONTRIBUTO A DADA 0:14:27 &#8211; LE RAGIONI DEL RITIRO 0:15:14 &#8211; MARINETTI 0:15:36 &#8211; L’ESPERIENZA DADAISTA 0:20:04 &#8211; INTERESSE ODIERNO PER DADA 0:23:24 &#8211; FUTURISMO E POLITICA 0:29:03 &#8211; LE FASI DELLA PITTURA DI EVOLA 0:32:51 &#8211; ORIGINI E GIOVINEZZA DI EVOLA 0:34:06 &#8211; EVOLA E LE AVANGUARDIE 0:36:53 &#8211; L’ALLONTANAMENTO DALL’ARTE 0:38:38 &#8211; LE CONCEZIONI FILOSOFICHE 0:40:37 &#8211; SU NOVALIS 0:41:03 &#8211; DOTTRINE DEL RISVEGLIO 0:46:27 &#8211; DISTACCARSI DA SÉ 0:46:49 &#8211; RIVOLTA CONTRO LA MODERNITÀ 0:52:13 &#8211; RENÉ GUÉNON 0:59:41 &#8211; IL RE DEL MONDO 1:01:36 &#8211; NAZIONALISMO E FASCISMO 1:07:40 &#8211; RAZZA E RAZZISMO 1:11:52 &#8211; CAVALCARE LA TIGRE 1:17:30 &#8211; METAFISICA E SESSUALITÀ 1:24:42 &#8211; IL MATRIMONIO 1:25:31 &#8211; MAGIA E TANTRISMO 1:29:19 &#8211; L’ETÀ OSCURA 1:31:59 &#8211; ALDILÀ E VITA ETERNA 1:33:01 &#8211; TEISMO E METAFISICA 1:41:02 &#8211; FUTILITÀ DELLE DOMANDE 1:42:54 &#8211; SU EZRA POUND 1:47:27 &#8211; POUND, FASCISMO E RAZZISMO]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 29 / 2024</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 10:02:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Studi Interculturali 29/2004 Scarica il pdf gratuito Raffaele Federici: Il mutamento dei valori tra composizione architettonica e funzione urbanistica: Alfredo Niceforo e la Parigi rinnovata Alfredo Niceforo: Parigi. Una città Rinnovata Gianni Ferracuti: “&#8230;e quindi uscimmo a riveder le stelle”: nuova visione del reale e nuovo lessico filosofico in Ortega e Zubiri Pier Francesco Zarcone: Mutazione e morte del Partito Comunista Italiano Pier Francesco Zarcone: 3 giugno del 2006: Jugoslavia ultimo atto NOTE Gianni Ferracuti: Socialismo e sovranismo &#8212;: F.T. Marinetti: gli aeropoemi del dissenso sansepolcrista &#8212;: Ramadan e stato laico Pier Francesco Zarcone: Dio veterotestamentario e Dio cristiano &#8212;: Il ricorrente problema etico dell&#8217;Antico Testamento &#8212;: Il problema storico dell’antico testamento &#8212;: Cosa sta succedendo nell’ortodossia ucraina &#8212;: L’Ucraina: “nazione” giovanissima, se è nazione Traduzione dell’intervista rilasciata da Vladimir Putin a Tucker Carlson]]></description>
		
		
		
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		<title>Andrea Scarabelli: Vita avventurosa di Julius Evola (2024)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 12:26:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è facile definire Julius Evola: per qualcuno è un luciferino &#8220;cattivo maestro&#8221;, per qualcun altro una specie di messia. Dietro a questi luoghi comuni si nasconde una personalità complicata e controversa: dadaista e filosofo, antimoderno e orientalista, cultore di magia ed esoterismo, vicino al Regime mussoliniano ma giudicato &#8220;antifascista&#8221; dall&#8217;Ovra, teorico di un &#8220;razzismo spirituale&#8221; ostracizzato dai razzisti ufficiali… Nato da un decennio di ricerche tra archivi, epistolari, interviste e testimonianze inedite, questo libro racconta una vita non comune, tra grotte capresi e capitali in fiamme, la Roma degli anni Venti e dei Sessanta, la declinante Mitteleuropa e la roboante Parigi, redazioni di giornali e silenziosi chiostri invernali, locali notturni e passeggiate alpine, restituendo alla sua figura una complessità irriducibile a facili etichette politiche. (* Immagine di copertina tratta da: www.liberecomunita.org/filosofia/72-julius-evola-il-primo-no-global.html) &#160;]]></description>
		
		
		
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		<title>Gabriele D&#8217;Annunzio: Scritti fiumani &#8211; pdf gratuiti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 17:40:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gabriele D’Annunzio Scritti fiumani Orazioni, volantini, comunicati dalla “vittoria mutilata” al “Natale di sangue” a cura di Gianni Ferracuti [Pagina in aggiornamento. I testi disponibili sono indicati in grassetto] Un asterisco indica fonti dell&#8217;epoca che, pur appartenendo all&#8217;ambiente dannunziano, non sono scritti di D&#8217;Annunzio. [Per un&#8217;introduzione generale all&#8217;argomento, vedi G. Ferracuti: Compagno D&#8217;Annunzio, alalà! Italianità e socialismo nell’impresa Fiume: scritti di Gabriele D’Annunzio e Alceste De Ambris] 1918 1918 &#8211; La riscossa [Alla guardia del Piave; A una radunata di ufficiali d’ogni arma; Agli italiani delle repubbliche latine; Agli Italiani degli Stati Uniti; Alle reclute del ‘99; Il vincitore non può vincere; L’ombra delle ali e l’ombra della croce; Pasqua di promissione; Alle reclute del 1900; La corona del fante] 1918-08-09 Donec ad metam 1918 A Trieste d’Italia (ottobre) 1918-11 01 Ai vincitori  1918-11-03/11 Cantico per l’ottava della vittoria 1918-11-16 Fiume (Institut italien de Paris) 1919 gennaio-agosto 1919-01-15 Lettera ai dalmati  1919-02-25 Aveux de l’ingrat  1919-04-24 La parola della patria 1919-04-25 Dalla loggetta del Sansovino nel giorno di San Marco 1919-04-28 Messaggi alla Camera e al Senato 1919-05-04 Gli ultimi saranno i primi  1919-05-06 Dalla ringhiera del Campidoglio 1919-05-12 Parole dette alla messa degli aviatori nel campo di Centocelle 1919-05-24 L’Italia alla colonna 1919-05-28 Parole dette per commiato al popolo di Roma 1919-06-04 Per la bandiera dei volontari di guerra 1919-06-08 La Pentecoste d’Italia 1919-06-23 Il comando passa al popolo 1919-06-24 * Documento diplomatico: Crespi a Nitti 1919-06-25 L’erma bifronte 1919-06-28 * Atti diplomatici: Bonin Longare a Tittoni 1919-06-30 Disobbedisco 1919-07-01 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-03 * Documento diplomatico: Tittoni a Nitti 1919-07-04 Per la bandiera dei volontarii di guerra 1919-07-04 * Atti diplomatici (Disordini a Fiume) 1919-07-05 * Atti diplomatici: referendum croato a Fiume 1919-07-07 * Atti diplomatici Tittoni a Clemençau e Lloyd George (Patto di LOndra e quesione di Fiume) 1919-07-09 L’ala d’Italia è liberata 1919-07-14 In volo verso l’arco di trionfo 1919-07-19 Ai volontari della guerra santa 1919-08-09 Ai piloti della Serenissima 1919-08-16 Il Vittoriale 1919-07-25 * Atti diplomatici: incidenti a Fiume 1919-07-29 * Atti diplomatici: due memorandum su Fiume 1919 settembre-dicembre [Con un comunicato datato maggio 1920 Vittorio Graziani annuncia l&#8217;inizio della pubblicazione del Bollettino Ufficiale del Comando di Fiume d&#8217;Italia, iniziando con il proclama dannunziano &#8220;Italia o morte&#8221;. Il fascicolo viene retrodatato al 12 settembre 1919] 1919-09-09 (1919-09-11) Italia o morte 1919-09-09 Non abbiamo sofferto abbastanza 1919-09-12 L&#8217;orazion piccola in vista del Carnaro 1919-09-12 La prima voce nell&#8217;arengo 1919-09-12 * Atti diplomatici: l&#8217;occupazione di Fiume e la Conferenza di Parigi 1919-09-13 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 2 &#8211; L&#8217;Italia è a Fiume per valore dei Legionarii e per opera dei Fiumani 1919-09-14 * Piero Belli: Il trionfale ingresso di Gabriele d’Annunzio a Fiume: Soldati, marinai, popolo segnano l’irrevocabile;  Benito Mussolini: Gesto di rivolta (Il Popolo d&#8217;Italia, n. 252 del 14.09.1919) 1919-09-14 Ora comincia il bello 1919-09-14 I traditori alla gogna 1919-09-14 Agli ufficiali e agli equipaggi delle navi: Dante Alighieri Nullo Mirabello Abba nelle acque di Fiume italiana. 1919-09-16 Miei soldati, miei compagni [Qui rimarremo ottimamente] 1919-09-17 I primi inutili tentativi del governo per soffocare l&#8217;impresa di Ronchi 1919-09-17 Alla gente di San Marco 1919-09-17 «Volete notizie?» 1919-09-17 Fratelli voi sapete omai (ai Triestini) 1919-09-18 Fratelli voi sapete omai (agli italiani) 1919-09-18 * Comando della Città di Fiume, Comunicato stampa n. 1 1919-09-18 Agli ufficiali e ai soldati del 9° Regg.to Brigata Regina 1919-09-19 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 3: Hic manebimus optime 1919-09-19 Saluto a Luigi Rizzo 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 5: [1] Fiume celebra il  natale della terza Roma 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [2] La storica seduta del Consiglio Comunale 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [3] Celebrazione e sfilata 1919-09-20 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [4] Il Comandante ai Veneziani (sul Bollettino n. 4, riprende il testo di «Volete notizie?» poi pubblicato su &#8220;L&#8217;urna inesausta&#8221;) 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [5] Ai fratelli di Dalmazia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5: [6] Arditi d&#8217;Italia 1919-09-21 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 5; [6] Comunicati 1919-09-20 Avvertimento 1919-09-21 Ai Dalmati latini 1919-09-22 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia (L&#8217;alta disciplina) 1919-09-24 Alla mensa degli arditi 1919-09-26 Al Generale Ceccherini 1019-09-27 Comando dell&#8217;esercito italiano in Fiume d&#8217;Italia [Ai fedelissimi] 1919-09-29 Ai primi due ferti della nostra causa 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 6: I fanti piumati a Fiume 1919-09-30 Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale n. 6: Il Comandante al popolo di Francia 1919-09-30 Cagoia e le teste di ferro (Bollettino Ufficiale n. 7) 1919-10-08 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 7 (8 ottobre 1919): Discorso agli arditi e consegna dell&#8217;emblema (3 ottobre) 1919-10-08 * Comando di Fiume d&#8217;Italia. Bollettino ufficiale  n. 7: notizie varie 1919-10-09 Verso la Puglia piana 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Il primo olocausto 1919-10-11 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 8 (11 ottobre 1919): Agli italiani degli Stati Uniti (datato 12 ottobre) 1919-10-17 Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino ufficiale n. 9: Il trigesimo della &#8220;santa entrata&#8221; 1919-10-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-10-24 Italia e vita 1919-10-30 Cosa fatta capo ha 1919-10-30 Il tràpano 1919-11-03 Il fante Luigi Siviero 1919-11-05 Morto sì, vivo no 1919-11-09 Introduzione a &#8220;Il sudore di sangue&#8221; 1919-11-11 La consegna del gagliardetto alla Legione dei Carabinieri Volontari in Fiume d&#8217;Italia 1919-11-11 Al Consiglio comunale per la nomina delle cariche 1919-11-12 Encomio solenne al XII reparto d&#8217;assalto 1919-11-13 * Comunicato dell&#8217;Ufficio Relazioni Estere su telegramma del presidente Wilson 1919-11-13 Ad Ancona, prima di partire per la Dalmazia 1919-11-13 Ai combattenti di Sicilia 1919-11-16 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: La Dalmazia resta per sempre all&#8217;Italia 1919-11-18 * &#8220;La Vedetta d&#8217;Italia&#8221;: L&#8217;ora storica di Zara 1919-11-23 Prendi la vittoria 1919-11-24 Prendiamo la vittoria 1919-11-27 Alle donne d&#8217;Italia 1919-12-03 Agli italiani di San Paolo 1919-12-09 Il testo autentico del Memorandum degli alleati all&#8217;Italia 1919-12-09 La giustificazione dell&#8217;impresa di Zara 1919-12-13 A S. E, l&#8217;Ammiraglio Millo 1919-12-14 Il nostro condottiero 1919-12-14 Il tristo gioco 1919.12.16 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-16 Così Dio vi aiuti 1919-12-17 Fiume dirà la sua volontà col plebiscito 1919-12-17 Al Presidente del Consiglio Nazionale in Fiume d&#8217;Italia 1919-12-18 Chi non è con noi è contro di noi 1919-12-19 L&#8217;urna inesausta 1919-12-22 Alle donne di Fiume 1919-12-25 Laude della povertà. Per il natale fiumano del 1919 (Libro ascetico) 1919-12-29 Non decipit somnus 1919-12-31 Ai legionari per la fine dell&#8217;anno 1919 1920 1920 Primavera Di una pausa musicale nel tumulto di Fiume 1920-01-11 Il sacco di Fiume (anche col titolo: Saluto aereo alla Trieste di Ernesto Gramaticopulo e di Egidio Grego) 1920-01-11 La città del consumato amore coronata di spine arde sul mondo 1920-01-15 * Conferenza di Alceste de Ambris 1020-01-16 Il segreto di Fiume. Messaggio del Comandante D0&#8217;Annunzio al popolo francese 1920-01-18 Le brache di Cagoia 1920-01-20 Nella chiesa di San Vito per l&#8217;offerta del pugnale votivo 1920-01-24 Fiume sola contro la tirannia e la nequizia del mondo delibera di resistere con le armi 1920-01-27 Il Generale Nigra prigioniero dei legionari di Fiume 1920-02-01 * Alceste de Ambris: Non è mai tardi per andare più oltre 1920-02-04 Pubblicazione del Bollettino e Atti del Comando 1920-02-15 * Mario Carli: Il nostro bolscevismo, “La Testa di ferro” 1920-02-21 * Comando di Fiume d&#8217;Italia, Bollettino Ufficiale n. 7: Della libertà di stampa, ossia il diritto di mentire. I bimbi fiumani a Milano. D&#8217;Annunzio a Drenova tra i volontari giuliani. 1920-03-03 * Una città italiana affamata dal Governo italiano perché vuole essere italiana 1920-03-07 Alla gente di Romagna 1920-03-12 * Bollettino Ufficiale n. 12: Cagoia contro i bimbi di Fiume: Lo sdegno di Fiume per l’odioso divieto. La responsabilità dell’infamia 1920-03-16 L&#8217;indipendenza dell&#8217;Egitto 1920-03-21 Il calvario trionfale 1920-03-21 * La Testa di Ferro per il Comandante: Mario Carli: oggi comanda la poesia. Scritti di Antonio Grossich, Alessandro Forti 1920-03-24 Bollettino Ufficiale n. 13 (I bimbi fiumani, Le reclute fiumane, Intervento di Alceste de Ambris, Celebrazioni di D&#8217;Annunzio) 1920-03-25 * Kochnitsky e de Ambris: Satana all&#8217;ombra della croce 1920-03-30 Con me 1920-04-02 Bollettino Ufficiale n. 14 (Alceste de Ambris, D&#8217;Annunzio) 1920-04-02 Alceste de Ambris: Chi non è con me è contro di me. Chi non è con noi è contro di noi 1920-04-07 Bollettino ufficiale n. 15: La grande offensiva antifiumana 1920-04-09 Difesa dei lavoratori (Libro ascetico) 1920-04-13 Bollettino ufficiale n. 16 Questo basta e non basta 1920-04-21 Bollettino ufficiale n. 17 (Uno sciopero generale) 1920-04-23 Comando dell&#8217;Esercito Italiano in Fiume d&#8217;Italia: Soldati d&#8217;Italia, fratelli nostri 1920-04-27 Ai biscazzieri di Sanremo 1920-04-27 Il cavallo dell&#8217;apocalisse 1920-04-28 Bollettino Ufficiale n. 18: L&#8217;audace furto dei 46 cavalli e l&#8217;inchiesta 1920-05-03 * Messaggio dei fiorentini 1920-05-12 Bollettino Ufficiale n. 19: La defezione dei Carabinieri; la sconfitta dei conservatori; il seqquestro della nave carica di grano 1920-05-21 Bollettino Ufficiale n. 20: La visita della delegazione udinese; il discorso di D&#8217;Annunzio (&#8220;A noi!&#8221;); il discorso di Alceste De Ambris per le dimissioni di Cagoia 1920-05-26 * Una vivace smentita del generale Ceccherini al capitano Rocco Vadalà 1920-05-28 Bollettino Ufficiale n, 21: Commemorazione del 24 maggio 1920-06-06 Discorso ai signori della corte (da Libro ascetico) 1920-06-07 Bollettino Ufficiale n. 22: Fiume commemora Giovanni Randaccio 1920-06-17 Bollettino Ufficiale n. 23 (&#8220;Legionari di Fiume, combattenti d&#8217;Italia, partigiani della vittoria&#8230;&#8221;; La riscossa dei leoni)]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 28 (2024)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Dec 2023 21:45:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Studi Interculturali 28 (2024) Rivista semestrale a cura del Centro di Studi Interculturali Mediterránea Dipartimento di Studi Umanistici Università di Trieste. Numero speciale: Pier Francesco Zarcone: Ontogenesi sociale delle categorie filosofiche (da Talete a Socrate) Atene: politica, democrazia, demagogia e “miti” inerenti «Comunque erano altri tempi, c’era un assetto dell’economia diverso da quello attuale, e non esistevano i mezzi di “disinformazione” di massa. Oggi un Crizia disposto a tollerare la persistenza di certi inutili e innocui ludi elettorali non avrebbe bisogno di grandi spargimenti di sangue: e infatti nel “mondo libero” (!) non ce ne sono. Qui l’oligarchia è restaurata alla grande sotto l’apparenza di regime democratico-liberale, dove l’oligarchia è in maschera, non si presenta come detentrice del potere quindi non appare usurpatrice di un presunto potere popolare. Ma come si diceva, oggi l’assetto economico-finanziario non è comparabile con quello dell’antica Atene, talché oggi quella finanziaria è la forma oligarchica vigente, ben diversa da quella che fu tradizionale per secoli». Scarica il pdf]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: &#8230;di destra e di sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 13:13:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti &#8230;di destra e di sinistra Weimar Caffè 2023 Sono qui raccolti articoli e saggi pubblicati negli Anni Ottanta del passato secolo (ad eccezione di uno posteriore nella data di pubblicazione ma non nel contenuto). Il titolo del volume deriva da un’affermazione famosa di José Ortega y Gasset, nel «Prólogo para franceses» della Rebelión de las masas: «Né questo volume né io siamo politici», con aggiunta, qualche riga dopo: «Essere di destra, come essere di sinistra, è uno degli infiniti modi che l’uomo può scegliere per essere un imbecille». Notoriamente, queste parole non implicano alcuna svalutazione della politica e della partecipazione attiva alla vita sociale, bensì indicano un ordine di priorità; continua infatti Ortega: Quando qualcuno ci domanda che cosa siamo in politica, o, precedendoci con l’insolenza che fa parte del nostro tempo, ci ascrive a qualcuna, invece di rispondere dobbiamo domandare all’impertinente cosa pensa lui che siano l’uomo e la natura e la storia, cosa la società e l’individuo, la collettività, lo Stato, l’uso, il diritto&#8230; Viene affermato, dunque, con forza il principio che non si parte dalla politica: il politique d’abord, proclamato spesso negli Anni Trenta del Novecento, è quasi come un mettere il carro davanti ai buoi. La politica è chiamata ad agire secondo un progetto di governo della società &#8211; il che richiede un’idea di società e di persona e di vita umana e di natura&#8230; insomma una completa visione del mondo; nelle epoche di crisi è possibile che sul terreno politico confliggano visioni del mondo diverse, ma ciò non toglie che tale terreno rappresenti un punto di arrivo e non il momento di partenza. Ora, mentre una visione del mondo ha un carattere organico e sistematico, il programma politico di un partito è, come dice il nome stesso, parziale, di parte; inoltre, i punti essenziali di una visone generale della vita possono essere disposti in vari progetti politici con un diverso ordine di priorità, il che rende la fazione un ambito più ristretto rispetto alla visione. Da qui l’avvertenza di Ortega: inserire la dialettica tra destra e sinistra a un livello subordinato rispetto alle grandi questioni della società, dello stato, del diritto, ecc. &#8211; partendo dalle quali è possibile che la casella in cui vorrebbero inserirci fanatici, faziosi, schematici attivisti politici risulti eccessivamente angusta. La contestazione giovanile degli Anni Sessanta del secolo scorso era stata un’esplosione di sana vitalità che aveva travolto i vecchi schemi mentali. A volte ho l’impressione che l’intero XX secolo sia stato un ininterrotto conflitto tra le paranoie ideologiche ottocentesche e il vitalismo gioioso e antiborghese che il vecchio mondo deve reprimere ogni due o tre generazioni. Nei primi Anni Settanta facevo parte di una rete di circoli universitari intitolati a Ezra Pound (niente a che vedere con l’odierna Casa Pound), che avevano come slogan “né destra, né centro, né sinistra”; c’era una giovanile petulanza, ma ci si interessava alle idee economiche di Giacinto Auriti, che poi sarebbero state riprese (parzialmente) dal nucleo originario del Movimento 5 Stelle e oggi sono un tema di discussione frequente, insieme agli scritti economici di Ezra Pound. Successivamente, i 5 Stelle non seppero gestire il loro patrimonio elettorale: si presentarono in parlamento con una schiera di politici comprati su internet che, incapaci di fare alcunché, entrarono presto nel mercato politico in veste di prodotti in offerta promozionale. Ma questa è un’altra storia. Sul finire degli Anni Settanta, in modo più metodico e con ben più ampia visione culturale, la Nuova destra di Marco Tarchi lanciò lo slogan: “né destra, né sinistra” &#8211; successivamente modificato come: “e destra, e sinistra”. Gli intellettuali gravitanti intorno al progetto della nuova destra furono effettivamente capaci di creare un dibattito culturale ampio e spesso molto originale, trovando interlocutori qualificati a sinistra e riproponendo personaggi “di confine”, come Jünger o Schmitt. Contemporaneamente, altri gruppi reinterpretavano con nuove categorie le tematiche religiose o identitarie &#8211; come la cooperativa Il Cerchio di Rimini, animata da Adolfo Morganti (oggi Fondazione Comunità, presieduta da Franco Cardini) e la rivista I Quaderni di Avallon-, i temi letterari e artistici, come la rivista Parsifal di Pescara, diretta da quel bravo intellettuale prematuramente scomparso che è stato Vincenzo Centorame. La rottura dei vecchi schemi era in atto anche a sinistra, ad esempio con la bella ma breve stagione del Manifesto diretto da Valentino Parlato o con il lavoro di intellettuali e studiosi di varia estrazione, come Lidia Menapace o Pier Francesco Zarcone. Disgraziatamente, questo fermento culturale non si è tradotto in un conseguente rinnovamento dei movimenti e dei partiti politici. In occasione della recente morte di Silvio Berlusconi la stampa ha ricordato che fu lui a “sdoganare” la destra estrema inserendola in un progetto di governo del Paese; in realtà, la destra nata dal Movimento Sociale Italiano era da molto tempo radicata nel sistema democratico italiano e lo “sdoganamento” era un’ovvietà fattuale. Piuttosto, il difetto di Gianfranco Fini, allora segretario Alleanza Nazionale e uomo di non brillante ingegno politico, fu di ridursi a una sorta di appendice berlusconiana, facendo perdere identità alla sua formazione e sbiadendone i contorni fino a renderla indistinguibile da un vecchio partito liberale. Ancora peggio andarono le cose a sinistra. Qui il rinnovamento del Partito Comunista, che non era evitabile dopo la morte di Enrico Berlinguer, cominciò con interessanti spunti dottrinali e dichiarazioni congressuali, ma poi venne mal gestito da Achille Occhetto, segretario politicamente piuttosto ingenuo, che mise in piedi una caotica “macchina da guerra” con formazioni che non avevano nulla in comune salvo identificarsi nel nome di “progressisti”, non si rese conto dei profondi mutamenti avvenuti nella società e quindi evitò un’interlocuzione con Berlusconi, all’epoca potente imprenditore nella comunicazione, per di più di area socialista, e andò alla catastrofe elettorale. Poi, nell’oscuro periodo di sospensione del diritto, passato sotto il nome di “mani pulite”, gli ex-PCI si sentirono in dovere di assistere alla distruzione del Partito Socialista Italiano come se la cosa non li riguardasse (regalando a Berlusconi ampi settori dell’elettorato che a quel partito socialista faceva riferimento). Infine, passando per la meteora dalemiana di un imperscrutabile “Democratici di Sinistra”, gli ex-comunisti finirono vittime del diversamente abile Walter Veltroni, che ebbe la geniale idea di costruire un grande contenitore, il PD, non occupandosi di quali contenuti vi sarebbero entrati, sicché oggi quell’area politica nata da Gramsci non trova sconveniente difendere la compravendita di figli al supermercato della maternità detta surrogata o specializzarsi nella catalogazione scientifica di ogni forma di devianza sessuale. Il risultato è che in Italia non esiste più una sinistra, per la prima volta nella storia del Paese, ma dopo Fini si è riorganizzata, grazie all’abile politica di Giorgia Meloni, una destra ben inserita nelle istituzioni nazionali ed europee, di chiaro segno conservatore e nel solco di una tradizione politica che merita rispetto e dignità anche da parte di chi, come il sottoscritto, non si riconosce in essa e auspica che il vuoto a sinistra sia colmato quanto prima da un  nuovo partito socialista che sia seriamente tale. Il sostanziale fallimento ideologico della Seconda Repubblica, che mi sono preso la libertà di descrivere in modo eccessivamente rapido, non ha comunque interrotto l’opera di elaborazione delle idee e in tempi recenti è risultata molto interessante la proposta neo-marxiana di Diego Fusaro, sia con i suoi testi (per esempio il fondamentale Storia e coscienza del precariato, Bompiani 2018), sia con la diffusione in Italia del pensiero di Aleksandr Gel&#8217;evič Dugin, al  quale wikipedia italiana dedica una pagina contenente una tale quantità di idiozie difficilmente rintracciabile altrove. Gran bravo teorico, Fusaro si era scelto tempo fa uno slogan infelice: “valori di destra, idee di sinistra”. Ora, a parte la mostruosità semantica del “valori di destra”, questo slogan dà l’idea che si tratti di assemblare un pezzo preso da qua e uno preso da là in una sorta di Frankenstein ideologico (difetto forse presente anche negli altri slogan citati poco fa). Tra i saggi raccolti nel presente volume, il lettore troverà una recensione del libro di Zeev Sternhell Né destra, né sinistra, che effettivamente sembra costruire un’idea di sommatoria ideologica non del tutto organica, secondo la sua ricostruzione (ho inserito alcune note attuali al testo per evidenziare non tanto gli errori di Sternhell quanto i miei, nell’interpretazione del fascismo nella metà degli Anni Ottanta). In realtà il grande rinnovamento del socialismo verso la fine del XIX secolo, che in Italia vide all’opera Corradini, Corridoni, de Ambris, Marinetti, D’Annunzio&#8230;, non è una somma di diverse ideologie o di frammenti ideologici di varia provenienza, bensì un superamento radicale di tutte le ideologie ottocentesche: questo era il compito che le generazioni intellettuali di dine XIX secolo sentivano come urgente &#8211; e si tratta di un compito che investe la politica insieme alle arti, al pensiero, alla scienza. Nell’Ottocento, che per molti versi fu davvero un secolo stupido, il positivismo materialista impediva l’esistenza di una sinistra che fosse al tempo stesso rivoluzionaria e legata a valori religiosi; e la deformazione ideologica del tradizionalismo impediva che esistesse una visione tradizionale che fosse anche rivoluzionaria sul piano sociale, dovendo affrontare le urgenze sociali nate dalla rivoluzione industriale e dal capitalismo, che non esistevano nell’Europa cristiana del medioevo. Il rinnovamento contemporaneo, il superamento della modernità borghese, coincide con la demolizione critica di entrambe quelle ideologie parziali e astratte e l’elaborazione di un pensiero nuovo, non di una somma di pensieri, centrato sulle nozione di persona, vita umana, autodeterminazione del proprio destino, rete di autonomie sociali, difesa della società dallo stato che, per molti versi, è un male inevitabile. Un socialismo ripensato in chiave personalista e un’identità nazionale, o tradizionale, che rimetta in primo piano la questione sociale sono l’incompiuta missione politica del XX secolo: una grande impresa di rinnovamento tuttora in corso e più attuale che mai di fronte al mostruoso potere di controllo sociale derivante dalla rivoluzione digitale, come di fronte alla distruzione delle tradizioni culturali, delle identità collettive e personali &#8211; in una parola, di fronte all’alienazione di sovranità che hanno subito i singoli e le collettività. Questo progetto è in grado di coniugare i valori della nazione e quelli del socialismo non nel senso di una somma, bensì nel senso che individua nel socialismo un valore della nazione e nella nazione il soggetto che cerca nel socialismo la migliore realizzazione possibile della giustizia sociale. È stupefacente come sedicenti democratici abbiano potuto accettare, anche festevolmente, la rinuncia a ogni forma di sovranità: dovrebbe essere evidente che se una persona non è sovrana allora è eterodiretta; se una società non è sovrana allora è inserita in un contesto totalitario; se una nazione non è sovrana allora è una colonia o un protettorato: dovrebbe essere ovvio che ogni progresso della democrazia sul piano internazionale dovrebbe essere realizzato con il concorso delle nazioni, non contro di esse &#8211; perché quando si pratica una politica internazionale contro l’idea stessa di nazione allora vuol dire che alcune nazioni forti stanno praticando una politica imperialista mascherata da fumosi valori umanitari. È stupefacente che l’ultimo atto di sovranità dell’Italia sia stato compiuto da Bettino Craxi, che era segretario del Partito Socialista Italiano, a Sigonella. Così, osservando la strana situazione politica italiana di oggi, mentre il termine sovranità torna nell’uso mentre il termine socialismo non si vede all’orizzonte, sono andato a rileggere quegli articoli, scritti quasi quarant’anni fa, quando la destra e la sinistra ci sembravano spazi troppo angusti, e tuttavia non volevamo rinunciare all’uno né all’altro. Rileggendoli con l’umano interesse con cui le persone avanti negli anni cercano di verificare il positivo e il negativo del loro cammino, ho trovato molte cose che oggi non scriverei e molte altre che mi hanno sorpreso perché le collocavo molto più avanti nel tempo: ho fiducia che nel complesso contengano spunti ancora utili per chi cerca motivi di impegno in difesa della persona. DISPONIBILE SU AMAZON]]></description>
		
		
		
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		<title>Profilo di Ortega y Gasset</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 17:03:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Profilo di Ortega y Gasset Gianni Ferracuti &#160; Filosofia e realtà Per comprendere adeguatamente l&#8217;opera di José Ortega y Gasset, occorre chiarire la prospettiva che guida il suo intervento nella cultura europea contemporanea. Ortega non volle essere un saggista brillante, né un osservatore di problemi politici, né un letterato o un divulgatore di temi filosofici, né un raffinato uomo di mondo. Fu anche tutto ciò ma all&#8217;interno di un impegno più ampio e profondamente sentito: l&#8217;impegno di essere prima di tutto e sopra tutto filosofo, solo filosofo, rigorosamente filosofo. In filosofia, il suo metodo fu l&#8217;osservazione, la contemplazione disinteressata di una realtà non manipolata, vista senza la lente deformante di un&#8217;ideologia preconfezionata, descritta così come onestamente ci pare che sia. Da questo incontro con la realtà intesa come qualcosa di concretamente esistente, in polemica con l&#8217;idealismo, nasce la sua dottrina. L&#8217;apertura verso il reale è intesa da Ortega come la caratteristica forse più importante di un nuovo modo di fare filosofia, addirittura di una nuova era del pensiero che, in riferimento a ciò che viene lasciato dietro, può essere definita post-moderna, o contemporanea. Scrive infatti L&#8217;atteggiamento intellettuale delle nuove generazioni si differenzia da quella che adottarono le precedenti &#8211; dal 1700 &#8211; per il rifiuto dell&#8217;imperialismo ideologico. Do questo nome alla propensione a porsi davanti ai fatti esigendone la previa sottomissione ad un principio.[1] Va però sottolineato energicamente che questa posizione di Ortega non implica la ricaduta nell&#8217;idolatria del fatto, caratteristica del positivismo ottocentesco. Il «fatto» non è soltanto la consistenza materiale di un oggetto, ovvero la mera relazione tra oggetti; «fatto» è il reale, l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con il reale, i problemi che questo incontro pone. Per Ortega, la scienza sperimentale, con la sua esattezza, ha un campo legittimo di attuazione, dal quale però non può uscire fuori, pretendendo di monopolizzare la conoscenza: essa rappresenta una porzione limitata della mente e dell&#8217;organismo umano. Quando arriva al confine che la definisce deve arrestarsi, senza però pretendere che contemporaneamente si arresti anche l&#8217;uomo Con violenza il secolo scorso ha preteso di frenare la mente umana là dove termina l&#8217;esattezza. Questa violenza, questo volgere le spalle agli ultimi problemi, fu chiamato agnosticismo. Ecco ciò che ormai non è giustificato né plausibile. Non ci è consentito di rinunciare all&#8217;adozione di una posizione di fronte ai temi ultimi. Che lo vogliamo o no, in un modo o nell&#8217;altro, si incorporano a noi.[2] Quando ci poniamo di fronte alla realtà, un uomo concreto e un mondo concreto si incontrano: perché sia possibile a me, come persona, conoscere la realtà è necessario che io esista, che sia vivo. La «mia vita»è il presupposto della conoscenza. Cosa può risultare al termine di un&#8217;indagine su qualunque oggetto, non posso predeterminarlo; però all&#8217;inizio dell&#8217;indagine, risulta che io sono vivo, perché altrimenti non si dà problema. Detto in questo modo, può sembrare persino lapalissiano. In verità è bene che lo sia, a patto di indagare quali sono le conseguenze di questa posizione. Il fatto è che la vita, presupposta alla conoscenza, non è vita in astratto, ma in concreto, una realtà concreta, individuata: è la mia vita, la vita che ciascun uomo, riferendosi a se stesso, chiama mia:  «Ogni volta che dico &#8220;vita umana&#8221; bisogna evitare di pensare alla vita di un altro, e ciascuno deve fare riferimento alla sua vita».[3] Questa «mia vita» è chiamata da Ortega «realtà radicale» nel senso che è la radice, il punto di partenza della conoscenza, e non nel senso che è l&#8217;unica realtà esistente: ogni altra realtà proprio in quanto esiste, può essere conosciuta solo come contenuto della mia vita. Siamo agli antipodi di ogni forma di solipsismo: «Questa realtà radicale &#8211; la mia vita &#8211; è così poco egoista e affatto solipsista, che è per essenza l&#8217;area o scenario offerto e aperto perché ogni altra realtà si manifesti in essa».[4] In relazione alla conoscenza, i problemi nascono quando si tiene presente che questa mia vita è solamente una minuscola porzione dell&#8217;universo, è circoscritta spazialmente e storicamente, ed opera solo su un frammento della massa enorme dei dati che l&#8217;universo rappresenta per l&#8217;investigatore. La realtà supera abbondantemente ciò che posso toccare, abbracciare, osservare, studiare. Ne risulta che una teoria filosofica, prima ancora di essere vera o falsa, è prospettica, vale a dire è ciò che risulta a partire da quell&#8217;irripetibile punto di osservazione che è «la mia vita» Questa concezione di Ortega ha dato luogo a molti attacchi e accuse di relativismo, formulate nonostante certe prese di posizione del pensatore spagnolo estremamente critiche nei confronti di ogni visione relativista. Si può chiarire la particolare concezione di Ortega ricorrendo a due esempi, forse banali, ma appropriati. a) Se io (io inteso in senso concreto, come persona storica, fisica, e non come concetto) mi trovo di fronte ad un grattacielo con una facciata in marmo rosa, poniamo, la facciata esposta verso Nord, ho una conoscenza sicura del fatto che la facciata che vedo è in marmo rosa. Nulla però mi garantisce sul fatto che anche la facciata diametralmente opposta, sul lato Sud, sia in marmo rosa. In effetti, io non sto vedendo attualmente questa facciata Sud, e potrebbe darsi il caso che, per una bizzarria dell&#8217;architetto, questa sia rivestita di marmo bianco a quadri blu. Orbene, nella contemplazione dell&#8217;universo, io troverò sempre un certo numero, molto grande, incalcolabile, di facciate che non vedo, e sono forzatamente costretto ad elaborare teorie basandomi su un numero eccessivamente ristretto di facciate che sto vedendo. b) Poniamo ora che io domandi a quattro persone di descrivere un semaforo, e che ottenga come risposte, rispettivamente: 1) è alto due metri; 2) è dipinto di verde; 3) ha le luci che si accendono a turno, come obbedendo ad un codice; 4) blocca le automobili quando è accesa la luce rossa. Ciascuna di queste risposte è prospettica, nel senso che coglie con fedeltà un aspetto della realtà e nessuna è falsa. Questo non vuol dire perdere la distinzione tra verità e falsità ma considerare che un&#8217;osservazione può essere vera o falsa, pur restando sempre un&#8217;osservazione prospettica, cioè riportando ciò che risulta a partire da un determinato punto di vista. L&#8217;errore più grande sarebbe assolutizzare una verità parziale, ed escludere tutte le altre. Al contrario, la conoscenza globale del reale richiede che vengano articolate, come nel caso del semaforo, tutte le osservazioni vere, controllabili, risultanti da un determinato punto di vista. Questa coordinazione, che rimane sempre aperta a nuove prospettive, a nuove analisi intese a confermare o a correggere, è memoria e tradizione. Se io voglio sapere il colore del marmo della facciata Sud del grattacielo di poco fa, mi debbo alzare, debbo camminare e andare a guardare. Ciò che risulta si aggiunge a ciò che si sapeva. Questo processo avviene in un lasso di tempo, giacché non mi è possibile stare contemporaneamente a Nord e a Sud, e richiede che l&#8217;osservazione iniziale sia conservata, memorizzata, ma con apertura mentale, perché può capitare di tornare di fronte al nostro marmo rosa e scoprire che non era affatto rosa, ma bianco, e che ci era apparso rosa per via di un particolare effetto di luce. &#160; Verità e storia Per Ortega, le verità di per sé preesistono sempiternamente, senza alterazione né modificazione. Senza dubbio, la loro acquisizione da parte di un soggetto reale, sottoposto al tempo, procura loro un aspetto storico: nascono in una data e, a volte, si volatilizzano in un&#8217;altra. è chiaro che questa temporalità non grava propriamente su di esse, ma sulla loro presenza nella mente umana. Ciò che realmente si verifica nel tempo è l&#8217;atto psichico con cui le pensiamo, il quale atto è un evento reale, un mutamento effettivo nella serie degli istanti. Ciò che, in rigore, ha una storia, è il nostro conoscere o ignorare le verità. Precisamente questo è il fatto misterioso e inquietante, giacché avviene che con un pensiero nostro, realtà transitoria e fugace di un mondo fugacissimo, entriamo in possesso di qualcosa di permanente e sovratemporale. Dunque il pensiero è un mondo nel quale si toccano due mondi di consistenza antagonica.[5] Occorre sottolineare bene che i mutamenti delle opinioni non sono un processo a seguito del quale la verità di ieri si converte in errore. Si attua invece un mutamento nella prospettiva dell&#8217;uomo, a seguito del quale ciò che era un errore anche ieri (ma non ce ne eravamo accorti) viene riconosciuto come tale: Non sono dunque le verità ma è l&#8217;uomo a cambiare, e poiché cambia, va percorrendo la serie delle verità, va selezionando da questo orbe trasmondano quelle che gli sono affini, cecandosi per le altre. Si noti che questo è l&#8217;apriori fondamentale della storia.[6] L&#8217;uomo coglie quella parte di verità che, di volta in volta riesce a percepire, con uno studio progressivo, svolto nella gradualità imposta dal tempo, influenzato dalle circostanze storiche, dal sistema di credenze vigenti. Pezzo dopo pezzo, si mette insieme il mosaico della verità per momenti successivi, e mentre alcune tessere vengono inserite, capita che altre si stacchino e vadano perdute. La possibilità dell&#8217;errore &#8211; che viene così ad escludere ogni ideologia di tipo progressista &#8211; deriva proprio dal carattere parziale, frammentario dei dati che possiamo abbracciare, di fronte alla completezza dell&#8217;universo. L&#8217;errore si commette nella storia, e nella storia viene smascherato, in un processo continuo di approssimazione e allontanamento, nel quale idee, progetti, istituzioni saggiano la loro capacità di essere adeguati sostegni alle esigenze della vita umana oppure di essersi trasformati in gabbie che imbrigliano ogni novità in schemi di vita già vissuti, assurdamente imposti agli altri. La continua responsabilità che all&#8217;uomo viene assegnata, in riferimento alle sue scelte, esclude ogni possibilità di rifiutare a priori il passato o la novità, richiedendo invece che entrambi concorrano a trasformare in positivo il presente. Questo implica, certamente un progresso, ma nega la pretesa ottocentesca, secondo cui l&#8217;uomo progredisce necessariamente: Il presupposto minimo della storia è che il soggetto di cui parla possa essere compreso. Orbene, non si può comprendere se non ciò che possiede una qualche dimensione di verità. Un errore assoluto non ci sembrerebbe neanche tale, perché non lo comprenderemmo. Il presupposto profondo della storia è dunque l&#8217;esatto contrario di un radicale relativismo. Quando essa va a studiare l&#8217;uomo primitivo, suppone che la sua cultura possedeva senso e verità e se l&#8217;aveva, continua ad averli. Quali, se a prima vista ci sembra così assurdo ciò che quelle creature fanno e pensano? La storia è precisamente la seconda vista, che riesce a trovare le ragioni dell&#8217;apparente irrazionalità.[7] La storia è per l&#8217;uomo ciò che la natura è per le cose; l&#8217;uomo è fatto di storia: La sua umanità quella che in lui comincia a svilupparsi, parte da un&#8217;altra che già si era sviluppata ed era arrivata al suo culmine insomma, l&#8217;individuo aggiunge alla sua umanità un modo di essere uomo già forgiato, che egli non deve inventare, dovendo semplicemente installarsi in esso, partire da esso per il suo sviluppo. (&#8230;) L&#8217;uomo non è un primo uomo e un eterno Adamo, ma è formalmente un uomo secondo, terzo, ecc.[8] In sostanza, l&#8217;uomo è costitutivamente un erede; non è un tradizionalista, ma è la tradizione vivente: Il passato, per essere propriamente tale, deve esserlo in un presente, deve trovarsi conservato in un presente. Altrimenti non sarebbe nemmeno passato, ma semplicemente nulla, pura inesistenza. L&#8217;uomo è appunto colui che conserva presente questo passato. L&#8217;uomo è un animale che ha dentro tutta la storia. Non esiste definizione dell&#8217;uomo meno darwiniana.[9] Naturalmente, proprio per «essere storia» l&#8217;uomo non è prigioniero delle forme del passato, delle quali anzi è stato artefice. Esso è storia fatta da altri uomini, e che venga conservato non implica che si cessi di fare storia, di farla anche aprendo dimensioni nuove. La tradizione, in questo senso, non si esaurisce nella conservazione della memoria storica, nella sopravvivenza di strutture e comportamenti ritenuti normativi e immutabili, ma è memoria e creatività; è a) il passato storico che influenza il presente; b) il momento presente in cui agisco concretamente; c) il futuro che ho in vista al momento dell&#8217;atto presente, e che andrà a configurarsi...]]></description>
		
		
		
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		<title>Gianni Ferracuti: In vino veritas&#8230;: Dionisismo e fine della filosofia in Ortega y Gasset (2023)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[muezzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 10:11:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni Ferracuti: In vino veritas&#8230;: Dionisismo e fine della filosofia in Ortega y Gasset Prima edizione Disponibile su Amazon Negli ultimi quindici anni circa della sua attività, José Ortega y Gasset ha cercato una filosofia che non solo fosse nuova rispetto alle precedenti, come spera ogni filosofo di razza, ma fosse anche rivoluzionaria rispetto alla sua, quella che aveva pensato e comunicato a partire dalle Meditaciones del Quijote del 1914. La sua idea di base fu che, se la filosofia è pensiero esatto e razionale, indirizzato allo studio dell&#8216;essere, allora questa splendida attività intellettuale, durata 2.500 anni, si poteva considerare conclusa: sarebbe cominciata una «seconda navigazione» e un&#8217;«ultra-filosofia». In vino veritas il titolo che Ortega progettava per un capitolo non scritto del suo commento al Convito platonico, con un simpatico riferimento al «pensiero mitico» e al dionisismo &#8211; il quale, va precisato, non rappresenta un&#8217;alternativa alla filosofia, un atteggiamento a cui in qualche modo si dovrebbe tornare. Ortega non aveva alcun atteggiamento regressivo e la critica alla nozione di essere era per lui l&#8217;esigenza di procedere in avanti, non di recuperare interpretazioni pseudo-tradizionaliste. Nell&#8217;ottica saldamente storica di Ortega, la filosofia, pur con tutti i suoi difetti, è stata scoperta proprio perché si aveva l&#8217;esigenza di risolvere le questioni che il pensare mitico aveva lasciato irrisolte: era dunque un tentativo di colmarne un&#8217;insufficienza e il suo valore aggiunto rimane anche se successivamente, con migliori informazioni, si ritrova nel mito un modo del pensiero degno della massima attenzione e di ogni rispetto. Mito e filosofia sono entrambi fasi storiche di un cammino: applicando la ragione storica, si riconosce a ciascuna un luogo, un significato, un valore, ma nel fare questo idealmente ci si colloca fuori dalla prospettiva storica, come se la si guardasse a distanza, apprezzando quel che c&#8217;è da apprezzare, senza tuttavia identificarsi con alcuna fase. Nondimeno le culture mitiche suscitano oggi un interesse enorme. Di là dalla svalutazione del positivismo ingenuo dell&#8217;Ottocento, oggi si riconosce in esse un modo del pensare che, oltre a precedere la filosofia, i suoi metodi e i suoi presupposti, si acc osta al reale in forma pre-intellettuale, con estrema aderenza all&#8217;esperienza vitale e a ciò che essa mostra in modo immediato, vale a dire non mediato dalle teorie posteriori, dalle credenze, da giudizi e pre-giudizi. Il pensiero primigenio o pensiero mitico è la prima reazione intellettuale al vivere di cui abbiamo notizia e, decodificato dal suo esprimersi per immagini, si mostra coerente e ricco di intuizioni. Ortega lo considera appunto un pensiero, una meditazione, un processo di elaborazione di idee, benché questa elaborazione non segua i nostri metodi (per esempio, prescinde dalla logica). Ortega è saldamente installato nella ragione storica, che considera una forma nuova di ragione. Da qui può relativizzare ogni forma di pensiero del passato e soprattutto quella lunga fase che chiamiamo filosofia. Questa fase viene ritenuta esaurita, perché non è più accettabile la pretesa di raggiungere un sapere assoluto e razionale: la ragione non può aspirare a tanto, e l&#8217;essere, di cui va in cerca, non esiste, è solo un concetto vuoto. Per uscire fuori dal solco tracciato da Parmenide, Ortega ha sentito l&#8217;importanza di Eraclito e Dioniso: la concezione dinamica della realtà, la certezza che questo mondo dinamico, instabile, senza alcun retromondo che lo fondi, fosse però salvato dagli dèi, e il suggerimento che l&#8217;intera vita dell&#8217;universo sia espressione di un dio accessibile, appena fuori dagli schematismi che hanno imprigionato un io fittizio.]]></description>
		
		
		
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