Pensiero contemporaneo

Gianni Ferracuti: Relata refero: ovvero (votare) per sentito dire

Relata refero: ovvero (votare) per sentito dire
Gianni Ferracuti

Sto seguendo da giorni, in una chat di amici, peraltro più o meno di analogo orientamento politico, una discussione tra due giuristi che cercano l’uno di convertire l’altro alla propria posizione sul referendum confermativo della riforma della magistratura: inutilmente. Ne derivo una serie di considerazioni inopportune, che espongo di seguito senza alcuna intenzione di discuterle.

1) Impossibilità, per chi non sia giurista, di formarsi un’idea di prima mano e votare su un tema così complesso con l’adeguata competenza. Lo dico (scusate se faccio appello al mio titolo) da professore universitario: io ho gli strumenti intellettuali per raggiungerla questa competenza, ma dovrei occuparmi solo di tale argomento per anni. Come diceva Ortega nella Ribellione delle masse, il più perfetto esemplare di uomo-massa è il docente universitario che, essendo esperto in un piccolo frammento del sapere in cui parla autorevolmente, poi pretende di avere la stessa autorevolezza nel resto enorme del sapere, di cui non conosce  un tubo. Io non ho tale pretesa e mi dichiaro incompetente: non ho un’opinione mia autorevole sul voto referendario.

2) Totale stupidità di una metodo democratico che esorbita dal suo ambito e chiama a deliberare degli incompetenti su una materia complessa, che ammette molti punti di vista e in cui, probabilmente, nessuna delle soluzioni proposte appare perfetta. Alla fine l’incompetente si affiderà alla competenza altrui, scegliendo tra i vari competenti in discussione quello che, per altri motivi, gli sembrerà essere nel giusto. Voglio dire: nella maggior parte dei casi l’uomo di destra voterà sì perché lo dice Giorgia e l’uomo di sinistra voterà no perché lo dice quell’altra. Ovvero: si voterà su una questione tecnica per simpatia politica, quindi il referendum è un’inutile finzione giuridica, figlia della nostra pasticciata costituzione in cui i padri (patrigni) costituenti si sono preoccupati soprattutto l’uno di bloccare l’altro – creando una presidenza della repubblica che ostacola il governo, ma che non può procedere a governare essa stessa, ingessando le istituzioni con procedure complicate di aggiornamento, relegando la sovranità popolare a un puro e semplice obbligo di delega a rappresentanti che possono cambiare partito impunemente nel corso della legislatura, nominano un capo dello stato senza legittimazione diretta dell’elettorato, dandogli la possibilità di cambiare i governi senza la legittimazione del parlamento e del voto. Un pastrocchio.

3) Stando dentro il pastrocchio, l’unico modo di prendere una posizione ragionata è applicare la teoria del pre-giudizio. Di che si tratta? Semplicemente: di uscire fuori dalla questione specifica e, salendo di un gradino, di prendere in considerazione un criterio di giudizio di livello superiore e oggettivo, applicabile a un’intera classe di problemi. Nello specifico, si tratta di ottenere un sistema giudiziario equilibrato, che garantisca al cittadino un giudizio obiettivo e non condizionato da alcun tipo di interferenza o vizio procedurale: lo garantisca non sulla base di Paolino che fa giurin giurello sulla costituzione, ma sulla base di procedure oggettive che ragionevolmente sembrino essere una barriera più solida a ogni condizionamento. Messa in questi termini, a me sembra forse non “più ovvio”, ma certo “più garantista” che chi accusa e chi giudica vivano in mondi separati, senza mai incrociarsi nella carriera. Posso anche cercare una conferma politica, in base alle mie simpatie, e la trovo in un progetto che fu proposto tal quale dal Partito Socialista Italiano – che non era un partito conservatore (a differenza del PCI).

4) Riguardo al sorteggio degli organi di autotutela, in luogo della nomina per votazione, vado più sul sicuro data un’esperienza di vita universitaria che si avvia ai quarant’anni: in istituzioni con un numero relativamente basso di componenti, e ad alto carattere corporativo, l’idea che il voto sia lo strumento idoneo per eleggere un organismo qualunque con garanzia di imparzialità, competenza e libertà di giudizio fa semplicemente ridere.

E questo è quanto.