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		<title>Discorso del Presidente in occasione della firma degli accordi per l&#8217;ammissione alla Russia delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, delle regioni di Zaporozhye e Kherson</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 15:53:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Discorso del Presidente in occasione della firma degli accordi per l&#8217;ammissione alla Russia delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, delle regioni di Zaporozhye e Kherson Cari cittadini della Russia, cittadini delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, abitanti delle regioni di Zaporozhye e Kherson, deputati della Duma di Stato e senatori della Federazione Russa! Come sapete nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nelle regioni di Zaporozhye e Kherson si sono svolti i referendum. Lo spoglio è terminato e i risultati sono noti. La gente ha fatto la sua scelta, una scelta inequivocabile. Oggi firmiamo i trattati di ammissione alla Russia della Repubblica Popolare di Donetsk, della Repubblica Popolare di Lugansk, della Regione di Zaporozhye e della Regione di Kherson. Sono sicuro che l&#8217;Assemblea Federale sosterrà le leggi costituzionali sull&#8217;ammissione e la formazione in Russia di quattro nuove regioni, quattro nuove entità costitutive (nuovi soggetti) della Federazione Russa, perché questa è la volontà di milioni di persone. (Applausi). E questo, ovviamente, è un loro diritto, un diritto inalienabile, sancito dal primo articolo della Carta delle Nazioni Unite che afferma esplicitamente il principio dell&#8217;uguaglianza dei diritti e dell&#8217;autodeterminazione dei popoli. Ripeto: questo è un diritto inalienabile del popolo, si fonda sull&#8217;unità storica, in nome della quale hanno vinto generazioni di nostri antenati, coloro che dalle origini dell&#8217;antica Russia nel corso dei secoli hanno costruito e difeso la Russia. Qui, in Novorossia, hanno combattuto Rumyantsev, Suvorov e Ushakov, Caterina II e Potemkin hanno fondato nuove città. Qui i nostri nonni e bisnonni hanno dato la vita durante la Grande Guerra Patriottica. Ricorderemo sempre gli eroi della &#8220;primavera russa&#8221;, coloro che non hanno accettato il colpo di Stato neonazista in Ucraina nel 2014, tutti coloro che sono morti per il diritto di parlare la propria lingua madre, preservare la propria cultura, le proprie tradizioni e la propria fede, per il diritto di vivere. I combattenti del Donbass, i martiri della &#8220;Katyn di Odessa &#8220;, le vittime dei disumani attacchi terroristici del regime di Kiev. Volontari e milizie, civili, bambini, donne, anziani, russi, ucraini, persone di diverse nazionalità. Alexander Zakharchenko, un vero leader popolare di Donetsk, i comandanti Arsen Pavlov e Vladimir Zhoga, Olga Kochura e Alexey Mozgovoy e Sergey Gorenko procuratore della Repubblica di Lugansk. Il paracadutista Nurmagomed Khadzhimagomedov e tutti i nostri soldati e ufficiali che sono caduti da valorosi durante l&#8217;operazione militare speciale. Sono eroi. (Eroi della grande Russia. E vi chiedo di osservare un minuto di silenzio in loro memoria. (Minuto di silenzio). Grazie. Dietro la scelta di milioni di persone nelle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nelle regioni di Zaporozhye e Kherson c&#8217;è il nostro destino comune e una storia millenaria. Le persone hanno trasmesso questo legame spirituale ai loro figli e nipoti. Nonostante tutte le prove che hanno dovuto affrontare, hanno serbato negli anni  il loro amore per la Russia. E nessuno può distruggere in noi questo sentimento. Per questo sia le generazioni più anziane che quelle più giovani, nate dopo la tragedia del crollo dell&#8217;Unione Sovietica, hanno votato per la nostra unità, per il nostro futuro comune. Nel 1991, nella Foresta di Belovezha,  incuranti della volontà della gente comune, le allora élite di partito decisero di sciogliere l&#8217;URSS e la popolazione si trovò da un giorno all&#8217;altro staccata dalla propria patria. Tutto questo ha lacerato e diviso la nostra unità nazionale e si è trasformato in una catastrofe nazionale. Proprio come una volta, dopo la rivoluzione, i confini delle Repubbliche dell&#8217;Unione sono stati tracciati sommariamente, e dunque gli ultimi leader dell&#8217;Unione Sovietica hanno fatto a pezzi il nostro grande Paese, nonostante la volontà espressa dalla maggioranza nel referendum del 1991, hanno semplicemente messo i popoli davanti al fatto compiuto. Posso concedere che non si rendessero nemmeno pienamente conto di ciò che stavano facendo e delle conseguenze che alla fine ci sarebbero state. Ma ormai non ha più importanza. L&#8217;Unione Sovietica non c&#8217;è più, il passato non ritorna. E la Russia di oggi non ne ha bisogno, non è questa la nostra aspirazione. Ma non c&#8217;è nulla di più forte della determinazione di milioni di persone che per cultura, fede, tradizioni e lingua si considerano parte della Russia e i cui antenati per secoli hanno vissuto in un unico Stato. Non c&#8217;è nulla di più forte della determinazione di queste persone a tornare nella loro vera patria storica. Per otto lunghi anni, la popolazione del Donbass è stata sottoposta a genocidio, bombardamenti e assedi, mentre a Kherson e Zaporozhye si è criminosamente cercato di inculcare l&#8217;odio verso la Russia, verso tutto ciò che è russo. Ora, ancora durante i referendum, il regime di Kiev minacciava di rappresaglia gli insegnanti e le donne che lavoravano nelle commissioni elettorali, intimidiva, con la minaccia di repressioni, milioni di persone che volevano esprimere la propria volontà. Ma le popolazioni integerrime di Donbass, Zaporozhye e Kherson hanno detto la loro. Voglio che le autorità di Kiev e i loro veri padroni in Occidente mi ascoltino e voglio che tutti ricordino quanto dico: le persone che vivono a Lugansk e Donetsk, Kherson e Zaporozhye diventano nostri cittadini per sempre. (Applausi). Chiediamo al regime di Kiev di cessare immediatamente il fuoco, tutte le ostilità, la guerra che ha scatenato nel 2014 e di tornare al tavolo dei negoziati. Siamo pronti per questo, è stato detto molte volte. Ma la scelta del popolo di Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson non sarà messa in discussione, è stata fatta e la Russia non la tradirà. (Applausi) E le odierne autorità di Kiev devono trattare questa libera espressione della volontà popolare con rispetto e in nessun altro modo. Questa è l&#8217;unica via per la pace. Difenderemo la nostra terra con tutte le nostre forze e i nostri mezzi e faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza del nostro popolo. Questa è la grande missione di liberazione del nostro popolo. Sicuramente ricostruiremo le città e i paesi distrutti, le case, le scuole, gli ospedali, i teatri e i musei, ripristineremo e svilupperemo le industrie, le fabbriche, le infrastrutture, la previdenza sociale, l’assistenza pensionistica, il sistema sanitario e quello scolastico. Naturalmente, lavoreremo per migliorare il livello di sicurezza. Insieme faremo in modo che i cittadini delle nuove regioni sentano il sostegno di tutto il popolo russo, di tutto il Paese, di tutte le repubbliche, di tutte le province e le regioni della nostra grande Madrepatria. (Applausi). Cari amici, colleghi! Oggi vorrei rivolgermi ai soldati e agli ufficiali coinvolti nell&#8217;operazione militare speciale, ai soldati del Donbass e della Novorossia, a coloro che dopo il decreto sulla mobilitazione parziale si uniscono alle Forze armate, adempiendo al loro dovere patriottico, e che si recano agli uffici di registrazione e arruolamento militare di persona, ascoltando il richiamo del loro cuore. Vorrei anche rivolgermi ai loro genitori, alle loro mogli e ai loro figli e dire loro per cosa sta combattendo il nostro popolo, contro quale nemico ci stiamo battendo, chi sta precipitando il mondo in nuove guerre e crisi, traendo da questa tragedia il proprio cruento profitto. I nostri compatrioti, i nostri fratelli e sorelle in Ucraina &#8211; parte costitutiva della nostra nazione unita &#8211; hanno visto con i loro occhi ciò che i circoli governativi del cosiddetto Occidente stanno preparando per tutta l&#8217;umanità. Qui, infatti, hanno semplicemente gettato la maschera e mostrato il loro vero volto. Dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica, l&#8217;Occidente ha deciso che il mondo, tutti noi, avremmo dovuto sopportare per sempre i suoi diktat. All&#8217;epoca, nel 1991, l&#8217;Occidente contava sul fatto che la Russia non si sarebbe ripresa da quegli sconvolgimenti e si sarebbe semplicemente disintegrata. Ci è mancato poco: noi ricordiamo gli anni &#8217;90, i terribili anni &#8217;90, affamati, freddi e senza speranza. Ma la Russia è sopravvissuta, è rinata, si è rafforzata e ha occupato di nuovo il posto che le spetta nel mondo. Al contempo, l&#8217;Occidente ha cercato e continua a cercare una nuova occasione per colpirci, per indebolire e distruggere la Russia, cosa che ha sempre sognato di fare, per frammentare il nostro Stato, per mettere i nostri popoli gli uni contro gli altri, per condannarli alla povertà e all&#8217;estinzione. Non riescono proprio ad accettare il fatto che al mondo esiste un Paese così grande, enorme, con il suo territorio, le sue ricchezze naturali, le sue risorse e un popolo che non può e non potrà mai vivere ubbidendo a ordini dall’esterno L&#8217;Occidente è disposto a fare qualsiasi cosa pur di preservare il sistema neocoloniale che gli permette di  sfruttare, in sostanza derubare, il mondo grazie alla potenza del dollaro e del diktat tecnologico,  riscuotere dall&#8217;umanità un vero e proprio tributo, estrarre la principale fonte di un benessere non guadagnato, la rendita egemonica. La conservazione di questa rendita costituisce la loro vera, assolutamente egoistica motivazione chiave. Ecco perché è nel loro interesse la totale desovranizzazione. Da qui l&#8217;aggressione agli Stati indipendenti, ai valori e alle culture tradizionali, da qui i tentativi di minare i processi internazionali e di integrazione che sfuggono al loro controllo, le nuove monete mondiali e i centri di sviluppo tecnologico. Per loro è fondamentale che tutti i Paesi cedano la propria sovranità a favore degli Stati Uniti. Le élite al potere di alcuni Stati accettano volontariamente di farlo, accettano volontariamente di diventare vassalli; altri vengono corrotti, intimiditi. E se l’operazione fallisce, distruggono interi Stati, lasciandosi dietro catastrofi umanitarie, disastri, rovine, milioni di sorti umane rovinate e stritolate, enclave terroristiche, aree di disastro sociale, protettorati, colonie e semicolonie. A loro non importa, purché possano ottenere i loro benefici. Voglio sottolineare ancora una volta: è l&#8217;avidità, l&#8217;intento di mantenere il proprio potere illimitato, la vera ragione della guerra ibrida che l'&#8221;Occidente collettivo&#8221; sta conducendo contro la Russia. Non vogliono che siamo liberi, vogliono vederci come una colonia. Non vogliono una cooperazione paritaria, ma una rapina. Non vogliono vederci società libera, ma folla di schiavi senz&#8217;anima. Il nostro pensiero e la nostra filosofia sono una minaccia diretta per loro, ecco perché attaccano i nostri filosofi. La nostra cultura e la nostra arte sono una minaccia per loro, quindi cercano di vietarle. Il nostro sviluppo e la nostra prosperità sono una minaccia anche per loro: la concorrenza cresce. Non hanno affatto bisogno della Russia, la Russia serve a noi. (Applausi). Vorrei ricordarvi che in passato le pretese di dominio del mondo si sono infrante più di una volta sul coraggio e la resistenza del nostro popolo. La Russia sarà sempre la Russia. Difenderemo ancora i nostri valori e la nostra Madrepatria. L&#8217;Occidente conta sull&#8217;impunità, sul fatto che la farà franca su tutto. Di fatto, l&#8217;ha fatta franca fino ad oggi. Gli accordi di sicurezza strategica finiscono nel cestino; gli accordi raggiunti al più alto livello politico vengono dichiarati una farsa; le ferme promesse di non espandere la NATO verso est, con le quali sono stati comprati i nostri ex dirigenti, si sono rivelate una sporca messinscena; i trattati sulla difesa missilistica e sui missili a medio raggio vengono denunciati unilateralmente con pretesti inverosimili. Da tutte le parti si sente dire che l&#8217;Occidente difende un ordine basato sulle regole. Da dove vengono? Chi ha visto queste regole? Chi le ha negoziate? Sentite, si tratta di un&#8217;assurdità, di un puro inganno, non due, ma tre pesi e tre misure! Fatto apposta per gli sciocchi, semplicemente. La Russia è una grande potenza millenaria, un Paese di civiltà, e non ha intenzione di vivere secondo queste regole truccate e fasulle. (Applausi). È stato proprio il cosiddetto Occidente a calpestare il principio dell&#8217;inviolabilità dei confini e ora decide a propria discrezione chi ha diritto all&#8217;autodeterminazione e chi no, chi non ne è degno. Non è chiaro perché lo decidano, né chi abbia dato loro questo diritto. Se lo sono presi. Ecco perché suscita in loro una rabbia cieca la scelta dei cittadini di Crimea, Sebastopoli, Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson. Questo Occidente non ha il diritto morale di valutare tale scelta e nemmeno di parlare di libertà di democrazia. Non lo hanno e mai lo hanno avuto! Le élite occidentali negano non solo la sovranità nazionale e il diritto...]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 24/2022</title>
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					<description><![CDATA[Disponibile online in pdf gratuito il volume 24/2022 di Studi Interculturali, con il seguente contenuto: Omelia di Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, tenuta il 6 marzo 2022, Domenica del perdono. Pier Francesco Zarcone: Continuità e profili dialettici nella storia russa. Pier Francesco Zarcone: Discorso critico sull’ecumenismo nella prospettiva ortodossa. Massimo Piermarini: Ortega y Gasset, storicità e vita. Massimo Piermarini: L’essere nascosto e il chiarore improvviso della luce. Su Chiari del bosco di Maria Zambrano. Gianni Ferracuti: La Tecnica, il Lavoratore, l’Eroe nelle ultime opere di F.T. Marinetti. Gianni Ferracuti: Julius Evola, lo spirituale nell’arte. Silvia Gant: Ritmo y memoria. La reescritura de los mitos en la poesía femenina del siglo XX del Cono Sur hispanoamericano, con respecto a Delmira Agustini, Juana de Ibarbourou, Alfonsina Storni y Gabriela Mistral (segunda parte). Scarica il pdf gratuito]]></description>
		
		
		
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		<title>Studi Interculturali 23/2022</title>
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