Amicus Plato…

Nelle ultime elezioni politiche, in un passato ormai remoto, votai i 5stelle, tra l’altro, perché avevano in programma il reddito di cittadinanza. Su come sia stato disatteso il programma stendo un velo di pietoso silenzio: il reddito di cittadinanza è l’unico punto che hanno realizzato – ma lo hanno realizzato molto male, con una legge pessima, di cui è bene evidenziare le criticità con sana autocritica socialista, onde evitare che, all’inizio della prossima legislatura, la destra lo abroghi.

Primo punto: liberarsi dalla mente “travagliata” che attribuisce a Confindustria l’intenzione di pagare gli stipendi 500 euro al mese, avendo dichiarato che il r.d.c. fa concorrenza alle aziende e impedisce di trovare lavoratori. Giusto stamattina, il presidente di Confindustria dichiarava l’ovvio: cioè che l’associazione datoriale non ha alcuna obiezione all’introduzione di una retribuzione oraria minima fissata per legge, dal momento che tutte le sue aziende associate, per contratto nazionale, pagano una retribuzione superiore a quella che verrebbe fissata. Con ogni evidenza, l’introduzione di una paga minima di legge toglie a Confindustria la concorrenza sleale di chi sottopaga i lavoratori. Vediamo allora un paio di esempi di effetti perversi del r.d.c., tratti da banalissime dichiarazioni sul tgr del Friuli-Venezia Giulia.

Caso 1: offerta di lavoro a tempo determinato, non richiede personale qualificato, 3 mesi di durata per 2.000 euro al mese = 6.ooo euro complessivi. Il percettore di r.d.c.per 500 euro/mese, totale 6.000 euro, non ha alcun interesse ad accettare l’offerta, passando dal non fare un beneamato al lavorare tutta l’estate.

Caso 2: lavoro a tempo indeterminato, regolarmente contrattualizzato, retribuzione iniziale come da CCNL di 1.200 euro/mese: il percettore di 700 euro/mese di r.d.c. ragiona che dovrebbe passare dal non fare un beneamato come prima a lavorare a tempo pieno per SOLI 500 euro/mese (ovvero la differenza tra ciò che già prende e ciò che prenderebbe una volta assunto) – cifra ridicola, che incassa con un paio di lavoretti in nero, dal tinteggiare un appartamento di 40 mq o cambiare due rubinetti, o aiutare un artigiano in qualche rara occasione.

Aggiungerei, sempre nell’ottica dell’autocritica socialista, che reddito di cittadinanza mi sembra una denominazione inopportuna e fuorviante. Esistono solo due forme di reddito: da lavoro o da pensione. Poi ci sono altre entrate che sono renditesussidi o profitto da lavoro imprenditoriale.

Il r.d.c. è un sussidio di avviamento al lavoro. Significa che, siccome sei disoccupato, io Stato cerco di metterti in una condizione in cui esci dal bisogno e non sei ricattabile o socialmente debole, per un limitato periodo che termina quando, attraverso un centro per l’impiego, ti propongo un lavoro contrattualizzato, legale e sindacalmente controllato e tu lo accetti, oppure rinunci al sussidio. Più ancora: nel periodo in cui usufruisci del sussidio, mi fornisci una prestazione di lavoro socialmente utile proporzionale all’importo che ti viene elargito.

Questo è, a mio parere, lo schema corretto da applicare: il r.d.c. come intervento di emergenza e non come uno stipendio da fancazzista – anzi, intervento che ti chiede una cessione di tempo di lavoro. E’ stato applicato questo schema?  Oggettivamente, in moltissimi casi, NO – e uno stato serio, in tali circostanze, crea una commissione d’inchiesta indipendente per verificare dove e quando ci sono stati abusi e inefficienze, chiedendone conto ai responsabili. Disgraziatamente, non se ne vede neanche la luce, e da un lato c’è una sinistra molliccia e da carità e paghetta, invece di sollevare questioni di conflitto sociale serio, e dall’altro c’è una destra che, cavalcando un’indignazione diffusa e per nulla infondata, butterà via il bambino con l’acqua sporca e crescerà, come sempre, grazie alle occasioni mancate della sinistra.

g.f.