Ortega y Gasset,  Pensiero contemporaneo,  Studi Interculturali

Nuova edizione italiana delle Meditaciones del Quijote di Ortega

José Ortega y Gasset
Meditazioni sul Don Chisciotte (1914)
edizione italiana a cura di Gianni Ferracuti

Meditazioni sul Don Chisciotte è il testo in cui José Ortega y Gasset espone per la prima volta in forma sistematica la sua innovativa concezione della realtà e del pensiero filosofico. La presente edizione italiana, curata da Gianni Ferracuti, docente di Letteratura spagnola ed esperto studioso dell’Autore, contiene il testo completo e aggiunge i principali scritti orteghiani che lo hanno preceduto. Risulta così possibile ricostruire il percorso intellettuale di Ortega nel decennio precedente, che è anche oggetto dell’ampia introduzione del Curatore.

Dall’introduzione:

«[…] L’atto d’amore intellettuale è la disposizione ad abbandonare la visione della cosa come oggetto separato: con ciò, la cosa resta cosa, ma viene transustanziata (termine che Ortega usa in forma di metafora) in un atto di amore intellettuale. L’amore non illumina tanto l’intelletto quanto la cosa stessa nel suo mondo; non è una proiezione di sentimenti umani sull’oggetto, bensì è l’accettazione dell’oggetto come tale. Quando l’amore penetra nelle proprietà dell’oggetto, in ciò che esso possiede in proprio, scopre appunto che l’oggetto si prolunga nel mondo con le sue connessioni e richiede il mondo stesso per poter esistere. Si ha così una progressiva scoperta di connessioni, il cui collegamento (la cui percezione) manifesta la struttura essenziale dell’universo: l’amore per la cosa, la coglie nella sua connessione con l’intero universo: con l’universo reale, non con una rete di concetti.
Nel suo aspetto vissuto, l’amore intellettuale è un vivo desiderio di comprensione. Ansia di comprensione significa anzitutto non accontentarsi di ciò che già si sa, cioè della prima occhiata gettata sul mondo. Ogni visione fornisce dei dati, ma non dà insieme il loro significato. La sensazione presenta una serie di note: suoni, colori, sapori… che non sono soltanto un elenco di notizie singole, ma si trovano nella cosa in modo strutturato. Per comprendere allora tale realtà occorre com-prendere, collegare insieme, queste notizie nella loro struttura e nel loro riferimento le une alle altre.

Per arrivare alla comprensione delle cose secondo il senso loro, e non nostro, bisognerà che esse ci siano presenti nel loro fisico esserci intorno. Se la sensazione presenta cose reali, la massima percezione della loro realtà si trova nelle cose che più ci sono vicine. Delle cose lontane si hanno notizie più vaghe, malsicure, forse mediate da terzi e generiche; invece delle cose che mi stanno intorno ho notizie di prima mano. Inoltre la realtà è più di una complessa armatura di concetti solo se ha una sua materialità, una consistenza che tocco nelle cose vicine e non in quelle remote, oltre la portata dei sensi. Se ciò che chiamo «mondo» non ha nulla a che fare con il mio piccolo mondo circostante, se questo non si prolunga in quello, ben oltre la mia mano e il mio sguardo, allora si parla di astrazioni. Ma se vi è continuità tra il mio mondo e il mondo, allora «il mio mondo» non è chiuso né limitato, ed è, piuttosto, la mia porta di accesso all’universo, con tutti i limiti derivanti dal fatto che lo vedo solo parzialmente, in una prospettiva.

La visione prospettica determina anche una ridefinizione dell’idea di verità. Ortega richiama la nozione classica di alétheia: la verità è un dis-velamento, l’eliminazione di un velo che occulta il reale e che cade quando la realtà viene osservata nella giusta angolazione. L’immagine del velo che cade indica il momento in cui nella visione della superficie si scorge la profondità: se gli alberi non permettono di vedere il bosco, allora proprio loro sono il velo e l’alétheia è il momento in cui gli alberi stessi vengono scoperti come bosco: quando si cammina e si vendono con continuità alberi sempre diversi, a un serto punto la somma delle singole vedute fornisce l’immagine, la visione, del bosco, che ci circonda ma che non vediamo masi nella sua interezza.

L’alétheia è, dunque, la cattura della realtà così come è, con la sua profondità che si disvela dal punto di osservazione adeguato: nel modus res considerandi che Ortega si impegna a proporre: non maniere soggettive di pensare, ma scorci che scoprano il profondo e possano propiziare l’esperienza personale del velo che cade, frantumando l’illusoria maschera della superficie e mostrando le strutture che governano le impressioni sensibili e le rendono significanti: le cose nelle loro relazioni […]».

José Ortega y Gasset
Meditazioni sul Don Chisciotte